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Opinioni & Lettere

Il Paradiso parallelo di Totoruccio Fierro

Totoruccio Fierro 28 Novembre 2023

Il Paradiso parallelo 01

IL PARADISO PARALLELO   ( Mi scuso per la lunghezza del racconto, ma il fantasioso argomento trattato mi ha preso letteralmente la mano ).   L' altra sera è venuto a trovarmi Arturo, un amico fedele ed affettuoso.
Ci siamo accomodati vicino al camino, dove dalla legna, tra insistenti crepitii e scoppiettii, si alzavano sinuose lingue di fuoco di colore giallastro e rosso scarlatto.
Esse, simulacro di vita, sembravano, con accanita ostinazione, voler convincerci che stavano facendo l'impossibile per sconfiggere il freddo intenso dell' ambiente!
Il Paradiso PARALLELO 02 bInsieme abbiamo frequentato le classi della Scuola Elementare e della Media ed abbiamo trascorsi giorni e momenti felici e spensierati della nostra infanzia e adolescenza.
Dopo l'adempimento dell' obbligo scolastico, le nostre vie si sono divise, senza peraltro farci mai perdere di vista.
Egli, infatti, seguì con profitto l' attività commerciale del padre.
Preferiva, tra l'altro, le letture di carattere filosofico, che, come è noto, aiutano a trovare le risposte alle domande fondamentali dell' umana esistenza, favorendo lo sviluppo del pensiero autonomo, critico e riflessivo.
Il Paradiso Parellelo 03Da giovane, esercitò, poi, anche l'interesse per l'apprendimento di uno strumento musicale a corde : il Maestro, cui l' affidò il padre, viste le sue dita "corce"(sic!), cioè corte, gli consigliò il Bengio (Banjo)!
Nonostante il suo impegno, la sua determinata applicazione, la sua volontà, l' apprendimento si rilevò ben presto un amaro e clamoroso fallimento!
Appese il Bengio al chiodo e si promise che mai nessuno avrebbe pizzicato le sue corde!
A causa di questa sua sfrenata passione, nel Paese gli fu tosto affibbiato il soprannome di "Amico Fritz", mutuandolo dall' omonima Opera del Mascagni!
Ma adesso veniamo a noi...
Appena seduti, mi accorsi che Arturo era agitato, contrito, sofferente, rabbuiato!
Gli chiesi, allora, quale fosse il motivo del suo turbamento ed egli mi confidò che la notte precedente si era girato e rigirato decine di volte nel letto, senza riuscire a prendere sonno!
Non aveva smesso di pensare e riflettere sul destino che sarebbe toccato alla sua anima dopo la sua dipartita!
Aveva sempre vissuto con rettitudine ed onestà, non aveva mai recato nocumento a chicchessia e quindi secondo i dettami e i principi della Religione cattolica.
cristiana, la sua anima era destinata ad andare di filato a far compagnia ai Beati in Paradiso!
Il Paradiso parallelo 04Proseguì, poi, con convinzione filosofica ed escatologica, a formulare congetture ed ipotesi strane, bizzarre e singolari : egli non desiderava assolutamente che la sua anima andasse nel Regno Celeste!Si poneva il problema di come avrebbe trascorse le intere giornate in quel posto, girovagando a piedi nudi sulle nuvole, senza la mia compagnia ( meno male!), senza la presenza di donne, senza discoteche, cinema, bar, ristoranti, senza poter bere birre, vino, senza poter giocare a poker e tressette, senza poter bere latte, in assenza di erbe e pascoli per i bovini, insomma in assenza di tutti quei beni che rendono la vita degna di essere vissuta!Cinicamente, era più che convinto che il Paradiso così strutturato, più che un premio, un' adeguata ricompensa riservati a coloro che avevano condotto una esistenza da "giusti", costituiva, invece, per lui una smaccata pena, una punizione, un castigo esemplare!Allora, perplesso, gli chiesi dove volesse che la sua anima trovasse posto!

Il Paradiso Parellelo 05 bSostenne, continuando, che non desiderava neppure che la sua anima fosse collocata nel Purgatorio, tra " color che son sospesi ", dove non si è nè carne e nè pesce e dove poteva essere messo in una delle sette Cornici, lì previste, perchè lui non era un...quadro!Meno che mai, ovviamente, voleva che essa fosse scaraventata nel Regno degli Inferi, dove una moltitudine di Diavoli assatanati ti picchiano da orbi tutti i giorni con pesanti randellate, mazzate, legnate, dove rischi di essere immerso eternamente nel fango, nel ghiaccio, nello sterco e dove ti aspetta con impazienza Lucifero, orrida e pelosa creatura con tre facce, tre bocche e tre paia d'ali...!E, allora?Seguitemi nella narrazione...

Il Paradiso Parellelo 06  bIl volto di Arturo diventò di botto serio, autorevole e sorridente.Con sussiego e sicumera, mi confidò che era certo, più che convinto, che esisteva un Paradiso Parallelo, che smaterializzato, era in perfetta prosecuzione, senza soluzione di continuità, con quello Terreno e che il Divino Poeta non aveva volutamente nè descritto e nè reso noto, perchè era destinato ai Santi, ai grandi personaggi della storia che si erano contraddistinti nei vari rami della Scienza, i Capitani d'industria, i magnati, i Paperon dei Paperoni, che avevano sempre fatto opere di bene, aiutato i deboli ; gli eroi, i martiri della fede ; insomma tutti i più che buoni avevano trovato posto in questo Quarto Regno!Quando gli feci notare che l'accesso in quel luogo sarebbe risultato molto difficile, impossibile per lui, mi confidò con fare omertoso ed in modo sommesso che si era raccomandato al Santo Padre Pio, che aveva conosciuto di persona all' Ospedale San Giovanni Rotondo, quando dovette operarsi di appendicite!

In questo luogo, secondo la legge del contrappasso dantesco, avrebbe beneficiato di premi ed elargizioni, come ricompense per le afflizioni patite sulla Terra!Per la qual cosa, poteva giocare sempre a carte, vincere sempre a poker, tressette, burraco, al Totocalcio, al Superenalotto, alla Il Paradiso parallelo 08Lotterà Italia di Capodanno ;  avrebbe bevuto, a gratis, cassette di birra Cerveza, vini dei migliori vitigni italiani, farsi il bagno nel latte, alleviato le pene d'amore sofferte in compagnia delle dive del cinema, ecc, ecc...
Ed, infine, avrebbe finalmente suonato con maestria e perizia il Bengio, con assoli entusiasmanti, commoventi e strappaapplausi nell' Orchestra Celestiale, diretta dai più grandi compositori, eseguendo l'intermezzo de "L' Amico Fritz" di Pietro Mascagni!

Sciarpigno, una storia vera di Totoruccio Fierro

Totoruccio Fierro 27 Novembre 2023

Sciarpigno 07Sciarpigno di Totoruccio Fierro     Racconto la storia di questo personaggio, vissuto realmente negli anni venti del secolo scorso, perchè ritengo, senza alcuna presunzione e supponenza, che essa, velata com'è dalla mia solita, bonaria, sottile e distaccata ironia, merita di essere letta.
L'origine del suo 'stranginomo' è del tutto ignota.
Potrebbe, forse, derivare dalla parola inglese "sharp", che significa aguzzo, tagliente, pronto nelle risposte! 
Ma quanti Montellesi all'epoca conoscevano la lingua anglosassone?
Pochi, pochissimi, per la qual cosa è più probabile che, come tutti gli "stranginomi" che in quel tempo si affibbiavano alla quasi totalità delle persone e alle famiglie di provenienza, essi avevano scaturigine da situazioni, fatti, cose, aspetti fisici, abitudini, comportamenti e quant'altro!
Era basso e segaligno e il suo viso rassomigliava a quello di una civetta :
naso adunco, occhi piccoli e acuti, sguardo sinistro e mefistofelico, faccia attenta, sospettosa e sempre imbrattata e sporca di terra!
Sciarpigno 05Sulla testa portava un cappello a larghe falde, unto e bisunto per il prolungato uso.
I movimenti del suo corpo, coperto da un vestito tutto rattoppato, erano contraddistinti da scatti convulsi, improvvisi che ricordavano, appunto, quelli dell'uccello notturno!
Che mestiere poteva esercitare un tale personaggio, se non quello di Custode del Cimitero comunale?
Di fatto, lavorò per tutta la sua misera vita tra croci, lapidi, bare, cappelle, tombe del Camposanto.
Il suo impegno, la sua solerzia, il suo attaccamento al lavoro erano talmente sentiti e partecipati che, non solo trovava del tutto normale e naturale mangiare e bere il vino seduto tra i morti, ma addirittura dormire tranquillamente in loro compagnia in un lettuccio, in uno dei due vani posti all' entrata del Cimitero!
Insomma, era riuscito a stabile una osmosi, una tacita convivenza con chi non c'era più, da sentirsi parte integrata e completa del luogo, sperando in tal modo che, vivendo abitualmente tra i morti, la lama lucida e tagliente della nera, beffarda ed impietosa
"SIGNORA" l'avrebbe risparmiato!
Sciarpigno 06Quando si andava a far visita ai cari defunti, Sciarpigno godeva e si divertiva a renderla più sofferta, scabrosa e problematica, soprattutto se fatta durante il tardo pomeriggio o nelle ore notturne.
Infatti, mentre si percorrevano i vialetti, non era del tutto improbabile vederlo spuntare di soppiatto e all'improvviso dai posti più impensati :
si appostava dietro una lapide, dietro un cipresso, un cespuglio, una colonna e usciva con uno scatto rumoroso; altre volte emergeva all' infuori da una fossa con un guizzo tale che ricordava quello del pupazzo Pulcinella che veniva catapultato all'insù dalla molla compressa in una scatola giocattolo chiusa! Altre volte ti seguiva in modo silenzioso, toccandoti lievemente sulla spalla...
In buona sostanza perseguiva una vera e cinica strategia del terrore! Per tutto questo,
il povero visitatore doveva mettere in conto non solo la paura derivante da possibili "fantasmi" che potevano più o meno aleggiare in quel luogo, ma anche di quella che veniva scatenata dalle diaboliche apparizioni di mister "Sharp"!
Quando poi saliva al Paese, si assisteva a scene di comico e folkloristico sommovimento : i ragazzi si davano a un disperato fuggi - fuggi generale ; le donne si segnavano con la croce ;
gli uomini si lanciavano ad abbracciare il ferro dei lampioni stradali o, più ancora ad affondare le mani nelle tasche dei pantaloni al fine di perturbare gli incolpevoli e dormienti
" satellitini " di...Giove!
A volte, lo si vedeva maneggiare con nonchalance le ossa dei morti come se fossero rametti d'albero e quando arrivava il 2 Novembre, diventava d'incanto disponibile e cortese verso tutti i visitatori che non gli facevano mancare il loro riconoscimento.
Purtroppo, anche lui non potè sfuggire al roteare del falcione implacabile della nera Signora!
Certo è che, passare dal mondo dei vivi a quello dei morti, dopo tanti anni passati in loro compagnia, sicuramente non rappresentò per lui nè un fatto doloroso, nè drammatico!

Totoruccio Fierro

 

Castaneide (Vie a sovranità limitata) di Giuseppe Marano

Giuseppe Marano 19 Novembre 2023

Castaneide 07Castaneide ( Vie a sovranità limitata) 1^ PARTE di Giuseppe Marano   Caro Vittorio dall’antica radice sorevese, mi ricordi i vecchi tempi…tuo zio Nìno, un mito di Sorbo che faceva “cunti” strepitosi, noi uaglionàstri restavamo strabiliati. Mo’ m’è venuta in mente una parola (meglio direi: “m’è sckoccàta ‘ngapo”): la CASTANEIDE che può servire anche ad onorare almeno nel titolo la nostra tradizione: quanti poemi classici abbiamo con quella finale EIDE, chiamata dagli specialisti suffìsso (che, la verità, pare ‘na male parola): ENEIDE, TEBAIDE, ACHILLEIDE ecc. (…sfoggio de che? prendo solo il titolo da Gùgol) questa suggestione di suffisso vedo che trova fortuna epico-cavalleresca anche sui giornali per recenti clamori. E Montella da parte sua, nel suo grande- piccolo non poteva mancare d’ispirarmi questo nome classico: “Castaneide”.
Per non ammosciarti vengo subito alla storiella (che pubblichi o no, fa niente, basta che ci dai una scorsa… se ci trovi qualche eco antica). Già t’ho detto e sai, che scrivere pe me è diventata ‘na mazzata ‘nfrònte, mi conforto solo di essere in ottima compagnia: nientemeno con Socrate e Platone che “odiavano” la scrittura (ma a chiacchiere, almeno per Platone, che ha scritto tutto quel ben di Dio!).
Resto dell’idea, (considerata fasulla) che la poesia vera quella “immortale” sublime che può attingersi solo un attimo con l’estasi, è quella “non nata”, che resta dentro, che non vuole contaminarsi esprimendosi “cadendo nel tempo”. L’inespresso è il tutto e il nulla adimensionale estraneo alle categorie spaziotemporali, perciò nulla eterno, Foscolo mica era ‘no fessa!....[Vittò, accussì facìmo contenti a tutti, puro a li sfessati com’a mmé, ca non sanno scrìve na poesia! Re facimo sènte no Dante! Cchè dico! N’Omèro!].
La vicchiaia ‘na brutta bbestia! Orazio la chiamava “morosa”, altro che amorosa! Da quando son diventato misantropo, esco col caniello, vedi la contraddizione della vita: da piccolo ho avuto la meglio educazione (!): alla caccia, a sparare lo sperciasiepi, (pittirùsso)…un piccolo batuffolo vivo che cercava intirizzito riparo in un sepàle di spine… sotto la bbòtta rintronante, ne restava una penna al vento…
Castaneide 05Una mattina di questi tempi passeggiando per la via nova carrozzabile attraversante castagneti, una voce marpiona da sopra: “Prafessòòò…co’ la scusa re lo caniello ti fai la sacca nòva”- (la A al posto della E, sottolineava un tono canzonatorio squacchiùso tipicamente nostrano. Vedete quanto è nobile il nostro dialetto! C’ha pure il cambiamento di vocale delle lingue classiche che gli scienziati d’un tempo chiamavano con una male paròla: “apofonia”!).
Un occhio perciante di sguìncio m’aveva colto nel prendere qualche castagna da mezzo la strada. Rispondo “ra copp’ ‘a màno” (come suonano “Avallìno” (ad Avellino)): “Guarda io non me ne mangio, le schifo le castagne mi fanno male allo stòmmaco, c’hanno dentro un àcido malefico, quello tànnico”. Uno sghignazzo in risposta: “Embè ti fanno male e te re ppìgli!”. “Ma no’ re ppìglio pe’ mmé, re rregàlo!”. “A’zz! No bbello reàlo fai se fanno male! Prafessò…ma tu cché ddìci, vuò sfòtte stammatina!”.

castaneide 03Calmo rispondo: “Non hai capito! No tutti tengono lo stòmmaco dilicato com’a mmé! Le do a chi lo tène re fierro”. “Aggio capito tu vuo’ sfòtte, tanto che ci tieni mo te ne reàlo na busta, cussì la finisci e bbòglio cche stai bbuono” (il sottinteso era: “Così ti levi dalle… scatole…”. Mentre allungava la mano co’ la busta, che per lui non era di castagne ma di marènghe r’oro, mi travolse dal di dentro una folata di proverbi e parole sorevesi; mi rimbombavano in particolare quelle di un mio amico dalla intelligenza mercuriale: “Attento! Non c’è niente di più costoso del gratuito!” e poi mi riecheggiarono pure due detti dei Grandi Vecchi, i miei Maestri di Sorbo: “Attiénto, ca quisso è de casàta vintòtto, ti rài quatto pe’ ti fotte otto”, traduco per me: “Sta attento! Che questo è di Casata Ventotto, ti “regala” quattro per fregarti otto”, e ancora “tra parienti e canuscienti non s’accatta né si vénne né si pìgliano reàli!”.  

II^ e ultima parte

Pensai un attimo che prendendo quella busta gli firmavo una cambiale in bianco e mi procuravo una zecca malefica penetrante perciante sempre più a fondo, in parole tutt’altro che povere: non me lo sarei levato più dai lucidi globi oculari! Insomma la morale di quei distillati di saggezza (e poesia) era che: Il regalo gratuito è quello che fa Ulisse, più “fetente” di me,: un cavalluccio di Troia. Gli dissi ispirato da tanta saggezza: “Grazie caro, mi basta la “sacca nova” che mi son fatto stamattina”, avrei voluto aggiungere “alla faccia tua”, ma lasciai perdere perché mi trovavo “sguarnito” dell’… “uòsso re prisutto”. Dalla faccia ci restò sotto la bbotta. Aggiunse in tono asseverativo: “Però ra professore questo ro capisci, se no che professore sì: re castagne, puro ca careno mmiezz’a la via nòva, careno ra l’alberi mia ca curo pe’ tutto l’anno, annetto, poto, tutta sta fatica tu no la capisci, e allora puro re castagne ca careno mmiezzo a la via nòva, pé mmé so’ sempe re mmìa!”.

Giuseppe Marano logo 18“Senti” mi permisi di aggiungere: “Ma non vedi che macello ne fanno le macchine che passano, ce n’è almeno no quintale di schiattate, la via è tutta jànca”. Mentre si ritirava lo sentii mormorare: “Meglio ca se re mmàngiano re rròte ca te re ffùtti tu!” (= “meglio che se le mangiano le ruote che te le mangi tu”), gli volevo rispondere, ma lasciai perdere perché notai, pur tra il fogliame, i suoi occhi strabuzzati (i sorevesi di una volta,… tuo zio, avrebbero detto “sbirolati”) e tra l’altro mi trovavo “sguarnito”.
Non ti nascondo che quando esco col caniello per la via nova sotto i castagneti ci passo con un fastidio addosso, come se passassi per una via pubblica a sovranità limitata.
Te ne dico un’altra e poi basta. Una mattina anzi ancora notte, la via delle 6 per evitare che il mio caniello forèsteco s’afferri con altri (a quell’ora non c’è il passeggio canino, se la prendono più còmoda), una mattina, sempre r’ottòmpre (quant’è bello più dell’alliffato “ottobre”!), vidi un’ombra che si avvicinava a noi sempre pe’ la via nòva sotto il castagneto, non l’affiurài bene, ma era un tipo tròcene tracagnòtto: “Mannàggia…non ne ho trovato una bbòna! Tutte cecàte e mi devo cecà pure pe vedé se so’ bone!”. “E che mi vuò trovà” dissi “ho visto poco fa uno co’ na bborsa chiéna, mica è fféssa quiro ca si piglia re cecàte! Quere re llàssa a l’àti”. Volevo aggiungere: “A li féssa”, ma al solito mi trattenni…t’ho detto perché e un po’ …. per autoprotettiva pusillanimità. Che vuò fa Vittorio, uno co’ l’amici si deve confessà! Lo sentìi jastomà tutto ngroggnàto.
La notte dopo non potevo dormire, m’alzai un’ora prima co’ la scusa che il cane aveva impellènte bisogno di uscìre. C’erano sciabolate di luce sulla strada del castagneto, affiurài un’ombra tracagnotta, cercava castagne co’ la pila! Prima che mi vedesse mi girai. Ma ad esser sincero …me lo sentivo scendere che l’avrei trovato a ispezionar castagne.
Prima ti ho detto che ho evitato di attaccar briga perché no tenevo co me l’ “uòsso re prisutto”, e mo’ ti racconto un fatto capitatomi quando lo tenevo. Un sàcco d’anni fa quando lavoravo a Baggnùlo, tornavo a casa per la via del Lacinolo che allora era un signor corso d’acqua affluente del Calore, tanto che venivano a tuffarsi d’estate pure i ggiòvani montellesi.
Quando arrivai all’altezza di un ponte, notai in mezzo alla strada delle noci, scesi a raccoglierle, d’un tratto sentii una sorta di rùglio: “Làssare stà ca sò re mmìa, La pianta è la mia!”. Là per là rimasi frìddo ma subito ci stetti al gioco e sorridendo dissi al soggetto non identificato, spiccando provocatoriamente italiano: “Ma le noci sono cadute sulla via, la via è pubblica, quindi sono di chi se le prende, sono una …“res nullìus”.
Non l’avessi mai detto! Si diresse contro di me minacciùso: “Tu a chi vuò sfòtte co’ ste parole strèoze! Parla cristiàno!”. Caro Vittorio, tenéva mmano ‘no uaccìddro, ‘no ‘mbastone norecùso che fingeva usare come appoggio, ma ad un tràtto lo puntò contro di me avvicinandosi con occhio forése. Non potevo ingaggiare una lotta ad armi pari, era ‘no giancalèssio, un marcantonio, e io ggià sott’a la sissantìna! Allora mi salvò il… “classico” (poi mi dicono che i classici non servono a niente!) mi ricordai di Ulisse quando ubriacò Polifèmo con un vino ‘nchiummùso come quello di Puglia (quello che ‘mbriacava nelle nostre cantine fino a sessant’anni fà), Ulisse intelligente, di fronte a quel mostro di Polifemo, si rese conto di essere … ’na pòddrola…lo poteva schiattare sott’ a lo père come una marùca ed allora ricorse a quel vino per …addobbiarlo e …cecàrlo.
Tenevo in macchina “lo focòne” (che era la mia boccia di vino!) …qualche ggiorno prima, ero andato lì vicino a Cuòzzoli ad aspettare il passo degli stòrni [ bastàrdo tra bastàrdi! diceva lo bbòsso: “similis cum simili facillime congregatur” volgarmente tradòtto: “camminando con lo zòppo impari a zoppicàre” (ci sarà il corrispondente geniale in monteddrese ma scusate non lo conosco)]…dicevo “lo focòne”… fammi ricordare una immagine di esplosiva potenza lucreziana, spiccata come fiore dalla bocca di un cacciatore ossessionato: “Pinù, quanno arriva la néola re sturni, ar’ aspettà quanno s’arraòglia, e là ara sparà, ne careno a grananèta neora”, traduco per me stesso: “Pinù, quando arriva la nuvola di storni, devi aspettare quanto si avvoltola e si ispessisce, e lì devi sparare…ne cadranno a gradinata nera”,…corsi alla macchina, e prima che lo màstro mi raggiungesse, pigliai “lo focone”, e glielo puntai ‘nfacci, in quel momento ricordai l’espressione venatoria sorevése: “li mittiétti ro ffuòco nfacci!”…caro Vittorio…non ti rico…li carètte lo mbastòne norecùso ra mano e cominciao a scappà…Notai che ad un certo punto cominciò a còrre a cosce lasche…evidentemente “lo focone” aveva avuto, pardon, un immediato effetto lassativo! Ovviamente l’automatico era scàrrico, ma in quel momento mi ricordai il detto sorevese: “Lo fucile puro a canna vacanda face paura a cinquanta”.
Gli stòrni… ci trascorrevano elettrizzando l’aria d’un brivido di vitalità che noi fetenti spegnevamo a schoppettàte!
Non perderti un bellissimo scritto di Calvino: Gli storni che colpisce scolpisce con precisione fantastica.
Concludendo ti confesso che sto a Montella quasi da che son nato (non ti dico gli anni perché odio eventuali farisaici auguri) ma il montellese non l’ho capito per mia incapacità e per merito suo: del suo inviolabile spessore ed impenetrabile ricchezza. Ricordo qualche riflessione di Mario Soldati nel suo Viaggio da Roma però non era riferita al montellese ma in genere al…“degasperiano irpinese”, mò se non ricordo bene il titolo del libro, non accìro nisciuno da “zucaggnòstro” qual sono (=“succhiainchiostro”, “chi scrive”), e chi ci va a Sorbo in quel monnezzale di libri per leggere il titolo esatto?! Manco morto! A proposito di libri, attenzione Vittorio a chi li dai in prèstito! Ci sono molti bibliofili bibliomani “cleptobibli” mimetizzati (scusa il mio neologismo), che te lo cercano per non restituirtelo più! L’ hanno perso o ce l’hanno arrobbàto. Così ti diranno! Una persona di intelligenza rara mi mise sull’avviso. E…(vedi la “sorte beffarda” pirandelliana!) capitò che proprio dal suo studio una lesta e lieve manina sgraffignò un magnifico mio libro dell’800 su Santo Rocco. Dovrò dedicarci una… “Sanroccheide”! Comunque chi l’ha “preso” stia tranquillo, che c’è stata precisa denunzia, chiamiamola…razzo a ricerca di calore. Non si sa mmài! Dicevo che forse del libro di Mario Soldati ho scordato il titolo preciso, e che fa? No zucaggnòstro che male pote fa? Basta che chi opera lo stòmmaco non si scorda dentro il bìsturi! Ciao Vittò.

Bassa e la Sagra del Pesce di Graziano Casalini

Graziano Casalini 26 Novembre 2023

SAGRA DEL PESCE DI BASSA 001Bassa e la Sagra del Pesce  - Caro Vittorio e cari amici della Redazione Montella.eu  Le Sagre sono diventate una consuetudine, in quasi tutti i paesi che dispongono di specialità enogastronimiche, naturali, contadine e artigianali. Vorrei raccontare per i visitatori del sito come nel mio paese di nascita si svolge ogni anno una sagra, tipo la vostra della Castagna IGP: " LA SAGRA DEL PESCE DI BASSA", che è arrivata al 50° anniversario dalla prima edizione. Per festeggiare la ricorrenza gli organizzatori pubblicheranno una raccolta di fotografie, varie notizie, ricordi e interviste a tutti coloro che nel lunghissimo periodo hanno partecipato e collaborato al successo di questo importante evento.
Mi sono proposto per scrivere una breve introduzione alla suddetta pubblicazione, con alcuni miei vecchi ricordi, che mi piacerebbe far conoscere anche a chi a Montella puntualmente ogni anno si impegna alla realizzazione della vostra Sagra.
Sagra del pesce PanoramaIn una piccola comunità di mille abitanti, sulla riva destra dell'Arno a metà strada fra Firenze e Pisa, nel comune di Cerreto Guidi, ogni anno nei mesi estivi, da circa cinquanta anni si organizza la Sagra del Pesce. E com'è nato questo importante evento, proprio a Bassa che dista più di cinquanta chilometri dal mare? Un evento che ogni anno riscuote un grande successo fra gli amanti e tutti coloro dei paesi vicini, ma anche dei paesi più lontani, che sono abitualmente frequentatori, delle sagre e feste dedicate alle varie tipologie e specialità culinarie locali.
Io, Graziano Casalini, nato a Bassa, purtroppo nell'ormai lontano 1942, vorrei dare un mio modesto contributo scritto di vecchi ricordi su come ebbe inizio in paese l'attività della pesca, da cui poi originò l'idea di dare vita ad una sagra a tema. I miei ricordi, in particolare, per far sapere il perché per cui oggi Bassa si può ritenere un importante centro, anche se distante dal mare, dove è fiorente una discreta attività di importazione, commercializzazione e trasformazione del pesce.
Alcune delle seconde e terze generazioni, sicuramente non sapranno tutto quello che sto per scrivere, quale introduzione a questa che è o sarà una pubblicazione prevalentemente fotografica dedicata alla Sagra del Pesce.
Secondo quanto io ricordo, tutto ha avuto inizio negli anni cinquanta o nell'immediato dopoguerra.
L'economia in prevalenza povera degli abitanti di Bassa era quasi esclusivamente basata sull'agricoltura, i contadini salvo poche eccezioni conducevano i poderi a mezzadria, allevavano quasi tutti una mucca da latte e tanti animali da cortile, c'erano poi gli operai che lavoravano nelle varie fabbriche dei paesi vicini e poi quelli che stavano un po' meglio, i bottegai, alcuni artigiani, i barrocciai che facevano i vari trasporti, i calzolai impegnati nei calzaturifici di Fucecchio, ma anche nella lavorazione delle scarpe, allora rigorosamente in cuoio e pelle che si riparavano più e più volte prima di buttarle, e poi chi agricoltore lavorava terreni di proprietà, le famiglie benestanti si potevano contare sulle dita di una mano, complici di questa situazione economica anche gli effetti della guerra da poco passata.
Le famiglie numerose, erano quelle che stavano peggio e alcune di queste per sfamare i numerosi figli, intensificarono o iniziarono, quello che meglio sapevano e potevano fare, andare, tempo permettendo tutti i giorni a pescare in Arno, così almeno avevano che dare da mangiare ai propri figli. Però oltre al cibo, i capi famiglia dovevano anche soddisfare le altre esigenze di cui i figli crescendo avevano sempre più bisogno.
Sagra BarcaUsavano un cosiddetto barchetto,( piccola barca in legno simile ad una gondola veneziana ), spinto a forza di braccia con una lunga pertica di legno, sul basso fondale del fiume, reti, bilance, nasse, bertuelli, raramente canne da pesca. Il fiume non era inquinato com'è ora ed era ricco di pesce, la pesca quasi sempre abbondante, permise alle due più importanti famiglie, i Sani e i Manzi di far intraprendere ai figli, più grandi una piccola attività di vendita ambulante da fare prevalentemente nelle campagne e nei paesi dell'interno un po' distanti dall'Arno. Questi ragazzi, ancora adolescenti, usando una bicicletta con doppio portapacchi su cui avevano fissato dei bidoncini metallici tagliati a metà, portavano nei dintorni e un po' ovunque, pesce d'acqua dolce pescato in nottata a volte ancora vivo, facendo buoni affari, contribuendo in questo modo, per così dire, al loro primo benessere economico.
Col passare del tempo, purtroppo ogni tipo di attività, per più ragioni si deve adeguare, per il progresso e per tanti altri numerosi motivi che ora non sto qui a descrivere. Uno di questi motivi fu per chi viveva di quella risorsa: un grande inquinamento che si verificò irreversibilmente nell'Arno, con una massiccia moria di pesci e la decimazione di tutte le specie ittiche precedentemente esistenti.
A quel punto non solo i pescatori della domenica, ma anche le due famiglie, che fino ad allora avevano basato sulla pesca il loro lavoro principale dovevano sospendere la cattura del pesce di acqua dolce, perché quel poco rimasto non era più sicuro per l'alimentazione umana. Come riconvertirono le loro conoscenze ittiche, le due famiglie che fino ad allora avevano vissuto solo con i proventi derivanti dalla vendita del pesce pescato in Arno?
Potevano farlo solo cercando il modo più giusto di inserirsi nel commercio del pesce di mare, che allora veniva in particolar modo pescato da una importante flotta di pescherecci viareggini. Viareggio non ero vicino e come fare per arrivarci la mattina quando rientravano i pescherecci, prendere il pesce più adatto alla vendita nelle nostre zone e rientrare a Bassa per organizzare la vendita?
SAGRA DEL PESCE DI BASSA MotociclettaLa famiglia Sani con a capo Ilio, con i figli più grandi acquistarono una moto BSA, mi pare fosse questa la marca, vi applicarono una specie di sidecar adattandolo con un cassone rettangolare, sul quale potevano trasportare in tre quattro damigiane a bocca larga, vari tipi di pesce fresco e vivo di mare. Con alcuni viaggi settimanali, in breve tempo uguagliarono e superarono le vendite di quello che prima pescavano in Arno.
Altri figli grandi delle due famiglie, acquistarono dei furgoni attrezzati per vendere il pesce come ambulanti nei vari mercati cittadini, di zona, rionali e in giro per le campagne. L'assortimento del pesce di mare era molto più grande di quello di acqua dolce, e l'attività di commercializzazione e vendita aumentava di anno in anno, permettendo alle due famiglie di aprire sedi adeguate con celle frigorifere, impianti per il confezionamento e di avvalersi anche della collaborazione di diversi venditori esterni. Praticamente diventarono due ditte di vendita del pesce all'ingrosso.
Sagra del pesce Iliopesca 02Successivamente divenne necessario importare dall'estero alcune specie ittiche richieste e difficilmente reperibili sul mercato nazionale. Gli impianti di conservazione, trasformazione e confezionamento diventarono abbastanza grandi importanti, per questo ancora esistenti, col nome e marchio "ILIOPESCA" in onore del vecchio Ilio, capostipite dei SANI. Vennero aperti, con successo, a Firenze e in altre città vari punti vendita sempre "ILIOPESCA". Infine ad un lungimirante bassese, di cui non conosco il nome, visitando un paese della riviera ligure, venne la bella idea, poi condivisa con altri compaesani, di dar vita ad una sagra da organizzare ogni anno in estate nell'ex campo sportivo e di tamburello, accanto alla scuola elementare. E così cinquanta anni fa ebbe inizio l'avventura bassese.
La Sagra oggi, è diventata una grande realtà per il piccolo paese di Bassa, ogni anno, in estate, richiama nelle sere calde dei fine settimana moltissimi visitatori, vorrei dire alcune migliaia, sicuro di non sbagliarmi, quelli che dicono "Stasera in do si va? e si va a Bassa a mangia' i pesce ".
SAGRA DEL PESCE DI BASSA 003Il successo, da sempre crescente è principalmente dovuto alle buone qualità del pesce fresco e specialità locali, preparate con maestria da valenti improvvisati cuochi e dall'impegno con cui molti paesani e organizzatori mettono alla realizzazione di questo bellissimo evento.
UN GRANDE SUCCESSO LA SAGRA DEL PESCE DI BASSA
A questo punto i miei ricordi diventano molto lacunosi, rischierei di scrivere qualcosa di cui non sono certo e quindi forse di non vero, per questo chiudo il racconto di quelli che furono anche dei bellissimi ricordi, della mia ormai lontana gioventù.
Dal 1966 ho lasciato per sempre Bassa, e avrei piacere che per quanto rigurda il seguito di questo racconto, continuassero a farlo altri più giovani di me, e anche quelli molto ma molto più giovani, con notizie di come si è svolta la Sagra nell'arco di cinquanta anni, e su come si è evoluta con metodi moderni l'attuale organizzazione, capace di ottenere i più che ottimi risultati odierni. Il progetto di una pubblicazione simile, potrebbe esssere valido se trasferito anche con modalità diverse, alla vostra grandissima FESTA SAGRA DELLA CASTAGNA IGP DI MONTELLA, in occasione dei prossimi anniversari.
Introduzione di Graziano Casalini, per una grande pubblicazione fotografica completa di interviste, racconti e di tanti ricordi, per rivivere in occasione del 50° anniversario le passate edizioni della Sagra del Pesce di Bassa.
Un caro saluto e grazie per l'ospitalità

Lieto fine per il cagnolone brutalmente bastonato 'nfronte di Giuseppe Marano

Giuseppe Marano 15 Novembre 2023

Misocini 12Lieto fine per il cagnolone brutalmente bastonato 'nfronte di Giuseppe Marano -  (almeno ce lo auguriamo)Caro Vittorio voglio darti subito la bella notizia.
Il cane che ho trovato qualche giorno fa nel parcheggio MD di Montella, con la vistosa ferita in fronte, cui gentilmente hai dedicato spazio nel tuo giornale, è stato trovato e ricoverato.
Me l’ha comunicato il Comandante della Polizia Municipale Iannélla da me informato e pregato di volersi adoperare per assicurare alla povera bestia le cure e la protezione necessarie.
E’ stato ricoverato e spero vivamente che ce la faccia e venga poi sottratto alla incombente minaccia di bastonatura, stavolta finale, mortale, anche per la rabbia da parte del massacratore di vederlo quasi provocatoriamente, sopravvissuto alle sue mazzate.
Dovete penetrare i capillari della psicologia maligna! Ma lasciamo stare…qualcuno benpensante dirà che la mazzata è tutta da provare, che è frutto della mia malevola prevenzione,,, insomma dirà quello che vuole, Vittò, è…democrazia, dirà che ha fatto lo scontro con una macchina…
Ma io da piccolo sono abituato a vedere e riconoscere gli effetti devastanti raccapriccianti delle mazzate ‘nfronte su questi poveri animali…con fenomenale sadismo ho visto pigliare a mazzate due di questi poveri animali colpevoli di…. amarsi al punto da restare attaccati, da desiderar di diventare… un corpo e un’anima! Altro che “cristiàni”! Quale amore più ggrande!
Potevo avere 7 anni. Pe’ la via re Suorio… “Uàrda sti fetienti come so’ ‘ncatastati! Mo’ te re ccònzo io!” e giù una mazzata con sogghigno sadico compiaciuto a…dilacerarli! Ricordo, pardon, con orrore le goccioline di sangue sulle pietre della strada! Non c’erano ancòra i cubètti!
Misocini 11jpgRicordo pure che si divertivano a confrontare distinguere le espressioni: a Suòrio si diceva “‘ncatastati” mentre a Bbotoràla “ ‘ncasteddàti”, e noi a bocca aperta come bocchèli.
In un mondo dominato da un assolutismo egoisticamente e biecamente antropocentrico, caro Vittorio, mi commuove (son sicuro unitamente a te) riscontrare questi atti di nobiltà spirituale da parte di tutori dell’ordine, quale il Comandante Iannélla, che pur oberati dagli infiniti problemi della comunità, riescono a trovare l’ “humanitas” francescana per questi veri “ultimi”.
Misocini caneChe dirti Vittorio speriamo che ce la faccia il nostro animaluccio, che adotterei senz’altro, ma già ne ho troppi…vorrei essere un Totò, una Briggìtta Bardò, un Alèn Delòn ma solo per avere i loro soldini (senza invidia) per poter mettere a disposizione dei veri “amici” tutto quello che serve perché vivano tranquilli. Non pretendono molto.
Ovviamente per rispetto verso di te (e per quanti hanno a cuore le sofferenze di questi ultimi abbandonati bistrattati presi a mazzate avvelenati ecc. “perché danno fastidio”), ripeto, per rispetto verso di te e pochi altri, non posso dire che farei, potendo, (ricorda che sò bbiécchio!) se dovessi vedere qualcuno in atto di colpire questi inermi. Non per rispetto verso di me che da giovanotto “mi son cacciato” il porto d’armi per motivo d’onore tra amici e parenti.
A poco vale l’attenuante di non aver mai sparato a un ciggnàle pur partecipando a tante battute negli anni ruggenti.
Giuseppe Marano

  1. Una protesi con le ali "Tratto da una storia vera " di Totoruccio Fierro
  2. I castagneti e le terre della famiglia Marano Angelo di Sorbo Montella di Graziano Casalini
  3. È morto Giorgio Napolitano un politico di altri tempi . di Graziano Casalini
  4. Ritorno a Montella di Graziano Casalini

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