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Il Paradiso parallelo di Totoruccio Fierro

IL PARADISO PARALLELO   ( Mi scuso per la lunghezza del racconto, ma il fantasioso argomento trattato mi ha preso letteralmente la mano ).   L' altra sera è venuto a trovarmi Arturo, un amico fedele ed affettuoso.
Ci siamo accomodati vicino al camino, dove dalla legna, tra insistenti crepitii e scoppiettii, si alzavano sinuose lingue di fuoco di colore giallastro e rosso scarlatto.
Esse, simulacro di vita, sembravano, con accanita ostinazione, voler convincerci che stavano facendo l'impossibile per sconfiggere il freddo intenso dell' ambiente!
Insieme abbiamo frequentato le classi della Scuola Elementare e della Media ed abbiamo trascorsi giorni e momenti felici e spensierati della nostra infanzia e adolescenza.
Dopo l'adempimento dell' obbligo scolastico, le nostre vie si sono divise, senza peraltro farci mai perdere di vista.
Egli, infatti, seguì con profitto l' attività commerciale del padre.
Preferiva, tra l'altro, le letture di carattere filosofico, che, come è noto, aiutano a trovare le risposte alle domande fondamentali dell' umana esistenza, favorendo lo sviluppo del pensiero autonomo, critico e riflessivo.
Da giovane, esercitò, poi, anche l'interesse per l'apprendimento di uno strumento musicale a corde : il Maestro, cui l' affidò il padre, viste le sue dita "corce"(sic!), cioè corte, gli consigliò il Bengio (Banjo)!
Nonostante il suo impegno, la sua determinata applicazione, la sua volontà, l' apprendimento si rilevò ben presto un amaro e clamoroso fallimento!
Appese il Bengio al chiodo e si promise che mai nessuno avrebbe pizzicato le sue corde!
A causa di questa sua sfrenata passione, nel Paese gli fu tosto affibbiato il soprannome di "Amico Fritz", mutuandolo dall' omonima Opera del Mascagni!
Ma adesso veniamo a noi...
Appena seduti, mi accorsi che Arturo era agitato, contrito, sofferente, rabbuiato!
Gli chiesi, allora, quale fosse il motivo del suo turbamento ed egli mi confidò che la notte precedente si era girato e rigirato decine di volte nel letto, senza riuscire a prendere sonno!
Non aveva smesso di pensare e riflettere sul destino che sarebbe toccato alla sua anima dopo la sua dipartita!
Aveva sempre vissuto con rettitudine ed onestà, non aveva mai recato nocumento a chicchessia e quindi secondo i dettami e i principi della Religione cattolica.
cristiana, la sua anima era destinata ad andare di filato a far compagnia ai Beati in Paradiso!
Proseguì, poi, con convinzione filosofica ed escatologica, a formulare congetture ed ipotesi strane, bizzarre e singolari : egli non desiderava assolutamente che la sua anima andasse nel Regno Celeste!Si poneva il problema di come avrebbe trascorse le intere giornate in quel posto, girovagando a piedi nudi sulle nuvole, senza la mia compagnia ( meno male!), senza la presenza di donne, senza discoteche, cinema, bar, ristoranti, senza poter bere birre, vino, senza poter giocare a poker e tressette, senza poter bere latte, in assenza di erbe e pascoli per i bovini, insomma in assenza di tutti quei beni che rendono la vita degna di essere vissuta!Cinicamente, era più che convinto che il Paradiso così strutturato, più che un premio, un' adeguata ricompensa riservati a coloro che avevano condotto una esistenza da "giusti", costituiva, invece, per lui una smaccata pena, una punizione, un castigo esemplare!Allora, perplesso, gli chiesi dove volesse che la sua anima trovasse posto!

Sostenne, continuando, che non desiderava neppure che la sua anima fosse collocata nel Purgatorio, tra " color che son sospesi ", dove non si è nè carne e nè pesce e dove poteva essere messo in una delle sette Cornici, lì previste, perchè lui non era un...quadro!Meno che mai, ovviamente, voleva che essa fosse scaraventata nel Regno degli Inferi, dove una moltitudine di Diavoli assatanati ti picchiano da orbi tutti i giorni con pesanti randellate, mazzate, legnate, dove rischi di essere immerso eternamente nel fango, nel ghiaccio, nello sterco e dove ti aspetta con impazienza Lucifero, orrida e pelosa creatura con tre facce, tre bocche e tre paia d'ali...!E, allora?Seguitemi nella narrazione...

Il volto di Arturo diventò di botto serio, autorevole e sorridente.Con sussiego e sicumera, mi confidò che era certo, più che convinto, che esisteva un Paradiso Parallelo, che smaterializzato, era in perfetta prosecuzione, senza soluzione di continuità, con quello Terreno e che il Divino Poeta non aveva volutamente nè descritto e nè reso noto, perchè era destinato ai Santi, ai grandi personaggi della storia che si erano contraddistinti nei vari rami della Scienza, i Capitani d'industria, i magnati, i Paperon dei Paperoni, che avevano sempre fatto opere di bene, aiutato i deboli ; gli eroi, i martiri della fede ; insomma tutti i più che buoni avevano trovato posto in questo Quarto Regno!Quando gli feci notare che l'accesso in quel luogo sarebbe risultato molto difficile, impossibile per lui, mi confidò con fare omertoso ed in modo sommesso che si era raccomandato al Santo Padre Pio, che aveva conosciuto di persona all' Ospedale San Giovanni Rotondo, quando dovette operarsi di appendicite!

In questo luogo, secondo la legge del contrappasso dantesco, avrebbe beneficiato di premi ed elargizioni, come ricompense per le afflizioni patite sulla Terra!Per la qual cosa, poteva giocare sempre a carte, vincere sempre a poker, tressette, burraco, al Totocalcio, al Superenalotto, alla Lotterà Italia di Capodanno ;  avrebbe bevuto, a gratis, cassette di birra Cerveza, vini dei migliori vitigni italiani, farsi il bagno nel latte, alleviato le pene d'amore sofferte in compagnia delle dive del cinema, ecc, ecc...
Ed, infine, avrebbe finalmente suonato con maestria e perizia il Bengio, con assoli entusiasmanti, commoventi e strappaapplausi nell' Orchestra Celestiale, diretta dai più grandi compositori, eseguendo l'intermezzo de "L' Amico Fritz" di Pietro Mascagni!

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Sciarpigno, una storia vera di Totoruccio Fierro

Sciarpigno di Totoruccio Fierro     Racconto la storia di questo personaggio, vissuto realmente negli anni venti del secolo scorso, perchè ritengo, senza alcuna presunzione e supponenza, che essa, velata com'è dalla mia solita, bonaria, sottile e distaccata ironia, merita di essere letta.
L'origine del suo 'stranginomo' è del tutto ignota.
Potrebbe, forse, derivare dalla parola inglese "sharp", che significa aguzzo, tagliente, pronto nelle risposte! 
Ma quanti Montellesi all'epoca conoscevano la lingua anglosassone?
Pochi, pochissimi, per la qual cosa è più probabile che, come tutti gli "stranginomi" che in quel tempo si affibbiavano alla quasi totalità delle persone e alle famiglie di provenienza, essi avevano scaturigine da situazioni, fatti, cose, aspetti fisici, abitudini, comportamenti e quant'altro!
Era basso e segaligno e il suo viso rassomigliava a quello di una civetta :
naso adunco, occhi piccoli e acuti, sguardo sinistro e mefistofelico, faccia attenta, sospettosa e sempre imbrattata e sporca di terra!
Sulla testa portava un cappello a larghe falde, unto e bisunto per il prolungato uso.
I movimenti del suo corpo, coperto da un vestito tutto rattoppato, erano contraddistinti da scatti convulsi, improvvisi che ricordavano, appunto, quelli dell'uccello notturno!
Che mestiere poteva esercitare un tale personaggio, se non quello di Custode del Cimitero comunale?
Di fatto, lavorò per tutta la sua misera vita tra croci, lapidi, bare, cappelle, tombe del Camposanto.
Il suo impegno, la sua solerzia, il suo attaccamento al lavoro erano talmente sentiti e partecipati che, non solo trovava del tutto normale e naturale mangiare e bere il vino seduto tra i morti, ma addirittura dormire tranquillamente in loro compagnia in un lettuccio, in uno dei due vani posti all' entrata del Cimitero!
Insomma, era riuscito a stabile una osmosi, una tacita convivenza con chi non c'era più, da sentirsi parte integrata e completa del luogo, sperando in tal modo che, vivendo abitualmente tra i morti, la lama lucida e tagliente della nera, beffarda ed impietosa
"SIGNORA" l'avrebbe risparmiato!
Quando si andava a far visita ai cari defunti, Sciarpigno godeva e si divertiva a renderla più sofferta, scabrosa e problematica, soprattutto se fatta durante il tardo pomeriggio o nelle ore notturne.
Infatti, mentre si percorrevano i vialetti, non era del tutto improbabile vederlo spuntare di soppiatto e all'improvviso dai posti più impensati :
si appostava dietro una lapide, dietro un cipresso, un cespuglio, una colonna e usciva con uno scatto rumoroso; altre volte emergeva all' infuori da una fossa con un guizzo tale che ricordava quello del pupazzo Pulcinella che veniva catapultato all'insù dalla molla compressa in una scatola giocattolo chiusa! Altre volte ti seguiva in modo silenzioso, toccandoti lievemente sulla spalla...
In buona sostanza perseguiva una vera e cinica strategia del terrore! Per tutto questo,
il povero visitatore doveva mettere in conto non solo la paura derivante da possibili "fantasmi" che potevano più o meno aleggiare in quel luogo, ma anche di quella che veniva scatenata dalle diaboliche apparizioni di mister "Sharp"!
Quando poi saliva al Paese, si assisteva a scene di comico e folkloristico sommovimento : i ragazzi si davano a un disperato fuggi - fuggi generale ; le donne si segnavano con la croce ;
gli uomini si lanciavano ad abbracciare il ferro dei lampioni stradali o, più ancora ad affondare le mani nelle tasche dei pantaloni al fine di perturbare gli incolpevoli e dormienti
" satellitini " di...Giove!
A volte, lo si vedeva maneggiare con nonchalance le ossa dei morti come se fossero rametti d'albero e quando arrivava il 2 Novembre, diventava d'incanto disponibile e cortese verso tutti i visitatori che non gli facevano mancare il loro riconoscimento.
Purtroppo, anche lui non potè sfuggire al roteare del falcione implacabile della nera Signora!
Certo è che, passare dal mondo dei vivi a quello dei morti, dopo tanti anni passati in loro compagnia, sicuramente non rappresentò per lui nè un fatto doloroso, nè drammatico!

Totoruccio Fierro

 

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Una protesi con le ali "Tratto da una storia vera " di Totoruccio Fierro

Rendo noto ai miei pazienti, affezionati, benevoli lettori che l'episodio che mi accingo a narrare non è frutto di una spigliata ed incontrollata fantasia, ma è assolutamente vero.
Mutuando uno dei tanti anglicismi, seguendo la moda imperante, è una True Story!
Ricorrere a questi termini, per me è un' operazione molto sofferta, ma necessaria per evitare di essere considerato una persona retrograda, retriva, conservatrice e al di fuori dei tempi!
Tralasciando questo lungo esordio, questo noioso preambolo, mi accingo a narrare il fatto, la vicenda!
Al nostro protagonista, alla nascita gli fu appioppato il nomignolo, il vezzeggiativo di 'Nduniuccio, per rispetto e come "sepponta", (essendo unico nipote) al nonno, il cui nome era, appunto, Antonio!
Crebbe circondato dall'affetto dei suoi familiari; frequentò con profitto la Scuola Elementare e quando si accingeva a sostenere l' esame di ammissione alla Scuola Media, fu convocato dal nonno, uomo d'altri tempi, tutto d' un pezzo, determinato, intransigente, alieno da concessioni o compromessi sul piano delle opinioni e dei comportamenti, proprietario di un latifondo, che, in modo bonario, sconsigliò il nipote dal proseguire il corso degli studi e di dedicarsi, invece, come unico erede, all' agricoltura, al lavoro dei campi com'era nella tradizione familiare.
Si rassegnò a poco a poco, trovando dopo anche conforto e convinzione nella lettura delle Georgiche di Publio Virgilio Marone, che nei lavori agricoli, a contatto con la Natura, vedeva il recupero pieno della felicità dell'uomo!
Si sposò, ebbe dei figli e, nonostante la sua età avanzata, tutti lo chiamavano ancora 'Nduniuccio!
Il tempo, l'età, le carie, la piorrea ecc., ecc. avevano operato cinicamente una sistematica e drammatica devastazione nella sua bocca, al punto tale che dei 32 denti gliene erano rimasti solo 3, conficcati, come estremo baluardo, nella gengiva inferiore!
Era ridotto, poveretto, a nutrirsi esclusivamente di brodini vari, passate e vellutate di erbe e sostanze diverse : insomma, più che masticare, inghiottiva, deglutiva...
A ragione di tale regime dietologico, era ridotto pelle ed ossa!
Ostinato, caparbio, testa dura, non accettava di porre rimedio a questa situazione, convinto com' era che era vittima di un bieco determinismo, di un truce fatalismo che lo avevano spinto a poco, a poco nelle braccia di un pessimismo... "cosmico"!
Frattanto, il suo stato di salute peggiorava di giorno in giorno e la moglie con l'ausilio dei figli, demolirono le sue pervicaci riserve mentali e lo affidarono alle cure e all'attenzione professionali di un solerte, capace e preparato Dentista.
Quest' ultimo, nel giro di alcune settimane, gli approntò le due protesi, superiore ed inferiore, che, quasi per incanto, gli cambiarono, in modo palingenetico, la sua vita!
Ora masticava, triturava di tutto : finanche la carne dura e cruda, non di un tenero agnello, ma della di lui madre, una pecora adulta, pronta per il macello!
Più volte si recò a far visita al dentista, fautore del suo recuperato stato fisico, per ringraziarlo con devozione e riconoscenza!
Ma la storia non finisce qui : se lo fosse, la sua trama risulterebbe dozzinale, ordinaria, mediocre, di poco pregio!
Allora, seguitemi, leggendo il suo epilogo!
Quel giorno, com' era solito, si recò alla sua campagna, dove, tra l'altro, si dedicava con cura maniacale, alla coltivazione di un ampio orto.
Era felice di non mancare a questo appuntamento giornaliero, perchè si sentiva appagato, lontano dalla complessa vita del paese, e a suo agio immerso nella natura, la cui semplice bellezza gli purificava la mente e restituiva più vigore al suo corpo!
Raccolse un grosso pomodoro, della varietà di Belmonte Calabro, e, dopo averlo tagliuzzato, lo condì solo con spicchi di cipolla, pizzichi di sale e origano : annaffiò la vivanda, tracannando mezzo litro di Aglianico del Vulture...
Si accostò, poi, al ruscelletto dove scorreva veloce un'acqua limpida, "azzurra e chiara" : si sdraiò sulla sua riva, sotto la densa e benefica ombra di un pioppo!
Estrasse dalla bocca la protesi superiore, la lavò con cura e la poggiò delicatamente su una larga foglia per farla asciugare al sole, i cui raggi la fecero di botto brillare e luccicare come una moneta d'oro, una pietra preziosa, una gemma di quarzo!...
A questo punto, rallento, prendo una pausa, recupero il fiato, perchè la narrazione diventa convulsa, frenetica : incomincio ad aver timore, ad aver paura...
Il fatto è che alla distanza di poche decine di metri da lui, appollaiata sul ramo di un alto pero, molleggiandosi ininterrottamente sulle zampette e alzando e abbassando senza sosta la sua lunga coda, nera e bluastra, c'era, spettatrice non invitata, una Gazza Ladra ( non quella di Gioacchino Rossini )!
Essa partì come un missile sparato da Cape Canaveral e facendo una picchiata ( degna di quelle dell' aviatore tedesco Manfred von Richthofen, il Barone Rosso, famoso per le sue vittorie durante la* Prima Guerra Mondiale ) planò rasentando il suolo e col suo duro becco, con la destrezza e voracità di un felino e l'agilità di un acrobata circense, acchiappò la protesi e, con la stessa velocità con cui era discesa, volò via, dileguandosi nella nitida altezza del cielo!
Che dire dello sfortunato
'Nduniuccio?
Rimase sbalordito, allibito, stupefatto, smarrito, incredulo : due pesantissime randellate assestate con vigore sulla sua testa l' avrebbero appagato molto di più!
Ripresosi, andò alla ricerca spasmodica, febbrile, affannosa dei suoi denti, nella viva speranza che la Pica-Pica, date le dimensioni del bottino sgraffignatogli, l' avesse potuto perdere durante il volo di ritirata...
Girovagò in lungo e largo, avanti e indietro, di qua, di là, a destra, a sinistra, ma della sua dentatura neanche la minima...puzza!
Intanto, le prime ombre della sera calarono dense e beffarde sul luogo della rapina e l'infelice, affranto e sconsolato, se ne tornò mogio, mogio a casa sua, convinto che, come il
" cornuto e mazziato ", avrebbe dovuto sacrificare anche la cena!
Non oso dare un finale a questa storia vera ed incredibile, ma lascio a voi lettori, depositari di riconosciuta e responsabile autonomia, di adeguata sensibilità, di legittime aspettative, di immaginare e ipotizzare la sua concl

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Un avvocato intrigante ( Decimo ed ultimo episodio ) di Totoruccio Fierro

Un avvocato intrigante ( Decimo ed ultimo episodio ) di Totoruccio Fierro - Oramai, le angherie, I soprusi, i tradimenti, le prepotenze, patiti da Forcone, appartenevano ad un lontano passato...
Egli ora viveva in uno stato di beatitudine di appagamento, di serenità e tranquillità d' animo!
Ogni volta che ritornava al Paese, come già evidenziato, si sentiva accettato, amato : tutti lo salutavano, lo abbracciavano...
La sua presenza sollevava un entusiasmo frenetico e delirante : era come se fosse arrivato improvvisamente George Clooney o come se sfilasse sul Red Carpet del Dolby Theatre di Los Angeles per ricevere l' Oscar per la sua bontà e bellezza!
A casa sua, poi, arrivavano regali di ogni genere e valore e tante richieste di fidanzamento e matrimonio.
Una in modo particolare lo incuriosì, intrigandolo oltremodo e facendolo sorridere... Nella lettera la donna scriveva :
" Ti amo e vorrei creare una famiglia con te; io, però, farò il Presidente del Consiglio e tu il Ministro senza... Portafoglio!".
Si recò più volte al Cimitero per onorare e ossequiare la salma della madre defunta.
Volle sostituire la stele di pietra esistente con un'altra, su cui volle che fosse incisa questa epigrafe significativa :
" Il sorriso sul viso di un figlio può essere, a volte, il frutto di una lacrima sul volto di un genitore! "
Nel frattempo ( la narrazione mi prende la mano, mi coinvolge ), nel suo podere, intorno casa sua si era costituito, ad uno ad uno, un branco di sei - sette cani randagi di razze diverse, che, a poco a poco, si erano, come le persone, affezionati a lui!
Si trattava, forse, di una trasmissione affettiva, di un contagio empatico, di una oscura sorta di "metempsicosi" ?
In modo franco, mi riesce difficile spiegarlo e dare una risposta!
Sta di fatto che egli aveva cura di essi, provvedendo alle loro esigenze nutrizionali, igieniche e di ricovero e loro, in segno di riconoscenza totale e fedele, lo gratificavano con salti di gioia e, più spesso, con infinite, lunghe e raspose leccate di mano, eseguendo docili i suoi comandi e i suoi inviti.
La compagnia dei cani gli ricordò l' Alano - Attila dell' avvocato, devastatore e saccheggiato re del suo giardino!
Fu allora che ideò il suo intento vendicativo.
Una mattina, alle prime luci dell'alba, Forcone entrò nella beccheria di Oreste, losco ed ambiguo soggetto, noto nel Paese come il macellaio dal tritacarne facile e risolutivo!
Acquistò alcuni chili di carne, che, una volta a casa sua, provvide a sfasciare, tagliuzzare e tranciare in piccoli pezzi.
Con essi confezionò decine e decine di rotonde ed appetitose polpette.
Era di luglio e a notte fonda si avviò verso il Paese con lo zaino strapieno degli involucri di carne.
Una leggera brezza scendeva piacevole dai monti : nel cielo appena, appena si distingueva la sagoma della luna nuova, mentre, da contrappunto, palpitavano tremule e silenti miliardi di stelle!
Un Barbagianni appollaiato sul ramo di un nero cipresso, dopo aver gracchiato
" Fraaank ", il suo caratteristico e lugubre verso, gli strizzo più volte ed in modo inquieto il suo occhio rotondo...
Arrivato che fu, scavalcò il muro di cinta del giardino dell' avvocato storpio. Il leguleio nutriva una cura particolare e maniacale per il parco, che si estendeva per circa due tomoli ed offriva uno spettacolo estetico veramente sbalorditivo :
statue, patii, fontane, pergolati, vialetti, siepi di bosso abbellivano il prato di un verde smagliante...
Per evitare che abbaisse, il primo polpettone con sonnifero lo lanciò tra le fauci dell' enorme Alano, ispiratore inconsapevole di questo melenso ed insipiente racconto.
Con una zappetta cavò tantissime buche nelle quali interrò le polpette che dovevano fungere da esche, da poste-killer!
Ritornò veloce a casa, chiamò a raccolta i suoi cani, digiuni da due giorni, e li sollecitò a seguirlo.
Giunto di nuovo al giardino paradisiaco, li aiutò a scavalcare il muro di protezione e silenzioso, con fredda e risoluta determinazione se ne tornò a casa a dormire il sonno del giusto!
Il mattino susseguente, l' avvocato, ancora in pigiama e papalina, come soleva, guardò dalla finestra con aria distratta e pacata sufficienza il suo amato giardino...
Il racconto a questo punto diventa affannoso, spasmodico, penoso, frenetico :
la visione, lo spettacolo che colpirono i suoi occhi furono terrificanti, raccapriccianti, agghiaccianti, atroci!
La sua oasi verde, lussureggiante, ordinata, florida, ordinata, era completamente e sistematicamente distrutta, devastata, demolita!
Forse l' ineffabile e cinico Putin, catapultando su di esso molte delle sue bombe a grappoli avrebbe provocato meno danni!
Strabuzzò i suoi occhi strabici, mentre un colpo apoplettico lo spedì precipitevolissimevolmente direttamente nell' Inferno!
Sulle rive dello Stige, ( mentre Caronte traghettava le anime dei peccatori ) passeggiava impaziente Lucifero, diavolo di madre spagnola, che, corrucciato e imbronciato per la lunghissima attesa, lo infilzò a volo con una forca con 14 rebbi, esclamando :
" Te estaba esperando hijo di puta! "
( ti stavo aspettando figlio di puttana! ).
Nessuno pianse per la sua dipartita: finanche il batacchio del campanone della Chiesa Madre si rifiutò di rintoccare a
" morto! ".
Che dire?
Un poco mi dispiace, ma il Racconto, come persona viva, non ha più intenzione di proseguire!
Ringrazio dal profondo del cuore tutti coloro che hanno avuto la pazienza e l'ardire di leggere questa mia bizzarra e balzana storia!

 

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Un avvocato intrigante ( Nono episodio ) di Totoruccio Fierro

Descrivere lo stato d'animo di Forcone, dopo il giravolta, il tradimento di Clarabella, amata appassionatamente, è per me operazione complessa, difficile, ardua, come tentare la scalata della parete del Petit Dru del Monte Bianco!
L' inopinato inganno della donna gli procurò delusione e frustrazione in proporzioni così grandi che, se fossero state quantificabili in misure di peso, avrebbero annientato un manipolo di soldati in azione o messo in ginocchio un elefante della savana!
Nei giorni susseguenti, vagò in lungo e largo, senza una meta e sperduto nel nulla...
In effetti, aveva smarrito il senno, come era capitato al Paladino Orlando quando seppe che Angelica, di cui era pazzamente innamorato, lo aveva lasciato, cadendo languida tra le braccia di Medoro!
Dunque, non avendo capacità di intendere, di giudicare e operare nel modo più giusto e conveniente, nel suo ozioso girovagare, attribuiva la colpa a tutti, finanche agli uccelli cinquettanti:
molto spesso imprecava contro il Cielo per avergli riservata una ventura triste, sciagurata ed ingiusta...
Digiunò per diversi giorni, mentre passò le notti con gli occhi sbarrati nel buio!
A questo punto, mi corre urgente e stressante l'obbligo di rasserenare e tranquillizzare il lettore, facendo presente che il nostro protagonista non avvertì nessuna necessità di far ricorso all'aiuto di Astolfo, affinchè gli andasse a recuperare il senno smarrito sulla Luna!
Infatti, col passar dei giorni, a guisa del naufrago che nel mare procelloso si salva, aggrappandosi al relitto di fortuna, egli di botto rinsavì, riacquistò consapevolezza, recuperò la coscienza, facendo leva sulla sua forza intima, sulla sua risolutezza e determinazione : comprese che per ribellarsi alla sorte avversa e matrigna, per ricostruire il suo destino, la sua vita, doveva rientrare in sé stesso! (Sant' Agostino così declamava: "Noli foras ire in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas")!
E, poi, - lungi da me ogni mal celata saccenteria - il filosofo sofista Protagora non affermava che " l'uomo è misura di tutte le cose che sono in quanto sono"? Dunque,
qualche giorno dopo, Forcone, oramai ristabilito, si vestì di tutto punto, si impomatò i capelli con la brillantina Linetti, si lustrò le scarpe, annodò il papillon alla camicia - per darsi un tocco di classe e raffinatezza - e lo inondò con lunghi spruzzi di Lavanda Coldinava!
Terminato il look, si guardò allo specchio e rimase sorpreso e meravigliato dell' immagine che gli rimandò riflessa : era, senza dubbio alcuno, un gradevole, affascinante e bell' esemplare del sesso maschile!
Grato allo specchio, che ringraziò con un occhiolino, uscì all'aperto, sentendosi padrone di sè e del mondo, e si avviò spedito e sicuro verso il Paese.
Un gruppo di ragazzotti che giocavano a pallone, non appena lo intravidero da lontano, corsero come levrieri verso l' abitato per annunziare il suo arrivo.
Era stata organizzata una significativa e confortevole festa di accoglienza per il suo onore offeso : una moltitudine rumorosa di persone si era riversata lungo i marciapiedi, sui balconi, alle finestre, agitando bandiere tricolori, fazzoletti bianchi, striscioni inneggianti alla vittoria del terzo scudetto del Napoli...
Finanche il Sindaco, ( che aveva affinato e perfezionato il suo latino, frequentando un corso intensivo ed accelerato di ripetizione ) gli andò incontro, lo abbracciò forte ed esclamò :
- Macte animo ( coraggio ) !
Insomma, giubilo, esultanza, tripudio erano i sentimenti che gli venivano espressi, sensi sinceri di solidarietà, di condivisione, non turbati o inficiati da quelli svenevoli, leziosi, piagnucolosi di compassione e di commiserazione per il tradimento inflittogli dall'amata!
Forcone era considerato un eroe vittorioso nelle traversie e negli affari di cuore contro una donna frivola, fatua, traditrice, fedifraga, infedele, che già il Dizionario Treccani giubila in modo impietoso, non esitando a definirla con l'epiteto di "puttanona"!
Mi scuso, ovviamente, con il lettore per aver fatto ricorso a quest' ultimo termine : la colpa non è mia, ma del Treccani !
Intanto, invito tutti a leggere il decimo e, forse, ultimo episodio!
Sarà uno scoppiettante TRICTRAC!

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Forcone VIII° episodio di Totoruccio Fierro

La profonda quiete della notte fu improvvisamente interrotta, alle prime, fredde luci dell' alba, dai rintocchi lenti, continui, solenni a "morto" che, squarciando l'etere, piombarono tristi sul Paese e zone circostanti, dispensati dal batacchio del campanone della Chiesa Principale.
Era stato Ezechiele, rammaricato, addolorato, afflitto per l'inganno della nipote Clarabella, a desiderare che il suo "lutto" si effondesse e partecipato a tutto il Paese!
Era stato accontentato da Don Coglia, rettore e curatore della Parrocchia.
Il prete era stato sospeso "a Divinis", sanzione comminata dalla Santa Sede, perchè si era reso colpevole di gravi mancanze disciplinari e per comportamenti licenziosi, improntati al disprezzo delle norme del pudore e del ritegno.
Egli, infatti, considerava e proclamava la libertà totale di pensiero e di azione! Insomma, un libertario e, più che "femminista" era un "femmenaiuolo"!
Nel chiuso del Confessionale ( qualche peccatrice penitente andava direttamente in Sagrestia! ), era sempre pronto e propenso ad assolvere a pieni voti le donne infedeli e fedigrafe, esortandole ad agire sempre per il loro soddisfacimento, mentre ai mariti traditi infliggeva, con piacere malizioso, quantità esagerate di
"Pater noster", "Ave Maria" e "Atti di dolore"!
Nell' ambiente, più che Don Coglia, era conosciuto con l'epiteto siciliano "Futti, futti cà Diu pirduna a tutti"!
Egli esercitava ancora il Ministero Sacerdotale, perchè la Bolla Papale, con cui era stato dichiarato
"Spretato", non aveva ancora dispiegato i suoi effetti.
Quando, poi, i rintocchi a
"morto" calarono anche sulle campagne limitrofe, le decine di contadini già impegnati a spezzarsi la schiena, per i lavori duri e faticosi dei campi, saltarono inebriati, eccitati, estasiati, convinti com'erano che Belzebù aveva finalmente sprofondato
'Futti, futti" nel Girone dei Lussuriosi dell'Inferno dantesco!
Intanto, nella mattinata giunsero nel Paese anche la Pantera della Polizia e la Gazzella dei Carabinieri, che, con le sirene dispiegate a tutto volume, fecero più volte il giro delle strade nella ostinata speranza, teste dure, che i due amanti avessero trovato rifugio in qualche abitazione del posto.
Il suono delle sirene scatenò un fuggi, fuggi pazzesco dei cani, mentre le galline, tutte intente e pronte a fare l'uovo giornaliero, smisero tale operazione, saltando fuori dal pollaio!
Anche Orazio, deluso per il comportamento della figliola, con la Smith Wesson e con in testa lo Chepì bianco dei Legionari, si mise alla caccia della coppia, addentrandosi nelle boscaglie, nelle macchie, nelle selve più fitte confinanti la zona, sparando ogni tanto ad ogni frusciar di fronda e gridando a polmoni pieni i nomi di Clarabella e
"Sputacchione" : lasciamolo alle sue inutili ricerche!
Svegliato dai rumori e dai frastuoni, assillanti e fastidiosi che avevano messo a soqquadro la vita cittadina, il nostro avvocato-azzeccagarbugli, mandò a chiamare Carbonaccio, il suo fedele Bravo ( efferato e pericoloso delinquente, temuto da tutti ), per conoscere il motivo di tale scompiglio!
Appena seppe che Forcone, il suo odiato nemico, era stato "uccellato" anche da una donna da lui idolatrata, per la gioia, fece un guizzo in alto, rapido e scattante e per poco non ruzzolò lungo la scalinata "assassina" che lo aveva reso deforme per tutta l'esistenza!
Con felicità incontenibile, gli affidò questa consegna: pranzo pantagruelico, luculliano, imponente alla solita osteria : antipasti di mare e monti, cannazze alla bolognese e alla genovese, braciole, polli imbottiti, bistecche, salsicce, agnello alla brace, frutta di stagione, noci tostate e per dessert cannoli, sfogliatelle, bignè...
Il tutto doveva essere innaffiato dal Prosecco di Valdobbiadene, Lambrusco, Malvasia di Rapone e Aglianico Irpino!
Un' orchestrina avrebbe dovuto allietare i commensali suonando tutti i "Lisci" di Casadei!
Dovevano essere invitati tutti gli amici con i quali faceva abitualmente "cazzi e cocchiare" ed anche donne, belle, giovani e nubili ( in onore di Clarabella che aveva liquidato Forcone! ).
Carbonaccio, onde evitare trasalimenti e paure dipinti sul volto delle persone che incontrava, se ne andava di norma "cupe, cupe"!
Eseguì alla perfezione l'ordine dello storpio avvocato!
L'invito esteso anche al gentil sesso, stimolò e spronò diverse mamme a prenotare al Salone di Bellezza il "trucco e parrucco" per le loro figlie, nella viva speranza che al pranzo esse potessero incantare e convincere qualche ingenuo merlotto!
Del povero Forcone, dirò nel nono episodio!   

Vit

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Forcone VII° episodio di Totoruccio Fierro

Dopo l'apprezzata performance resa dai due cantanti ( che avevano preteso il pagamento anticipato ) e dopo lo scambio di "abbracci e baci", essi partirono alla volta di Napoli, lasciando Forcone solo nella notte fonda!
Egli, preso da gioia ed esultanza incontenibili, si avviò verso casa, saltellando come un canguro ubriaco! Era più che convinto che l' amore non ha confini, non ha età, non ha differenze di sesso, religione e ceto sociale!
Giunse a casa consapevole di aver conseguito la sua vittoria contro la riluttanza, la ritrosia, l' indifferenza della donna agognata! Agitato e smanioso,  prese sonno quando il sole, allo zenit, aveva già percorso metà del suo cammino nel cielo.
Volendo fare un raffronto storico alquanto erudito e saccente e, scomodando le categorie spazio-temporali e gli stati emotivi diversi, mentre il Principe Gran Condè dormì profondamente la notte antecedente la sua vittoria contro gli Spagnoli a Rocroi, Forcone cadde tra le braccia di Morfeo a mattino inoltrato, avendo già saputo l'esito della sua battaglia!
Nel pomeriggio si recò dal fioraio e ordinò mazzi di rose rosse da consegnare ogni settimana alla "sua" donna : essi dovevano essere composti da sette boccioli, perchè tale numero, secondo la tradizione e la canonica simbologia, voleva dichiarare alla destinataria che il suo amore per lei era " univoco ed eterno"!
Ma le attenzioni e i regali per Clarabella non finivano qui.
Avendo saputo dei suoi gusti, le faceva recapitare, di tanto in tanto, tartufi profumatissimi, che lui stesso andava in cerca con l'ausilio di un Lagotto Romagnolo, prestatogli da Pippo, un amico d' infanzia, meglio conosciuto col soprannome ironico di "Tartufone", perchè la sua fonte principale di guadagno era costituita, appunto, dal reperimento giornaliero dei preziosi tuberi neri!
Ma, si era verificato qualcosa di nuovo o d'antico?
Fatto sta che Clarabella lo evitava sistematicamente, cambiava strada quando lo incontrava e ricorreva alle scuse più banali per sottrarsi e scansare la sua presenza!
Egli sperava che tale ambiguo ed esitante comportamento dipendeva dalla natura imbarazzata, timida, riservata, schiva della donna!
Aveva deciso di aspettare, darle tempo, anche in ossequio ai vecchi detti :
" Col tempo e con la paglia maturano le nespole!" o, più volgarmente
" Cò lo tiempo e cò lo sole maturano rè fico!".
Intanto, Ezechiele, nonno dell'amata, per la tenuta dell'azienda :

frutteti, vigneti, allevamenti di suini, mucche, ovini, equini, aveva assunto una decina di solerti collaboratori, tra cui spiccava, per ingegnosità, capacità e dedizione, Vegezio, un giovane dal fisico atletico, sempre abbronzato!
Il poeta Aleardo Aleardi l' avrebbe così definito : " Un giovinetto dalla chioma d'oro e con la pupilla del color del mare!"
A lui il proprietario aveva affidato la cura e l'allevamento di una ventina di Camelidi tra Alpaca e Lama che, come è noto, tra l' altro, sputano quando sono sotto pressione!


Ebbene, con pazienza e tenacia, egli era riuscito a far emettere da loro questi "spruzzi" con un suo semplice ed impercettibile cenno!
Ricorreva a questa manovra quando intendeva sbarazzarsi delle persone moleste e fastidiose!
A ragione di questo suo risultato, nell' ambiente gli avevano affibbiato l' epiteto di
"Sputacchione !"
Che dire? Come proseguire il racconto, senza urtare la suscettibilità dei lettori simpatizzanti per lo sfortunato Forcone?
Sono di molto imbarazzato!
Tra Vegezio e Clarabella, (alla stregua di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini) si scatenò un amore travolgente, impetuoso, irrefrenabile!
Un vero e proprio Tsunami!
Essi si toccavano, si cercavano ininterrottamente con gli occhi, con sguardi languidi, con segni convenzionali, con accordi segreti, onde evitare le pallottole della Colt di Orazio, e poi si incontravano nei posti più inconsueti, nascosti, appartati dell' azienda, dove, tra promesse e giuramenti, consumavano le giovanili e tenere effusioni d'amore!
Nessuno della tenuta si era accorto del loro veemente e
" focoso " idillio!
A questo punto, senza voler fare un'ironia caustica e beffarda, cosa ne poteva sapere il nostro povero Forcone?
( Il marito tradito è sempre l' ultimo a sapere della moglie fedigrafa!).
I due amanti erano sommersi, subissati da logoranti dubbi, incertezze, perplessità :
dovevano o meno rendere palese la loro relazione?
La paura che il nonno e Orazio si opponessero con divieti drastici, con ferme proibizioni, li convinse ad intraprendere un'altra strada anche se più ardita e rocambolesca!
Si mosse, allora, Clarabella :
contattò il padre della sua amica del cuore...
Dopo alcuni giorni, confidando nelle congiunzioni astrali : nel cielo si erano spente le stelle; la luna si faceva i "cazzi" suoi; un usignolo infreddolito e comprensivo tra i rami di un cipresso aveva smesso i suoi gorgheggi;  la notte era nera come la pece; essi si
infilarono nell' auto che li attendeva e sparirono nei recessi più ignoti : la più classica e spettacolare FUITINA!

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Forcone VI° episodio di Totoruccio Fierro

Ezechiele, più noto in paese coll'appellativo scherzoso di " Cacone ", perchè durante la frequenza della Scuola dell' obbligo, era sempre pronto ad alzare la mano per andare in bagno! Era un longilineo allampanato, esile, scarno e talmente magro da non riuscire a proiettare la sua ombra per terra, neanche con il sole all'alba e al tramonto!
Un sabato pomeriggio ( non sapendo nulla di calcio, squadre, classifiche ) al Bar vicino casa sua, giocò al Totocalcio una schedina prestampata di due colonne e vinse 125 milioni di lire, somma favolosa per quell'epoca!
E lui, che, senza nè arte nè parte, se ne andava oziando e bighellonando a tempo perso per le strade del Paese in cerca del nulla, diventò di botto la persona più ricca della zona!
La famiglia Del Sordo, originaria della Bolivia, che, tramite il Consolato, cambiò il cognome in Dell' Udito, proprietaria terriera, con un latifondo costituito da centinaia di ettari tra boschi, pianori, valli, ruscelli, frutteti e con al centro dello stesso una vasta casa in stile coloniale, dovendo far ritorno nel Paese sudamericano, mise in vendita il possedimento.

Cacone colse al volo quest'occasione e comprò la proprietà.
Da quel giorno, la sua vita cambiò di punto in bianco : fu adulato, venerato, compiaciuto, ammirato!
Egli era stato un accanito lettore del giornalino TOPOLINO, che lo aveva affascinato e avvinto fin da piccolo!
Chiamò il figlio Orazio e pretese che la figlia di lui, sua nipote, si chiamasse Clarabella!
Orazio, molto predisposto ed incline all'apprendimento delle lingue straniere, conosceva perfettamente quella francese e, appassionato di azioni di guerra e, impressionato dalle gesta e imprese napoleoniche, all' età di trentadue anni, affidando la figlioletta alle cure e all' affetto del nonno Ezechiele, si arruolò nella Legione Straniera!

Temerario, audace, intrepido, sprezzante del pericolo, partecipò a diverse battaglie e scontri tra le dune dei deserti africani, in Algeria, in Crimea, sempre distinguendosi per il suo coraggio e la sua audacia!
Ricevette encomi ed alcune medaglie, di cui una d'oro al valore militare per aver fatto saltare di notte un intricato reticolato, ferendosi gravemente ad una gamba ( come Garibaldi!).
Fu congedato con una lauta pensione, ma rimase storpio per tutta la vita!
Ritornò al Paese dove, alla stazione ferroviaria, fu accolto da una moltitudine di concittadini, dal Sindaco e da una banda musicale, che, con i solo Ottoni, innalzò un misto Inno italo-francese!
Il Sindaco se lo strinse al petto e, more solito, scomodò la lingua latina : - Vale, heros!

A casa abbracciò il padre e strinse teneramente Clarabella, che ammirò per la sua straordinaria bellezza, per il suo travolgente fascino!
Era, forse, una Dea che, stanca di osservare le cose terrene dall' alto, aveva deciso di scendere dall' Olimpo per mietere e travolgere cuori maschili?
Alta, slanciata, occhi ammaliatori, lunghi capelli corvini, curve giuste al posto giusto, insomma, la sorella di Venere!
Sarebbe inutile contare il numero dei giovani che le correvano appresso, che la corteggiavano, l' adulavano, la lusingavano, le facevano dichiarazioni d' amore...!
E, tanto, non solo per il suo splendore, ma anche per il suo rimarchevole patrimonio!
E, tra questo nutrito stuolo di adulatori, chi c'era?
Il nostro povero Forcone!
Egli l' aveva " occhiata " fin da quando frequentava la terza elementare, mentre lui era in quinta. 
Le inviava bigliettini con parole d' amore infuocate, ai quali lei non rispondeva mai!
Era, forse, solo un idillio adolescenziale?
No, perchè, col passar degli anni, il suo interesse e il suo amore per lei erano cresciuti a dismisura, tanto che la notte non riusciva a prendere sonno, agitato anche dalla calcolata indifferenza e freddezza di lei!
Pensò, allora, di passare ad azioni più romantiche, convincenti, coinvolgenti!
Pregò due suoi amici, di cui, uno dotato di una voce di basso e l' altro di baritono, di portarle una serenata : la luna da testimone, che dall' alto del cielo illuminava appena, appena la scena, il duo, accompagnato dalla chitarra, elevò stornelli, canti popolari e folcloristici, concludendo l' esibizione con l' Inno degli Alpini...
Un vero disastro!

Ma il virtuosismo del duetto era forse condizionato dalla paura di Orazio, che, in possesso di una Colt Smitt Wesson, sparava anche contro lo stormire delle fronde?
Fatto sta che la camera da letto di Clarabella rimase sempre al buio e lei non si affacciò sul verone "del paterno ostello!".
Forcone era a dir poco disperato, tormentato, afflitto!
Tornò a casa sconfitto e demoralizzato!
Che fare?
La notte gli avrebbe portato consiglio?
Si alzò di buon'ora, mise in tasca i risparmi che gli aveva lasciato la defunta Madre e si recò a Napoli.
Qui giunto, entrò nella Galleria Umberto Primo e scese le scale del Salone Margherita cafè-chantant e con le più devote preghiere riuscì ad ingaggiare due cantanti famosi :
Sergio Bruni e Nunzio Gallo!
Dopo alcuni giorni, a notte inoltrata, il duetto, chitarra e mandolino, sciorinò un vasto repertorio delle più belle e melodiose canzoni napoletane!
Quando, nel finale intuonò " 'O surdato 'nnammurato" allora, la luna splendette nel cielo, sorridendo, le stelle tremule si fermarono, i cani smisero di abbaiare, il vento calò, le foglie degli alberi non fremettero più, anche il silenzio della notte diventò più...silenzioso!
Improvvisamente, si accese la luce nella stanza di Clarabella, che apparve sul balcone e, languida e misurata nei gesti, si sciolse lentamente i suoi lunghi capelli corvini!
- È cotta la pecora! Gioì Forcone!
Mentre il Sindaco latinista avrebbe esclamato :
- Cum gaudio magno!

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Forcone V° episodio di Totoruccio Fierro

Ritornando dalla visita al Saggio morente, Forcone si era convinto di essere vittima di un bieco fatalismo, che lo spingeva con veemenza tra le braccia di una rassegnazione supina ai colpi del destino!
Con tale animo cupo si incamminò verso casa, mentre nell'imbrunire, guardando in alto vide il cielo che si costellava, si punteggiava delle prime, incerte e pallide stelle!
" IL CIELO STELLATO SOPRA DI NOI, LA LEGGE MORALE DENTRO DI NOI! "
Si domandava chi avesse mai scritto tale epitaffio e che cosa volesse significare...
Fece spallucce e con risolutezza spinse i passi in avanti!
Passò davanti al Cimitero quando oramai le ombre della sera erano scivolate su tutte le cose!
Guardò attraverso il cancello ed assistette ad uno spettacolo curioso, inopinato, sconcertante : decine di fiammelle azzurrognole si libravano, ondeggiando dalle tombe!
Erano i fuochi fatui?
Attratto da tali sorgenti luminose che regalavano al luogo un aspetto meno lugubre e funereo, in modo risoluto, spinse il cancello arrugginito, che cigolò e gemette, e si diresse verso la tomba della sua povera Madre!
Fu costei, anzitempo, una vedova bianca, perchè il marito, furfante di tre cotte, era emigrato negli States in cerca di fortuna, senza dare più notizie di sè, nè segni di vita!
Correvano voci, molto accreditate, che il lestofante, più che parlare l'italoamericano, faceva cantare il suo mitra!
Forcone si inginocchiò per alcuni minuti : pregò devotamente, cercando di stabilire
con la defunta un filo diretto, un rapporto contemplativo!
Allora, ebbe come una folgore improvvisa, un'idea chiara e distinta (alla Cartesio !) sulle azioni che avrebbe dovuto intraprendere per conseguire la sua rivalsa, la sua rivincita, la sua giusta vendetta!
Era stata la Madre ad alluminargli la mente? Boh! In tutta sincerità non sono in grado di dare certezze assolute!
Allora, si alzò di scatto e velocemente filò verso l'uscita con la viva speranza che il Camposantaro non avesse chiuso il cancello,lasciandolo vivo tra i...morti! Ma, non lo fermò più nessuno!
Intanto, nella medesima serata, si era riunita all' osteria del Paese (frequentata un giorno sì e un giorno sempre) la solita accozzaglia, l'identica combutta, costituita dal Pretore, l'Avvocato, altri legulei di infimo ordine, il Cancelliere,
il Sindaco e l'usciere nullafacente!
Una consorteria di Vitelloni, oziosa ed indolente, dedita ai bagordi, ai banchetti, alla crapula smodata e senza alcun limite!
Dopo aver cenato lautamente, passarono al gioco del "Tuocco", obbedendo al vecchio aforisma che declamava :
" Bevi il bicchiere ch'è pieno, riempi il bicchiere ch'è vuoto, non lo lasciar mai pieno e non lo lasciar mai vuoto! "
Auspicavano, con perfetta convinzione, che tale detto acquisisse vigore di Legge, regolarmente approvata dal Parlamento!
[Verso le prime ore della notte, il nostro redivivo Azzeccagarbugli si inoltrò verso casa, mezzo ubriaco ( togliere il "mezzo" !), trascinandosi la gamba zoppa e, dopo vari ed inutili tentativi, riuscì ad infilare la chiave nel "buco" della serratura!
Egli, l'unico erede di una famiglia gentilizia, abitava in una magione signorile al centro del Paese, edificata alcuni secoli prima in stile gotico autentico, con due Cariatidi, sostenenti il lungo balcone centrale, mentre sul lato destro del portone, per simboleggiare la qualità e il potere dinastico della famiglia, faceva bella mostra di sè, come stemma araldico e scolpito in pietra, un enorme obice ( tra cannone e mortaio ), dritto come un fuso, in atto di vomitare su ipotetiche truppe nemiche, le due grosse
" palle " di ferro che lo sorreggevano ai due lati della sua base!
Egli odiava la casa, ma aveva una cura particolare, maniacale per il giardino che si stendeva per circa due tomoli alle spalle della stessa.
Per metà coltivato all'italiana e per metà all'inglese, offriva uno spettacolo estetico sbalorditivo :
statue, patii, fontane, pergolati, vialetti, siepi di bosso...!
Lo curava, con sapiente dedizione, un affidato e anziano inserviente, al quale, sordo com' era, bisognava parlare a gesti!
In un angolo del giardino, in uno spazio con cuccia, era padrone il cane ( un Alano esagerato ), ispiratore inconsapevole di questo insulso e visionario racconto!
Perchè l'intrigante avvocato odiava la sua casa?
Bisogna, allora, sapere che all'età di sedici anni, bel giovane aperto alla vita, mentre scendeva la " pericolosa" scalinata ( già affrontata in modo "alpinistico" da Forcone ),
inciampò sul primo scalino e,"come corpo morto cade " ruzzolò all'ingiù rovinosamente e atterrò al termine della stessa che, oramai, era tutto " "scatastato", tutto "spetazzato"!
Corsa velocissima all' Ospedale più vicino!
Tra i chirurghi in servizio c' era il dottor Ombrone, che, cinico qual era, non si affidava ai dettami della scienza di Esculapio, ma, da praticone impenitente andava a tentoni e obbediva al detto : "Benerico e benericamo, cchiù picca simo e cchiù meglio stamo!"
A ragione della turnazione, il povero e sfortunato ragazzo capitò proprio nelle sue grinfie! Intervenne prontamente:
cuci qui, cuci là, tira, strappa, allunga, taglia, accorcia, lega, punti qui e punti là...
Insomma, al termine del prolungato Intervento, guardò estasiato il prodotto del suo operato : aveva creato il cugino di Frankenstein!
Fu brutto per tutta la vita :
calvo, occhi strabici e strabuzzanti, zoppo, magro come un "carpino", ma anche dai costumi spregevoli:
sciatto, crapulone, infigardo, iroso, bugiardo, insomma, un ineffabile cialtrone!
Tutte le donne del Paese, anche le più brutte e laide, lo avevano cancellato dai loro pensieri!
Dobbiamo aggiungere che non volle, con fredda e losca determinazione, mai più ristrutturare la "scala" assassina, nella bieca speranza che potesse mietere altre vittime!
Si laureò in Legge, non senza aver seminato scompigli e fuggi, fuggi degli studenti e i docenti, quando attraversava i corridoi e le aule dell' Università!
Ottenne il voto minimo all' esame finale, perchè gli esaminatori, pur di sbarazzarsi in fretta delle sue sembianze raccapriccianti, gli concedevano il 18 "estetico"!
Consapevole del suo stato, quando di notte doveva girare un angolo di strada del Paese, fischiettava sonoramente per avvertire della sua presenza ai malcapitati che improvvisamente incontrava!
E ciò per riguardarli da eventuali attacchi cardiaci e ictus cerebrali! Rubacchiava,
per i consigli legali, a destra e a manca: sentenze, disposizioni, giudizi, arringhe, filippiche di colleghi e principi del foro durante la celebrazione dei processi!
Rileggeva con avidità spasmodica e frenetica quelle cause che trattavano di omicidi, strangolamenti, femminicidi, spargimenti di sangue, assassinii di massa, delitti d'onore ( teneva conservato in un cassetto il ritratto di Hitler! )...
A proposito del delitto d'onore, aveva quasi imparato a memoria quello di Lapio : un giovane medico fu imputato, perchè nella prima notte di nozze, in un albergo di Napoli, tagliò la gola alla moglie dormiente, perchè non l'aveva trovata illibata : scena granguignolesca
!

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Forcone 4° episodio di Totoruccio Fierro

Forcone non avvertì neanche l'obbligo di rispondere alla domanda del Sindaco "latino" e, veloce, sgattaiolò dal Palazzo Comunale e, con sicurezza e determinazione, si avviò verso casa sua.
Lungo la strada incontrò tanti amici, che fecero finta di non riconoscerlo, nonostante che con essi aveva trascorso ore e ore all'osteria del Paese, giocando a "Tuocco", a "Padrone e sotto", alla "Passatella", alla "Scoppola"...
I giochi, com'è noto, di origine romana ( piacevano molto anche a Catone e Cicerone ) consistono nel tracannare in compagnia litri e litri di vino, innaffiando porzioni di baccalà, lupini e altri cibi salati, cercando di mandare "all'urmo"
( cioè non potevano bere! ) gli avversari!  Più avanti, incontrò Oreste il macellaio!
Era costui un tracagnotto brutto, con un'epa gonfia e cascante dalla cintola:
passava per essere buono e affabile, e, sempre pronto a soddisfare i clienti, si recava con piacere nelle
loro abitazioni per scannare i suini allevati e recuperare il loro sangue versato per farne sanguinaccio!
Ai lati della beccheria teneva sempre esposte penzoloni le due "pacchine" di maiale sui cui andavano a banchettare nugoli di mosche ed insetti voraci!
Sorprese più volte la moglie, attraente e più giovane di lui, che trescava con un biondino belloccio e, nonostante le botte e le legnate dispensatele,
lei ricadeva sempre nel peccato di lussuria e concupiscenza!
Un bel giorno, i due amanti non si videro più in giro per le vie del Paese : spariti ?
A questo punto il racconto diventa convulso, agitato, spasmodico, drammatico! È connotato, infatti, da una insinuante circostanza e caso da romanzo giallo e dell'orrore, degni di un autore come Stephen King!
Alcuni compaesani pensarono che la coppia di amanti fosse fuggita in un paese lontano dove consumare, alla luce del sole, il loro idillio, gli altri, la moltitudine maligna e perfida, era più che convinta che i due fossero finiti, prima in un tritacarne e poi nelle budella per fare salsicce e soppressate!
Quando Forcone gli fu vicino, il beccaio, senza muovere le labbra, gli bisbigliò con fare da complice omertoso, che erano a sua disposizione tutti gli attrezzi taglienti della sua macelleria!
La proposta di Oreste era stata così audace, spregiudicata, sinistra, che fu sveltamente respinta da Forcone, mentre nel suo animo, a causa di questa offerta criminosa, aumentarono a dismisura i dubbi se anche il suo inconsapevole stomaco fosse stato il depositario di quei discussi ed ambigui salumi!
Arrivò a casa che era quasi buio e la luna aveva iniziato a fare il suo percorso nel cielo... Aprì la porta e, senza spogliarsi, si tuffò sul letto e, stanco com'era, si addormentò di botto! Ma dormì una notte agitata, popolata da terrificanti incubi ( gli stessi che assalirono Don Abbondio dopo le intimidazioni dei Bravi di Don Rodrigo e quelli di quest'ultimo che, dopo aver fatto baldoria con gli amici, tornò a casa e, andando a letto, sognò Fra Cristoforo nell'atto di maledirlo, dopo che si era scoperto addosso " un sozzo bubbone d'un colore paonazzo " e quindi di aver contratto la peste! ), sognò, dunque,

Forcone una folla di enormi cani, giudici, avvocati, uscieri, sindaci, macellai, tutta un'accozzaglia di figure pericolose, nere, pronte a fargli tirar le cuoia, impiccandolo, come capitò a Pinocchio, che penzolò dalla Quercia degli Assassini per le mani del Gatto e della Volpe!
Pur tuttavia, si svegliò la mattina e si scoprì lucido e determinato!
Ad un paio di tiri di schioppo da casa sua, viveva Pilade il Saggio, una sorta di santone, asceta, guida spirituale, taumaturgo, presso cui si recavano le persone i questuanti per risolvere i problemi della loro vita!

Dietro compensi in natura, egli ascoltava le loro richieste di aiuto e poi dispensava pareri… 

Dietro compensi in natura, egli ascoltava le loro richieste di aiuto e poi dispensava pareri, consigli, raccomandazioni, ma anche, all'uopo, reprimende, rimproveri, strigliate!
Vestiva sempre una palandrana che gli cadeva su i sandali, mentre una folta e lunga capigliatura, bianca come la neve, gli scendeva a riccioli lungo la schiena...
Il nostro Forcone risolse di andargli a fare visita per i problemi che lo attanagliavano!
Mentre si inoltrava lungo il sentiero, verso la casa di Pilade, incontrò Egisto, ragazzo molto bello, un Adone, che tutte le donne del Paese mangiavano con gli occhi, facendogli il filo, pronte ad "uccellare" il...merlo!
Egli faceva ritorno da Pilade, presso il quale si era recato per un problema di cuore :
- Se vai dal Santone, ritorna sui tuoi passi, perchè l'hanno messo a "pane bianco" e a "tagliolini in brodo" ( nelle famiglie povere erano gli ultimi, confortevoli cibi che si davano ai morenti ) e sta esalando l'ultimo respiro!

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Foprcone III° episodio "La vendetta " di Totoruccio Fierro

Forcone terzo .  LA VENDETTA -  Dopo la lettura della sentenza, che lo aveva giudicato soccombente, il povero Forcone, sconsolato, avvilito, frustrato uscì dalla Pretura, barcollando, ciondolando come se avesse tracannato un fiasco di Cannellino, l'ottimo vino bianco dei Castelli Romani, per accompagnare un piatto di Ciccioli di maiale con peperoni Cruschi!
Per come era stato trattato,anzi bistrattato, egli avvertiva una dolorosa fitta al petto, come se avesse ricevuto, in modo proditorio, una coltellata ad opra di Jack lo Squartatore, l'efferato e sanguinario serial killer della Londra di fine Ottocento!
Si incamminò affranto verso casa, ma, girando l'angolo della strada si trovò nella piazza centrale del Paese a forma di esedra. In fondo ad essa si ergeva il Palazzo Comunale sul cui frontone sventolava, lacera, una bandiera tricolore!
Ebbe un improvviso sussulto e trasalimento dell'animo, un nuovo e residuo sentimento di ottimismo e fiducia!
Si animò tutto, allora, e si avviò frettolosamente verso il Municipio nell'ingenua speranza che il Sindaco, nella sua qualità di Autorità Civile, avrebbe potuto tendergli una mano, ribaltando e soppiantando il verdetto di quella Giudiziaria!
Si infilò nel portone di accesso e si sedette nell'anticamera dell' ufficio sindacale per essere ricevuto.
In un angolo della stessa, un usciere, ( che non lo degnò neanche di uno sguardo ) perchè era intento a sfogliare e leggere il Corriere dello Sport : "Tracollo della Banda Bassotti allo stadio Maradona!"
Dopo una lunga attesa, apparve sull'uscio la figura imperiosa del Sindaco!
Era costui un tipo longilineo, salcigno, allampanato, con folta capigliatura e basette lunghe fin sotto il mento : un elegante vestito scuro con fasce tricolore a tracolla e stretta in vita, accresceva la sua esilità e magrezza.
In età più che matura si era scoperto cultore della Storia Romana e della lingua Latina, ma l'apprendimento di quest'ultima si era rivelato difficile, duro, scabroso : un eclatante fallimento!
Conosceva poche parole, quelle più correnti dell'idioma, che spesso pronunciava anche in modo maccheronico durante le sedute del Consiglio Comunale, lasciando attoniti, interdetti e disorientati i cittadini convenuti !
Era talmente invaghito, preso, affascinato dalla storia della Civiltà Romana e dalla Latinità che un giorno, senza alcuna autorizzazione, decise di far murare ai lati del portone d'ingresso della Casa Comunale, due enormi Fasci Littorio scolpiti in pietra Favaccina della Breccia Irpina!
Fu così che mentre assisteva alla loro collocazione, una moltitudine di compaesani, una sorta di canea arrabbiata ed inferocita, assetata del suo sangue, lo costrinse a fuggire a gambe velocissime per tutte le vie del paese, finché non riparò nella casa di un suo elettore!
Fortuna volle che il capobanda della furibonda masnada di inseguitori, era il fidanzato della sua figliola, bella donna, il quale, onde evitare che il futuro suocero ci lasciasse le penne, rendendo anche orfana la sua promessa sposa, rabbonì, sedò, calmò la folla assatanata, dietro la promessa giurata che l'opra non avesse compimento!
Ma veniamo a noi. Il Sindaco, dalla soglia del suo ufficio, invitando il nostro protagonista,urlò :
- Vale Furca! ( latino di "forcone").
Seduto che fu, il povero Forcone spiattellò ininterrottamente tutta la sua triste vicenda, bagnata anche da calde lacrime!
Il novello Pretoriano ( qualche volta a casa sua si era spinto anche ad indossare una toga romana! ) lo ascoltò con aria compassata e poi sbottò :
- Carus Furca, amicus meus, tu hai la fierezza di Cesare, il coraggio di Bruto e la testa di...Cassio!
Le sentenze di un giudice, anche se animalista convinto, non sono annullabili, ma devono essere impugnate solo ricorrendo ad un secondo grado di giudizio!

Totoruccio Fierro.

VEDI LE ALTRE PUNTATE " UN AVVOCATO INTRIGANTE "

 

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Forcone II° episodio di Totoruccio Fierro

Forcone II° episodio  il " J'accuse ! " elevato in forma solenne e convinta nei riguardi dell'avvocato, il nostro Forcone fu preso da un delirio di onnipotenza e da una gioia incontenibile per averlo inchiodato alle sue responsabilità!
Egli guardò fisso il volto del suo consigliere, che a bocca aperta, con l'occhio destro che aveva intrapreso la stessa via strabica di quello sinistro, dimenandosi e contorcendosi spasmodicamente con tutto il corpo, sembrava lì, lì per esalare l'ultimo respiro!
Frattanto, muto il leguleio, un silenzio assordante era calato nello studio e
Forcone, ancora seduto e con i gomiti puntati saldamente sulla scrivania, ora era convinto di aver giocato e ricoperto un ruolo da attore protagonista nella vicenda dal finale a tinte gialle che da poco si era determinata!
Rimase in attesa che anche un men che minimo bisbiglio potesse sortire dalle labbra dell'ingordo e cavilloso legale, il quale, nel frattempo, ripresosi dalla inaspettata batosta, immaginandosi in un'aula di un tribunale con la toga da principe del foro, così tuonò :
- Le tue ciance, le tue frottole, le tue fandonie non sono altro che vaniloqui deliranti e inconcludenti!
La tua acredine, il tuo livore, il tuo odio verso un povero cane che, affamato, ha scelto il tuo giardino e non un altro ( dandoti così un significativo e considerevole onore ) per soddisfare, poveretto, i morsi della fame!
Poi, alzando il dito come il Padre Cristoforo manzoniano lo investì :
- Adesso e conciosiacosachè alza i tacchi e vattene a fischiettare l'inno nazionale lungo la strada del ritorno, altrimenti mi fai perdere la pazienza e da "carceriere" mi spingi a divenire "carcerato"!
Subissato da questi tonanti improperi e da queste minacciose invettive, degne di quelle del Griso, il Bravo che terrorizzò Don Abbondio il povero Forcone, annichilito e umiliato, riuscì a balbettare :
Aspetto i miei 15.000 euro da voi calcolati per i danni procurati dal vostro cagnaccio!
- Eh? Mio caro Forcone, scarpe grosse e cervello fino, mica ho fatto 13 al Totocalcio e tu, visionario come sei, sogni l' America o Alì Babà!
Ti citerò in giudizio per molestie, turbamento del quieto vivere e per aver infranto e interrotto il mio pisolino pomeridiano!
Non sapendo più che pesci pigliare, Forcone risolse di uscire dallo studio e, per evitare un possibile ruzzolone o capitombolo letale in fondo alla scalinata, si sedette sul primo scalino e col culo per terra li lasciò tutti fino al portone d'entrata!
Bisogna sapere che all' epoca del fattaccio, nei piccoli Comuni, per le controversie minori, funzionava la Pretura e il Magistrato, dato l'ambito ristretto, conosceva tutti gli avvocati del posto con i quali spesso si finiva a "cazzi e cocchiare" con pranzi, cenette, condite da barzellette molto spinte!
Citato in giudizio, Forcone si presentò davanti al Pretore, che era un animalista convinto e scorticato!
Il dibattimento durò lo spazio di un mattino : pochi gli interventi verbali con battute ironiche, folcloristiche e zeppe di sottintesi!
Alla fine si alzò il Giudice e così declamò, sentenziando:
- Signor Furgone, Forcone, Falcone o come "cazzo" vi chiamate, dovete riconoscere che il cane è un essere vivente e come tale va rispettato e assecondato in tutte le sue azioni e determinazioni!
Lei è una sorta di aguzzino e vessatore del povero cane di che trattasi!
La dichiaro soccombente nel giudizio col pagamento di tutte le spese processuali, compreso l'onorario del suo ex avvocato!
La invito, altresì, per il prossimo futuro ad agevolare l' incursione nel suo giardino di tutti i cani del contado, spingendoli ad accoppare almeno tre o quattro galline, bene in carne, ad aprire la staccionata dove tenete rinchiuso un innocente porcellino, a non ostacolare se gli stessi desiderano fare buche nel terreno e pisciare e cagare a loro volontà e piacimento, di abbattere il muro di cinta per facilitare i loro futuri raid!
Ed infine, di farsi carico e promotore dell' eliminazione di tutti gli ostacoli, le barriere, i muri, i reticolati, gli sbarramenti che potrebbero impedire la libera circolazione nel paese e campagna limitrofa di tutti gli animali feroci e non, perchè non si deve gridare allo scandalo se lungo le strade dell'abitato si aggirino ratti, topi e tante, tante zoccole!" 

Totoruccio Fierro

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Un Avvocato intrigante : Forcone (I° episodio) di Totoruccio Fierro

UN AVVOCATO INTRIGANTE  (Un fatterello tra serio e faceto) 

- Chi è al citofono?
- Sono Forcone, avvocà, vi debbo chiedere un consiglio!
Crepitio sconnesso dal citofono...
- Salite e state attento alle scale, perchè sono scivolose e ci potreste lasciare la ghirba, mentre i miei clienti li voglio spennare, cioè, scusate, li voglio vedere vivi!
Uno scatto automatico, il portone si aprì e il povero Forcone, arrancando, vacillando, appigliandosi all'incerta ringhiera guadagnò il pianerottolo e bussò alla porta.
- Avanti, avanti Forcò!  
Sedetevi!
L' avvocato ( una sorta di azzeccagarbugli di oggi calvo, ma con capelli lunghissimi e scompigliati, sulla nuca ; barba con segni evidenti di alopecia ; strabico con l'occhio sinistro ; coperto con abiti bisunti e demodè ) era seduto su una poltrona con fodera in pelle dal colore indefinito...
Seduto che fu, Forcone principiò :
- Avvocà sono venuto a scomodare la vostra scienza del Diritto!   

- Fermo, zitto Forcò, prima di aprire becco, posate su questa scrivania 500 euro, altrimenti non posso aprire la pratica!
Forcone, abbastanza perplesso e mortificato, sbottò :
- Mi dispiace avvocà, ma in tasca ho soltanto 250 euro!
- Va bene, osservò il vorace leguleio, vuol dire, allora, che vi offrirò un...mezzo parere!
Ma veniamo a noi, ditemi quali sono le vostre doglianze?
- L'altro giorno, avvocà, un cane enorme ha scavalcato il muro di cinta
del mio giardino ( facendo, tra l'altro, "sgarrupare" le pietre superiori dello stesso ) e come un barbaro selvaggio e assatanato ha...seminato una capillare distruzione!
- Per quantificare i danni, suggerì l' avvocato, mi dovete specificare con minuzia cosa ha distrutto questo cagnaccio incustodito!

- Avvocà ha praticamente operato un ecatombe di tutte le colture del mio orto : pomodori, carote, insalate varie, melanzane, peperoni, agli, cipolle, fragole, insomma una devastazione sistematica e a tappeto!
Ma non finisce qui, perchè è andato cagando e pisciando in ogni dove!
Aggiungo che, poi, si è intrufolato nel pollaio scompigliandolo ed ha dato la caccia alla gallina padovana ( che mi faceva l'uovo tutti i giorni ) e con un balzo felino e la voracità sanguinaria di una faina ha lasciato di essa solo una nuvola di piume svolazzanti!
Dopo tutta questa sua opera sinfonica e appagante, con un dietrofront acrobatico ha risaltato il muro e non si è visto più!
- Qua la cosa è veramente seria, perchè i danni di natura ecologica, di fauna, flora sono rilevanti e credo che ammontino intorno ai 15/20.000 euro!
Chiediamo un risarcimento di 20.000 e ci accontentiamo di 15.000, di cui 7.500 a voi e altrettanti per il soddisfacimento del mio onorario!
Datemi, adunque, l'indirizzo del proprietario della bestia per l'invio dell'atto di citazione!
- Non è necessario l'indirizzo, avvocà, e vi faccio risparmiare anche il francobollo, perchè il cane è v
ostro!

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Rumori nella notte di Totoruccio Fierro

In piena notte, quando le tenebre più dense e cupe calano inarrestabili sulle cose e su gli uomini, nel mentre mi avviluppa un silenzio assordante e cerco di abbandonarmi tra le braccia di Morfeo, improvvisamente mi arrivano da lontano le note di una vecchia e triste canzone, a cui fanno da contrappunto i latrati rabbiosi di un cane alla catena e il canto strozzato di un gallo, che anticipa frettolosamente il sorgere del sole!
Questi suoni, squarciando con ostinata determinazione lo spessore indolente delle tenebre notturne, arrivano ovattati fino a me che, attonito, tendo l'udito per captarli...
È notte fonda, sono solo e una struggente ed " oscura " malinconia scende nel mio cuore!

Totoruccio Fierro

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Spettacolo profondo di notturni fluviali di Totoruccio Fierro

Spettacolo profondo di notturni fluviali di Totoruccio Fierro - Un gentiluomo immerso in una notte fonda e stellata! Guarda rapito uno imprevisto spettacolo della  Natura : " È un asteroide o un missile di Putin ? "

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Una cascata di gioia di Totoruccio Fierro

La cascata del fiume Calore a 80 metri a nord dal Ponte Romano e dal Mulino ad acqua di proprietà della Municipalità montellese!    Migliaia di turisti vengono a visitarlo e durante i caldi mesi estivi si godono seduti la fresca brezza che si alza a bollicine quando l'acqua, cadendo, si tuffa nel letto del fiume sottostante!
RAFAELE lo pesciaiuolo, che aveva in fitto la tratta del fiume stesso, mi confidava che sotto il gorgo della cascata si muovevano trote grosse fino a 5 kilogrammi!
Un giorno d'estate, io che ho paura della mia stessa ombra, preso da un inspiegabile delirio giovanile, ebbi un atto di bieca e sordida
incoscienza e mi...tuffai
Per grazia divina, tra l'altro non invocata, per poco non ci lasciai le...penne!
Per il freddo intenso impattato, guizzai fuori come un missile sparato da Cape Canaveral...
Ma, domanda alquanto retorica, mi ritufferei nello stesso gorgo alla mia età? Potrei anche rispondere con un dubbio atrocemente amletico!
Sarei però anche pronto a fare un sondaggio tra i miei amici e familiari!

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L’ amico Fritz di Totoruccio Fierro

Nel periodo della mia adolescenza, anni 50/60 del secolo scorso, per ascoltare la musica in generale ( canzoni, pezzi e arie liriche, sinfonie, ecc.), era un’impresa, ardua come quella di scalare una cima dell’ Himalaya o come quella che dovette affrontare il Paladino Orlando che perse la vita nella battaglia di Roncisvalle contro i Saraceni, dopo il tradimento di Gano di Maganza, nonostante la sua Durlindana e nonostante avesse chiesto aiuto a Carlo Magno soffiando nel suo Olifante fino a farsi scoppiare il sangue nelle orecchie! L’ascolto della musica era riservato a pochissimi, ai solo possessori di radio, giradischi e tv!
A casa di mio nonno, Tore Fierro, eravamo fortunati perché tenevamo una radio, chiusa in un grosso mobile di legno lucido e dotata di un giradischi; purtroppo non avevamo i dischi e la radio, ricevendo le sole Onde Medie, gracchiava e gracidava in modo continuo e assillante, martellando le orecchie di chi, paziente, cercava di ascoltarla!
Insomma, un vero disastro!
La buonanima di mio Padre, Carlo Gelsomino, ( che gestiva il Cinema e, dato i tempi difficili e per invogliare la gente, era costretto a vendere i biglietti d’ ingresso per la strada alle persone o al botteghino, poi imbobinava le pizze di celluloide del film e, infine, lo proiettava ) era anche lui affamato di musica, fino al punto da rubare, tagliando tre/quarto metri di pellicola di un film, dove nella colonna sonora era incisa la musica del Toreador della Carmen di Bizet, che riascoltava ogni volta che voleva, non esistendo allora, come dicevo, supporti elettronici e magnetici!
Allora, per ascoltare musica in genere, bisognava aspettare il Festival di San Remo, quello di Napoli e quella che trasmetteva la Rai-Tv : Canzonissima, Alto Gradimento, Festivalbar, ecc.
Un appuntamento importante e significativo era costituito dall’ arrivo dei complessi bandistici pugliesi in occasione delle feste paesane del SS. Salvatore e della Madonna delle Grazie.
Cittá di Bisceglie, Conversano, Giovinazzo e, soprattutto, Gioia del Colle erano e sono le bande musicali piú importanti dell’ intero panorama musicale italiano.
Esse si esibivano sui palchi allestiti al centro delle due piazze del nostro Comune.
Generalmente, erano costituite da 25 - 30 strumentisti, diretti dalla bacchetta di un Maestro dall’alto di un piedistallo. Esse in genere rispettavano il medesimo cerimoniale, prima di dare inizio all’esecuzione : i componenti si alzavano, battendo con le mani gli strumenti; il direttore salutava il pubblico con un inchino poi si girava di spalle e, battendo il leggio con la bacchetta, dava inizio alla prestazione con l’esecuzione dell’Inno d’Italia!
I brani che venivano eseguiti erano costituiti, per lo piú, dalle arie più famose della lirica italiana, canzoni napoletane, incalzanti marcette e sul tabellone esposto si leggevano i titoli degli stessi.
In genere, la gente poco incline e predisposta all’ ascolto della musica classica, passeggiava distratta, mentre sotto il palco si radunava il solito gruppetto degli intenditori e appassionati e, se tra esso si scorgeva la presenza di Emidio Grandis e del maestro di musica Antonio Pertuso, allora significava che il complesso bandistico era veramente all’altezza delle aspettative.
Il maestro Pertuso componeva musica sacra, insegnava musica e suonava l’organo delle varie chiese di Montella durante le varie funzioni religiose.
Si esibiva soprattutto sull’organo della Chiesa Madre ( Collegiata di Santa Maria del Piano ), sostenuto da una ricca architettura lignea, adorna di pitture e rilievi e possedeva una profonda e tremula voce baritonale che faceva scivolare a pioggia sulla sottostante navata, inondandola di intense note vibranti e palpitanti che filavano dritte nel cuore dei fedeli!
Ogni anno, dal 29 novembre al 7dicembre, in questa chiesa si celebra la novena dell’Immacolata Concezione.
La campana incomincia a suonare a distesa alle cinque del mattino e, incalzando sempre piú i suoi rintocchi, tenta di aprirsi un varco tra le tenebre ancora fitte e il freddo intenso di dicembre.
I fedeli si accomodavano sulle due lunghe file di banchi : su una tutti i maschi e sull’altra tutte le femmine!
Ricordo che all’epoca, nelle cappelle laterali di sinistra, addossati alle pareti e agli altari, si allineavano molti giovani che andavano, non tanto per seguire la funzione religiosa, quanto per vedere le ragazze che, di prima mattina, ma giá abbastanza civettuole e compiacenti, reggevano il filo!
Se qualche ragazzo, assai imprudente si azzardava ad andare verso l’abside, passando per le cappelle, allora si sentivano riecheggiare nella chiesa sonori e pesanti schiaffoni e sberle che si abbattevano sulla testa dell’ impudente e temerario malcapitato!
Il prete sull’ altare, avvezzo com’era, faceva finta di non sentire!
Dopo una lunghissima litania...incominciava il canto dell’Immacolata : l’ organista intonava possente la strofa, a cui, dopo un attimo, rispondeva in coro l’assemblea dei fedeli! La canzone è molto lunga e piacevole da ascoltare...
Ma riprendiamo il filo del discorso : una sera piuttosto fresca del mese di giugno, il terzo giorno della festa del SS. Salvatore, mi avvicinai al palco dove si stava esibendo il gruppo bandistico di Gioia del Colle e sul tabellone lessi “ INTERMEZZO “ da L’Amico Fritz di Pietro Mascagni ( Commedia lirica in tre atti ), compositore livornese e autore anche di Cavalleria Rusticana.
Considerando che gli intenditori aficionados erano in trepida attesa, decisi di sostare anch’io!
Non conoscevo il brano, ma la sua esecuzione, la sua partitura mi lasciò attonito ed esterrefatto e grande fu poi la mia commozione, allorché vidi gli occhi lustri degli astanti...
Da allora, ho riascoltato tantissime volte il pezzo, diretto da Von Karajan, Abbado, Muti, ed altri, che mi rinnovella sempre grande emozione e profondo sentimento per la sua straordinaria melodia e musicalità!
La musica ha carattere universale, senza tempo e senza limiti, non è solo per cultori e conoscitori, non ha bisogno di essere appresa, travalica ogni ostacolo, é libera, penetra nell’animo umano e infonde amore ed emozioni anche nei cuori più duri!
Ha un linguaggio espressivo, significante, comprensibile...infatti, come è noto, il Voyager Golden Record è un disco inserito nelle due sonde spaziali lanciato dall ‘uomo nel 1977 nei recessi dell’infinito!
Mi auguro vivamente e con tutto il cuore che esseri viventi dagli infiniti spazi possano restituire all’umanità un loro disco con l’aggiunta di una Ottava Nota, alle sette scoperte nel secondo millennio da Guido d’Arezzo, che potrá così continuare : do re mi fa sol la si...ci siamo!

Totoruccio Fierro

Montella, 2 settembre 2021

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SENZA VERGOGNA di Totoruccio Fierro

I^ e II^ PARTE - Avevamo finanche battezzato il "cerchio magico" degli amici con l'acronimo "Volticonbrafi", che era la risultanza delle iniziali dei cognomi: Volpe,Tiretta,Conte,Branca e Fierro.

Ci riunivamo quasi tutte le sere,quando alla casa di uno,quando di un altro : le nostre madri,con grossi sacrifici,ora me ne rendo conto,non ci lasciavano quasi mai a pancia vuota!I momenti più belli li trascorrevamo da zia Flora,in piazza, e da zia Carmela,la madre di Peppo Branca,al Carmine.Qui ci sentivamo perfettamente (ENTRA E COMMENTA )

a nostro agio,in quanto la casa,a quel tempo,era isolata rispetto al paese e per poterci arrivare bisognava inerpicarsi lungo l'unica strada di accesso,scoscesa e pietrosa (quella che costeggia il campo sportivo) che passava,prima,davanti alla villa dell'avvocato Sarni e più sù,trasformandosi in gradoni sconnessi,costeggiava l'abitazione delle sorelle Coscia.

>     D'estate,cenavamo all'aperto su una grande loggia e potevamo parlare ad alta voce, fare chiasso e muoverci a nostro piacimento,tanto l'eco della nostra presenza si perdeva nelle tenebre delle notti stellate!

Facevamo quasi sempre le ore piccole,accompagnate dal vino di Zì Silao,che generosamente ci offriva,spillandolo dalle numerose botti della sua cantina,ricavata in un anfratto roccioso alle spalle della sua abitazione.Il vino era il prodotto della sua vigna,ma,in verità,al di là della sua genuinità,non aveva una gradevole abboccatura,né i pregi e le qualità di consistenza,di equilibrio e di integrità di gusto che sono propri della tradizione enologica italiana,Per intenderci,non era certamente il "Prosecco" delle terre venete di Valdobbiadene!Ma a quel tempo non andavamo troppo per il sottile: ci accontentavamo di tutto,anche se i sapori,certe volte,ci facevano trasalire,aggredendo le nostre papille degustative!

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A ricordo di un alunno di Totoruccio Fierro

“ L’ alunno serio, interessato, ha sentito vivo l’ interesse per la vita scolastica, a cui ha partecipato attivamente durante il triennio; animato da buona volontà e desiderio di migliorarsi, ecc.”    Questo é il giudizio globale sul livello di maturazione raggiunto dall’ alunno Meo Tommaso, nato ad Atripalda il 12 settembre 1983, riportato al n.121 del Registro generale degli alunni, al termine della frequenza della Scuola Media, nell’anno scolastico 1996/97.
Durante il suo ultimo anno di scuola, avevo in più occasioni avuto il piacere di apprezzare le doti di compostezza, serietà e impegno di questo “ giovinetto pallido e bello...con un viso gentil da sventurato “ ( Corradino di Svezia di Aleardo Aleardi ).
Ci scambiavamo spesso un breve saluto, un sorriso affettuoso e cortese...
Venni a sapere, poi, che non aveva continuato gli studi superiori, affrontando anzitempo la più dura ed impegnativa condizione lavorativa di apprendista meccanico.
Se avessi saputo, per un improvviso miracolo di preveggenza, lo avrei trattenuto per qualche anno in più a scuola e comunque per tutto il tempo necessario, affinchè l’ombra sinistra e incombente della Morte in agguato, avesse sorvolato rapida e sconfitta la fatale curva della strada per “ Cruci “, per dileguarsi nelle nitide e terse altezze dei cieli azzurri o nei cupi e atri abissi degli inferi!
Se avessi saputo, avrei pregato il Dio dei giovani di proteggere il suo cammino...
E, allora, il sorriso gioviale e sereno di lui mi ritorna sovente nella mente e riaccende il dolore, trafiggendo l ‘anima incredula e sgomenta...
Tutto accadde il pomeriggio di Venerdì Santo del 2 aprile 1999!
La dolce aria di primavera inoltrata, indusse Tommaso a cavalcare un infido motorino alle spalle del padre:
una rapida corsa nel vento della spensierata giovinezza!
Poi, all’ improvviso, il cielo si fa scuro e le nuvole scaricano copiose gocce mortali:
il mezzo non regge la strada e la falce della Morte, che con una tonaca e cappuccio neri era nascosta beffarda dietro un noce, recide con spietata e feroce crudeltà un fiore fiorente!
L’ accaduto, pure a distanza di tempo, sembra inverosimile e di fronte a quella prematura morte ci sentiamo più fragili e impotenti a decifrare il nostro umano destino ed incapaci a comprendere perché si può morire a sedici anni su una strada di campagna nota e familiare ( lontana da quelle intensamente trafficate ) sulla quale si spostano solamente sonnacchiose mandrie di mucche!
E forse ha ragione il Poeta quando ci avverte che “ è meglio oprando obliar, senza indagarlo, questo enorme mister dell’ universo “.

Questo articolo lo scrissi 20 anni fa...forse la verve letteraria era più pronta ed efficace a sessant’anni! Bah!

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Sono trascorsi giá trentasette anni di Totoruccio Fierro

Montella 1980 002Domenica 23 novembre 1980. Giornata piena di sole, cielo azzurro e terso. Ero stato spettatore al Partenio dell' incontro di calcio di serie "A" Avellino - Ascoli ( 4 - 1 ) ! Partita entusiasmante e grande gioia e appagamento sportivo ! Ritornai a Montella in macchina da solo e la parcheggiai nel garage di mio cugino Conte, di fronte all'edificio della Scuola Media. Erano le ore 19 e 34 minuti quando 

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