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Cultura & Tradizioni

Le valigie dei sogni e delle speranze di Tullio Barbone

Barbone Tullio 31 Maggio 2026

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 01I versi dialettali che seguono sono tratti dal poemetto " E passa lo millennio" di Tullio Barbone  pubblicato nel 2011. La sezione è quella che aveva per tema l' emigrazione. Si riporta un estratto della presentazione del poemetto curata dal professore Paolo Saggese.

…Con grande umanità, con commozione, con nostalgia, questo nostro Proust della civiltà contadina riporta sino a noi la genuina voce di un popolo senza voce, ci convince, ci conquista, ci aiuta a comprendere chi siamo e perché siamo divenuti quello che siamo, come eravamo e come siamo diventati all’alba del nuovo Millennio. È un libro di grande valore oggi, ma che avrà un valore sempre maggiore negli anni e nei decenni a venire, quando gli uomini di quella civiltà al tramonto saranno completamente scomparsi, ma gli uomini del futuro avranno bisogno di sapere da dove vengono. Il libro di Tullio Barbone è un’arca di Noè di inestinguibile valore per la quale tutti i montellesi, tutti gli irpini, tutti i figli della civiltà contadina del Mediterraneo gli dovrebbero essere grati…( Paolo Saggese)

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 02

................................

Venètte po’ lo iuórno
c’abbàscio a lo stanzióne
parecchi carrecàro
valìgi re cartone.                      

Lassàro tiérri e pecore,
mondàgne abbandonate,
mugliéri, mamme, figli,
e puro ‘nnammoràte.

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 03              

Partiéro pe’ l’America,
lo Bèrgio e l’Argindìna,
la Svizzera, la Frangia,
pe’ nave e litturìna.

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 04                

Portavano li segni
re re malepatènze,
ma re bbalìgi chiéne
re suónni e de speranze.            

Parecchi accomenzàro
appulizzànno vacche,
rormènno po’ la notte
pe’ dind’a re barràcche.           

Iettàvano lo sango
pe’ guaragnà renàri,
sckavànno  fognature,
chiecànno fiérri amari.             

Scrivìano littri chiéne
r’amara nostargìa:
«Chi sa quanno ti véro,
cara moglière mia!»                 

«Caro marito mio,
è brutto a stà londàno,
tu mànnami a chiamà
pe’ l’atto re richiamo.               

Mi porto puro Ninno,
tu no’ l’à’ canusciùto
sapìssi quand’è bello,
non sai quand’è crisciùto!

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 05     

Ngi fu po’ chi accattào
‘na farma 1  e chi ‘no stòro 2

chi arrevendàro quasi
com’a miniere r’oro.                

Ioccàvano li tòllari
pe’ cimma Norristònne,
Trendònne e Filadelfia
e puro a Uascindònne.

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 06         

Quaccùno ne ienghètte
‘no sacco chino chino
spalànno puro neve
pe’ dindo Broccolìno.              

E puro qua ngi fu
‘na grossa nevecàta,
ma chi spalào neve
cavào ‘na frittata.

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 07              


Ma la furtuna fu
chiuttòsto malandrìna
pe’ quiri chi pigliàro
la via re l’Argindìna.                 

Pe mmiézzo a quéra Pampa 3
chi no’ tinìa cunfini
parecchi si mittiéro
a fa’ li campesìni 4

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 08                   

Tinìano vacche e pecore
e terre semmenàte
chi pe’ re cammenà
nge ulìano iornàte.                   

Pe’ dind’a quiri chiani
la vista si pirdìa,
lo sole drà calàva
e drà puro nascìa.                     

E ng’era chi s’aprètte
potée e pizzerìe
e puro chi fatiàva
ngimm’a re ferrovie.                  

Ra Baìa a Sandafé
nisciùno a spasso stìa
bastava tené òglia,
scormàva 5 la fatìa.                    

Però ‘no brutto iuórno
ngi fu ‘na bangarótta
e se ne iétte tutto,
ma tutto a caposótta.              

Pirdiéro beni e sòrdi,
pirdiéro la fatìa
e qua portàro sulo
miseria e picundrìa.               

* * *


La sçiòrta fu maligna
pe’ quiri minatùri
vinnùti a li Birgìsi
pe’ quatto caraùni.                 

Assiéro manifesti
pe’ chi ulìa ‘migrà:
“alloggio e viaggio gratis,
carbone a volontà,

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 09

assegni familiari,
salario giornaliero,
poi premi e ferie estive
”;

no’ li parïa vero!                    

Partiéro prima suli
pe’ Liegi e Sciarleruà,
po’ tutta la famiglia
se la chiamàro drà.

Passào picca tiémbo

e re belle parole

re botta si squagliàro

comm'a la neve a sole.

Scinnìano sótta terra
a rómbesi li rini,
senza veré mai cielo
pigliàti pe’ trappìni.                

La póleve tingìa
re tutto ‘no colore
re màchine, re case,
la luce re lo sole, 

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 10             

re nùole, lo viéndo,
li panni chi vistìano,
l’anima, li pinziéri,
ro pane chi mangiavano.

Già furo furtunati
si non restàro sótta,
ma qua se ne viniéro
pe’ r’ossa tutte rotte;              

pe’ li pirmùni chiusi,
senza nisciùno scambo
se ne so’ gghiuti tutti
già prima re lo tiémbo. 

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 11       

Passàti so’ li tiémbi,
cangiàti so’ l’attùri,
ma pe’ chi cerca pane
so’ stati e so’ delùri.  

Note :

1. Fattoria; termine inglese dialettizzato.

2. Magazzino, negozio; termine inglese dialettizzato.

3. Pampas, termine spagnolo dialettizzato.

4. contadini, termine spagnolo dialettizzato.

5. avanzava, traboccava.

I disegni a matita sono dell’artista Nadia Marano.             

Le Vignette di Michelangelo Chiaradonna

Redazione 20 Maggio 2026

Nuova Vignetta M Chiaradonna

Questa pagina satirica, parte dalle origini,pubblicando secondo me una delle vignette piú belle e significative. Nel lontano 1992 o primavera del '93 se ben ricordo, si prospettavono trivellazioni e la realizzazioni di pozzi per la captazione delle acque da parte dell´ente concessionario a ridosso del „Vallone della Neve".Chi non conosce questo posto?Allora, ricordo, comparsero diversi manifesti che ne denunciavano l´impatto ambientale e quant´altro. Nel leggere io stesso quei manifesti, lunghissimi a volte incomprensibili, imbottiti di riferminti a decrerti, articoli e paragrafi, mi posi la domanda:.„ no vecchiariello non ce capisce nienti" !!

Forse fu quella osservazione che mi portó a prendere carta e matite e a realizzare un „manifesto" comprensibile a tutti.

Ma quel „manifesto", lo realizzai per sopire la mia voglia di disegnare non per un preciso scopo di renderlo pubblico. (a questo poi ci pensó qualcun ´altro)

Qualche giorno dopo, nella ormai storica Bottega di Salvatore Pizza in piazza, punto d´ncontro e scambi di idee della Montella „attiva", eravamo li a contemplare il disegno che avevo realizzato.
Allora presente il compianto Romeo Biancardi, che mi chiese se gli prestavo il disegno.
Senza ma e perché acconsentii.Questo il giovedí.
La domenica mattina seguente, come di consuetudine mi recavo alla messa delle dieci in piazza; una volta salito le scale, noto un folto nugolo di persone, giovani ed anziani che si erano raggruppati davanti al grande portone subito dopo il bar „Scandone".
Ricordo ancora oggi le voci di approvazione e le imprecazioni contro chi progettava lo sventamento del „Vallone della Neve". Una volta fattomi largo, rimasi incredulo!!
Romeo Biancardi, che ricordo con affetto, aveva affisso una fotocopia del disegno proprio sul quel grande portone!!!

Michelangelo Chiaradonna

Ai cittadini di Montella Oggi tutti indignati, ieri tutti smemorati!! Sono anni che eravati stati avvisati; con manifesti, articoli, comizii, disegni e presagi; Oggi la cascata chiu´no botta manco se lo facesse apposta.So chiu´di vent´anni che se ne presagiva quello che oggi si ammira; Lo sconcio Ambientale presso uno dei posti piu´belli dell´Italia meridionale; Mo tutti a cercá il colpevole; fino a Ferragosto, dopo per la tristezza non ce´piu´posto; re la "pelata" ca no botta e le sorgenti quasi asciutte nisciuno chiu´se ne fotte, aspettamo la prossima estate quanno le trote so tutte morte!ù

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Agonia Calore Montella 01

 

I diari del Sindaco 02

 

Malafede 02 CHIARADONNA

 

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Chiaradonna sindaco 2

Montella cercaSindaco large

 

Sagra della Castagna smoll

 

Selfie alla cascata

 

Sorgenti irpine

 

Gli emigranti gioiscono

 

ARMA SEGRETA

 

Auguri 2017

 Mattarellata

 

Rotonda quadrata 4

Verdi di rabbia

 

Verdini e Verdoni

 

Babbo NAtale a Montella medium

 

Cose Serie

 

Rotonde 

Regionali Chiaradonna

 

Campania horror

Questa la dedico al mio Maestro Carlo Ciociola 

Irpinia oil Moneu

 

Varrecchione

 

IM Agricolo

 

Cronache italiane

 

Genitore 1

 

Montella in ronda

 

Saggezza Profeta

 

Albero Natale Irpino

 

Dio non c entra

 

Cervelli in fuga

 

Italia in Svendita 2013-02

 

American Democracy Weychles-02

 

The New Napoleon-02

 

Yes we Can-02

 

Privatizzazione Acqua

 

CELECA

 

Gli Autori di Montella.eu: le Voci che Raccontano la Nostra Comunità

Redazione 30 Aprile 2026

Nel cuore di montella.eu vivono le parole e le storie di alcuni degli autori più amati dal pubblico, narratori capaci di trasformare il quotidiano in memoria e poesia. I lettori li seguono con affetto perché, attraverso stili diversi ma complementari, riescono a raccontare Montella in tutte le sue sfumature: il passato che ritorna, il presente che sorprende, la fantasia che accende l’immaginazione.

Autori seguiti su montella.eu  news 03

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Nino Tiretta, con la sua penna vivace e ironica, porta alla luce episodi, personaggi e ricordi che appartengono alla tradizione montellese, restituendo un mondo fatto di colori, odori e sentimenti autentici.Nino Per gli Amici

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Mario Garofalo incanta per la capacità di intrecciare realtà e riflessione, offrendo racconti che spesso diventano piccoli affreschi di vita vissuta, sempre profondamente legati al territorio.Mario Garofano

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Totoruccio Fierro narratore brillante e originale: le sue storie oscillano tra la memoria storica e la fantasia, regalando al lettore un sorriso ma anche spunti di riflessione.Langolo di Totoruccio Fierro

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Giuseppe Marano si distingue per la sua scrittura diretta e coraggiosa: i suoi articoli affrontano con lucidità i problemi che non funzionano nel paese e denunciano ingiustizie e disattenzioni verso le persone più fragili. Con il suo impegno civile, dà voce a chi spesso non ce l’ha, stimolando riflessione e consapevolezza nella comunità.La Pagina di Giuseppe Marano

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Peppino Volpe, medico di famiglia stimato, contribuisce con articoli dedicati alla prevenzione, al benessere e alla salute. Le sue riflessioni chiare e accessibili aiutano i lettori a comprendere meglio le buone pratiche quotidiane per vivere in modo più sano e consapevole, offrendo un servizio prezioso alla comunità.I Consigli di Peppino Volpe

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Graziano Casalini porta uno sguardo attento e sensibile, capace di cogliere dettagli e atmosfere che arricchiscono il racconto e lo trasformano in un’esperienza immersiva.I Ricordi Di Graziano Casalini

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Angelo Capone, geologo, dedica i suoi contributi alla tutela del territorio e dell’ambiente. Con competenza e passione segue da vicino il Fiume Calore, che nasce proprio a Montella, segnalando con attenzione i problemi legati allo spreco dell’acqua e alla scarsa manutenzione del corso fluviale. I suoi articoli rappresentano un prezioso invito alla responsabilità ambientale e alla salvaguardia delle risorse naturali.ANGELO CAPONE LOGO 03

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Tullio Barbone, accompagna i lettori alla scoperta dei luoghi e delle storie di Montella. Nei suoi scritti non si limita a descrivere monumenti, strade o particolari architettonici, ma riporta alla luce le vicende umane che hanno animato quei luoghi: storie di persone, famiglie e comunità che rendono vivo e autentico il patrimonio storico del paese. " connotando il tutto di una sottile vena poetica".

Montella luogi e staoria di Tullio Barbone 02

Le valigie di sogni e delle speranze

Le valigie di sogni e delle speranze Montella 01

Peppariello Montella 000

Lo puórco pe’ fa’ bene mòre acciso.

Lo Puorco 001 Montella

Il Pianto di Martino Montella 00B

001 C

Lo Spazzino Comunale Montella 001

Zi Nicoletta con ascia 001 001 Le cascate di Montagma di Montella

La Collina degli Asparaci  Montella AV. 01

Le cisterne di Montella 0003

I vicoli di Montella nascosti e dimenticati 02

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Antonio Palatucci, montellese di grande prestigio culturale e umano, rappresenta una figura di riferimento nel mondo della scuola e della cultura. Nato a Montella e residente a Napoli, è stato docente nelle scuole superiori e svolge da anni un’intensa attività giornalistica e pubblicistica. Laureato con il massimo dei voti in Lettere classiche presso l’Università Federico II di Napoli, iscritto da moltissimi anni all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha dato prova di notevole spessore dottrinale, affrontando con rigore e passione tematiche tra le più diverse. Nei suoi saggi e articoli ha saputo indagare autori di epoche, nazionalità e interessi differenti, senza mai dimenticare le sue radici e il profondo legame con Montella. 

Antonio Palatucci 03

Le pubblicazioni di A Palatuccijpg

 Giovanni Palatucci beato

001 Giovanni Palatucci

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Angelo Moscariello - Critico cinematografico, docente universitario e saggista. Autore di numerosi volumi sulla settima arte, tra cui Come si guarda un film, Dizionario del cinema comico americano e L'inconscio sullo schermo - il cinema secondo Jung. Cura l'editoriale di Cabiria Magazine con riflessioni e approfondimenti che ampliano il punto di vista sui film e sulla cinematografia in generale. I suoi scritti sono il punto di partenza per la costruzione di una sana coscienza cinefila. 

Angelo Moscariello 002

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Tutto loro del mondo San Salvatore Montella

Ospedale di Comunita 001

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Articoli di montella.eu

Clara Coppola Miss Italia 01

Il Miracolo del Sacco

Il Sacco di San Francesco 15

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Persone di Montella
Antonio Manzi  Geno Auriemma
Giuseppe Gramaglia   Vinicio De Stefano
Aurelio Fierro   Leonarda Cianciulli
Padre Silvio Stolfi   Guido Gambone
Francesco Scandone   Giovanni Palatucci

A coordinare questo gruppo di autori c’è Vittorio Sica e i suoi collaboratori  Riccardo, Carmine, che non solo curano con dedizione ogni contributo, ma arricchiscono i  testi e racconti con fotografie, immagini d’epoca e grafici, rendendo ogni articolo un percorso narrativo completo, coinvolgente e armonioso. Grazie al loro lavoro editoriale, le storie diventano più fluide, piacevoli da leggere e visivamente accattivanti, conquistando l’interesse dei migliaia di lettori che ogni giorno seguono montella.eu.

Insieme, questi autori formano un mosaico narrativo unico: una finestra aperta su Montella, sulle sue radici, sui suoi sogni e sulla sua inesauribile vitalità.

Peppariéllo: una vita da garzone di Tullio Barbone

Barbone Tullio 30 Aprile 2026

Peppariello Montella 000Seduto su una panchina della villa comunale, Peppariéllo si godeva il sole di giugno con le braccia incrociate al petto e la faccia beatamente soddisfatta. Non avendo nè casa, né famiglia, e godendo solo di una modesta pensione sociale, era stato ospitato nella casa di riposo attigua alla villa grazie ad un sussidio dell'Ente gestore del parco. Da giovane, quando gli avevano parlato di contributi e di pensione, aveva sempre candidamente risposto:

Peppariello Montella 0001 B

- Chéllo, quanno faccio viécchie, me campa 'o Comune! Ricambiava l'ospitalità rendendosi utile a modo suo: nella brutta stagione metteva in ordine le sedie del salone, portava in cucina le cassette di frutta e verdura e la legna per il camino e poi trascorreva le lunghe e grigie giornate nell'inedia e nella noia, allungato a dormire su una panchina del salone col cappello a coprirgli la faccia.

Peppariello Montella 002

La domenica Peppariéllo resuscitava.

Infatti, invecchiando, era diventato tifoso acceso del Napoli, per cui, puntuale, alle tre del pomeriggio, con la radiolina incollata all'orecchio, seguiva "Tutto il calcio minuto per minuto": sobbalzava sulla panchina del salone, batteva pugni sui braccioli, si alzava, faceva il giro della stanza, si sedeva di nuovo, stiracchiava le gambe rattrappite dal nervosismo, sbuffava, bestemmiava e imprecava:

 - Chine 'e corna, muglièreta fa…!

I vecchi non sapevano con chi ce l'avesse e s'affacciavano incuriositi all'uscio del salone.

Ce l'aveva con l'arbitro.

- Chille è 'nu scurnacchiato, à dato 'nu golle ca nun ce steva, chille è 'nu cornutone e 'a muglière fa…! E subito dopo, correndo per la sala come un bambino:

- A'nno atterrato a Giosè Altafini, ànno atterrato a Giosè Altafini! Rigore!

I vecchi riaprivano la porta spaventati.

Peppariello Montella 000 1 D

- Rigore! È rigore!

Ma essi non capivano e richiudevano la porta.

I suoi pomeriggi sportivi finivano però quasi sempre nella delusione.

Nella bella stagione, la mattina di buonora apriva i cancelli esterni del parco e quello del campetto da tennis, bagnava il tappeto di terra rossa, lo appianava passandoci il rullo, apriva il piccolo chiosco, scopava gli aghi di pino caduti sul percorso del campo da minigolf e di tanto in tanto, per conto di qualche signora, cambiava i fiori e l'acqua nel vaso sistemato davanti alla statua del Santo.

Si sedeva infine sulla panchina convinto di aver svolto alla perfezione il suo lavoro giornaliero e di aver ricambiato all'Ente il vitto e l'alloggio che riceveva. Seduto là aspettava che arrivassero i vecchi per raccontare loro per ore le sue avventure di guardiano di pecore.

Peppariello Montella 003

- Chélla, 'a fatica, si era bbòna , 'a facevano 'e cani! — diceva, e subito dopo, quasi a giustificare ai compagni di panchina il suo particolare rapporto con il lavoro, aggiungeva:

- Chéllo, ca dindo nun c'è niendi 'a fa’, è tutto apposto, ci penza 'o ggiardinieri!

E se il giardiniere sul tardi lo chiamava per affidargli qualche incarico, che so, andare alla vicina farmacia, andare alla canonica a chiamare il prete per una confessione, o al negozio per ordinare la bombola del gas, Peppariéllo rispondeva:

- Chéllo, a chest'ora fa càvero, io songo viécchie, nun ce 'a faccio a cammenà!

A dire il vero Peppariéllo, per il lavoro, era vecchio da sempre, da quando era arrivato da un paese dell'area vesuviana agli inizi degli anni cinquanta. Il pastore che per primo lo aveva avuto come garzone, aveva subito detto che Peppariéllo aveva una rotella mancante e malediceva il giorno in cui aveva dato incarico ad un venditore ambulante che veniva dal Napoletano con un carretto e barattava piatti e bicchieri con panni e ferri vecchi, di procurargli un ragazzo da impiegare come garzone per le sue pecore.

Non era arrivato un ragazzo, ma un uomo oltre la ventina che aveva già prestato servizio di leva, al ritorno dal quale aveva trovato la moglie a vivere con un altro uomo.

- Chélla fetènde se meretava d'èsse accisa!

Era stato questo il suo commento all'accaduto, appena si era presentato al suo primo padrone.

- Meglio garzone ca carcerato — aggiungeva a chi voleva sapere perché fosse andato via dal suo paese, e a conclusione di ogni discorso sulla moglie scuoteva la testa e chiosava:

- Chélla fetènde!

Quando il padrone lo vide trasalì: Peppariéllo aveva una barba incolta da animale forastico, due grandi occhi chiari che gli davano un'aria scanzonata, ed un sorriso inespressivo perennemente stampato sul volto. Sotto un mantello militare grigio-verde sbucavano un paio di pantaloni anch'essi militari infilati negli stivali di gomma alti fino alle ginocchia.

Peppariello Montella 001

Non era più un ragazzo, ma dimostrò di saper svolgere solo lavori che non richiedevano particolari abilità, per cui gli fu difficile trovare un padrone definitivo. Per alcuni mesi ne cambiò diversi, finché una sera di settembre il pastore Lupinella vide sull'aia in collina uno sconosciuto che spogliava le pannocchie di granturco e chiese chi fosse. Gli rispose proprio Peppariéllo:

- 'A tiéni 'a paglièra? 'E tiéni 'e ppecore? Io saccio pascere 'e ppecore e durmì rind' a paglièra!

Lupinella lo prese con sé e lo mandò in montagna a pascolare le pecore insieme con un altro garzone che già lavorava per lui. Scendevano a turno in paese a fine settimana per radersi la barba ispida, dormire una notte tra le lenzuola e ricevere la paga settimanale che Peppariéllo consumava nel giro di poche ore tra bar ed osterie.

Venne il tempo della festa del patrono che durava due giorni e il padrone chiese a Peppariéllo se voleva andare alla festa il primo o il secondo giorno e questi scelse di scendere in paese il primo giorno; ma la sera non tornò in montagna per dare il cambio al compagno, e non tornò neanche la sera successiva.

Si era infatti addormentato in un castagneto e quando era stato svegliato dai fuochi d'artificio che chiudevano la festa, invece di salire in montagna era tornato in paese a dormire nella paglièra.

Al padrone che il giorno dopo lo rimproverò rispose:

- Chéllo nun era necessario ca ll'àoto iéva a' festa! Che ghiéva a fa’? Chélla 'a festa è pe’ 'e furastieri!

Lupinella lo cacciò via e a Peppariéllo non dispiacque perché in montagna non voleva stare e non gli fu difficile trovare un altro padrone perché diceva:

- Me basta 'nu piatto 'a matina e uno 'a sera, e pe’ durmì 'na paglièra!

Nella bella e nella brutta stagione usciva col nuovo gregge e con i cani e proprio come un cane correva di qua e di là per raccogliere le pecore che si sparpagliavano; le chiamava con versi da cane e quando esse si sdraiavano all'ombra del pioppeto lungo il fiume, anche lui, come un cane, si assopiva seduto con la schiena poggiata ad un albero ed il cappello calato sul viso. Così rimaneva fino al tardo pomeriggio.

E non c'era per nessuno.

Non sapeva fare altro, o non voleva fare altro. Il nuovo padrone Cerafoglia tentò di fargli preparare la rete per tenervi al sicuro le pecore di notte, ma Peppariéllo non legava bene la rete ai pali e le pecore si allontanavano e qualche volta non tornavano più.

Non aveva voluto mai imparare a mungerle e i maligni dicevano che non aveva voluto farlo altrimenti il padrone gliele avrebbe fatte mungere al posto suo quando pioveva. Sapeva fare solo il cane e, ad intervalli regolari, ora dietro il gregge ora ai lati, gridava parole senza senso:

- Barabà teh! Maromemò! Passillà!

Chiamava le pecore storpiando i nomi di persona:

- Carmenè teh! Rusinè teh ! Teh Carulì teh!

Ma le pecore spesso erano sorde ai suoi richiami e continuavano a seguire le altre e non andavano dove voleva lui. Proprio come pecore.

I suoi richiami facevano il paio con gli abbai dei cani e non era facile distinguere gli uni dagli altri. I belati e gli scampanellii delle pecore completavano la sinfonia che i contadini al lavoro accoglievano con gioia. Una festa rusticana!

Essi infatti appena sentivano da lontano il gregge che risaliva la collina tra urla e schiamazzi, drizzavano la schiena salutando Peppariéllo:

- Pepparié, vieni a bere un bicchiere di vino!

Ed egli non se lo faceva ripetere due volte.

- Pepparié, che bella vita la tua, se durasse!

- Chéllo, 'a fatica, si era bbòna, 'a facevano 'e cani.

E salendo più su:

- Pepparié, vieni a mangiare con noi!

Ed egli si sedeva con loro dimenticandosi delle pecore.

- Chélle 'a sanno 'a via!

Il gregge infatti varcava la sommità della collina e si perdeva nel boschetto del conte Capasso sino a scendere al ruscello dell'Avella per dissetarsi a mezzogiorno.

Faceva il cane da guardia anche quando il padrone, nel podere accanto al pioppeto, d'agosto seminava il trifoglio e l'avena per i pascoli autunnali ed invernali: il padrone tracciava i solchi, la moglie spargeva la semenza, il figlio la copriva e Peppariéllo, sdraiato all'ombra, guardava. Ai passanti che, meravigliati, lo esortavano a dare il cambio al ragazzo, rispondeva:

Peppariello Montella 005

- Chéllo io stongo cca apposta pe’ guardà! Io tèngo ll 'operai!

E rideva aprendo la grande bocca incorniciata dalla barba ispida da istrice e spalancando al cielo i suoi grandi occhi chiari.

Per la verità un operaio ce l'aveva: era un cane neanche troppo grande e cattivo, un bastardello nero che aveva addestrato per bene. Quando qualche pecora si allontanava dal gregge ed egli aveva voglia di rimanere in ozio, faceva un fischio al cane, gli dava certi ordini che capivano solo loro due, e via, il cane partiva a riportare la pecora nel gregge.

- Chéllo a 'stu cane le manca sulo 'a parola! - e gli dava un tozzo di pane secco che aveva apposta conservato nel tascapane.

Una volta dimenticò di essere cane da pastore e lasciò il gregge da solo per andare al bar del paese dove c'era sempre chi gli offriva un caffé e una sigaretta. Venne improvviso un temporale estivo, il fiume si ingrossò, straripò e le pecore rimasero accerchiate dall'acqua. Tornò verso sera e trovò il padrone che, tra bestemmie e imprecazioni, cercava di portare in salvo gli animali; le pecore però non volevano attraversare il fiume diventato torbido e gli agnelli erano trascinati a valle dalla furia dell'acqua.

Peppariéllo vide la faccia truce del padrone e corse nell'acqua alta più delle ginocchia: spinse le pecore a riva, portò in salvo gli agnelli tenendone uno sulle spalle e uno in braccio, entrando e uscendo dall'acqua più volte. Poi, come se nulla fosse successo, si sedette nella baracca davanti al celatiéddro che la figlia del padrone aveva portato, e mangiò.

Mangiò, com'era solito, prima la carne e poi la pasta. A chi gli chiedeva la ragione di questa sua strana abitudine rispondeva con la logica più chiara di questo mondo ridendo e mostrando brandelli di carne tra i denti ingialliti.

- Chéllo, se vène coccherùno  trova sulo 'a pasta, si 'o bbòle s'o mangia e si no s'arrangia!

Ma i cani si sa, a volte vanno in amore, vagano liberi a gruppi e tornano dopo giorni. Peppariéllo non andava in amore, ma si allontanava ugualmente tutte le volte che la sua libertà che pure era tanta, gli sembrava stretta e sentiva il bisogno di ubriacarsene. Non gli bastava berla a sorsi regolari, voleva ubriacarsene!

Una mattina d'agosto il padrone arrivò alla baracca e trovò le pecore da sole. Cercò Peppariéllo al fiume, sulla collina, al bar del paese, ma non lo trovò. La sera stessa in piazza seppe che era stato visto al Santuario. E proprio lì lo trovò il giorno dopo: raccoglieva frasche secche di leccio e di quercia per la cucina dell'osteria allestita temporaneamente per i pellegrini. Ne raccoglieva tante quante bastavano per guadagnarsi un piatto a mezzogiorno e uno a sera. Poi si sdraiava sotto un albero con gli occhi chiari spalancati al cielo a ubriacarsi d'azzurro.

Peppariello Montella 006

I rintocchi della campana si diffondevano nella piana, risalivano le colline e le montagne, arrivavano ai paesi oltre l'orizzonte, fino al paese che Peppariéllo aveva lasciato anni prima.

I rintocchi portavano con loro anche i pensieri di lui: pensava ai tempi della scuola elementare che gli era apparsa subito stretta per cui appena scorgeva la finestra aperta, lanciava fuori la cartella di cartone e poi saltava giù negli orti dal primo piano, seguito da altri compagni. E via su per le colline a cercare asparagi in primavera e a rubare frutti in autunno.

- Chéllo, 'a sckòla nun era pe' mme! Chéllo, io nun sapeva ‘e lettere e i nùmmari e 'o maésto menava schiaffi e càveci.

Quando accadeva di tornarci, le lettere e i numeri erano sempre là e allora volavano altri schiaffi, altri calci e altre cartelle dalla finestra! Sempre così fino a dieci anni quando lasciò la scuola elementare da analfabeta, mentre frequentava ancora la prima elementare e divenne garzone di un pastore.

I suoi pensieri andavano anche alle capre che aveva pascolato per anni fino alle soglie della gioventù, quando Maruzzella, la figlia del pastore cominciò ad aspettarlo la sera, al ritorno dalla collina, in piedi con la schiena appoggiata ad un palo di sostegno della baracca delle capre, con le mani intrecciate al petto e due occhi neri famelici.

- Che bbulìte, Maruzzè? - disse una sera Peppariéllo.

- A te voglio - rispose lei.

Peppariello Montella 007

E se lo prese veramente, prima di Natale quando la neve ricopri di bianco i campi e le capre rimasero a lungo nella baracca mangiando fieno.

Peppariéllo rimase poco tempo con lei perchè partì per il servizio di leva. Sperava di essere congedato presto, ma passarono alcuni mesi prima di tornare definitivamente a casa. Al ritorno seppe che il padrone aveva preso con sé un nuovo guardiano di capre che aveva preso il suo posto anche nel letto accanto alla moglie.

- Chélla fetènde!

Trascorse molti mesi seduto davanti al bar della piazza aspettando che qualche pastore lo chiamasse e fu lì che conobbe il venditore ambulante di piatti e di bicchieri che gli propose di seguirlo per una nuova avventura in un paese di montagna.

- Meglio garzone ca carcerato - disse Peppariéllo, e lo seguì.

Immerso in questi pensieri sotto l'albero sul Santuario, Peppariéllo chiudeva gli occhi appena buio e li riapriva il mattino dopo per raccogliere altre frasche e guadagnare un altro pranzo e un'altra cena.

Niente di più. Libero.

Non fu facile per il padrone riportarlo all'ovile e fargli passare la sbornia di libertà.

Dopo quell'evento, le fughe di Peppariéllo si fecero sempre più frequenti, seguite però sempre da ritorni a lo iazzo. Quando spariva dal gregge lo si poteva trovare dappertutto: vicino ad una fattoria a caricare letame sul trattore, a seguire d'autunno una mandria di mucche in partenza per la Puglia o di ritorno alla montagna a tarda primavera, con una verga in mano come se fosse uno scettro che ritmicamente batteva a terra accompagnandone il rumore con la sua voce per far sentire alle mucche che, sì, lui c'era e che non potevano andare dove volevano. Lo si poteva incontrare, rasato di fresco, anche accanto al triciclo del gelataio per offrire, sorridente, gelati ai bambini, o, quando la paga settimanale era finita, seduto davanti al bar a chiedere agli amici un caffé e una sigaretta.

Quando i bambini lo scorgevano lo seguivano in processione cantilenando i nomignoli che lui aveva dato alle pecore ed egli rispondeva con i suoi larghi sorrisi e gli sguardi dei grandi occhi chiari.

Una delle sue fughe più durature avvenne alla fine di ottobre quando era vicino alla settantina. Era solito tornare al paese d'origine per il giorno dei morti quando al cimitero faceva visita ai suoi genitori e ad un fratello defunti.

Peppariello Montella 008

- Chille, 'e muorte s'ànna rispettà cchiù de' vivi!

Davanti alla tomba dei suoi familiari, da qualche anno, lo assaliva un turbamento che diventava via via inquietudine e poi paura: quella di morire da anonimo in un lontano paese di montagna senza nessuno che pagasse per lui un posticino al cimitero per piantarvi magari solo una croce e scriverci sopra, che so: "Peppariéllo, analfabeta, guardiano di pecore e di capre, senza casa e senza famiglia". Tutto qua!

Sarebbe bastato solo questo per non apparire un abusivo e per non essere cane anche da morto. Quando si allontanava dalla tomba concludeva:

- A 'sto munno, manco 'a morte è gratìsse!

Alloggiava presso una sorella nubile che, questa volta, lo fece rimanere con lei per un periodo più lungo del solito e alla fine lo convinse a non far ritorno al paese di montagna perché, avanti negli anni, non poteva più badare alle pecore sotto l'acqua e sotto la neve, al vento gelido di tramontana e al ponente impetuoso.

Peppariéllo ogni mattina, rasato e pulito, usciva di casa da solo, si recava al bar a bere un caffé da solo, poi da solo si sedeva sul muretto della villa comunale aspettando che qualcuno gli si sedesse accanto.

Nessuno.

Passava le ore senza parlare di nulla, senza rispondere a nessuno. Avrebbe magari anche accettato che qualche gruppetto di ragazzi, passandogli accanto gli avesse gridato:

- Barabà teh, Maromemò, Passillà!

Niente !

Sì, gli mancavano i ragazzi, i nomignoli delle pecore! Non sapeva chi chiamare! Voleva gridare :

- Carmenè teh! Rusinè teh! Teh Carulì teh!

Ma le sillabe gli restavano in gola e poi le ingoiava. Erano bocconi amari.

Meglio l'allegria dei ragazzi che l'acre solitudine e la compassione di qualche passante.

Una mattina tolse per caso il berretto dalla testa e si passò più volte la mano fra i radi e lunghi capelli ingrigiti, chissà, forse per farsi venire un'idea, ma una signora vide il berretto capovolto poggiato sul muretto e vi pose dentro una moneta. Peppariéllo la lasciò cadere sul marciapiedi e si avviò verso la scuola elementare.

- Chésta m'à pigliato pe 'nu pezzènde!

Era l'ora di uscita dei bambini, si confuse tra loro sperando che qualcuno si facesse scappare di bocca, che so, una sillaba, se non proprio un Maromemò, un Passillà, un Barabà teh, che gli avrebbe illuminato il viso e aperto al cielo i suoi grandi occhi chiari.

Niente!

Provò per qualche giorno a ripetersele da solo ad alta voce, ma nessuno gli faceva eco. Tornò a casa da solo.

La mattina dopo all'alba, salutò la sorella, si allontanò dal suo paese, camminò per giorni a piedi e tornò alle pecore. Vi giunse con i piedi sanguinanti e coperti di vesciche. Ma cosa importava? Appena entrò in paese e incontrò le prime persone senti un vociare disordinato, ma allegro come quello di uno stormo di passeri nell'azzurro fresco di una mattina di primavera:

- Passillà! Barabà teh! Maromemò!

E ancora camminando oltre:

- Carmenè teh! Rusinè teh! Teh Carulì teh!

Tutti lo chiamavano, gli davano pacche sulle spalle, lo invitavano al bar.

Peppariello Montella 009 BB

Gli occhi chiari gli si allargarono come un tempo. Di nuovo spalancò la bocca incorniciata di barba sorcigna, per risate che aveva dimenticato da quando era partito. Peppariéllo, che era nato guardiano di capre e aveva vissuto con le pecore e con i cani, era tornato tra la sua... gente.

" Si accasò dal vecchio padrone Cerafoglia che lo accolse benevolmente come aveva sempre fatto dopo ogni sua fuga, ma vi rimase per poco tempo, perché Peppariéllo, avanti negli anni, non era più il cane da pastore di un tempo e non riusciva ad arrampicarsi per balze e fra i cespugli per badare alle pecore. Cerafoglia continuò ad assicurargli un piatto e una paglièra ma cercò un altro garzone.

"Trascorreva le giornate in piazza, ma un giorno in un bar, aspettando che gli offrissero un caffè e una sigaretta ebbe un malore. Fu ricoverato, curato e riportato in paese, ospite della casa di riposo per vecchi.

Pubblicato sul MONTE n°1 anno VI del 2009

Presentazione del libro: “Tradizioni e vita paesana nella prima metà del XX secolo a Montella ovvero Montella di una volta nei ricordi di Nino Tiretta”

Redazione 23 Aprile 2026

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 01Il mio paese d’origine è Montella, quello in cui ho vissuto oltre il trenta per cento della mia esistenza avendo, in questo paese, trascorso l’infanzia, l’adolescenza e tutta la mia giovinezza.

Pur non vivendovi stabilmente, con Montella ho sempre mantenuto integro il mio “cordone ombelicale”; sempre, tutti gli anni, soprattutto in concomitanza delle vacanze estive sono ritornato a Montella, con piacere, con entusiasmo, mantenendo così, integri e vitali, i miei rapporti di cordialità e di amicizia.

Tra i tanti amici montellesi ci fu uno - Carlo Ciociola – che, dopo varie sollecitazioni, mi convinse a “collaborare” alla “sua” rivista “Il Monte” ragion per cui dal 2016 ad oggi, (soprattutto nelle sezioni “Cara Montella”, “Irpinia Magica” e “I paesi dell’anima”),  ho pubblicato “articoli” che si ispirano ai miei ricordi lontani, parlano di come si viveva una volta a Montella, ricordano alcuni momenti essenziali della comunità paesana, parlano di nascite, di battesimi e  di matrimoni, di come si faceva il pane in casa e di come, in assenza della lavatrice, “i panni si lavavano a mano”  e soprattutto ricordano e  citano innumerevoli persone, artigiani, religiosi, amministratori, professionisti nonché decine e decine di famiglie montellesi.

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 02

Gli articoli scritti e pubblicati (ivi compresi alcuni “riproposti” sia su “Montella.eu” e sia sul mio blog “ninotiretta.wordpress.com” ) https://www.amazon.it/Tradizioni-paesana-nella-secolo-Montella/dp/B0GY5RJZS1/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=AY9P97C5QJ8L&dib=eyJ2IjoiMSJ9.lDdCYEc2xkrfMIKGERzytg.4c5VEdRBuBCA5LoEmmGloVV5cC1sqWx1IQ67cPy2_ns&dib_tag=se&keywords=libri+tiretta+giovanni&qid=1776938231&sprefix=libri+tiretta+giovanni%2Caps%2C298&sr=8-1sono circa una cinquantina, sono stati molto apprezzati, tant’è che diversi amici e lettori, in varie circostanze,  mi consigliavano di “ricavarne un libro” per cui, in tal senso, ho seguito il loro suggerimento, ho selezionato e raccolto gli articoli più significativi, li ho revisionati, ne ho riletto il testo, ho aggiunto dettagli e approfondimenti ricavandone -  alla fine -  una “corposa pubblicazione”, di 415 pagine che, nella sua globalità  “ricostruisce” e descrive un circoscritto periodo storico di “vita paesana”, quello degli anni ’45/’50 – ‘70/’80, vale a dire un’epoca conosciuta – perché vissuta – dall’ attuale popolazione anziana di Montella, ma poco nota alle nuove e più giovani generazioni montellesi.

Rispetto alla forma originale i   32 capitoli sono tutti commentati da un consistente e ricco apparato fotografico riferito a quell’epoca lontana; per l’esattezza le foto proposte sono oltre 600 e dunque egregiamente “visualizzano”, “fissano” e “rafforzano” ricordi che altrimenti potrebbero svanire e di conseguenza costituiscono una interessante e preziosa documentazione.

Come si evince dalla titolazione questo mio libro è, in sintesi, la storia di un   “paese”, nell’epoca della prima metà del secolo scorso e si riferisce dunque  ad un periodo caratterizzato da tradizioni, valori e sentimenti dai quali il popolo montellese, me compreso, orgogliosamente, discende; un libro che testimonia il mio amore e il mio legame alla mia  terra d’origine, al mio paese; un libro che, con le sue immagini, i suoi ”racconti e suoi ricordi passati” evidenzia i valori, le virtù, i legami, le tradizioni vale a dire “gli elementi salienti”   di una civiltà lontana, di un territorio, di un paese, di Montella !

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 03

Il libro è pubblicato, con finalità assolutamente non lucrose e con codice ISBN 9798257103360, dalla Casa editrice “Independently Published Amazon” la quale ne ha determinato il prezzo d’acquisto soprattutto in relazione ai costi di stampa che (per il suo formato specifico in A4, per la sua grafica, per  il numero delle pagine, per il tipo di carta, per il colore dell’inchiostro e per la qualità delle numerosissime immagini)  risultano maggiori rispetto ad un normale ed ordinario libro stampato in  generico e  più economico formato di 6X9 pollici a  costi, dunque, alquanto ridotti.

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 04

Il libro “Tradizioni e vita paesana nella prima metà del XX secolo a Montella” in definitiva è un libro di pregio, per determinazione della “Published Amazon” “non proprio economico”, il cui prezzo riflette la sua qualità di stampa, dunque assolutamente non popolare ma senza dubbio alcuno è una pubblicazione “importante”, di  ”fascia alta” e di “pregio” che, per numero di pagine, equivale a due-tre libri tascabili in formato A5. È stampato in carta colore Premium, ha colori ed immagini nitidi nonché una grafica vivace e, soprattutto per i suoi contenuti è “un libro tutto da leggere, da sfogliare” nonché “da regalarsi” e “da regalare” a se stessi, a parenti e amici per circostanze ed eventi importanti e felici, un libro, che - con grande e sincero affetto - dedico anche a Montella e a tutta la sua “gente” – di ieri, di oggi e di sempre.

Lucca, aprile 2026

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Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 06

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 07

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 08

Tradizioni e vita paesana Nino Tiretta 01 B

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