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16 luglio, la Chiesa festeggia la Vergine Maria con il Titolo di “Nostra Signora del Monte Carmelo”. dal libro dei ricordi di Mario Buttiglio

16 luglio, la Chiesa festeggia la Vergine Maria con il Titolo di “Nostra Signora del Monte Carmelo”. dal libro dei ricordi di Mario Buttiglio - Nella tradizione cattolica e carmelitana, in particolare, la Signora del Monte Carmelo rappresenta il "fiore più bello del giardino di Dio".

La Vergine purissima, che possiede la bellezza di tutte le virtù, il perfetto modello di ogni vita contemplativa e, in particolare, la premurosa madre, sorella e patrona dei religiosi carmelitani e di tutti i fedeli che si impegnano a "salire il Monte del Signore per stare nel suo luogo santo" sotto il segno dello Scapolare, ha legato speciali promesse di salvezza eterna. Legati a questa ricorrenza ho dei ricordi cari, perché mi riportano ai miei anni di fanciullo quando mia madre, con le mie sorelle e con amici di famiglia, mi conduceva alla Chiesa del Carmine per partecipare alla Novena in preparazione della Solennità del 16 luglio.

In quegli anni, ogni ricorrenza era vissuta con uno stato d’animo sereno e, nel contempo, in maniera genuina, religiosamente parlando! Oggi, presi dal frenetico corso della vita, quasi le stesse ricorrenze sembrano susseguirsi quasi indifferentemente! Quanta nostalgia! Ricordo che, lasciando il centro del paese, percorrevamo una strada secondaria, tutta sassosa, ma più breve. La Chiesetta, era, originariamente, una cappella gentilizia di una nobile famiglia. Sita in luogo più alto, si presentava ai nostri occhi con un piccolo sagrato, recintato da una ringhiera con un cancelletto e sul lato sinistro un Tiglio,(Teglia nel dialetto locale) ai cui piedi un basso muretto invitava i più anziani a un breve riposo. Ricordo che dalla chioma dell’albero cadevano delle foglie ingiallite, che, volando, giravano su se stesse come eliche. Era veramente bello vederle scendere dolcemente al suolo! Sul frontale della chiesa, in alto, un’edicola in ceramica con l’immagine della Vergine del Carmelo. All’interno, nell’unica navata, le sedie per i fedeli e sui laterali, a ridosso delle pareti, gli stalli lignei riservati ai Confratelli. Il soffitto in legno con cassettoni e difronte nell’abside un antico altare e, in alto sulla parete, un baldacchino di legno dorato con l’antica statua della Madonna del Carmine. Secondo le tesi di alcuni studiosi, la statua apparteneva ai pastori, che conducevano al pascolo i propri bovini sul Pianoro di Verteglia a 1300 m (Monti Picentini-Catena degli Appennini Meridionali) ed era collocata nella chiesetta, sita presso il laghetto, oggi denominato “Acqua della Madonna “.

Gli stessi pastori, poi, l’avrebbero trasportata in paese, quando la chiesetta era andata in rovina a seguito dei rigori invernali e collocata nella prima chiesa incontrata lungo il percorso verso il paese. Ricordo che ogni sera c’era una numerosa presenza di fedeli. In prossimità della chiesa c’era il venditore con il tavolo pieno di fette di angurie e il pentolone con fave, spighe di grano o lupini. Poco distante una donna anziana vendeva le castagne infornate, le “ 'ndrite” (nocciole tostate nel forno e infilate dentro ad un filo per formare una collana) noci e “ ’o cupeto “ (il torrone).

Questi prodotti tipici sono ancora oggi presenti sulle bancarelle, che, però, offrono molte altre varietà delle industrie dolciarie. Era quasi d’obbligo ritornare a casa con “la festa” (è un cartoccio contenente alcuni di questi prodotti). La mattina della festa, verso le 6,00 già si sentivano i botti pirotecnici e le celebrazioni delle Messe si sarebbero succedute ogni ora fino a mezzogiorno. Poi, nel tardo pomeriggio, al termine della S. Messa Vespertina, la Statua della Madonna veniva condotta per tutto il Rione con la partecipazione delle Rappresentanze delle varie Confraternite. Al rientro della Processione seguiva la S. Benedizione Eucaristica e immancabilmente, i fuochi pirotecnici.

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Giada Palumbo, talento del calcio a 5

Giada Palumbo, talento del calcio a 5  20/10/2004  Salernitana Femminile 1970 Calcio a 5     Gli inizi: “La mia passione per il Futsal è nata quando da piccola andavo a fare la raccattapalle con mio padre al campo. Durante il riscaldamento giocavo con lui e da lì ho capito che quello era lo sport che avrei voluto praticare. Ho iniziato nella squadra femminile del mio paese e da tre anni gioco nella Salernitana Femminile 1970”.

L’idolo: “Da piccola ho sempre adorato il talento cristallino di Dybala, crescendo poi nel femminile adoro la tecnica di Fifò e la potenza di Vanin, che insieme a Marta del Falconara e Renatinha sono, per me, le calcettiste più forti in circolazione”.

The future: “Sicuramente tra 10 anni mi auguro di essere ancora nell’ambiente del futsal. Il mio sogno è raggiungere la serie A e giocare con le atlete più forti di questo sport. Sono una ragazza molto ambiziosa e credo che il duro lavoro alla fine ripaghi sempre, spero quindi di riuscire a vincere nella mia carriera e a guadagnarmi più soddisfazioni possibili”.

Da futsalnews24.com

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Comunicato stampa ASA del 13/07/2022

COMUNICATO STAMPA Montella. Finalmente la verità: amianto e rifiuti speciali nelle ex aree prefabbricati Schito e Campo dei preti.  Lo scorso 15 gennaio, l’Associazione ASA denunciava pubblicamente al Comune di Montella e all’ASL di Avellino le condizioni di grave degrado ambientale delle ex aree prefabbricati di Montella, “Schito” e “Campo dei Preti”. Dette aree, dopo i lavori di demolizione disposti dall’Amministrazione Buonopane nell’autunno 2020, approssimativamente eseguiti e nemmeno completati, si mostravano trasformate in vergognose discariche a cielo aperto, ingombre di rifiuti di ogni genere, tra cui eternit e lana di vetro/roccia, sparsi ovunque.
Con tale appello ASA sollecitava l’intervento immediato per bonificarle e ripristinarle.
In particolare, tonnellate di lana di roccia risultavano esposte alle intemperie sulle coperture dei prefabbricati e frammenti di essa disseminati dappertutto, mentre un’altra cospicua parte risultava contenuta all’interno di buste nere, lasciate “diligentemente” all’aperto a marcire. Tali rifiuti, in totale stato di abbandono, hanno rappresentato un rischio per l’ambiente e nel contempo un grave pericolo per la salute.
Il 25 gennaio, dopo l’allarme dell’ASA, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Montella, Ing. Salvatore Chiaradonna, disponeva l’immediata pulizia di dette aree impegnando complessivamente appena la somma di 4000 euro.
Il 27 gennaio, l’ASL di Avellino, espletando il sopralluogo sollecitato dall’ASA, rinveniva, come già effettivamente denunciato dall’Associazione, la presenza di rifiuti speciali pericolosi, sicché prescriveva al Comune di Montella di “…attuare tutte le misure utili, ai fini della tutela ambientale e della salute pubblica, atte a contrastare la possibile dispersione delle fibre di lana di vetro nell’ambiente…”!
All’esito del sopralluogo, l’ASL demandava formalmente all’ARPAC lo specifico compito di valutare il grado di inquinamento delle matrici ambientali, disponendo che “…qualora dovessero essere rinvenuti materiali sospetti di contenere amianto, dovranno immediatamente essere sospesi i lavori di pulizia dell’area.”
Il 9 febbraio, l’ARPAC di Avellino, ottemperando con molto comodo alle disposizioni dell’ASL, eseguiva (finalmente!) la verifica dello stato dei luoghi “sotto la direzione” del Comandante della Polizia Municipale di Montella, Capitano Gerardo Iannella.
Dagli “accertamenti” eseguiti, i tecnici dell’ARPAC – Trocciola e Scala – incredibilmente non riscontravano la presenza di rifiuti pericolosi di nessun tipo!!!
E ciò nonostante le decine e decine di fotografie pubblicate dall’ASA e dalla stampa locale nonché da diversi servizi televisivi dimostrassero l’esatto contrario!
Guarda caso, nello stesso giorno del sopralluogo, l’amministrazione Buonopane, attraverso un tronfio comunicato stampa, cercava di tranquillizzare tutti affermando testualmente che: “…non vi è presenza di alcun rifiuto nocivo, ma soltanto spazzatura, lì depositata ciclicamente da parte di cittadini incivili”. Ovviamente, accusava l’ASA di avere diffuso informazioni “volutamente false e allarmistiche”.
Il 14 febbraio, sorprendentemente, spuntavano invece diverse tonnellate di lana di roccia. Infatti, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale impegnava euro 25.010,00 per il prelievo, il trasporto e lo smaltimento della lana di roccia, stimata dal geometra del comune nella bellezza di Kg 23.000,00 (23 tonnellate)! Tutti provenienti dalla demolizione dei prefabbricati e stazionati momentaneamente in un non meglio precisato deposito in c.da Baruso a Montella.
Il 24 febbraio, atteso che le modalità di raccolta e di gestione dei rifiuti speciali sono attività di notevole rilevanza per l’impatto sulla salute e sull’ambiente, ASA richiedeva l’intervento del Ministero dell’Ambiente, della Regione Campania e della Prefettura di Avellino.
L’8 marzo 2022, il Ministero dell’Ambiente, riscontrava, con sua nota, l’esposto dell’ASA e scriveva al Comune di Montella, intimandogli di adottare tutte le misure necessarie alla bonifica e ciò nonostante le tranquillizzanti affermazioni dell’Amministrazione comunale. Va detto che, con serietà, il Ministero dell’Ambiente aveva allertato anche altri Enti: Provincia, Regione, ARPAC, Parco Regionale dei Monti Picentini, Comando Corpo Forestale della Regione Campania, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, chiedendo loro di riferire, ognuno per le proprie competenze, sullo stato delle attività di bonifica.
Il 17 marzo, (finalmente!) in ottemperanza alle disposizioni del Comando regionale dei Carabinieri Forestali e alla nota del Ministero, i carabinieri forestali di Bagnoli Irpino, unitamente al responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Montella, Ing. Salvatore Chiaradonna, effettuavano un sopralluogo presso le aree Schito e Campo dei Preti.
Nel corso dell’accertamento – così come risaputo e denunciato dall’ASA – “…veniva appurata la presenza di materiale con sospetto contenuto di amianto…”, sicché veniva contattata l’ARPAC di Avellino affinché ne verificasse analiticamente la presenza!!!
Anche stavolta giungevano sul luogo i soliti tecnici dell’ARPAC, Trocciola e Scala, (gli stessi che avevano effettuato il sopralluogo il 9 febbraio certificando l’assenza di rifiuti pericolosi) per eseguire i campionamenti del materiale di natura cementizia.
All’esito di tale nuovo sopralluogo, come già denunciato più e più volte dall’ASA, si riscontrava anche la coibentazione dei tetti fatta interamente di eternit e lana roccia, fuoriuscita dopo le demolizioni, la quale si trovava completamente esposta. Di conseguenza, per evitare ulteriori dispersioni, si prescriveva al Comune la rimozione e lo smaltimento previa caratterizzazione. (Si veda verbale di sopralluogo dei carabinieri forestali di Bagnoli Irpino)
Sicché, l’8 aprile, l’ARPAC di Avellino, rimangiandosi letteralmente il contenuto dell’accertamento eseguito dai suoi stessi tecnici alcuni mesi prima (9 febbraio), affermava che i campioni del materiale prelevato, precisamente di frammenti di pannelli di copertura e di pannelli perimetrali di prefabbricati, risultavano “…positivi alla presenza di amianto di tipo Crisotilo e Crocidolite. Pertanto, tutti i pannelli di copertura e perimetrali in matrice cementizia… devono essere classificati come Rifiuti Speciali Pericolosi.”
Il 27 aprile, l’ASA inviava al Ministero un corposo e dettagliato dossier sull’intera vicenda ponendo in evidenza quantomeno la “superficialità”, per non dire altro, con la quale i tecnici dell’ARPAC avevano condotto il sopralluogo del 9 febbraio e l’esito FALSAMENTE rassicurante della loro verifica.
Il 2 maggio, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale impegnava euro 21.000,00 per la rimozione e lo smaltimento di lastre di copertura di 240 mq e di pannelli perimetrali di 200 mq in materiale contenente AMIANTO.
Il giorno seguente, l’ARPAC forniva riscontro all’ASA in merito alle osservazioni poste dall’Associazione rispetto al suo discutibile operato, sostenendo incredibilmente che i tecnici “…non hanno certificato l’assenza di lana di roccia ma hanno semplicemente rappresentato che nelle aree ispezionate non era presente”, poiché il 9 febbraio “…hanno ispezionato i luoghi presso i quali sono stati accompagnati dal Comandante della Polizia Municipale di Montella e, pertanto, il relativo verbale… è relativo alle sole aree ispezionate” (Sic!).
La giustificazione addotta appare più comica che tragica!
Così, dopo anni, è stato disvelato “il giallo dell’amianto a Schito”, come coraggiosamente definito dal Quotidiano del Sud, che è rimasto lì, esposto alle intemperie, quantomeno dall’anno 2020 in poi.
Da questa storia di ordinaria follia amministrativa, che gioca con la salute delle persone e la salubrità dell’ambiente, emerge non soltanto l’indifferenza con cui è stato affrontato il degrado dall’amministrazione comunale, ma anche l’inaffidabilità e la superficialità dei tecnici ARPAC (per non dire altro) che hanno restituito una prima versione dello stato dei luoghi rivelatasi completamente opposta a quella invece prodotta al momento del sopralluogo dei carabinieri forestali, salvo poi giustificare il loro operato in maniera a dir poco puerile.
Non è ben chiaro se, per negligenza o per altri motivi, l’ARPAC, ente tenuto a valutare il grado di inquinamento delle matrici ambientali, non si sia accorta delle reali condizioni di degrado e di pericolosità degli ambienti, che erano pubblicamente note!
La relazione di “assoluzione”, alla fin fine, ha offerto solo lo spunto all’amministrazione comunale per annacquare il problema denunciato dall’ASA e venuto alla luce solo grazie alla sua caparbietà.
Ciò posto, in ordine all’inaccettabile, anomalo e sospetto comportamento dei tecnici ARPAC, sarebbe il caso che gli organi amministrativi e giudiziari effettuino i dovuti accertamenti, al fine di fare finalmente luce sull’intera vicenda appena esposta.
Montella, 13 luglio 2022

Il Presidente Onorario                                                                                                          Il Presidente
Avv. Rocco Bruno                                                                                                             Carmine Pascale

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Attesa a Montella per Eurocastanea: a settembre le Giornate europee della castagna

La produzione castanicola di tutto il mondo sarà celebrata a settembre nel corso delle Giornate Europee della Castagna (European Chestnut Days) – Eurocastanea, in programma a Montella (Avellino) nei giorni 12, 13 e 14 settembre.
La 12esima edizione degli European Chestnut Days è promossa dal Distretto Castagne e Marroni della Campania e dal network europeo del castagno che riunisce le organizzazioni di produttori di castagne di 6 Paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Austria) si terrà dunque in Irpinia e vedrà a capo dell’organizzazione il Distretto Castagne e Marroni della Campania in collaborazione con Francia (Interprofessional Union of Chestnut in South-West France-SNPC), National Union of Chestnut Producers, Interco Aquitaine, AREFLH, Portogallo (Refcast), Spagna (Red Estatal del Castaño), Austria (ARGE Zukunft Edelkastanie), Italia (CSDC, Centro di Studio e Documentazione sul Castagno, Centro Regionale di Castanicoltura del Piemonte). L’evento coinvolgerà imprenditori, rappresentanti istituzionali, università italiane ed estere, Ministero dell’Agricoltura, FAO, DG AGRI, Future Food Institute, Coldiretti e altri rappresentanti della castanicoltura nazionale e internazionale.
Nell’anno 2022 sarà dunque l’Italia, e nello specifico la Campania, ad ospitare e organizzare il Meeting europeo, precisamente nella città di Montella (Avellino), uno dei luoghi di maggiore produzione di castagne d’Italia, dove nasce la Castagna di Montella IGP, e che insieme a tutta la Campania rappresenta il bacino idrico più importante del Mezzogiorno. Un luogo fortemente rappresentativo delle aree interne italiane ed europee.
Tra le sessioni più importanti degli European Chestnut Days, le previsioni di produzione 2022 in Europa, con sessioni dedicate a “Industria e GDO: panoramica di mercato”, “Resilienza e sostenibilità in castanicoltura” e tanti momenti dedicati ad approfondimenti e visite sui territori. Focus del Meeting sarà la produzione di castagne in Europa e nel mondo, ma anche i dati commerciali su importazioni ed esportazioni, tendenze di mercato, consumi e previsioni della raccolta nei principali Paesi produttori in Europa, con uno spazio importante dedicato alla ricerca e alle innovazioni del settore. Protagonisti saranno anche i produttori, che incontreranno i partecipanti durante le visite tecniche ai castagneti e alle realtà di produzione più importanti di Montella e della Campania in generale. La rete europea oggi rappresenta una voce importante e autorevole del settore in Europa e nel mondo e gli European Chestnut Days di Eurocastanea rappresentano un fondamentale momento di scambio tra professionisti internazionali e tra quanti (stakeholder, trasformatori, produttori, commercianti) che lavorano su castagno in Europa. Sono invitati a partecipare anche il Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli e il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Durante Eurocastanea saranno previste anche visite alle realtà industriali locali, castagneti, centri di ricerca, ecc. L’evento è inserito nella settimana della castagna, e sarà infatti seguito dal Congresso Nazionale del Castagno in programma all’Università di Portici il 14 e 15 settembre.
La data ultima per prenotare la partecipazione al meeting è 15 agosto 2022. Un momento di crescita collettiva, dunque, che quest’anno vedrà protagonista l’Italia e, in maniera particolare, la Campania.

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Montella 22 luglio Serata Osservativa della Luna e delle costellazioni estive 

AstroCampania - Sez. Monti Picentini Montella (AV) nell’ambito del programma Montella Estate 2022 Organizza  Giorno lunedì 11 luglio 2022 a partire dalle ore 21  Serata Osservativa della Luna e delle costellazioni estive Presso Piazza G. Palatucci  Ingresso libero

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Ricordando Nino Dello Buono di Mario Garofalo

La scomparsa di Nino Dello Buono mi getta nella costernazione - quella che ti imprigiona il corpo e la mente quando muore una persona cui si vuol bene e che pensi non possa e non debba morire mai - e risveglia in me i tanti ricordi di una amicizia affettuosa e profonda.i lunghi animati colloqui,le lunghe ed atemporali passeggiate... Muore con Lui una parte di me,della mia giovinezza e di un tempo di fedi e di "illusioni",che , pur rimpianto, riesce ancora ad illuminare la grigia prosa di questi ultimi giorni .
Con Nino ho vissuto una intensa stagione della politica montellese, quando la sinistra,discesa dai pergami dell'astrazione e della purezza ideologica che nel secondo dopoguerra per oltre un decennio l'aveva caratterizzata rendendola vacua, finalmente si misurava con i problemi reali della gente ed il partito socialista montellese,eredità storica di Ferdinando Cianciulli, rivendicava una sua autonomia ed un ruolo di guida nell'ambito della sinistra locale. Di quella innovatrice svolta politico-amministrativa Nino fu il più fattivo ed intelligente protagonista,pur restando ,per sua scelta e caratterialità di indole,in una zona di secondo piano e talvolta di penombra.Con Nino scompare il volto buono ed umano del socialismo montellese ed un esercizio della politica che si manifesta in un rapporto improntato ad una "umiltà" sorridente,scevra di quella forma di spocchiosa boria,che spesso si atteggia nei detentori del potere politico-amministrativo nei piccoli paesi. La sua fede politica,la sua coscienza socialista ( quella di un socialismo empirico,fattuale,mai ideologico o retorico) si esprimeva nell'ascolto rispettoso,nella com prensione e nel gesto concreto e disinteressato,in un appassionato pragmatismo.
Il suo passaggio terreno lascerà un'orma non cancellabile nella storia della comunità montellese.

 

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Serenamente è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Nino Dello Buono

Le esequie avranno luogo Domenica 10 Luglio 2022 alle ore 16,00 nella Chiesa Madre. Il corteo funebre muoverà dalla casa dell’Estinto alla via DIETRO CORTE,25. Nel rispetto del Protocollo siglato tra il Governo Italiano e la Conferenza Episcopale Italiana, la funzione religiosa è subordinata RIGOROSAMENTE alla capienza dell’edificio sacro e NON SONO CONSENTITE LE VISITE A CASA E LE CONDOGLIANZE IN CHIESA.– La Famiglia Sentitamente Ringrazia –

Ricordando Nino Dello Buono di Mario Garofalo

La scomparsa di Nino Dello Buono mi getta nella costernazione - quella che ti imprigiona il corpo e la mente quando muore una persona cui si vuol bene e che pensi non possa e non debba morire mai - e risveglia in me i tanti ricordi di una amicizia affettuosa e profonda.i lunghi animati colloqui,le lunghe ed atemporali passeggiate... Muore con Lui una parte di me,della mia giovinezza e di un tempo di fedi e di "illusioni",che , pur rimpianto, riesce ancora ad illuminare la grigia prosa di questi ultimi giorni .
Con Nino ho vissuto una intensa stagione della politica montellese, quando la sinistra,discesa dai pergami dell'astrazione e della purezza ideologica che nel secondo dopoguerra per oltre un decennio l'aveva caratterizzata rendendola vacua, finalmente si misurava con i problemi reali della gente ed il partito socialista montellese,eredità storica di Ferdinando Cianciulli, rivendicava una sua autonomia ed un ruolo di guida nell'ambito della sinistra locale. Di quella innovatrice svolta politico-amministrativa Nino fu il più fattivo ed intelligente protagonista,pur restando ,per sua scelta e caratterialità di indole,in una zona di secondo piano e talvolta di penombra.Con Nino scompare il volto buono ed umano del socialismo montellese ed un esercizio della politica che si manifesta in un rapporto improntato ad una "umiltà" sorridente,scevra di quella forma di spocchiosa boria,che spesso si atteggia nei detentori del potere politico-amministrativo nei piccoli paesi. La sua fede politica,la sua coscienza socialista ( quella di un socialismo empirico,fattuale,mai ideologico o retorico) si esprimeva nell'ascolto rispettoso,nella com prensione e nel gesto concreto e disinteressato,in un appassionato pragmatismo.
Il suo passaggio terreno lascerà un'orma non cancellabile nella storia della comunità montellese.

 

 

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Un libro molto particolare , Multiverse ...LA SAGA

Un libro molto particolare MULTIVERSE – Il Creatore gioca a dadi. Un ragazzo scappa in una cattedrale, nel colonnato che cambia e racchiude tutti gli stili architettonici conosciuti. Poi finisce con un omicidio. Ecco, forse pensate di aver sbagliato libro. E invece no. Partiamo dal titolo. Per molti non ha molto senso ma per i fisici è pieno di significato. continua........Un libro molto particolare – MULTIVERSE (multiversesaga.eu)

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Inaugurata Piazza dell'Annunziata , rione Fondana Montella

Inaugurata stamattina a Montella PIAZZA DELL’ANNUNZIATA ( rione Fondana )  Un bel risultato , un altro traguardo raggiunto grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale Un’opera di riqualificazione urbana , importante per il rione e per l’intera comunità , che si attendeva da anni il parcheggio dell’Annunziata ( progetto dello dell’architetto Clara Figliuolo) , è un progetto di mini riqualificazione urbana per dare spazio e respiro ad un quartiere con assenza di parcheggi e spazi di aggregazione.
Il risultato finale è del tutto gradevole : il muro di confine con la chiesa dell’Annunziata, è stato svestito per lasciare spazio ad un bellissimo muro in pietra calcarea locale, sul quale sono state posizionate le lettere in cotto recuperate dal vecchio edificio scolastico G.Palatucci, come un monumento alla memoria dell’edificio che per quasi un secolo ha ospitato bambini e ragazzi
Le lettere recuperate sono anche un gioco, un rebus da indovinare
Ed è proprio il tema del gioco, del colore, ad essere riproposto nella rampa, nei giochi per i bambini, nei parcheggi che come tante piastre si insinuano nel verde
Così come le sedute conviviali ( le panchine ) in cemento lisciate sommerse nel manto erboso delle dune che vogliono ricordare il tipico paesaggio montano locale

 

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Padre Agnello Stoia parroco della basilica papale di San Pietro, il frate che in Vaticano guida la parrocchia di San Pietro

È giusto un anno che il frate salernitano Agnello Stoia è alla guida della parrocchia più importante del mondo: quella di San Pietro. In Vaticano ci sono due parrocchie: quella di San Pietro che riguarda la Basilica e la piazza antistante e quella di Sant’Anna che insiste su tutto il resto del territorio papalino. Sulla prima, che rappresenta il centro pulsante del cristianesimo, presiede la cura pastorale, dal giugno 2021, questo frate minore conventuale di 55 anni originario di Pagani. Proprio nel giorno dedicato ai santi Pietro e Paolo, quando Roma festeggia i suoi patroni e il Vaticano i suoi fondatori, Agnello Stoia ha iniziato il suo ministero come parroco nella chiesa più significativa della Cristianità. Dodici mesi vissuti tutti d’un fiato. Dedicati soprattutto ad accogliere i pellegrini che dopo la sosta pandemica riprendono ad arrivare numerosi.

Cosa fa il parroco della chiesa più famosa?

«Cerco di tradurre concretamente l’insegnamento di Papa Francesco. Essendo parroco di questa chiesa così particolare mi sento di spalancare il cuore a tutti, di farmi prossimo a tutti come ci insegna lui. Cerco di aiutare le persone ad entrare in San Pietro dando le chiavi interpretative per una lettura teologica di questa chiesa che è Santuario delle Nazioni. Chi viene qui oltre a stupirsi per la pietà di Michelangelo cerca tra le cose belle il Bellissimo».

L’apostolo Pietro, il primo Papa qui sepolto le è divenuto ancor più familiare in questo anno?

«Lo sto conoscendo sempre più profondamente attraverso lo studio, la meditazione, la frequentazione di questi luoghi ma anche di quelli che a Roma ne conservano il ricordo».

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Dal Libro dei ricordi di Mario Buttiglio Una piacevole mattinata sui Monti Picentini: Pianoro di Verteglia.

Nel 1961 in Europa imperversava una epidemia mortale di bovini e nel Nord-Italia si erano verificati alcuni casi. Il Ministero della Sanità emanò immediatamente un’ordinanza esecutiva su tutto il territorio nazionale per prelevare campioni di sangue su tutti i capi bovini e abbattimento dei contagiati. In quegli anni in tutta la Condotta Montella-Cassano Irpino vi era una nutrita presenza di bovini, localizzati nelle varie masserie o in montagna, in particolare, sui Monti Picentini. Mio padre, Veterinario Condotto, immediatamente iniziò la campagna di prevenzione, effettuando prelievi, da portare subito dopo all’ Istituto Zooprofilattico di Portici per i controlli. Fu un compito gravoso, che mio padre con la sua grinta seppe gestire nel migliore dei modi.

Era il 1° luglio 1961 e ricordo che ero ritornato da qualche giorno dal Collegio, dove avevo frequentato il 1° Liceo Classico (in Montella c’erano le Elementari e le Medie). Libero dalle “fatiche scolastiche”, con gli amici ho trascorso giornate di spensieratezza assoluta. Tornando a casa per ora di pranzo, incontravo mio padre, che mangiava in fretta un boccone e via ad effettuare nuovi prelievi! A sera era veramente distrutto! Dopo alcuni giorni, aveva esaurito i prelievi sui capi bovini presenti in paese e a Cassano e bisognava recarsi sui Monti Picentini e, più precisamente, sul Pianoro di Verteglia, dove erano presenti 3 mandrie, che, complessivamente, avevano 623 capi bovini. Mio padre prese accordi con i proprietari per il 1° luglio. Per l’occasione si rendeva necessaria la mia presenza! Ci organizzammo nel modo seguente! Prendemmo una scatola di cartone doppio e, a due lati, applicammo una cinghia in modo tale da poterla reggere a tracollo. Ricordate, amici miei coetanei, il classico gelataio di una volta nelle sale cinematografiche, che vendeva i suoi prodotti durante l’intervallo tra un tempo e l’altro della proiezione? Sì, proprio come lui! In un’altra scatola avevamo quasi 700 provette per il sangue, un rotolo di nastro adesivo (non come quello dei giorni nostri), l’occorrente per i prelievi, strofinacci e qualche penna. Dalla Piazza Principale, ogni mattina verso le 3,30, un camionista conduceva in montagna alcuni boscaioli per il taglio di alberi da trasportare in segheria per la lavorazione e trasformazione. A quei tempi l’industria del legno era fiorente e in paese erano presenti due Segherie di tutto rispetto. Mio padre pensò di chiedere la cortesia di aggregarci al gruppo e così quella mattina salimmo con loro su in montagna. I boscaioli, che occupavano i posti in cabina, insistettero perché noi prendessimo il posto loro, portandosi sul cassone con gli altri. Ricordo che, benché fosse il 1° luglio, l’aria era un po’ frizzantina! La strada da percorrere, a quei tempi, non era asfaltata, ma era la classica strada di montagna con pietre grandi e piccole e avvallamenti, per cui solo i mezzi pesanti potevano accedervi. Il percorso, che oggi, comodamente, si supera in mezz’ora o anche di meno, allora, invece, richiedeva molto più tempo! Molto lentamente e con infiniti scossoni affrontammo la salita. Le prime luci dell’alba iniziavano a dissipare l’oscurità della notte, quando, a pochi passi da noi, vidi una lupa, seguita da diversi cuccioli, che scendevano dall’alto e, attraversando la strada, continuavano, non curanti della nostra presenza, il loro cammino giù per la scarpata. Il camionista mi disse che spesso incontravano i vari animali del bosco.

Più salivamo e più la nebbia si faceva fitta! In alcuni tratti, era anche impenetrabile con i fari del camion! Dovemmo rallentare al minimo. In cuor mio avevo una grande paura, pensando che, di lì a poco, saremmo dovuti scendere dal mezzo per incamminarci nella nebbia verso il casone, dove ci aspettavano i pastori e non solo loro, ma, anche, numerosi e terribili cani da guardia! Le luci dell’alba lasciarono il posto a quelle dell’aurora, sempre più luminose e variopinte. Erano circa le 5,00 del mattino, quando giungemmo sulla sommità della montagna e, di lì, la strada si distende verso il Pianoro di Verteglia. Scendendo, papà chiese al camionista il dovuto, ma, questi, fermamente, rifiutò qualsiasi ricompensa. Io ringraziai con gratitudine i boscaioli che ci avevano ceduto il posto in cabina. La gente di montagna ha da sempre un cuore grande! Indossai a tracollo quella scatola con tutto l’occorrente e mio padre prese lo scatolo contenente le provette ed un bastone per difenderci dall’assalto dei cani.

Appena il camion si allontanò da noi, un terrore invase tutta la mia persona, in quanto tutto d’intorno regnava una nebbia fitta e che si diradava perché sospinta dal vento! In lontananza si sentiva l’abbaiare dei cani, che, imperterriti, svolgevano il loro compito di guardia. Con voce tremante rivolgevo a mio padre tante domande e lui, di rimando, con voce ferma, mi invitava a non aver paura! Arrancando sul terreno umido, pian piano, ci avvicinavamo al casone e anche i cani erano sempre più vicini! Ad un certo punto, mio padre incominciò a chiamare ad alta voce i nomi dei proprietari delle mandrie, come Luca (Carbone) e Cesare (F.), i quali erano in attesa e, dall’abbaiare, avevano capito che stavamo arrivando. Richiamando i cani, ci vennero incontro e, fortuna per noi, giungemmo sani e salvi al casone. Dopo qualche attimo, Luca chiese a mio padre: ”’O criaturo se mangiato cocchecosa?” Mio padre gli risposi di no perché era molto presto quando ci siamo preparati per uscire di casa! Continuò dicendo:” Si s’accontenta re quero ca tinimo qua: doe ova fritte o na zuppa re latte co o’ pane nuosto!”

Gli risposi subito che andava bene la zuppa di latte! Allora lui prese una padella, vi versò del latte e dei pezzi pane e la mise sul fuoco del focolare. Dopo poco mi fece sedere su di uno scanno e mi porse la padella. Appena misi in bocca il primo cucchiaio, carissimi amici, rimasi, lì per lì, a bocca aperta, in quanto il latte aveva un sapore divino ed il pane casereccio completava la bontà di quella umile colazione! Mai prima di allora avevo bevuto il latte di mucca al pascolo in montagna! Il latte, che, giornalmente, bevevo a casa in paese era buono, ma non come quello! Quello era “ottimo”! Perdonatemi l’espressione: “Mi consolai!” Mio padre fece la stessa colazione ed in più bevve un caffè d’orzo. Terminato quel momento idilliaco, che mi rinfrancò di ogni sacrificio, ci mettemmo subito all’opera per effettuare i prelievi, approfittando del fatto che le mucche giungevano da tutte le parti della montagna per farsi mungere. Per poter gestire quelle mandrie occorreva una consistente manovalanza, a cui si aggiungevano i proprietari con i propri figli. Tra questi c’era anche Mario, figlio di Luca Carbone e padre di Vincenzo, il quale già da alcuni anni gestisce, egregiamente, il “Ristorante Park Hotel LA FAJA” sul Pianoro di Verteglia. Mario a quei tempi era un giovane dalla corporatura muscolosa ed aveva una prestanza fisica da soprannominarlo “Ursus”, il famoso personaggio del Colossal “Quo vadis”, che salva dalle tigri la schiava Licia, destinata al sacrificio nell’arena sotto gli occhi dell’Imperatore Nerone! Della famiglia c’era anche la giovane Vincenza, una bellissima Amazzone, che cavalcava fra le mandrie con una padronanza da fare invidia agli stessi cowboy.

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Dottoressa Luisa Buttiglio Ispettrice di Pubblica Sicurezza, di Mario Buttiglio

Luisa Buttiglio, Nacque in Montella il 9 novembre 1935 da Federico e Maria Ciociola. Fu la prima di tre sorelle ed un fratello. Le fu dato il nome di Luisa, Angelina, Giuseppina. Luisa per ricordare la nonna paterna; il secondo nome per la nonna materna ed il terzo per la zia, sorella della madre, morta in giovane età I suoi illustri genitori, Federico, nato a Perugia il 28 feb. 1904, primo Dottore Veterinario per la Condotta di Montella-Cassano Irpino, e Maria Ciociola, nata a Montella il 20 nov.1906 e secondogenita del Notaio Alfredo, seppero darle un’educazione improntata ai migliori principi ed ai più sani valori della vita.

Fu una ragazza molto assennata ed incline allo studio. Poiché in paese, allora, non vi erano scuole pubbliche all’infuori delle Elementari, fu costantemente ed amorevolmente seguita da suo padre, pur non essendo egli un Professore. La madre, da parte sua, si preoccupava dell’andamento della famiglia con grande amore e zelo, lasciandole tutto il tempo per studiare e divagare in ciò che più preferiva. Il meraviglioso supporto di entrambi le consentì di conseguire a 18 anni la Maturità Classica presso il Liceo “Colletta” di Avellino e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli. Avendo il padre accettato dal Banco di Napoli di Avellino l’incarico, in qualità di Speciale Mandatario, di reggere una Rappresentanza in Montella, nel maggio del 1955 propose alla Direzione dell’Istituto di Credito l’assunzione della propria figliola, Luisa, quale sua Sostituta, per poter avere una valida collaborazione. Nel Gennaio del ’57, avendo raggiunta la maggiore età (21 anni), fu nominata Titolare della Rappresentanza. La mattina ed il pomeriggio, quotidianamente, svolgeva l’incarico bancario ed in serata si dedicava allo studio giuridico e, infatti, il 15 Luglio 1959 conseguì a pieni voti la “Laurea in Giurisprudenza”.

Nel 1959 fu istituito il “Corpo di Polizia Femminile”, non inserito nell’organico dell’allora “Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza”, e Luisa partecipò subito al primo concorso per” Vice Ispettrice della Polizia Femminile”. Lo superò classificandosi al 5° posto della graduatoria generale. Assunta, quindi, nella nuova istituzione, dopo un corso di specializzazione presso la Scuola Superiore di Polizia di Roma, fu assegnata alla Questura di Venezia, che raggiunse nell’Agosto del ’61 con compiti specifici e limitati, riguardanti in particolare le donne ed i minori. A soli 25 anni si ritrovò sola a Venezia ad affrontare un lavoro nuovo, impegnativo e di grande responsabilità, sotto l’osservazione e la curiosità di stampa ed opinione pubblica, per la novità assoluta rappresentata dalla Neoistituita Polizia Femminile. In un contesto sociale, ancora lontano dall’accettare la parità fra uomo e donna nel lavoro, comincia il lungo percorso verso una Polizia moderna. Riuscì a superare brillantemente ogni ostacolo, grazie alla formazione ”spartana”, ricevuta dal caro genitore. Lei, che proveniva da un piccolo paese, affrontò, con coraggio e non poca nostalgia, il nuovo incarico, sprofondata in una Venezia austera e nel contempo mondana, dove il fascino dell’antico e la frenesia del moderno si uniscono in un panorama unico. In questo nuovo ruolo si faceva sentire in modo pressante una nostalgia delle sue origini, che riusciva a tenere a bada, descrivendo le sue giornate e le sue tristezze alla cara madre. Questa corrispondenza epistolare le dava conforto e coraggio a proseguire la strada intrapresa. Meraviglia delle meraviglie! Luisa imbucava la sua lettera con affrancatura ordinaria verso le 18,00. La mattina del giorno dopo verso le h. 9,00, la madre già poteva leggere quanto le aveva scritto la cara figliola e, dopo le prime faccende domestiche, si affrettava a rispondere. Tutta la corrispondenza, imbucata a quell’ora a Venezia, viaggiava via aerea verso Bari, dove avveniva lo smistamento per le varie destinazioni e, sempre durante la notte, raggiungeva prima Napoli, poi Avellino ed in fine Montella.

Oggi sembra veramente cosa di altri tempi! Trascorse in Venezia diversi anni, durante i quali le furono rivolti encomi da parte dei suoi diretti Superiori e dal Ministro degli Interni. Conobbe il collega, dott. Eugenio Rossi, commissario di Pubblica Sicurezza, divenuto poi amico, fidanzato e marito. Per effetto del nuovo inquadramento, le Ispettrici (Carriera Direttiva), a seconda del grado, precedentemente raggiunto, furono inquadrate nei Ruoli Dirigenziali o in quello dei Commissari. Fu, successivamente, trasferita presso la Questura di Benevento, dove prestò servizio per circa 5 anni ed in questa sede pensò con il marito di aumentare il nucleo familiare. Nacque, infatti, la loro figliola, Annamaria, una bellissima bambina dagli occhi azzurri come quelli del suo caro padre, Federico, che fu la gioia dei suoi genitori, dei suoceri, nonché degli zii. Gli anni trascorsero velocemente e Luisa con il marito fu trasferita, nuovamente, a Potenza, dove rimase fino all’ottobre del ’73 per poi raggiungere la Questura di Napoli. Per i particolari meriti acquisiti nel corso della carriera, le sono state conferite le seguenti onorificenze: Cavaliere; Cavaliere Ufficiale e Commendatore dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”; Dama di Merito del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio; Stella di bronzo del C.O.N.I. “Al Merito Sportivo” per Dirigenti. Quest’ultima nella qualità di Presidente del Gruppo Sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato. Raggiunta l’età pensionabile fu collocata a riposo con il grado di Questore. Nonostante il gravoso impegno di lavoro, che l’ha accompagnato per quarant’anni, non ha mai trascurato gli affetti familiari e, soprattutto, per i suoi cari genitori, ormai avanti negli anni, con cui ha potuto trascorrere ricorrenze e momenti di serena compagnia. Avendo rilevato dalle sorelle e dal fratello le quote della casa paterna lasciata in eredità, ha potuto godersi nei mesi estivi la sua Montella, lasciata ad appena 25 anni. In tempi ancora lontani, ha costruito la tomba di famiglia nel Cimitero di Montella, dove è stata tumulata il 3 luglio 2017 (morta in Napoli il 30 giugno a seguito di una lunga malattia).

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Dal 20 febbraio 2022 è disponibile L’ALBERO DI NESPOLE DI GIULIETTA FABBO

Dal 20 febbraio 2022 è disponibile L’ALBERO DI NESPOLE DI GIULIETTA FABBO edito dalla casa editrice PAV edizioni con sede a Pomezia Roma - 

ASSOCIAZIONE CULTURALE PAV EDIZIONI C.F. 97877850582 - P. IVA: 14714801009 Via del Sagittario 17- 00071 Pomezia (RM) - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.pavedizioni.it Tel 0645500855-3497512162
Comunicato stampa
Dal 20 febbraio 2022 è disponibile L’ALBERO DI NESPOLE DI GIULIETTA FABBO edito dalla casa editrice PAV edizioni con sede a Pomezia Roma ASSOCIAZIONE CULTURALE PAV EDIZIONI C.F. 97877850582 - P. IVA: 14714801009 Via
del Sagittario 17- 00071 Pomezia (RM) - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.pavedizioni.it   Tel 0645500855-3497512162ù
Il libro è inserito nella collana Storia di vita e può essere acquistato online sul sito dell’editore e su tutte le tradizionali piattaforme d’acquisto. Ordinabile in tutte le librerie italiane ed è destinato a tutti i lettori dai 18 ai 99 anni. L’ALBERO DI NESPOLE è un racconto di storia di vita e non potrebbe essere altrimenti vista l’intensità di ogni passaggio e le emozioni a cui l’autrice sa condurre i lettori.
LA TRAMA
L’albero di nespole racconta la storia di una famiglia in un paesino del sud Italia, che, tra devastazione sociale e decisioni imponderabili, vede caratterizzare il destino dei suoi componenti. La speranza e l’amore però, riescono ad eludere il fato e a sopravvivere nonostante le miserie umane. Un libro che ripercorre, a cavallo della II guerra mondiale, gli avvenimenti che sconvolsero l’Italia, che determinarono la ripresa del bel Paese e nel quale gli eventi bellici e il boom economico prendono forma concreta nelle vite dei protagonisti.
Biografia autore Giulietta Fabbo L’albero di nespole
PAV Edizioni  Copyright 2022
Collana: Storie di vita 1^ edizione: febbraio 2022 Isbn: 979-12-5973-235-4
Cover graphics: Claus Tamburini
Info:
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Costo 14,00
GIULIETTA FABBO nasce ad Avellino il 12 gennaio 1971. È laureata in Lettere Classiche e insegna Materie Letterarie, Latino e Greco presso il Liceo Classico “Pietro Colletta” di Avellino. È sposata e ha due figli adolescenti. Appassionata di archeologia, ha pubblicato schede tecniche nel volume “NOTARCHIRICO 500.000 anni fa” a cura di M. Piperno (ed. OSANNA Venosa) e ha lavorato in qualità di archeologa preistorica presso la Soprintendenza Speciale al Museo Preistorico Etnografico Pigorini di Roma e presso l’area archeologica US Navy di Gricignano di Aversa (CE).

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MONTELLA .Incendio nella notte in piazza degli Irpini di due casette in legno per la manifestazione di "KASO FEST"

MONTELLA .Incendio nella notte in piazza degli Irpini di due casette in legno per la manifestazione di "KASO FEST" E' intervenuta la squadra dei Vigili del Fuoco di Montella . Le fiamme che hanno avvolto una delle casette, ed in parte una seconda, sono state spente mettendo in sicurezza l'area. Sul posto i Carabinieri di Montella per i rilievi di propria competenza.

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21 giugno 1972 - 21 giugno 2022 Sono trascorsi 50 anni da quel 21 giugno 1972, in cui fu inaugurata l’Agenzia di 1^ del glorioso Banco di Napoli in Montella, e sono 80 anni della sua presenza! di Mario Buttiglio

21 giugno 1972 - 21 giugno 2022 - Sono trascorsi 50 anni da quel 21 giugno 1972, in cui fu inaugurata l’Agenzia di 1^ del glorioso Banco di Napoli in Montella, e sono 80 anni della sua presenza!
Nei primi mesi del 1940, la Direzione del Banco di Napoli, presente in Avellino, dovendo effettuare in Montella alcune operazioni di incasso-cambiali, ritenne opportuno servirsi dello Studio Notarile del Dott. Ciociola Alfredo. Nel ’42, la Direzione Generale del Banco di Napoli decise di aprire una Corrispondenza per poter effettuare, oltre gli incassi delle cambiali, alcuni pagamenti di piccoli contributi statali agli agricoltori locali. La sede era ubicata in Piazza Bartoli. Dopo gli eventi bellici, la vita in paese, pian piano, si riprese, dando vita a nuove attività. Negli anni 50, iniziò il flusso migratorio verso le nazioni limitrofe, rientrando da esse nel periodo natalizio o durante quello del ferragosto. Mensilmente, quindi, arrivarono in paese rimesse di denaro per sostenere le proprie famiglie. Seguirono anni di benessere e si aprirono negozi di oggettistica, di vendita di mobili e ferramenta, di generi alimentari e macellerie ed anche l’industria del legname fu fiorente con la presenza di due segherie a pieno ritmo. Anche un’industria triestina fece la sua parte, smistando il legname sia in Italia sia all’estero. Fu aperta anche un’amplia stazione di servizio AGIP. La Direzione Generale dell’Istituto, vista la nuova e crescente economia del paese, decise di inaugurare una vera e propria “Rappresentanza” (Sportello dei giorni nostri), ottenendo dalla Banca d’Italia la concessione di esclusività sulla piazza per 25 anni. Il lavoro in banca si era sviluppato enormemente, in quanto i commercianti avevano adottato la vendita a rate con il pagamento tramite cambiali di piccolo importo. La raccolta di denaro in depositi fruttiferi era rilevante, nonostante la presenza di ben tre Uffici Postali. Gli stessi commercianti erano orgogliosi di essere correntisti del Banco di Napoli, perché, quando si recavano presso i grossisti per integrare le scorte di magazzino, presentando il carnet degli assegni del Banco, non veniva loro richiesto nemmeno un documento d’identità: “era un biglietto di presentazione!” Il 20 febbraio ’67, fui nominato Titolare con la specifica di Speciale Mandatario della Rappresentanza. Fin dal mio primo giorno, questo lavoro mi ha, letteralmente, conquistato forse anche per il mio carattere molto aperto e disponibile. Lavorai duramente, trattenendomi ogni giorno fino a tarda ora per poter svolgere tutti gli adempimenti. Erano quelli gli anni, in cui il tasso di interesse sui depositi vincolati divenne variabile, per cui ogni giorno si potevano acquisire nuovi clienti. Solitamente, nei paesi, le persone entrano più facilmente negli Uffici Postal, ma per il mio carattere aperto e perché appartenente ad una famiglia molto stimata in paese per la serietà, faceva sì che le persone entrassero in Banca senza vergogna alcuna. Alla fine degli anni ’60 ed inizio ’70, fu rinnovato l’Acquedotto Pugliese dell’Alto Calore, che da Cassano Irpino raggiunge Foggia. I lavori colossali furono portati avanti dalla DALMINE Spa e per i pagamenti settimanali dei numerosi operai occorrevano compilare centinaia e centinaia di vaglia. Dopo la chiusura dell’esercizio, dovevo precompilare i vari moduli per poterli emettere l’indomani. Anche in quella occasione la Rappresentanza è stata all’altezza della situazione, ricevendo i complimenti dall’Amministrazione della Ditta appaltatrice e dalla Direzione del Banco. Nel giro di pochi anni, la raccolta in depositi raggiunse livelli enormi, per cui, per il Regolamento del Banco, la figura dello Speciale Mandatario non poteva più gestire l’ingente giro di affari e, quindi, si rese necessario la trasformazione della stessa in Agenzia. Il 21 Giugno 1972, infatti, fu inaugurata la nuova Agenzia e la nuova sede (allora al Corso difronte alla Villa Comunale). Io fu assunto in qualità di Cassiere e la mattina del 4 ottobre dello stesso anno presi servizio presso la Filiale di Avellino. Il 1° luglio del ’97, ho concluso il mio cammino come “Bancario”!

Mario Buttiglio

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ACCA software: il leader italiano rivoluzionario nel software tecnico e BIM

ACCA software: il leader italiano rivoluzionario nel software tecnico e BIM - Guido Cianciulli, Fondatore e CEO, ACCA software  -  Il software ACCA nasce da un'idea del suo fondatore e CEO, Guido Cianciulli, che ha creato CoMet, il primo software per la stima dei costi di costruzione e la gestione del lavoro (ora noto come PriMus) nel 1989. Inizialmente chiamato dopo il suo prodotto software innovativo CoMet, l'azienda è stata successivamente designata come software ACCA.

Parlando di umili origini, il viaggio del software ACCA è iniziato in un bilocale nel comune italiano di Montella. Ma oggi l'azienda è riconosciuta come uno dei principali produttori mondiali di software e servizi BIM per i settori dell'architettura, dell'ingegneria e delle costruzioni. ACCA software è anche la prima azienda italiana ad aver lanciato sul mercato software BIM certificato IFC. >>>>>>>>>>>>> CONTINUA https://www.digitalfirstmagazine.com/acca-software-the-revolutionary-italian-leader-in-technical-software-bim/?fbclid=IwAR0Eil9RPgyJCv6QJ7qs5dKJe8GGEKMZFmIEIgLh3u0Q9dQdMBS6ZdrdYZU

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Lettera aperta Sigg.ri ,Sindaco e Consiglieri Comunali di Montella di Damiano Rino De Stefano

Lettera aperta  Ai Sigg.ri ,Sindaco e Consiglieri Comunali di Montella Ospedale di Comunità a Montella di Damiano Rino De Stefano
Alcune considerazioni Egr.i Sigg.ri,Sindaco e Consiglieri, la realizzazione dell’ospedade di Comunità nel nostro Comune ,certamente ,rappresenta un segnale di attenzione per la nostra cittadina ed un’evidente occasione di miglioramento del servizio sanitario di prossimità . Quindi è una buona notizia ed un’importante traguardo. (Da non dimenticare, contestualmente, di potenziare le strutture sanitarie esistenti). Mi sia permesso, però, di avanzare qualche dubbio sulla sua discutibile localizzazione .
A quanto è dato sapere, sarà previsto in una struttura ricompresa nel complesso Conventuale di San Francesco a Folloni, tra l’altro, destinato dai Frati, a residenza per il turismo religioso, ritiri spirituali , convegni… . Preciso che non desidero entrare nel merito della querelle riguardante il titolo di possesso dell’immobile. Una questione, sul piano strettamente giuridico,a quanto pare, non semplice da dipanare. Certamente, da un punto di vista sociale, culturale ed,ovviamente, religioso i Frati sono parte integrante di Montella da otto secoli (tra l’altro, ricorre quest’anno l’anniversario). Detto questo, ritengo utile evidenziare ,in estrema sintesi,le principali motivazioni di ordine pratico, logistico e di opportunità che farebbero propendere per una soluzione diversa.
In primo luogo, presumo che i lavori sul fabbricato, siano alquanto complessi e costosi, poiché credo si debba intervenire in maniera sostanziale, per adeguarlo da un punto di vista strutturale, dell’idoneità, della sicurezza e della funzionalità.
Inoltre ,penso occorra creare un autonomo accesso dalla provinciale, anch’esso impegnativo ed oneroso. Comunque, credo che una scelta del genere rischi di compromettere le condizioni di autonomo e funzionale utilizzo del Convento-Santuario e dell’Ospedale; nel concreto rischio di determinare una situazione di promiscuità logistica e pratica, compromettendo il dovuto rispetto della tranquillità di un luogo di cura e della sacralità di un luogo di culto. Credo sarebbe preferibile realizzare “ex novo” una struttura in un luogo idoneo, ove possano trovare sistemazione adeguata anche la Guardia Medica, il Presidio Sanitario ed il 118; ora allocati in ambienti distanti tra loro e non sempre adeguati allo scopo.Senza trascurare la possibilità di individuare qualche altro fabbricato,in paese,idoneo allo scopo.
Faccio appello ,4t5quindi,al Sig. Sindaco e all’intero Consiglio Comunale affinchè riesaminino la questione per valutare la fattibilità di soluzioni alternative all’attuale localizzazione dell’osp. di Comunità . In tal modo,secondo me,renderebbero un CONDIVISO ED UTILE servizio alla nostra COMUNITA’.Io sottoscritto, in ogni caso, dopo aver lungamente riflettuto, con questa mia, ho voluto esprimere, con convinzione, una opinione in piena libertà e pensando, esclusivamente ,all’interesse della nostra Comunità.

Grazie per l’attenzione.
Montella, 16 giugno 2022                                                  F.to DAMIANO RINO DE STEFANO

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San Vito 15 giugno 2022 Chiesa Contrada S.Vito Montella

San Vito 15 giugno 2022 Chiesa Contrada S.Vito Montella - Questa mattina è stata celebrata la messa all'esterno della Chiesa e come da tradizione l'Arciconfratenita del SS.Sacramento ha distribuito ai hedeli le panelle di pane benedetto -

"A Santo Vito ogni mogliere vatte lo marito"

"A Santo Vito la terra è tosta e lo rampino ti rompe r' ossa "

FOTO SICA (Montella )

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Antonio Camuso presenta a Bagnoli Irpino libri Autonomia Meridionale

L’ Autonomia Meridionale , le storie, i protagonisti, nei tipi di Derive Approdi, presentata a Bagnoli Irpino. Bagnoli Irpino , 9 giugno 2022, ore 19.00 , presso la sede della Giovane Sinistra , in Via De’ Rogatis n 72 , la prima doppia presentazione in Irpinia dei nuovi due volumi sull’Autonomia Meridionale edita da DeriveApprodi. Dibattito con uno degli autori Antonio Camuso, ricercatore storico e attivista no global, e in diretta streaming Francesco Festa curatore della serie Autonomia Meridionale. Moderatore, il presidente di Giovane Sinistra, Antonio Di Capua.

Perché Bagnoli Irpino? Questo paese negli anni della contestazione giovanile, ospitò un intenso dibattito tra gruppi di giovani irpini desiderosi di rompere il cortocircuito tra disoccupazione- emigrazione forzata e/o asservimento al clientelismo democristiano, cercando di costruire momenti di autorganizzazione delle lotte. Oggi negli stessi luoghi altri giovani sono impegnati con i loro progetti e speranze, ad opporsi alla desertificazione e alla mercificazione di territori il cui sviluppo alternativo potrebbe generare rinnovamento e progresso sociale. Un incontro non solo letterario ma anche tra più generazioni, con uno sguardo al passato ma pensando al futuro.  Autonomia Operaia Meridionale parte prima Vol X Gli Autonomi Ed.DeriveApprodi  “…l’immutabile staticità in cui lo Stato continuava ad inchiodare il Sud, fu rotta da pratiche che ricordavano lo spettro dei briganti dell’800 a suon di contestazioni a preti , politici e padroni… sorsero collettivi autonomi e comitati autorganizzati che diedero vita a lotte e rivendicazioni che segnarono un’intera generazione…”

Autonomia Operaia Meridionale, parte seconda. Vol XI Gli Autonomi Ed.DeriveApprodi

“Il testo penetra nell’epicentro di quelle battaglie sociali, con particolare riferimento a Napoli e alla Campania, estraendone biografie e personaggi e portando alla luce la storia sconosciuta degli anni Settanta nel Meridione, lontana dagli stereotipi della falsa industrializzazione, del Sud povero, dissanguato dall’emigrazione e dalla ristrutturazione economica del Dopoguerra Alle memorie dei protagonisti il libro affianca contributi trasversali che ricostruiscono un mosaico delle lotte sociali e politiche in alcuni nodi dell’hinterland metropolitano e dell’entroterra provinciale, toccando temi e avvenimenti centrali della storia del Mezzogiorno, come il terremoto del 1980 e la ricostruzione, la lotta dei detenuti, le battaglie femministe, la lotta per il salario, il lavoro e la casa, le politiche economico-sociali meridionaliste, le lotte ambientaliste e i campeggi antinucleari, l’internazionalismo, le esperienze culturali."

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Festeggiamenti in onore del SS. Salvatore Montella

Fersteggiamenti in onore del SS. Salvatore Montella 11- 13 giugno 2022 Parrocchie di Santa Maria del Piano  e di San  Michele Arcangelo 

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