Montella.eu - Montella (Avellino)
  • Notizie
  • Articoli vostri
    • Opinioni & Lettere
    • Cultura & Tradizioni
    • Politica
    • Annunci cittadini
    • Autori
  • Comunicati & Avvisi
    • Comune di Montella (Comunicati)
    • Necrologi
    • Video Consiglio comunale
  • Approfondimenti
    • Montella degli anni '90 in video
    • Band musicali (1960-oggi)
    • Partenze per USA (1953-71)
    • Associazioni e Circoli
    • Montella nel Mondo
    • Persone di Montella
    • Proverbi montellesi
  • Contatti
  • Risultati ricerca
  1. Sei qui:  
  2. Articoli vostri
  3. Opinioni & Lettere

Opinioni & Lettere

Il protettore dello stomaco di Peppino Volpe

Giuseppe volpe 25 Aprile 2024

Il protettore dello stomaco 01Il Protettore dello stomaco - I succhi gastrici sono costituiti da una serie di sostanze tra cui muco, enzimi digestivi, elettroliti ma soprattutto dall’acido cloridrico che serve a rendere l’ambiente dello stomaco molto acido (PH tra 1,5-2,5) che è importante a far iniziare la digestione e ad uccidere la maggior parte dei batteri o dei microrganismi presenti nel cibo ingerito.
Il protettore dello stomaco 02Gli inibitori di pompa protonica (IPP) volgarmente conosciuti come salva stomaco o protettori dello stomaco, sono dei farmaci che agiscono sulle cellule parietali dello stomaco facendo diminuire drasticamente la produzione di acido cloridrico.

 

Sono molto rapidi nell'alleviare i disturbi e spesso migliorano notevolmente la qualità della vita di quelle persone che soffrono abitualmente di bruciori o dolori allo stomaco, indipendentemente dalla causa che li ha provocati  (gastrite, ulcera peptica, reflusso gastroesofageo, ecc.).

Il protettore dello stomaco esofagite  007

Sono 5 gli IPP disponibili in Italia: il capostipite omeprazolo (immesso in commercio nel 1989), il lansoprazolo (1995), il pantoprazolo (1997), il rabreprazolo (1999) e l’esomeprazolo (2002). Sono farmaci di indubbia efficacia e il loro utilizzo ha permesso di trasformare le ulcere gastriche e i sanguinamenti gastrointestinali in malattie curabili con i farmaci, senza l’obbligo di ricorrere all’intervento chirurgico.
Il sistema sanitario nazionale (SSN) prevede il rimborso di questi farmaci solo in alcuni casi, regolamentati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) attraverso la NOTA 1 (storia di pregresse emorragie digestive o di ulcera peptica non guarita, o nelle prolungate terapie con anticoagulanti o cortisonici e nell’età avanzata) e la NOTA 48 (ulcera duodenale o gastrica o nel reflusso gastroesofageo per un periodo massimo di 4-6 settimane). Si possono prescrivere per Il protettore dello stomaco 03periodi più prolungati solo in alcune patologie rare (es. sindrome di Zollinger-Ellison,ecc).

Nonostante queste raccomandazioni dell’AIFA e le limitazioni imposte, questi inibitori di pompa sono al primo posto nella classifica dei farmaci più usati in Italia sopra i 65 anni e costano al SSN poco meno di 3 miliardi di euro all’anno.

Ma gli inibitori di pompa protonica (PPI) dovrebbero essere prescritti al dosaggio inferiore e per il minor lasso di tempo possibile, in relazione alla condizione trattata e non certo all’infinito e senza alcuna rivalutazione, come purtroppo spesso avviene. Anche perché a lungo termine possono causare effetti collaterali importanti come uno scarso assorbimento e conseguente carenza di ferro, vitamina B12, magnesio e calcio e, quindi, possono aumentare il rischio di fratture e portare a varie forme di anemia. Inoltre, modificando il pH dello stomaco, possono favorire lo sviluppo di infezioni intestinali, come quelle causate dall’ Helicobacter Pylori o dal Clostridium Difficile.

Ilprotettore dello stomaco 04

Queste infezioni sono piuttosto pericolose perché possono portare alla comparsa di tumori allo stomaco o all’intestino. È diventata una abitudine consolidata quella di prescrivere questi farmaci un po' da tutti i medici e di assumere il “protettore dello stomaco” da parte di moltissimi pazienti tutti i giorni senza mai fare una rivalutazione sulla effettiva necessità. Allora per quanto tempo bisogna usarli? Non esistono dei tempi precisi, ma come per tutte le cose, la migliore regola è quella del buon senso e la rivalutazione deve sempre essere concordata con il medico di famiglia che conosce bene la storia clinica del paziente.

Per esempio,nei pazienti che non corrono grossi rischi di sanguinamento si possono fare dei cicli sospendendo l’ assunzione per qualche settimana al mese e sostituirli con farmaci antiacidi come i Sali di Alluminio e Magnesio . Per qualche paziente giovane che deve usare un antiinfiammatorio per un breve periodo sembra esagerato assumere il gastroprotettore.

Sembra superfluo anche sottolineare, per chi ha sospeso il salva stomaco e soprattutto per chi soffre di esofagite, che è necessario cambiare lo stile di vita. Evitare di iniziare i pasti con un paio di prosecchini, continuare con pasta all’arrabbiata, carne di maiale con i peperoni e friarielli, provolone piccante e affettati vari, il tutto accompagnato da un paio di bicchieri di aglianico di Montemarano, finire con un amaro o meglio ancora con una ottima grappa barricata e, subito dopo, concedersi l’inevitabile pennichella.

Cercate invece di mangiare sano (evitate i cibi spazzatura) e andate a letto dopo aver ben digerito (2-3 ore) e vedrete che vi ringrazierà non solo il vostro stomaco ma anche la tesoreria dello stato. Sono farmaci che costano poco (circa 5 euro la scatola da 28 compresse) ed essendo alla portata di tutti, secondo me, l’AIFA potrebbe anche farli passare in fascia C (a pagamento) facendo risparmiare allo stato molti soldi che potrebbero essere utili per evitare ulteriori tagli all’agonizzante Sistema Sanitario.
Diceva Ippocrate: Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.

Peppino Volpe

Al Lingotto di Torino Il libro di Graziano Casalini. Raccolta di scritti su montella.eu

Graziano Casalini 23 Aprile 2024

2024 05 09 Torino Lingotto 03Al Lingotto di Torino Il libro di Graziano Casalini " Raccolta di scritti su montella.eu" Il giorno previsto al Salone del Libro di Torino è il 13 maggio

 

 

2023 08 04 Casalini Montella 05

2024 05 09 Torino Lingotto 04

Analogie e differenze tra covid 19 e peste bubbonica (di Peppino Volpe)

Giuseppe volpe 23 Marzo 2024

Analogie e differenze 00Analogie e differenze tra covid 19 e peste bubbonica. L’epidemia da CoViD-19 è solo l’ultima di una lunga serie di epidemie che hanno piagato il mondo nel corso dei secoli e alcune di queste hanno avuto un ruolo determinante nella scomparsa di intere civiltà. Ma le peggiori pandemie per la popolazione europea furono quelle causate dalla peste e quelle di cui si hanno maggiori testimonianze sono state quelle del trecento e del seicento.
La grande peste nera che iniziò nel 1346 e terminò nel 1353 con molta probabilità venne importata dal Nord della Cina (tanto per cambiare). All'epoca le sue cause ed il suo trattamento erano sconosciuti e solo 5 secoli dopo si scoprì che la peste era una malattia infettiva batterica causata dal bacillo Yersina pestis( in onore allo scienziato Alexandre Yersin che lo isolò per la prima volta nel 1896) e l'ospite più comune del batterio è il ratto e il vettore principale con cui si trasmette agli uomini è la pulce.
Questa è la prima grande differenza con il covid che come è risaputo è una malattia causata da un virus e probabilmente è stato trasmesso all’uomo dal pipistrello.
La peste è detta bubbonica perché una volta che l'uomo è stato punto dalla pulce, dopo un periodo di incubazione che varia dai 2 ai 10 giorni, iniziano ad ingrossarsi i linfonodi, formando dei bubboni della grandezza di un uovo di gallina, dolorosissimi. Negli stadi terminali, la cianosi conferiva al malato un colorito scuro, da cui anche il nome di peste nera.
Il batterio veniva portato dalle pulci per mezzo dei topi che salivano sulle navi mercantili e diffondevano il morbo nei diversi porti dove approdavano.
I gatti potevano essere di grande aiuto nel limitare la diffusione della malattia, purtroppo l'opinione pubblica dell'epoca pensava che erano proprio i poveri felini domestici i diffusori della malattia ed iniziarono a sterminarli e i ratti erano, quindi, liberi di proliferare e di trasmettere la malattia in maniera esponenziale e il tutto era anche favorito dalle scarse condizioni igieniche personali e ambientali (fogne a cielo aperto). La peste si ripresentò in Italia nel periodo tra il 1629 e il 1633(ampiamente trattata dal Manzoni) e colpì diverse zone del Settentrione (come per il coronavirus)
L'arrivo dell'estate e del caldo (al contrario di quello che è successo con il coronavirus) accrebbe ulteriormente la virulenza della peste e la situazione nelle città divenne insostenibile e spesso i parenti malati o morti venivano abbandonati nelle case o per le strade. Iniziò anche a diffondersi l’assurda credenza che alcuni uomini spargessero appositamente unguenti velenosi per propagare la peste, erano i famigerati “untori” che venivano additati, scacciati e a volte linciati.

Ma anche durante il periodo del covid, soprattutto nella fase iniziale, c’è stata la caccia all’”untore”, acuita dai social ed esponendo alla gogna mediatica il “positivo” di turno. E’ stato, per un bel po' di tempo, lo sport preferito dagli Italiani (soprattutto nei piccoli centri).
Durante la peste ,ovviamente, la popolazione non riusciva ad essere informata a differenza di quello che è successo con il covid dove tutti i canali televisivi facevano a gara a chi poteva mandare in onda le immagini più cruente dei pazienti intubati nelle sale di rianimazione degli ospedali ed aggiornare quotidianamente il bollettino dei numeri dei deceduti , terrorizzando soprattutto i cittadini emotivamente più fragili ed alcuni ,soprattutto i più giovani, ne pagano ancora oggi le conseguenze (isolamento sociale, ansia ,depressione, disturbi alimentari, fobie).
La medicina di quell’epoca non era ancora una scienza in grado di fronteggiare una simile epidemia, i medici erano pochi, vestiti in modo carnevalesco e senza armi terapeutiche e per questo fu lasciato campo libero ai ciarlatani ed alle fattucchiere che vendevano a caro prezzo intrugli miracolosi. Ma se vogliamo, anche durante il covid, virologi, epidemiologi, infettivologi, sedicenti scienziati esperti di pandemie, erano diventati delle vere e proprie star, invitati in tutti i salotti televisivi nazionali e spesso dicevano tutto ed il contrario di tutto, litigando tra di loro per guadagnarsi la palma del più bravo e contribuendo, così, a creare confusione nella mente degli italiani.
Durante la peste, l'unico modo serio per arginare l'epidemia furono le leggi imposte dalle autorità che vietarono feste e viaggi controllando con delle ronde i punti di accesso alla città e realizzando nelle aree periferiche, i “lazzaretti”, dove confinare gli appestati, misure paragonabili a quelle adottate durante il covid (lockdown nazionale, zone rosse e centri covid).
La peste raggiunse Napoli nel 1656, causando 150mila vittime su circa 300mila abitanti.
Ad Avellino su 10000 abitanti ne sopravvissero poco più di 3000. Mancavano anche i becchini, per cui il principe Caracciolo fece grazia ai condannati per obbligarli a seppellire i cadaveri o di bruciare i corpi in putrefazione per le strade.

Analogie e differenze 01
Anche Montella pagò a caro prezzo l'epidemia di peste. Gli scenari tragici di quel periodo sono stati magistralmente descritti e documentati dal prof. Mario Garofalo (1656 annus horribilis). All'epoca, quasi tutti i montellesi avevano il diritto di sepoltura nelle chiese, ma dopo circa un mese dall'inizio dell'epidemia non vi erano più posti e, pertanto, venivano seppelliti nelle fosse comuni di cui una realizzata nelle vicinanze della chiesa della Madonna della Libera dove già esisteva l’ospizio per i forestieri e l'altra nei pressi della chiesa di Santa Maria Visita Poveri a Sorbo (dove risiedeva più del 40% dei montellesi).

Analogie e differenze 06
Molti cadaveri vennero infossati anche sotto il pavimento della cappella Delle anime del Purgatorio risalente al XVI° secolo e recentemente ristrutturata, dove di solito venivano sepolti “i morti senza nome” (abbandonati, emarginati, viandanti ecc.), che a Napoli chiamavano “anime pezzentelle”, che dovevano purificarsi dal loro grande peccato: la povertà!!!

Analogie e differenze 02

Nella chiesa barocca del Purgatorio ad Arco a Napoli c’era il culto delle anime pezzentelle ,che era una macabra tradizione napoletana che consisteva nell’adottare, da parte di ogni buon credente , il teschio ( “capuzzella”)di una predetta anima, custodirla in una teca o in una semplice scatola, e chiedere aiuto per una grazia (spesso numeri al lotto).Per ogni desiderio esaudito si portava un omaggio al teschio e si pregava per alleviarne le pene dalle fiamme del purgatorio (Arrefresca l’anima re lo preatorio ) .
Venne realizzato alla meno peggio anche una specie di lazzaretto (una baracca) nel largo di Piediserra ma non ebbe grande successo e ben presto venne abbandonato per le pessime condizioni igieniche. Anche durante il covid è stato attivato il “Covid Residence” nel comune di Montella nell'area attigua al Convento di San Francesco a Folloni (dotato di 41 posti) e messo a disposizione dei pazienti che erano impossibilitati a permanere nel proprio domicilio in sicurezza. Fortunatamente è stato utilizzato da poche persone.
Gli appestati, di solito, morivano in una settimana e rimanevano abbandonati nelle proprie abitazioni o insepolti per le campagne. I preti, a qualche morente, somministravano l'eucarestia ponendo l'ostia consacrata sull'estremità di una pertica. Era una morte in solitudine,priva dell'umana pietà, simile se vogliamo, con le necessarie eccezioni dovute ai tempi, a quello che è successo nei reparti di rianimazione degli ospedali del Nord e con le terrificanti immagini dei camion dell'esercito che trasportavano bare ai forni crematori senza dare la possibilità ai familiari di dare l'ultimo saluto.
In quell’epoca i montellesi ancora non avevano scelto un santo protettore, c'era già, a S. Simeone, la splendida Chiesa di Sant'Antuono che venerava S.Antonio Abate , guaritore dell'herpes zoster o fuoco di S.Antonio, ma alla fine venne scelto S. Rocco (come in tanti altri paesi limitrofi) che era uno specialista della materia ( protettore degli appestati, contagiati, emarginati, ammalati, viandanti e pellegrini, , invalidi, prigionieri, chirurghi, operatori sanitari, farmacisti). Finalmente la peste cessò di mietere vittime nell'agosto del 1657 dopo aver causato 1924 morti su una popolazione di 3000 abitanti (2/3).
In Italia i deceduti per covid sono stati 196.379. in Campania 9.623, a Montella questi erano i dati in piena pandemia

Analogie e differenze 07

              Peppino Volpe

L'epatite virale - Peppino Volpe

Giuseppe volpe 13 Aprile 2024

Epatite

EPATITE A
È un'infiammazione acuta del fegato dovuta al virus Epatitico A (HAV) e la trasmissione avviene per via oro-fecale attraverso il consumo di molluschi crudi allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus o può avvenire anche da persona a persona quando si maneggia cibo senza rispettare le elementari nome igieniche (manipolazione di cibo da parte di persone infettate che non si siano lavate con cura le mani dopo essere andate in bagno). Il contagio non avviene con l'acqua potabile .
Il periodo di incubazione del virus dell'Epatite A varia da due a sei settimane, di solito sono quattro settimane, ma è presente nelle feci 7-10 giorni prima dell'esordio dei sintomi.
La sintomatologia è caratterizzata da febbre, malessere generale, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali , ittero (colorazione giallastra di cute e occhi), feci chiare, urine scure.
A volte, soprattutto nei bambini o nei giovani, l'epatite A può essere asintomatica ,raramente, ci sono forme di epatite A fulminante.
Non esiste una terapia specifica, si trattano i sintomi , le fleboclisi sono utili quando a causa della nausea e del vomito si rende necessario somministrare liquidi . Si consiglia di non sollecitare eccessivamente il fegato con farmaci e alcool. Nella grande maggioranza dei casi, la patologia recede spontaneamente in un paio di mesi, senza lasciare alcun danno permanente al fegato. In casi eccezionali è consigliabile il ricovero e in rarissimi casi si può arrivare al trapianto di fegato L'epatite A non CRONICIZZA a differenza dell'epatite Be Ce genera anticorpi (memoria immunologica) che sono protettivi per tutta la vita e, pertanto, non c'è pericolo di reinfezione. Esiste anche un vaccino (non obbligatorio) ma è consigliabile a soggetti a rischio o a chi viaggia ir, Paesi dove l'epatite A è endemica. Si praticano due dosi a distanza di qualche mese l'una dall'altra. 

L’EPATITE VIRALE - Premetto che non è facile sintetizzare il problema dell’ epatite virale perché è causata da tanti virus apparentemente simili ma che in realtà in comune hanno solo una predilezione ad infettare le cellule epatiche .Il messaggio che deve passare è che il virus dell’epatite C ,che in passato ha creato sofferenza e morte in tante persone, oggi si può sconfiggere e che è possibile centrare l’obiettivo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità e cioè di eliminare l’infezione da HCV entro il 2030.
L'epatite virale è un'infiammazione epatica causata da specifici virus epatotropi e quelli più conosciuti sono quelli dell’epatite A-B-C-D-E e altri virus epatitici minori.
Il virus dell’epatite A si trasmette per via oro-fecale, con contatto diretto da persona a persona o attraverso il consumo di acqua o di alcuni cibi crudi (o non cotti a sufficienza), soprattutto molluschi allevati in acque contaminate da scarichi fognari o contenenti virus. L’Epatite da virus A non cronicizza anche se alcune volte (raramente) può causare l’epatite fulminante. In passato, in alcune aree endemiche l’anticorpo IgG HAV, che indica una pregressa infezione, è stato ritrovato nel 90% della popolazione esaminata.
Comunque i virus che hanno creato maggiori problemi alla salute pubblica sono quelli dell’epatite B e C. Sono infatti, dei virus che si trovano in tutti i liquidi biologici (sangue,saliva,mucose,sperma ecc) che si trasmettono attraverso la via parenterale (sangue) o parenterale inapparente (piccole ferite della cute o delle mucose ) e, pertanto, oltre alla malattia, subentrano per il paziente anche comprensibili problemi di ordine psicologico legati alla paura di contagiare i familiari, gli amici o il partner.
Nella fase acuta l’epatite si può presentare in forma simil-influenzale (febbre astenia, dolore addominale, malessere generale) anche se il sintomo caratteristico è l’ittero. Ma vi sono tante forme asintomatiche che non sono meno pericolose, anzi rappresentano quel bacino di persone che, complice l’assenza di sintomi, non sanno di essere positive. La vera sfida per procedere all'eradicazione della malattia dovrà necessariamente passare dall'individuazione di questo mondo di "sommerso"
rappresentato ,appunto, da chi è positivo al virus senza sapere di esserlo e che in Italia è rappresentato da circa 300000 persone.
Quando cronicizza l’epatite fa veramente paura perché può evolvere verso la cirrosi epatica prima e l'epatocarcinoma poi. In passato la terapia consisteva solo nel correggere il regime alimentare, nel prescrivere qualche epatoprotettore e solo negli stadi avanzati, quando comparivano le complicanze (ascite,iperammoniemia, iperbilirubinemia ecc.) si poteva intervenire farmacologicamente .Moltissimi pazienti si recavano in centri termali incoraggiati dalla pubblicità che esaltava le proprietà di acque miracolose (“Chianciano fegato sano”) !!!
La storia di questa malattia è iniziata a cambiare verso la fine degli ‘’80 e precisamente nel 1989 quando venne isolato per la prima volta il virus dell’epatite C e nel 1991 quando venne resa obbligatoria, in Italia, la vaccinazione anti epatite B a tutti i bambini fino ai 12 anni.
Pertanto, la diffusione delle epatiti virali ha subito negli ultimi decenni una profonda diminuzione, grazie alla migliore conoscenza della trasmissione dei virus, alle migliorate condizioni igienico-sanitarie, alla vaccinazione obbligatoria contro l’epatite B, al miglioramento delle procedure sanitarie (materiale monouso, sterilizzazioni più accurate ecc) ed allo sviluppo di test diagnostici che permettono facilmente il riconoscimento del virus prima di eventuali trasfusioni , interventi chirurgici ecc.
Il primo farmaco importante usato per la cura dell'epatite C fu l’interferone, ma aveva una percentuale di successo bassissima (< del 10%) e importanti effetti collaterali.
Alla fine degli anni 90 all'interferone venne aggiunta la ribavirina che aumentò sensibilmente la percentuale di guarigione (50% circa) ma con notevoli effetti collaterali.


Epatite Virale  usa  italia  MontellaFinalmente nel 2013 è stato approvato negli Stati Uniti (e in seguito anche in Europa) il farmaco antivirale sofosbuvir, in grado di bloccare la replicazione del virus e di guarire dall’infezione in una altissima percentuale di casi (quasi il 100%). L’unico limite iniziale era rappresentato dal costo di circa 80000 euro a terapia. Adesso il prezzo è notevolmente calato e si sta facendo una importante campagna per allargare il trattamento a quante più persone possibile e di scoprire soprattutto il sommerso per debellare l’infezione da HCV entro il 2030. Lo scopritore del farmaco anti epatite c si chiama Michael Sofia (per questo Sof-obuvir), di chiare origini italiane e che lui rivendica con orgoglio, infatti, i nonni paterni erano siciliani e quelli materni toscani. Nato nella Little Italy di Baltimora, figlio di un barbiere e di una impiegata, per pagarsi la costosissima Cornell University lavorava in mensa e vinse numerose di borse di studio. Le azioni dell'azienda nella quale lavorava dopo la scoperta del farmaco hanno avuto un rendimento del 278 % in 9 mesi.
Speriamo che al più presto possiamo parlare al passato di questa malattia e che l'obiettivo fissato dall'OMS di debellare l’epatite C entro il 2030 venga rispettato e senza mai stancarci di ringraziare il nostro illustre compatriota.
Ma se fosse nato in Italia Michal Sofia avrebbe ottenuto lo stesso successo professionale? Nel “bel paese”, purtroppo, la politica entra spesso a gamba tesa anche nella ricerca, spezzando l’entusiasmo e le speranze dei nostri giovani laureati che sono costretti a cercare maggiore fortuna economica e professionale all’estero (fuga di cervelli). Concludo con una frase di Milena Gabanelli: “Una società sana premia il merito, punisce i mascalzoni e investe nell’istruzione”.
Peppino Volpe

Come si viveva a Montella negli anni 40-50 del XX secolo di Graziano Casalini

Graziano Casalini 26 Febbraio 2024

01 b Montella Come VivevaCome si viveva a Montella negli anni 40-50 del XX secolo - Quali erano le condizioni di vita del popolo montellese dopo il 24 settembre 1943, giorno della liberazione del paese, quando sbarcati a Salerno, arrivarono gli eserciti americani e quelli dei paesi alleati a cacciare le truppe degli invasori tedeschi? Certo non si può dire delle migliori, ma accettabili rispetto alle condizioni generali disastrose della intera nazione, attraversata dallo tusnami della guerra, dichiarata e affrontata con scellerata presunzione dal governo Mussolini a fianco della Gemania di Hitler.
Montella non subì tutto quello che subirono tanti altri paesi e città italiane, a causa dei combattimenti fra le truppe tedesche e i corpi degli eserciti alleati. Vi furono paesi e interi rioni 02 Montella Come Vivevadi città, quasi rasi al suolo, con intensi bombardamenti, nel tentativo degli anglo-americani di sloggiare le truppe tedesche dalle loro linee di fronte che a loro volta ritirandosi, distruggevano fabbriche, infrastrutture, vie di comunicazione, minando tutti i ponti sui vari fiumi, con l'intento di bloccare o ostacolare in ogni modo l'avanzata e la forza d'urto alleata.
A seguito della ritirata, i tedeschi, sequestravano tutti gli uomini validi, trovati liberi, si appropriavano di tutti i beni e cose delle popolazioni, compresi i capi di bestiame, per il loro aiuto e sostentamento. La morte di alcuni militari tedeschi, veniva vendicata per rappresaglia con uccisioni e fucilazioni di cittadini inermi e innocenti, nella proporzione di uno a dieci, cioè, ogni soldato tedesco ucciso avrebbe comportato l'eliminazione di dieci uomini civili italiani. In alcuni casi, come a Marzabotto, i tedeschi fecero stragi di vecchi, donne e bambini.
03 Montella Come VivevaGli orrori della guerra toccarono solo marginalmente la cittadina di Montella, causando comunque danni economici, comuni un po' ovunque in Italia. Il contingentamento dei generi alimentari di prima necessità, con distribuzioni limitate e a tessera, mettevano in sofferenza molte famiglie, in particolare quelle numerose e quelle che non possedevano terreni agricoli produttivi. In quel periodo a Montella, nonostante tutto, molte famiglie, vivevano dei proventi della vendita dei raccolti della frutta, delle castagne, e di tutti i prodotti agricoli della terra, grano, granoturco, patate, fagioli, ecc. ecc. eccedenti al loro fabbisogno.

Chi non possedeva terreni, cercava di sostentare le famiglie allevando animali da cortile, capre, pecore, maiali, mucche podoliche, producendo anche discrete quantità di latticini, caciocavalli, ricotte, scamorze, e mozzarelle, eccellenti risorse alimentari. Altre famiglie si potevano avvantaggiare disponendo di terreni e allevamenti vari.
Chi proprio si trovava in povertà, non aveva altro che sperare in alcune giornate di lavoro bracciantile, nel periodo dei raccolti, necessarie a chi ne aveva bisogno, ma solo per brevissimi periodi. In paese esistevano negozi di tutti i generi, da quelli alimentari dislocati anche nei vari rioni, alle tabaccherie, ai negozi di tessuti e confezioni, casalinghi, ferramenta, elettrodomestici, Montella aveva anche numerose botteghe artigiane di: sarti, calzolai, barbieri, falegnami ecc. 04 Montella Come VivevaNel dopoguerra le famiglie con scarse risorse economiche, non riuscivano quasi mai a pagare le spese all'acquisto, per cui molti esercenti in special modo quelli che vendevano gli alimentari facevano credito, usando il sistema di un libretto su cui venivano segnati gli importi delle spese, che comunque venivano regolarmente pagati dai debitori solo in determinati periodi dell'anno, quelli della vendita dei raccolti e quelli in cui c'erano più giornate di lavoro da fare.
Qualche piccola industria, legata alla produzione del legname, e alla fabbricazione delle bibite dava lavoro solo a pochissime persone. Di queste condizioni, nessuno si lamentava e cercava, tutti i modi possibili per riuscire autonomamente a sbarcare il lunario. Nei vari rioni la socialità era una delle cose più belle che in quei tempi esisteva, ognuno si preoccupava e condivideva in vari modi, le difficoltà, i problemi, le disgrazie degli altri, come se il rione fosse tutta una famiglia. Le abitazioni, molte delle quali erano state danneggiate dai ripetuti terremoti del passato, erano per lo più fatiscenti, quasi inabitabili, durante i freddi inverni la vita in quelle case, era ancora più dura.

06 Montella Come VivevaQuando la neve ricopriva tutto per intere settimane, in ogni casa, per fortuna non mancava mai un grande camino sempre acceso e nemmeno la legna da ardere, gli ambienti principali venivano riscaldati a sufficienza. Molto peggio si trovavano gli abitanti delle città grandi come, Napoli, Salerno, Avellino ecc. dove anche le famiglie ricche non riuscivano ad acquistare generi alimentari prima necessità, per questo dovevano sottostare ai prezzi esosi e speculativi di un mercato nero fiorente. Alle famiglie povere cittadine, non rimaneva che mandare dignitosamente a mendicare i loro figli nelle campagne, come succedeva in quei tempi a Montella, dove si vedevano bambini davanti ai portoni a chiedere un pezzo di pane, una frutta, qualcosa da mangiare per combattere la fame e andare avanti.

Si può dire che a Montella, la guerra negli anni successivi, portò, come ovunque in Italia, i problemi comuni di un paese che quella guerra aveva persa, ma con conseguenze meno pesanti per i suoi abitanti, per la posizione favorevole, per le risorse naturali e soprattutto per l'operosità di tutti, mai venuta meno. Purtroppo, non ci fu lo sviluppo previsto, come quello verificatosi nelle zone dove si trattava di ricostruire tutto quello che durante la guerra era stato distrutto. La mancanza di lavoro, causa di disoccupazione e di conseguenza di povertà, costrinse o indusse tanti uomini validi e poi le loro famiglie, ad abbandonare il paese. Andavano ad ingrossare le file di quelli che emigravano, per ragioni economiche, in nazioni europee, oltreoceano e al centro-nord Italia, a fare là i peggiori lavori di cui quelle comunità avevano bisogno. In quei tempi i migranti, contribuirono con le loro rimesse in denaro, ma anche inviando capi di abbigliamento, ad aiutare un numero importante di familiari paesani rimasti.07 Montella Come Viveva

Col tempo la situazione economica di Montella, per diverse ragioni, comuni a tutto il sud, è rimasta legata all'agricoltura, alla castanicoltura, all'allevamento, e dopo il terremoto del 1980 al rinnovo, al recupero e alla ricostruzione del patrimonio edilizio.

  1. Antibiotico-Resistenza di Peppino Volpe
  2. Passa il Natale ma l'egoismo rimane di Graziano Casalini
  3. Guardia medica Azzoppata di Giuseppe Marano
  4. Come te la scuòrdi ‘sta ‘Mmacolàta?! di Giuseppe Marano

Pagina 6 di 143

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
© 2026 Montella.eu

Sign In
  • Notizie
  • Articoli vostri
    • Opinioni & Lettere
    • Cultura & Tradizioni
    • Politica
    • Annunci cittadini
    • Autori
  • Comunicati & Avvisi
    • Comune di Montella (Comunicati)
    • Necrologi
    • Video Consiglio comunale
  • Approfondimenti
    • Montella degli anni '90 in video
    • Band musicali (1960-oggi)
    • Partenze per USA (1953-71)
    • Associazioni e Circoli
    • Montella nel Mondo
    • Persone di Montella
    • Proverbi montellesi
  • Contatti
  • Risultati ricerca