Si sottopone all’attenzione della cittadinanza e dell’Amministrazione Comunale l’opportunità di avviare una verifica tecnica finalizzata alla valutazione dell’attuale classificazione climatica del Comune di Montella, attualmente inserito nella zona climatica D, considerando le caratteristiche ambientali, orografiche e climatiche proprie del territorio comunale.
La classificazione climatica dei Comuni italiani è disciplinata dal D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, e successive modificazioni, attraverso il parametro dei Gradi Giorno (GG).
I Gradi Giorno rappresentano un indicatore della rigidità climatica di un territorio e vengono determinati sulla base della differenza tra la temperatura interna convenzionale degli edifici, fissata in 20 °C, e la temperatura media giornaliera esterna durante il periodo annuale convenzionale di riscaldamento.
In termini semplici:
• maggiore è il numero di giornate fredde;
• più basse sono le temperature esterne registrate;
• maggiore è il fabbisogno teorico di riscaldamento degli edifici;
più elevato risulta il valore dei Gradi Giorno.
Montella è un Comune montano situato nel cuore del Parco Regionale dei Monti Picentini, caratterizzato da un territorio con significative differenze altimetriche, frequenti fenomeni di inversione termica, gelate invernali e temperature minime particolarmente rigide durante la stagione fredda.
L’attuale classificazione climatica del Comune di Montella, determinata sulla base del parametro dei Gradi Giorno, risulta prossima alla soglia prevista per il passaggio alla zona climatica E. Tale situazione merita pertanto un approfondimento tecnico, alla luce delle condizioni climatiche effettivamente riscontrate nel territorio comunale, in particolare nelle aree periferiche, rurali e nelle zone poste a maggiore altitudine.
Il Comune di Montella risulta attualmente classificato in zona climatica D, con un valore prossimo ai 2.000 Gradi Giorno, mentre la soglia prevista per l’inserimento nella zona climatica E è fissata a 2.100 Gradi Giorno.
La distanza dalla fascia climatica superiore risulta quindi contenuta e potrebbe essere oggetto di una rivalutazione tecnica considerando eventuali aggiornamenti delle serie storiche climatiche, variazioni delle temperature medie rilevate nel tempo o un’analisi più approfondita delle caratteristiche microclimatiche del territorio.
Si evidenzia inoltre che una valutazione basata esclusivamente su una singola stazione meteorologica o su un punto di riferimento localizzato, ad esempio in prossimità della sede comunale, potrebbe non rappresentare pienamente la complessità climatica dell’intero territorio di Montella, caratterizzato da:
• importanti differenze altimetriche;
• aree periferiche situate a quote maggiori;
• zone soggette a fenomeni di inversione termica;
• vallate e aree particolarmente esposte che possono registrare temperature minime inferiori rispetto al centro abitato.
Un elemento significativo per una valutazione più completa potrebbe derivare dal confronto con altri Comuni del comprensorio dei Monti Picentini.
Territori vicini, appartenenti allo stesso sistema montano e caratterizzati da condizioni ambientali simili, possono infatti risultare inseriti in fasce climatiche differenti.
Un’analisi comparativa basata su:
• valori aggiornati dei Gradi Giorno;
• altitudine;
• caratteristiche orografiche;
• dati climatici storici;
potrebbe contribuire a verificare se l’attuale classificazione di Montella sia pienamente coerente con le condizioni climatiche realmente vissute dalla popolazione.
A titolo comparativo, si possono analizzare alcuni dati relativi ai Comuni montani limitrofi appartenenti allo stesso comprensorio geografico, al fine di evidenziare come territori appartenenti al medesimo sistema montano possano presentare classificazioni climatiche differenti pur condividendo caratteristiche ambientali e climatiche molto simili.
Dalla comparazione emerge l’opportunità di approfondire la coerenza dell’attuale classificazione climatica rispetto alle reali condizioni climatiche percepite e registrate nelle diverse aree del territorio comunale.
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Il problema delle aree non servite dal metano
La questione assume particolare rilevanza soprattutto sotto il profilo economico.
Numerose abitazioni presenti nel territorio comunale non risultano servite dalla rete del gas naturale e devono pertanto utilizzare combustibili alternativi per il riscaldamento, con costi generalmente superiori rispetto alle zone raggiunte dalla rete metanifera.
La situazione interessa anche alcune strutture ricettive e attività economiche situate nelle aree montane, come l’altopiano di Verteglia, dove le condizioni climatiche invernali risultano particolarmente rigide.
Un eventuale riconoscimento della zona climatica E, qualora tecnicamente e normativamente possibile, potrebbe consentire una migliore valutazione dell’applicazione delle misure agevolative previste dalla normativa vigente per le aree non servite dalla rete del gas naturale.
Tra le aree del territorio comunale potenzialmente interessate dalla mancata copertura della rete del metano si possono indicare, a titolo esemplificativo le zone di:
• Sorbitiello;
• Ponte dei Greci;
• Monastero del Monte;
• Contrada Trucini;
• Contrada San Vito;
• Contrada Pezze;
• Sotto Monticchio;
• Cannavali;
• Località Stratola;
• Contrada Tagliabosco;
• Pianori di Verteglia.
Un eventuale censimento puntuale consentirebbe di definire con maggiore precisione la consistenza delle utenze coinvolte.
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Possibile beneficio economico per la comunità
Le eventuali agevolazioni applicabili ai combustibili utilizzati nelle aree non metanizzate potrebbero rappresentare un sostegno economico significativo per famiglie e attività produttive.
Nei casi previsti dalla normativa vigente, tali agevolazioni possono comprendere la riduzione dell’accisa sui combustibili utilizzati per il riscaldamento e l’applicazione di un’aliquota IVA agevolata; contribuendo a ridurre il maggiore costo energetico sostenuto dai cittadini residenti nelle aree prive di rete del gas naturale.
In via prudenziale, considerando un possibile beneficio medio nell’ordine di alcune centinaia di euro annui per ciascuna utenza, una platea composta da alcune centinaia di famiglie potrebbe determinare un impatto economico complessivo significativo per il territorio, stimabile in alcune decine di migliaia di euro fino a raggiungere potenzialmente valori prossimi ai centomila euro annui di risparmio complessivo sui consumi energetici.
Tale beneficio, se proiettato negli anni futuri, assumerebbe una rilevanza economica ancora maggiore, con effetti positivi sia sul bilancio delle famiglie sia sull’economia locale.
La quantificazione precisa richiederebbe comunque un censimento delle abitazioni, delle attività e dei consumi effettivamente interessati.
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Una riflessione per il futuro del territorio
La verifica della classificazione climatica non rappresenta soltanto una questione tecnica, ma riguarda anche il tema dell’equità territoriale.
I cittadini che vivono nelle aree montane e periferiche affrontano spesso condizioni climatiche più rigide e maggiori costi energetici rispetto ad altre zone del territorio.
Un’analisi aggiornata, basata su dati climatici maggiormente rappresentativi, potrebbe contribuire a riconoscere meglio le peculiarità del territorio di Montella e favorire politiche più adeguate per:
• la tutela delle aree interne;
• la riduzione dei costi energetici;
• il contrasto allo spopolamento;
• la valorizzazione dei territori montani.
La proposta è pertanto quella di promuovere una verifica tecnica approfondita della classificazione climatica del Comune di Montella, affinché il territorio possa essere valutato sulla base delle sue reali caratteristiche ambientali e climatiche.
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Richieste
Si propone pertanto di:
• avviare un censimento delle aree non metanizzate presenti sul territorio comunale;
• effettuare una verifica tecnica dell’attuale classificazione climatica del Comune di Montella;
• valutare l’opportunità di richiedere agli enti competenti un aggiornamento dei valori dei Gradi Giorno sulla base di dati climatici più rappresentativi del territorio;
• approfondire la possibilità di un eventuale adeguamento alla zona climatica E;
• tutelare gli interessi economici dei cittadini residenti nelle aree non servite dalla rete del gas naturale.
Opinioni & Lettere
Nel bell'articolo di Nino Tiretta sulle fontane pubbliche anticamente presenti nei casali di Montella,simboli nostalgici di una civiltà perduta,di un variopinto microcosmo paesano,fatto di incontri, di chiacchiericci,di dispute e di amori,di giochi e di fatiche,viene menzionata l'esistenza di un fontanino fuoruscente dal recinto murario di "Villa Elena" : "sul muro perimetrale di Villa De Marco...-scrive Tiretta- subito dopo il termine della grande guerra,funzionava un fontanino "offerto" ai montellesi da Celestino De Marco,il ricco americano che,in quel periodo fu,anche,sindaco di Montella"
Quel fontanino era ancora lì negli anni Cinquanta,a pochi passi dall'ingresso della chiesa di S.Benedetto. Io ,da ragazzino,lo osservavo con curiosità quando,uscito dal cinema Fierro (dove si proiettavano films western americani) risalivo corso Umberto I. Mi incuriosiva il nome del "donatore" Celestino De Marco,un uomo famoso di Montella sul quale avevo ascoltato racconti di malefatte e di prepotenze,ma anche di grandi generosità e di appassionati impegni sociali e politici; per lui qualcuno aveva coniato l'epiteto di RE CELESTINO,accomunandolo al più celebre Re Michele desanctisiano,che per altro il De Marco conobbe e frequentò durante il primo mandato di consigliere provinciale e più volte andò ad ossequiare nella casa di Salza Irpina.
In seguito,studiando la storia del mio paese,ho avuto modo di meglio tratteggiare quel personaggio e la vicenda del fontanino,la cui acqua,raccolta nella sottostante vaschetta a conchiglia, ritornava nelle condutture della villa. Ma allora,alla mia immaginazione di adolescente Celestinio De Marco appariva come un uomo tarchiato,panciuto e paonazzo,dal carattere altezzoso ed imperioso eppur,talvolta,bonario melanconico e sorridente,che si aggirava nel chiuso dorato di quel palazzo fatato ed inaccessibile,vigilato da due leoni bronzei e da due statue femminili dallo sguardo sfingeo, ingannevolmente rassicurante,immerso in un parco anch'esso edenico,incantato e pieno di misteri. Ma chi fu,in realtà,Celestino De Marco?
Celestino De Marco nacque a Montella il 18 ottobre 1863 da Alfonso e Filomena De Stefano. Di umili origini contadine,visse un'adolescenza grama,di povertà e di miseri espedienti esistenziali,che presto debordò in forme delinquenziali,costellate di furti,borseggi,risse e galere.D'indole intraprendente e poco incline all'obbedienza delle leggi,nel 1879 era stato condannato per spaccio di denaro falso; l'anno successivo si era reso protagonista del ferimento volontario di un giovane del paese;nel 1885 era stato condannato per renitenza alla leva. Anche per sfuggire agli obblighi militari nel1886 si imbarcò per gli Stati Uniti,seguendo l'ondata migratoria che allora depauperava la popolazione delle contrade irpine.
Prese dimora nel Sud Carolina,dove inizialmente,per sopravvivere,esercitò varie anovalanze e mestieri. Ma presto,anche lì,le grandi difficoltà del vivere in una nazione,che non tutelava diritti civili e lavorativi degli immigrati,considerati strumenti vili di arricchimento da parte di una borghesia ingorda,sempre più in marcia nella costruzione di una società spietatamente capitalistica,lo spinsero ad entrare nell'ambiente della malavita italoamericana,allora caratterizzata dal gangsterimo e da piccole organizzazioni criminali,dedite alle estorsioni,ai ricatti,ai furti:prime formazioni malavitose che di lì a qualche decennio si sarebbero trasformate in grandi e strutturate bande criminose,come la le famigerate Mano Nera e Cosa Nostra.Ed è certo che il De Marco,diventato uomo spregiudicato,dai tratti tipici del boss mafioso,venne più volte sospettato e accusato dalle autorità di polizia (tra cui il famoso poliziotto originario di Padula Joe Petrosino)di traffico e sfruttamento della manodopera italiana in America. Queste operazioni di "caporalato" ante litteram lo costringevano a ripetuti viaggi tra America e Italia per reperire poveri braccianti e contadini desiderosi di sbarcare negli Stati Uniti in vista di migliori fortune. Echi delle gesta americane del Nostro sono chiaramente adombrate nel romanzo "I delitti dei bosses" di Bernardino Ciambelli,un prolifico scrittore italoamericano,che in numerosi racconti e romanzi descrisse la criminalità dellaLittle Italy.
Nel frattempo il De Marco aveva sposato Hellen O'Connor,una elegante americana,di dieci anni più giovane,donna dai costumi gentili e raffinati,nettamente dissonanti con i suoi atteggiamenti rudi e grossolani. Dopo dodici anni di permanenza statunitense,che gli aveva consentito di accumulare una ingente ricchezza di molti milioni di lire,nel 1898 Celestino rientrò definitivamente a Montella.
Nel paese natio costruì in via Ospizio (attuale Corso) la sua sontuosa dimora su di un progetto dell'architetto montellese dimorante in America Antonio Moscariello. Si industriò ad ingrandire il proprio patrimonio immobiliare acquistando case a Roma,a Napoli ,a New York,a Montella, e castagneti,terreni che delimitava con pietre di confine sulle quali campeggiava la sigla CDM (CelestinoDe Marco).
Divenne ben presto protagonista della locale vita amministrativa e della stessa politica provinciale. I suoi metodi di lotta elettorale vennero spesso tacciati di corruzione,di pressione morale e fisica,soprattutto di compravendita dei voti.Così scrisse,ad es.,il farmacista Salvatore Ciociola,anch'egli attore di spicco della politica montellese,in un ricorso al prefetto di Avellino per chiedere l'invalidazione della elezione alla Provincia del De Marco nel 1910: "esercitò su vastissima scala corruzione,comprando i voti,oltre che con denaro contante anche con pubbliche elargizioni e con regali ad associazioni,che compromise finanche con giuramento forzato del suo nome e della lista comunale da lui appoggiata."Secondo un periodico locale,durante le vigilie elettorali il De Marco era solito riunire nella sua villa gran quantità di persone,alle quali distribuiva "vino e carne di pecora",e banconote "tagliate a metà" da rinsaldare dopo l'esito delle urne|. Per altro allora le operazioni di voto amministrativo avvenivano con l'uso di schede prive di buste e quindi riconoscibili a prima vista,i seggi elettorali erano sprovvisti di cabine. A lui facevano capo alcuni dei personaggi socialmente ed elettoralmente più influenti del paese,come l'avv.Tommaso Marinari,Salvatore Varallo,Donato Giannone,Ferdinando Caldarone e alcuni preti come il canonico Schiavo (detto dai socialisti Don Ciro Vittozzi(il famigerato parroco di Poggioreale implicato nel processo Cuocolo) e don Pasquale Roberto(che era stato accusato di tentato omicidio nei confronti di Felice Cianciulli,noto e valente scultore ligneo di Montella).
Al Consiglio Provinciale il De Marco venne eletto la prima volta nel 1902,riuscendo a battere persino la candidatura di un politico della statura di Scipione Capone.Sarà rieletto ancora in altre tre tornate:1910,1912,1914.
Nel Consiglio provinciale,ove sedette nei banchi della destra liberale,fu la sua una presenza meramente figurativa.Privo di cultura (era poco più che alfabetizzato) e di capacità oratorie,non si segnalò in quel consesso per interventi significativi,se non come sostenitore passivo delle politiche capozziana e tedeschiana. Fu,invece,nella vita amministrativa di Montella che la sua azione si rivelò predominante,pervasiva e praticamente per circa un ventennio totalizzante. Eletto sindaco per tre volte,nel 1903-04,nel 1914 e nel quadriennio 1917-21,grazie ai consueti metodi di captazione elettoralistica,mise in atto una politica amministrativa ,che gli avversari bollarono senza appello come personalistica e antidemocratica,fatta di prevaricazioni e di abusi,mentre i suoi fautori,con parte di un popolino da lui beneficiato e talvolta soccorso nei suoi bisogni (con derrate alimentari,prestiti,raccomandazioni,elemosine ecc.) giudicarono essere quella provvidenziale del "buon padre di famiglia". Durante il periodo fascista condusse vita appartata,lontana dall'attività pubblica,dedito alla cura dei suoi affari italoamericani.
Si spostò più volte,con la consorte,nella sua casa romana e nella sua residenza newyorchese. Si spense il 5 agosto 1933,all'età di settant'anni.Si narra che il suo corpo,stroncato da un infarto,sia stato trovato ai piedi del monumentino del SS.Salvatore,del quale era devotissimo,da lui fatto erigere nel viale principale del parco.
Noi oggi lo ricordiamo non tanto per il suo impegno politico e sociale,circondato da molte ombre e poche luci,bensì per il generoso lascito della Casa di Riposo intitolata alla moglie ed al suo nome,e per la fruibilità pubblica della sua splendida villa. Un lascito ,in verità,non effettuato da lui,ma dalla moglie Hellen 'Connor,fortemente influenzata nella decisione dal suo amico montellese prof. Michele Cianciulli,frequentato in Roma e che ella volle,nel testamento del 24 settembre 1951 ( a pochi mesi dalla sua scomparsa avvenuta a New York il 25 dicembre di quell'anno) indicare come unico erede dei suoi beni,con l'obbligo di istituire l'Ente Casa di Riposo a beneficio delle persone e dei bambini poveri di Montella Certo,la vita di Celestino De Marco,nelle sue varie sfaccettature,il suo stesso interesse per il paese che gli aveva dato i natali,nel quale sarebbe ingeneroso non riconoscere un sentito amore municipalistico,vanno affidati al giudizio della storia.Per noi,suoi concittadini del secolo XXI,valga il pietoso detto virgiliano: Parce sepulto!
La vicenda del fontanino va collocata non nel primo dopoguerra,ma nell'estate dell'anno 1912,che fu per il comune un anno disastroso.In gennaio si era svolta la competizione elettorale,combattuta sui temi scottanti dell'illuminazione pubblica,dell'acquedotto e della vertenza demaniale con Volturara,fonti negli ultimi anni di lucrose speculazioni personali e politiche da parte degli amministratori che avevano retto il comune.
Riuscì vittoriosa,ancora una volta,la lista sostenuta da De Marco,che contemporaneamente veniva rieletto al Consiglio Provinciale,in un periodo che lo vedeva indagato come mandante di una violentissima bastonatura ai danni di Ferdinando Cianciulli,verso il quale nutriva odio e rancore profondo per gli attacchi personali apparsi su "Il Grido", da questi diretto. Ma questa volta aveva raccolto soltanto 78 voti;si erano astenuti 280 votanti,mentre altri avevano ironicamente ed allusivamente votato "Guerciuolo!" Una prima istanza per deviazione di acqua dal fonte pubblico esistente presso il Ponte Santa Maria verso la propria dimora in via Ospizio il Nostro aveva già prodotto al comune il 29 agosto 1898. L'amministrazione,per l'accoglimento della domanda dettò,per bocca del consigliere Antonio Pertuso (un valente pittore di scuola napoletana,che aveva,tra l'altro,affrescato gli interni del palazzo del medico Serafino Apicella ,Avanti Corte, sul cui ingresso si poteva leggere il motto "Mon plaisir,mon repos",oggi trasformato in un anonimo caseggiato condominiale) alcune condizioni:presentazione di una relazione tecnica,da affidare all'ingegnere Ludovico Coscia,per determinare la quantità d'acqua da deviare per uso delle abitazioni site in via Ospizio,nonchè la qualità e la portata della conduttura che doveva restare di proprietà comunale e che non doveva superare il diametro netto di 6 mm.;la spesa della conduttura fino Avanti Corte e la facoltà concessa al richiedente di pagare in proprio sia i lavori che il consulente tecnico.

Trascorsi senza esito tre anni circa,il De Marco ripresentò nuova istanza nel maggio 1901,che questa volta rimase inevasa e rinviata dalla Giunta Comunale guidata dal sindaco cav. Alfonso Colucci a causa di una grave avaria della condotta del fonte pubblico. Passarono ancora dieci anni di silenzio,durante i quali Il De Marco,allora preso dai suoi affari e traffici,sembrò voler rinunciare all'allacciamento idrico domiciliare. Ma nel giugno 1911,con nuova istanza richiese l'attuazione della deliberazione del 1898,limitando la durata della concessione a soli cinque anni,con pagamento di un canone annuo di Lire 25 e con spese dei lavori a proprio carico. Il consiglio municipale,del quale facevano parte suoi fiduciari,finalmente accolse al richiesta,ribadendo in toto le condizioni prestabilite nel 1898,in particolare: relazione tecnica del Coscia,assoluta proprietà comunale della conduttura,possibilità di allacciamento da parte delle altre abitazioni del percorso stradale,parere favorevole del Genio Civile e approvazione della delibera da parte della Prefettura. Trascorso ancora un anno senza che la pratica fosse burocraticamente perfezionata,Celestino jnsofferente dell'attesa e sicuro della "silenziosa" complicità dell'amministrazione,ruppe gli indugi e,senza formale autorizzazione,senza l'approvazione della delibera da parte della Giunta Provinciale Amministrativa,dopo aver fatto pervenire al Genio Civile una relazione tecnica redatta dall'ing.Mazzei,ufficiale tecnico della Provincia di sua fiducia (facendo passare,mendacemente,per inadempiente l'ing.Coscia) diede inizio ai lavori nell'agosto del 1912.
Prontamente dal prefetto Urlì fu inviato un telegramma al sindaco ff. Ferdinando Caldarone ,con l'ordine di sospendere i lavori;ma sia il Caldarone che il consigliere anziano Varallo si resero irreperibili (in paese si buccinò che "se l'erano squagliata" !). La messa in opera della conduttura fu accelerata,gli operai furono costretti dal datore di lavoro a lavorare anche di notte. Nessuna della condizioni prestabilite dalle delibere fu rispettata. La rete idrica, anzichè attraversare via Ospizio,venne nottetempo fatta deviare per via Piediserra (attuale Don Minzoni) fino al retro ingresso della villa,così privando gli abitanti di via Ospizio della possibilità di allacciamento.Per di più,fu posata una conduttura costituita da un tubo di ghisa di 60 mm. di diametro,dieci volte superiore ai 6mm.consentiti:che impoverì notevolmente la portata del fonte pubblico di provenienza! E nonostante l'indignazione della popolazione e degli avversari politici,nessun provvedimento correttivo o punitivo fu adottato sia da parte dell'amministrazione ( della quale-manco a dirlo- lo stesso De Marco era componente di maggioranza) sia da parte della Sottoprefettura di S.Angelo dei Lombardi. Alfine si commentò,con impotente e apatica rassegnazione: "Cosa fatta..." A distanza di pochi giorni all'ultimazione dei lavori,il passante che radendo il muro di cinta della villa avesse percorso via Ospizio avrebbe notato un fontanino incassato nel muro,sormontato da una epigrafe,che voleva ricordare ai posteri il "magnifico dono" di un "benefattore del popolo",dettata dalla megalomania pacchiana tipica del parvenus :

Ma ,in realtà,quel rubinetto dal flusso esile altro non fu che un "contentino",fumo negli occhi per far dimenticare un abuso,per obliterare una prepotenza perpetrata ai danni della comunità
Ciao Vittorio, non potevo rimanere indifferente a quanto sta succedendo a Montella per il progetto dell'Amministrazione Comunale e del Sindaco, per la realizzazione dell'Ospedale di Comunità, negli immobili dove da centinaia di anni accanto al Santuario di S.Francesco, vivevano e esercitavano il loro cosiddetto tradizionale magistero di predicazione, dell'insegnamento e delle regole di San Francesco d'Assisi. Per questo, essendo sempre interessato, ai problemi e agli avvenimenti della Comunità montellese, se mi permetti, vorrei fare alcune riflessione su quello che per il paese è senza dubbio una problema non da poco, perché riguardante la religiosità del popolo, l'assistenza sanitaria, le rivalità politica.
Ho scritto problema, ma sono più di uno, quindi problemi e per di più divisivi molto divisivi. Si tratta di vedere da parte di tutti, il modo migliore di risolverli. Partendo dal fatto che attualmente nel Convento ci sono solo tre frati e che a questi non servono che saltuariamente alcuni dei locali, che l'Amministrazione ha pensato e progettato di occupare per aprire l'Ospedale di Comunità, nell'interesse di tutta la cittadinanza, senza toccare minimamente la parte riservata al culto e la parte museale. Nonostante tutto abbiamo assistito alle proteste di un cospicuo movimento di persone religiose devote a S.Francesco al suo Santuario, che hanno manifestato la loro contrarietà al progetto dell'Amministrazione con a capo il suo Sindaco.
Per quello che ho potuto capire io, dall'esterno, c'è stata una grande confusione e vorrei dire, anche un po' si speculazione politica, con vasta risonanza anche a livello dei media nazionali (Rai 1 e Canale 5) che sono tornati più volte a dare spazio alla cosa con varie interviste, a mio avviso poco parziali, forse sarà stata una mia impressione, per quello che ho visto e sentito. Comunque a questo punto, visto che i frati sono solo tre. e che non potrebbero nemmeno essere impiegati in qualche modo nella nuova struttura.
Visto che quest'ultima avrebbe già ottenuto il finanziamento necessario dal PRNN e che non sarebbe il caso di togliere quell'edificio dalla disponibilità dei frati e cittadini religiosi di Montella.Oltre al fatto che l'edificio piuttosto datato avrebbe bisogno di adeguamenti costosi e importanti per l'uso non emergenzia le come fu per il periodo covid.
Perché l'Amministrazione anche in seguito al contenzioso aperto con i francescani e l'opposizione di una parte dei cittadini, non potrebbe pensare a costruire un nuovo e moderno edificio, più vicino al centro del paese con tutti i requisiti e le norme richieste dalle leggi per certe strutture, ampliando possibilmente i servizi, con l'apertura di un Hospice e di una Casa della Salute, dove sarebbe possibile ospitare persone necessarie di assistenza continua e dove potrebbero essere concentrati una serie di ambulatori medici e infermieristici, come ne abbiamo già tante in Toscana?
Scusate la mia intromissione con queste riflessioni, che spero possano servire in qualche modo a risolvere senza polemiche e traumi i problemi della vostra comunità, e non solo.
Un caro saluto a tutti gli amici e visitatori del sito. 8 febbraio 1926
Graziano Casalini
Esistono “battaglie” che meritano di essere combattute, come quella dell’ospedale di comunità di Montella. Lo penso da anni, da quando con l’amministrazione comunale abbiamo iniziato a lavorarci. Oggi, non solo ne sono ancora più convito ma lo rivendico anche da cittadino, prima ancora che da amministratore.
Leggo e ascolto in questi giorni, decine e decine di commenti su questo argomento, di montellesi residenti e non, piuttosto che di gente non di Montella. Tanti post di solidarietà e apprezzamento ma anche tanti commenti carichi di livore nei confronti della amministrazione e soprattutto nei miei confronti. Offese e ingiurie gratuite, tanto sui social è tutto consentito. Considerazioni e riflessioni, per carità sempre legittime, se poste con educazione e rispetto anche se denotano una diffusa disinformazione, nella migliore delle ipotesi, una cattiva informazione o una strumentale presa di posizione in tanti altri casi.
E poco importa se il sindaco è anche lui appartenente a questa comunità, con una famiglia e dei figli. No, poco importa, non è rilevante. Il sindaco in fondo se le cerca, un novello Napoleone o peggio ancora il diavolo fatto persona. Anche questo si è detto di me nelle aule delle nostre scuole superiori, anche in presenza di mio figlio che stressato e mortificato, alla fine mi ha chiesto di esonerarlo dall’ora di religione. Da parte di chi poi? Da parte di chi avrebbe dovuto insegnare, educare. Ma questa è un’altra storia, una di quelle che ho lasciato correre fino ad ora, sbagliando evidentemente innanzitutto come genitore. Ora non accadrà più.
Inizio con il precisare alcune cose: ai miei concittadini giovani e meno giovani che si radunano quasi quotidianamente in attesa di essere intervistati da qualche emittente televisiva locale o meglio ancora nazionale, per esprimere sconcerto che il sindaco abbia affermato che non cura le anime, vorrei semplicemente spiegare che quella espressione era parte di un concetto più ampio che avevo provato ad esternare ad un giovane intervistatore, al quale avevo detto semplicemente che il mio “lavoro” non è quello di curare le anime. Io sono un amministratore che si è candidato per fare il sindaco, con l’obiettivo di occuparmi della comunità, quella che mi ha eletto ancora due anni fa. Quella comunità alla quale avevamo spiegato, insieme ai colleghi amministratori, di voler realizzare qui a Montella una struttura di medicina territoriale, un ospedale di comunità, uno dei quattro che l’Asl aveva programmato sul territorio provinciale. Quella comunità alla quale avevamo chiesto di essere sostenuti anche per perseguire questo obiettivo. Un obiettivo direi ampiamente condiviso dai nostri concittadini, visto il consenso ottenuto.
Precisiamo, la medicina territoriale non la stiamo inventando a Montella. Sia chiaro, è una delle Missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ritenuta necessaria come assistenza sanitaria pubblica di prossimità. Strutture realizzate e gestite dall’Asl attraverso le quali migliorare i servizi sanitari, riducendo al minimo, all’essenziale, gli accessi presso gli ospedali tradizionali e i pronto soccorso. Quei posti letto che negli ospedali tradizionali, vedi quelli di Sant’Angelo dei Lombardi, Avellino e Ariano Irpino servono a chi ne ha effettivo bisogno. Nulla di paragonabile quindi alle strutture tradizionali e per questo motivo non mere duplicazioni di ciò che già esiste sul territorio. Un aspetto questo da chiarire visto che da quello che leggo c’è ancora tanta confusione.
Per quanto, a ben pensarci, avrebbe potuto aiutarci proprio su questo tema, un assiduo manifestante schierato contro la realizzazione dell’ospedale. Uno di quelli che ci mette la faccia, oltre che i fondi, per sostenere questa causa. Ebbene, proprio lui avrebbe potuto spiegare, molto efficacemente, quale impegno economico, e non solo, occorre sostenere se malauguratamente un familiare, per patologie croniche rimane per lungo tempo allettato. Avrebbe potuto efficacemente spiegare, quali e quanti sacrifici e criticità comporta una situazione del genere. A me in famiglia è capitato. Ma io non faccio testo, sarei di parte. Certo chi ne ha la possibilità non si fa certo di questi problemi, il problema come sempre è chi vive in ristrettezze economiche, con difficoltà giornaliere. A queste famiglie servirebbe tanto e ancora di più la medicina territoriale, un ospedale di comunità dove poter accedere, vicino al luogo di residenza, per affrontare almeno i momenti di maggiore criticità vissuti da un familiare ammalato, affidandosi al servizio sanitario pubblico e quindi gratuito. Questo sì che sarebbe un grande esempio di cura dell’anima e del corpo. Uno straordinario esempio, nei fatti, di carità cristiana. Assistenza spirituale e sanitaria insieme.
Ma forse è chiedere troppo a chi si professa un buon cristiano ma in fin dei conti lo è fino ad un certo punto.
E che dire poi di un ex amministratore, sempre pronto ad apparire con il suo profilo migliore davanti ad una telecamera? Magari anche solo per smentire sé stesso e il suo operato. Ma chi se ne frega avrà pensato, l’importante è apparire. Che tristezza, però.
Sì, perché anche a questo abbiamo dovuto assistere in questi giorni: un ex amministratore smemorato, che anni fa aveva commissionato ad una nota società una ricognizione dei beni del Comune, prendendo atto della relazione conclusiva della medesima società che attribuiva al Comune di Montella la titolarità del bene oggetto di discussione oggi. Per la cronaca quella società non venne nemmeno pagata per il lavoro svolto. Lo abbiamo fatto noi, al nostro insediamento in comune, trovando una soluzione transattiva. Sic!
E la storia dell’assalto al convento? Ma davvero qualcuno ha creduto a questa fandonia? Purtroppo, si. Visto che in molti hanno rilanciato sui social la stessa assurdità . Un ospedale nel Complesso Monumentale di San Francesco a Folloni? Ma dai …
L’ospedale di comunità è stato immaginato in un edificio adiacente, senza nessun valore storico e architettonico e senza alcun collegamento con il convenuto. Diciamola almeno questa di verità. Stiamo parlando di un edificio adiacente, non del 1200 ma degli anni ‘60 e ‘70 raggiungibile, secondo le previsioni del progetto senza nemmeno usare il parcheggio esistente o transitando davanti alla chiesa. Diciamola una parola di verità, almeno questo. E se non vi costa tanto, diciamo anche che l’edificio nel quale si vuole realizzare l’ospedale con i suoi 30 posti letto, fu recuperato e adeguato, anche sismicamente, dal Comune di Montella attraverso fondi regionali. E diciamo anche che fu l’unico modo per ottenere quel finanziamento proprio perché solo il comune aveva titolo per chiedere quei fondi. Tutto agli atti del Comune. E magari, ricordiamo a tutti che ancora nel 2019, dovemmo portare in Consiglio Comunale, il mio primo consiglio da sindaco neoeletto, un debito fuori bilancio per quasi 150mila euro, per pagare un progettista, scelto senza alcuna procedura comparativa, da un autorevole esponente della comunità francescana. E vogliamo anche dire che l’ospedale di comunità non contempla il passaggio di ambulanze a tutte le ore del giorno e della notte a sirene spiegate? Ditelo che non è così perché non è previsto alcun pronto soccorso.
E i tecnici incaricati, oppositori di questa amministrazione che si riuniscono per studiare le carte, spieghino ai non tecnici che una qualsiasi struttura, a maggior ragione un ospedale, prima di essere realizzata, necessita di una serie di pareri non superabili. Pareri che per realizzare quest’opera sono stati tutti richiesti ed ottenuti, attraverso apposita conferenza di servizi. Tutti!
A partire dal genio civile, dalla soprintendenza, i vigili del fuoco, Asl, etc.
E smettiamola di dire che questa struttura sanitaria attenta alla sacralità e alla quiete del luogo. Proprio in quell’edificio, nel corso degli anni, ci abbiamo messo di tutto: le scuole professionali, la sede della Comunità Montana, la sede del consultorio, il Club Forza Napoli dove riunirsi per vedere le partite, le squadre di calcio in ritiro, i corsi da sommelier, le tantissime feste di compleanno di giovani e meno giovani, anniversari, pasquette e cenoni danzanti di fine anno. Per carità, vorrei essere chiaro, tutte attività meritorie, ci mancherebbe altro.
Ora, però, spiegatelo a me e a chi in questi giorni vi legge: non si attentava allora alla sacralità del luogo?
Perché solo oggi si invita alla sollevazione popolare? Spiegate anche ai montellesi distratti e ai non montellesi che il chiostro del convento lo avete messo a disposizione della attuale opposizione in Consiglio Comunale, per organizzare comizi elettorali alle ultime elezioni amministrative! Che tristezza rivedere qualche giorno fa, le stesse identiche scene del giugno del 2024, quando a favore di telecamere, mangiando biscotti e bevendo the caldo, si condannava la realizzazione di un’opera strategica sul piano sociale prima ancora che sanitario, per Montella e questa parte di territorio.
E che delusione ascoltare un frate francescano, l’unico presente, dichiarare che il sindaco non lo aveva mai chiamato. Perché non raccontare dei tanti incontri avuti negli ultimi mesi con tecnici e legali dell’Ordine Francescano, nel tentativo - tanto auspicato da Sua Eccellenza Monsignor Cascio - di provare a trovare una soluzione che conciliasse le diverse necessità? Perché non raccontare le tante proposte del Comune finalizzate alla sistemazione di nuovi ambienti all’interno del convento e del conventino per favorire nuove attività da parte della comunità francescana?
(Certamente non è stato possibile concedere spazi all’interno della struttura ospedaliera perché banalmente inconciliabili con le degenze. Così come non è stato possibile prevedere forme di “ristoro” perché la struttura destinata ad ospedale è stata concessa gratuitamente all’Asl).
E perché non dire che ancora la scorsa settimana ci si era visti per concordare come delimitare insieme il cantiere, in modo da non intralciare le ordinarie attività della comunità? Salvo poi farci trovare una catena per impedire l’accesso.
E perché affermare che l’amministrazione comunale ha intenzione di cacciare i francescani? Perché?
Perché non dire invece che grazie all’interessamento del Comune si sono ottenuti finanziamenti per il restauro del campanile e della chiesa?
Fatti e atti che dimostrano che l’amministrazione non solo vuole la presenza dei francescani a Montella ma che ha lavorato affinché la stessa potesse ingrandirsi, continuando ad essere punto di riferimento di fedeli e non solo.
Dispiace constatare, purtroppo, che vi è solo tanta strumentalizzazione politica, tesa unicamente ad impedire la realizzazione di progetti utili ad un territorio delle aree interne come il nostro. Bisogna impedire che il comune realizzi progetti meritevoli, poco importa che a pagarne le conseguenze saranno i cittadini. Si, i cittadini di Montella ma anche di Cassano, Bagnoli, Nusco, Montemarano, Castelfranci, Castevetere, Volturara, etc. etc. etc….
A ben vedere una lunga ed accecata opposizione politica, giunta fino a convincere l’Ordine Francescano a denunciare già il Comune per l’installazione della struttura, nel parcheggio del convento, utilizzata per mesi dall’Asl per eseguire i tamponi nel periodo Covid. Vi ricordate quanto fosse comodo fare il tampone scendendo in macchina a San Francesco? Senza dover raggiungere Sant’Angelo dei Lombardi o Avellino? Io lo ricordo bene, mi capitava di chiamarvi personalmente , intere famiglie che necessitavano di farsi il tampone .
Una lunga e brutta storia che non ha nulla a che vedere con la cura del bene comune. Che mortificazione una ribalta nazionale per queste ragioni. Perché dare questa immagine di Montella , della nostra comunità che si è sempre distinta per la stardinaria solidarietà in tante circostanze.
In molti si chiedono perché poi si è scelto quel luogo e non un altro? Molto semplice, sul territorio comunale non c’era allora e non c’è oggi, una struttura come quella, con quelle caratteristiche è già pronta all’uso. Con spazi già organizzati per l’uso specifico, un immobile già adeguato dal Comune solo qualche anno fa. Un edificio dove già si erano investiti fondi pubblici. Un edificio da attrezzare, anche e soprattutto da un punto di vista impiantistico e renderlo immediatamente operativo.
E perché poi confondere la realizzazione dell’opera con la parte gestionale?
Il Comune resta tale e lontano dalla gestione che spetta all’Asl. Il Comune ha solo concesso in comodato d’uso gratuito all’Asl, una struttura per garantire un servizio sanitario essenziale al territorio. Quest’amministrazione ha pensato di fare una cosa buona per i Montellesi e i residenti nei comuni del circondario.
La questione della proprietà era l’ultima cosa su cui bisognava discutere con la comunità francescana. Comunità francescana che è stata invitata e sollecitata a prendere parte al protocollo con l’Asl. Essere parte integrante del progetto della medicina territoriale. Senza risultato purtroppo.
Forse sbagliando, ma io ho sempre immaginato, sognato, e continuo a farlo, che proprio in quel luogo potessimo tutti insieme fare del bene, assistere chi ne avesse bisogno fisicamente, attraverso l’assistenza sanitaria e, spiritualmente, attraverso l’assistenza della comunità francescana. Tutta la comunità francescana: i frati con il loro Ordine e i fedeli che quella comunità la vivono quotidianamente e che oggi, attraverso questa campagna, sconfessano il loro stesso asserito impegno per il prossimo. ![]()
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La nostra comunità si trova oggi di fronte a un bivio importante riguardo al futuro di uno storico edificio dei Francescani.
Il sindaco ha espresso l’intenzione di trasformarlo in un Ospedale di Comunità, un progetto che mira a rafforzare i servizi sanitari locali e a garantire cure di prossimità ai cittadini. Si tratta di una proposta ambiziosa, sostenuta da fondi pubblici, che potrebbe rispondere alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria.

Dall’altra parte, però, i Francescani si oppongono fermamente a questa ipotesi: secondo una visione puramente spirituale, quell’edificio dovrebbe continuare a essere un luogo di accoglienza per i pellegrini. La loro posizione nasce dalla volontà di tutelare la storia del luogo e di “curare le anime”, preservando la vocazione spirituale e religiosa che ha caratterizzato il sito per secoli. I due conventi dei francescani presenti a Montella sono infatti di straordinaria importanza storica: tra il cinquecento e il settecento erano, dopo Assisi, tra i luoghi che generavano il maggior numero di vocazioni francescane al mondo. Il convento di San Francesco a Folloni ha un chiaro parallelismo con Santa Maria degli Angeli, ovvero la Porziuncola di Assisi, mentre il convento sul monte richiama la Basilica principale di Assisi. Sono motivi ben fondati, per cui tali luoghi non dovrebbero essere “inquinati” da attività diverse da quelle esclusivamente religiose.
“Think Different”: una prospettiva alternativa
E se provassimo a pensare in modo diverso?
La città dispone di altri edifici abbandonati o sottoutilizzati, sia pubblici sia privati, alcuni dei quali situati nel pieno centro urbano, come gli ex edifici scolastici di via Don Minzoni. Proprio qui si potrebbe realizzare un ospedale di prossimità moderno e all’avanguardia, senza interferire con il patrimonio storico e religioso dei Francescani.
I vantaggi di questa scelta innovativa:
● Posizione centrale, facilmente accessibile a tutti i cittadini, soprattutto alle persone più fragili e sofferenti;
● Riutilizzo di strutture esistenti, evitando conflitti con la comunità religiosa;
● Disponibilità di 6 milioni di euro già destinati al finanziamento del progetto;
● Opportunità per i professionisti del settore sanitario: farmacie, medici di base, oculisti, cardiologi, dermatologi, pediatri, ortopedici e fisioterapisti potrebbero affittare o, meglio ancora, acquistare spazi all’interno del nuovo centro, creando un ecosistema sanitario dinamico e contribuendo al capitale economico necessario per la realizzazione dell’opera;
● Strutture innovative: includere nel progetto palestre per la riabilitazione, sale convegni, parcheggi interrati e spazi interni ed esterni dedicati alla prima accoglienza;
● Possibilità di capitalizzare oltre 10 milioni di euro: grazie a strutture moderne e tecnologicamente avanzate, il progetto potrebbe attrarre investimenti privati significativi da parte di professionisti del settore, contribuendo in modo concreto allo sviluppo e alla sostenibilità dell’iniziativa.
Questa visione consentirebbe di preservare l’edificio storico dei Francescani e, allo stesso tempo, introdurre un approccio creativo, sostenibile e funzionale allo sviluppo dei servizi sanitari locali.
Conclusione
Il dibattito attuale mette in evidenza un conflitto tra la tutela della tradizione e le nuove necessità sanitarie del territorio. Tuttavia, adottando un approccio “Think Different”, è possibile individuare soluzioni capaci di conciliare innovazione, utilità sociale e rispetto per la storia e la spiritualità di Montella.
La vera sfida oggi non è scegliere tra due posizioni contrapposte, ma saper guardare oltre il semplice compromesso, immaginando progetti che siano funzionali, sostenibili, economicamente solidi e rispettosi del tessuto urbano e culturale del nostro paese.
Roberto Bosco








