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Cultura & Tradizioni

Il matrimonio e la famiglia (Il matrimonio una pietra miliare della vita ) di Nino Tiretta

Giovanni Tiretta 25 Agosto 2025

001 C Il Matrimonio e la famiglia

002 Il Matrimonio e la famigliaIl matrimonio, rispetto al passato, sembra non essere più considerato una tappa importante ed obbligata della vita dell’individuo tant’è che, secondo recenti dati dell’ISTAT, in Italia, rispetto al 2019, la diminuzione dei matrimoni e delle unioni civili è stata di circa l’80%.
In tal senso la “mappa della nuzialità” (con sposi sempre più vecchi e culle sempre più vuote) segna, com’era prevedibile, un quoziente maggiore nelle provincie del Mezzogiorno rispetto a quelle del Nord dove, pur con qualche eccezione, i matrimoni sono meno frequenti.
Etimologicamente il matrimonio è un atto giuridico che indica “..l'unione fra due persone, a fini civili, religiosi o ad entrambi i fini e che di norma viene celebrato attraverso una cerimonia detta nozze”.
E’ un rituale antichissimo, che affonda le sue radici nell’antico Egitto e, in tempi assai lontani, anche al tempo della mia remota giovinezza, era un obiettivo ideale molto “sentito”.
Tant’è che “sposarsi”, soprattutto in un’epoca relativamente remota, significava raggiungere una agognata autonomia, essere per davvero adulti e avere - uomo o donna che fosse - la possibilità di sottrarsi alla volontà spesso dispotica del proprio genitore.
Ordinariamente il matrimonio era il felice e sospirato coronamento di “simpatie”, passioni ed innamoramenti remoti, tenuti segreti, le cui origini risalivano, a volte, anche ad una infanzia lontana.
Ancor nel secolo scorso accadeva che, per valenze sia economiche che sociali, fossero molto spesso i genitori a fare la scelta matrimoniale per i figli, senza che questi fossero interpellati ed avveniva anche che, se l’aspirante sposo avesse avuto una simpatia diversa da quella designata dai genitori, non gli rimaneva altra scelta che organizzare, d’intesa con la sua amata………… la cosiddetta “fuitìva combinata” !
Parlandomi della loro adolescenza e della loro gioventù molte simpatiche, attendibili, ed anziane amiche ed amici montellesi, mi hanno raccontato che, le occasioni di incontro tra coetanei erano rare e non facili in quanto, al tempo, sussisteva un rigoroso ed accentuato distacco fra uomini e donne.
003 Il Matrimonio e la famigliaErano essi tenuti lontani gli uni dalle altre e le frequentazioni e le possibilità di incontrarsi erano, per rigore e tradizione, molto sporadiche, soprattutto quando si era in età di “nubilaggio”.
Anche mia madre e altre mie anziane conoscenti, parlandomi della loro adolescenza e della loro gioventù, mi hanno ricordato che gli intrecci amorosi, a “li tiempi loro”, erano difficili e complicati ed occorreva, dunque, ricorrere ad espedienti, a luoghi e situazioni fantasiosi, impensati e fortuiti.
Per esempio la chiesa era il luogo in cui i giovani potevano avere almeno l’opportunità di vedere e di far capire alle ragazze il proprio interesse e la propria simpatia per cui la messa domenicale e le altre funzioni religiose erano frequentate sia per pregare che per ……..vedere e corteggiare le ragazze.
Le possibilità di scambiarsi parola erano quasi inesistenti: bisognava accontentarsi di occhiate.
Gli incontri erano fugaci,furtivi; si approfittava di eventi ed occasioni particolari correlate, per esempio, alle feste del Santo Patrono, alla visita – durante la “Settimana Santa” - alle “sebbòrca” o all’annuale “fera re Li Màrturi ” o anche la mattina presto, quasi all’alba, in correlazione alla “novena re l’Immacolata”, circostanze tutte queste in cui, approfittando della generale confusione ed euforia, si poteva, per momenti assai contenuti, stare assieme, parlare, scambiarsi promesse, senza far nascere pettegolezzi e dicerie.
Le ragazze, specialmente in età da marito, erano guardate a vista, non potevano uscire liberamente, vivevano per lo più in casa dove, non avendo incombenze lavorative esterne vivevano relegate, con uscite sporadiche, impegnate ad aiutare le madri nelle faccende domestiche e solo in qualche caso andavano dalle “sarte-maestre” oppure dalle “mònache” “re Arzano” o “re Sangioànno” per apprendere l’arte del ricamo e preparare il proprio corredo.
Quando uscivano per recarsi ad attingere acqua alle fontane, erano sempre accompagnate ed eventuali corteggiamenti avvenivano a distanza o in segreto, ricorrendo spesso a messaggi scritti su pezzi di carta fatti poi recapitare all’ amato/a in qualche modo.
I fidanzamenti tra giovani di paesi diversi erano piuttosto rari.
004 Il Matrimonio e la famigliaCiò era dovuto, oltre che alla difficoltà di conoscere prima e di frequentare poi persone estranee al proprio ambiente, anche all’ostilità che i giovani di ogni paese avevano nei confronti di chi veniva da fuori a cercare “re uagliòtte” del proprio paese, come se facessero un furto di un loro bene tant’è che, talora, i giovani del luogo organizzavano vere e proprie “cacce” contro i pretendenti che venivano da fuori.
Diversamente dall’uomo, la donna si sposava prestissimo e la prima a maritarsi era sempre la figlia maggiore per la quale già in giovanissima età si pensava a preparare il corredo nunziale.
Tutte le ragazze si preparavano al matrimonio, pur non potendo in alcun modo suscitare l'attenzione dei giovani e neppure erano in grado di immaginare il proprio futuro.
Parlando zia Margherita, una mia lontana ed anziana parente di Montella, delle antiche usanze riferite al matrimonio, mi ha simpaticamente e dettagliatamente ricordato che, ai suoi tempi, fra i giovani in cerca di moglie o marito vi erano alcune credenze, superstizioni e rituali che spesso venivano attuati più per scaramanzia e gioco che per vera convinzione.

Tra i giovani il rituale di grande rilievo era senz’altro quello del “cardo” della notte di San Giovanni, un rituale particolare che serviva per prevedere il futuro dell’aspirante sposa.
Avveniva che le ragazze raccogliessero, per l’appunto il giorno della vigilia di San Giovanni, due cardi ai quali bruciacchiavano la testa, poi, al tramonto i due cardi venivano messi in un bicchiere d’acqua sul davanzale della finestra della loro stanza, uno girato verso l’interno della stanza e l’altro verso l’esterno.
La mattina dopo se un cardo risultava essere dritto sullo stelo voleva dire che la giovane si sarebbe sposata entro l’anno. Se il cardo diritto era quello verso l’interno allora la ragazza si sarebbe sposata con un paesano; viceversa se fosse stato dritto l’altro (verso l’esterno della casa) con un forestiero.
Nel caso sfortunato in cui i cardi fossero rimasti entrambi piegati voleva dire che non vi sarebbero state, ahimè……… nozze!
Pare, inoltre, che la notte di San Giovanni fosse densa di proprietà prodigiose per cui, secondo un’altra antica e diffusa credenza popolare, le ragazze si recavano nei prati per raccoglierne la rugiada con cui poi si bagnavano il viso per accrescere, con questo “lavacro”, la propria bellezza e desiderabilità.
In tempi più recenti, il rito si limitava all’esposizione sulla finestra di un recipiente per raccogliere la rugiada con cui lavarsi il viso al mattino.
Diffuso era l’uso di lasciar fuori di casa una bottiglia con della chiara d’uovo sbattuta, per vedere la mattina successiva i pronostici sul futuro sposo: dalla forma assunta dall’albume si sarebbe capito il mestiere del fidanzato (un contadino se si fosse vista una zappa, un falegname se si fosse visto un banco, un uomo istruito se si fosse vista una penna…).
Essendo il marito per tutto il giorno assente per via del lavoro, le madri, nell’ambito familiare, erano molto austere e severe con le figlie, esercitavano molta autorità ed erano ritenute responsabili della lor condotta.
005 Il Matrimonio e la famigliaLa madre insegnava loro a cucinare, a governare la casa, ad accudire i fratelli e le sorelline più piccole nonché l’arte del cucito, del lavoro a maglia, ad uncinetto e, in alcune situazioni a lavorare con la conocchia, nella filatura e tessitura del corredo.
Insomma a una giovane, per trovare marito, non serviva essere bella, serviva soprattutto essere “buona figlia, lavoratrice e onorata”.
Per lo più, come s’è già detto, le ragazze erano prescelte principalmente dalla madre del ragazzo o dalle donne adulte della sua famiglia le quali, con molta circospezione, raccoglievano anche le “voci” del “casale” e dei vicini sulle ragazze che, a loro convinzione, potevano costituire un “partito” conveniente.
La scelta, una volta fatta, veniva comunicata alla famiglia della giovane la quale, se i suoi genitori avevano dato l’assenso, non poteva rifiutarla, sia per rispetto sia per comprovata o presunta convenienza, in altre parole la decisione era accettata con rispetto e acquiescenza.
In tempi “più moderni”( quando io ero in “verde età”) capitava anche che quando un giovane aveva deciso seriamente di far la corte ad una ragazza si recava direttamente e da solo, dai suoi genitori a chiedere il consenso di “parlarle”, in modo che, una volta ottenutolo, poteva recarsi in casa di lei in giorni che erano per tradizione rigorosamente fissi, con visite circostanziate che avvenivano comunque sempre in presenza di una terza persona,
Zia Rosina mi ha inoltre raccontato che, di solito, quando il matrimonio era stato deciso e “combinato” con l’intermediazione dei genitori, il “maritaggio” veniva “ufficializzato” con la cosiddetta “entrata in casa” per cui il giovane, seguendo le decisioni delle famiglie interessate, si recava, in un giorno concordato, accompagnato dai propri genitori, a casa della ragazza per …chiedere “ufficialmente la mano” della ragazza.
In tale circostanza il giovane, per tradizione, offriva alla sua promessa sposa alcuni doni che, soprattutto in quei tempi passati, assumevano il significato di “pegno”.
I doni consistevano innanzitutto in un anello d’oro lavorato o anche in una collana di filigrana d’oro.
006 Il Matrimonio e la famigliaAltri oggetti d’oro venivano successivamente regalati, a seconda delle festività del calendario e precisamente in concomitanza del Natale unitamente ad una torta a forma di “stella” e decorata con cioccolatini.
A Pasqua la torta era a forma di “cuore”, mentre per la Domenica delle Palme veniva offerta la cosiddetta “parma” vale a dire una confezione di confetti a forma di un ramo d’ulivo.
Torte e confetti, come già detto, erano sempre accompagnati da un oggetto d’oro, vale a dire spille, anelli, orecchini e collane.
In concomitanza del primo incontro ufficiale, in alcune località meridionali, la fidanzata ricambiava i doni regalando, a sua volta, un anello e un fazzoletto di seta che simboleggiavano un amore esclusivo ed eterno.
Era quello un evento importante tant’è che ordinariamente lo si festeggiava con vino e “pastette”.
Spesso l’ ”entrata in casa” era la prima occasione in cui” gli sposi promessi” si incontravano fisicamente e segnava l’inizio del periodo di fidanzamento, un periodo carico di proibizioni ed ammonimenti, proiettato al tanto agognato sposalizio.
A differenza delle consuetudini liberali d’ oggigiorno il fidanzamento significava semplicemente che due innamorati si frequentavano, come già innanzi detto, con innocenza e sotto “sorveglianza”, a stento potevano parlarsi e dialogare o scambiarsi effusioni amorose.
Poche e “rubate” erano le occasioni per stare insieme e, sempre sotto l’occhio accorto dei familiari, di fronte ai quali i languidi sguardi erano il solo modo di comunicarsi un amore combattuto, sospirato, ostacolato e pur sempre ………combinato!
Di fatto, sino al giorno fatidico dello sposalizio, per i due giovani anche darsi un bacio era impresa difficile perché la ragazza, pur condividendo l’ardente desiderio, ne sfuggiva le occasioni (almeno stando ai racconti di zia Rosina !!!), per non tradire la ferrea disciplina imposta dai genitori.
007 Il Matrimonio e la famigliaRiuscivano essenzialmente a scambiarsi espressioni allusive e sguardi ammiccanti e l’apice del romanticismo si riversava nelle ore di serenate al chiaro di luna, quando il fidanzato omaggiava l’innamorata con il suono di qualche organetto, fisarmonica e mandolini sotto la sua finestra, svegliando e rallegrando anche il resto del vicinato.
In quel tempo, prima dell’ ”entrata in casa”, era anche tradizione, tenere una propedeutica riunione a cui partecipavano membri vari e autorevoli delle due famiglie interessate per prendere accordi circa la “dote matrimoniale”, vale a dire ciò che ognuno doveva “portare”.
Veniva dunque stilato e sottoscritto “lo stromèndo”, vale a dire un vero e proprio documento/elenco, con il quale i genitori dei “promessi sposi”, per fare bella figura, si impegnavano spesso oltre le rispettive disponibilità e possibilità.
Era tradizione che qualche giorno prima delle nozze – carta alla mano – il corredo fosse esposto in modo che i parenti più stretti potessero controllare il mantenimento della “promessa” delle due parti e non erano rare sia le liti sia, addirittura, le rotture dei matrimoni.
Per questa incombenza nella casa della sposa si riunivano anche amici, conoscenti e parenti per ammirare e conteggiare il corredo e tutto ciò che la ragazza portava in dote. A tal fine la biancheria (lavata, inamidata, con odore di canfora e naftalina) veniva esposta, in bella mostra – per essere ammirata - sul letto matrimoniale dei genitori della ragazza in modo da consentirne la visione.
All’ esposizione partecipavano anche alcune donne le quali, perché ricamatrici ed esperte, osservavano ogni capo, ne stimavano il valore, gonfiandone, con molta frequenza, anche il prezzo.
Solitamente il corredo della sposa, oltre alla biancheria personale e ai vestiti era principalmente costituito da lenzuola, coperte, tovaglioli, asciugamani, biancheria intima, materassi e finanche una cassapanca; lo sposo invece “portava” la biancheria, qualche mobilio e a volte anche attrezzi da lavoro e finanche sementi.
Il corredo, per lo più, veniva cucito in casa e la mia mamma mi ha raccontato che lei stessa, sin da quando era piccola, aiutava la nonna a confezionare e a “ricamare” la sua dote.

Corredo 002 Corredo 004 Corredo 003 Corredo 001


In questa circostanza era consuetudine che le due famiglie cenassero insieme a casa della sposa e che il fidanzato e i suoi genitori regalassero alla futura sposa una “parure”, di valore, coordinata e composta da anello, orecchini, collier, bracciale e spilla d’oro.
008 Il Matrimonio e la famigliaIn genere il fidanzamento era relativamente breve, poteva durare un anno o di più e per tutto quel tempo i “promessi sposi” non potevano, come s’è detto, né uscire e né vedersi se non nei giorni di festa e mai, mai da soli.
Una volta concordato il matrimonio e la dote, occorreva fissare la data nozze e pensare a come organizzare la cerimonia e i festeggiamenti.
La scelta del giorno per il matrimonio aveva delle regole: doveva essere il giorno più propizio della settimana, escludendo, secondo le tradizioni paesane il venerdì e il martedì (perché “Né di Venere e né di Marte…. né ci si sposa e né si parte”); comunque, al di là dei detti e dei proverbi, in prevalenza si sceglieva il giovedì o il sabato mattina.
L’abito della ragazza veniva molto spesso cucito in casa o confezionato dalla sarta.
Le ragazze di modesta condizione sociale si accontentavano di abiti semplici mentre quelle appartenenti a famiglie più ricche disponevano, per il loro matrimonio, di abiti più sontuosi ricoperti di pizzo.
Il vestito del ragazzo veniva invece cucito dal sarto, comprendeva pantaloni, camicia, giacca sfiancata e cravatta.
Gli anelli matrimoniali, le cosiddette “fedi” o “vere”, si acquistavano dall’orefice e anche in questo caso gli sposi più abbienti avevano anelli consistenti, mentre i poveri si accontentavano di quelli molto più semplici.
La sera prima del matrimonio il futuro sposo “portava la serenata” alla casa della sua “fidanzata” dove le famiglie si incontravano per festeggiare la futura unione e da allora fino all’incontro in chiesa era usanza che i due “nammorati” non si vedessero.
Come a Montella, in molte regioni italiane (specialmente in Sicilia, Campania e Calabria) è ancora diffuso il rituale della cosiddetta “serenata di matrimonio”, che deve essere organizzata dallo sposo la sera prima delle nozze.
Questa antica usanza trova riscontro già nel medioevo e, più che di un gesto d’amore verso la propria amata, viene vissuta oggi come una festa per “coinvolgere” amici, parenti e vicini di casa.
La serenata implica la presenza di musicisti e cantanti professionisti e, una volta conclusa, introduce l’inizio di una festa a casa della sposa, dove di solito viene allestito un rinfresco che dà il via ai festeggiamenti per le nozze.
Il matrimonio veniva celebrato in chiesa e gli invitati almeno sino agli anni 60, erano molto meno di oggi.
009 Il Matrimonio e la famigliaCi si limitava ai parenti, al “compare” di battesimo e cresima (quando quest’ultimo non fosse già un parente), ai familiari, agli amici, ai conoscenti più “stretti” e ai vicini di casa.
Fino agli inizi del XX secolo era usanza recarsi in chiesa in corteo che si formava davanti alla casa della sposa.
Prima del corteo era anche consuetudine che la promessa sposa, prima di lasciare la casa dei genitori, fosse fotografata in forma ufficiale tant’è che la sequenza fotografica aveva una gerarchia ben precisa: prima lo sposo o la sposa da sola, poi quella con la mamma o le nonne, dopo con i genitori, infine anche con fratelli e sorelle.
Dopo le foto, venivano accolti in casa gli invitati nonché i vicini e quanti non avrebbero partecipato alla cerimonia, ai quali venivano offerti dolci (paste “secche” e biscotti fatti in casa) e liquori, sempre casalinghi, che facevano bella mostra di sé sul tavolo insieme ai regali ricevuti dagli sposi e, come ho già detto, il corredo “esposto”.
E’ inutile dire che, a quel tempo, le liste di nozze erano ben al di là da venire e perciò i “duplicati” dei regali non mancavano, anche se in genere, tra mamma e suocera, si cercava di spargere la voce tra gli invitati su quale fosse il regalo più utile o necessario agli sposi.
Peraltro, come già detto, non erano rari i casi, anzi tutt’altro, in cui gli sposi sarebbero rimasti ad abitare nella casa materna o paterna; vuoi per motivi economici, vuoi perché il nuovo nucleo familiare stava ancora finendo di costruirsi la propria casa che veniva su un po’ alla volta, quando i soldi lo consentivano.
Dopo il “servizio fotografico”, il padre prendeva la sposa sottobraccio e si formava così un vero e proprio corteo che, a piedi (il tempo delle auto verrà più tardi), si incamminava verso la chiesa.
Durante il tragitto, proprio come una processione, al corteo nuziale si aggiungevano altre persone, mentre dai lati della strada si applaudiva al passaggio degli sposi e si lanciavano confetti, l’immancabile riso e delle volte anche monetine, grano, orzo e sale
Il corteo si riformava subito dopo la cerimonia in chiesa ed in seguito all’immancabile foto sul frontale della chiesa con tutta la parentela, per avviarsi verso l’abitazione di famiglia dove sarebbe avvenuto il “ricevimento di nozze”.
Solitamente, dopo la funzione si offrivano gli immancabili dolcetti di pasta di mandorle accompagnati da liquori vari preparati in casa dai genitori dello sposo ossia Vermouth, Strega, Mandarinetto e Sambuca.
Il ricevimento, in quei tempi lontani, si teneva in casa e consisteva in un festeggiamento per il quale si prestava particolare attenzione tant’ è che la consistenza, la varietà e l’abbondanza del cibo erano, seguendo una tradizionale consuetudine, un auspicio favorevole al matrimonio stesso.
010 Il Matrimonio e la famigliaL'usanza del "pranzo di nozze al ristorante" a Montella cominciò a diffondersi solo negli anni '50 e '60 ma le famiglie meno facoltose sceglievano di seguire la tradizione per cui, ordinariamente, i dignitosi e sufficienti banchetti nuziali si organizzavano in casa o all'aperto.

Al convivio prendevano parte i familiari più stretti i quali venivano avvisati con largo anticipo e, a seconda dell'avvenimento e del relativo ricevimento, concretizzavano usi e tradizioni locali come, per esempio, quello di cospargere il letto matrimoniale di monete e confetti allo scopo di augurare agli sposi una ricca prole.
Stando a quel che io stesso ricordo i “banchetti matrimoniali” essenzialmente si limitavano all’offerta di panini, di dolci e per lo più di pasticceria fresca e secca, che veniva ordinata ai baristi e pasticcieri del paese.
Per chi poteva permetterselo, perché magari li produceva per la propria famiglia, i panini erano farciti con affettati di “presutti”, “sausicchi” caserecci, “casicauàddro” e formaggio del proprio allevamento; i panini venivano offerti già confezionati, avvolti in un fazzoletto di carta e serviti, a più “giri” direttamente in capienti canestri.
Il vino era quello di cantina, quello prodotto dallo sposo o da qualche parente e bagnava il rinfresco unitamente a “gassose”, “chinotti” ed aranciate prodotte alla stazione, nel loro stabilimento, dai fratelli Guido e Carlo Fierro.
Le bomboniere, non sempre presenti, venivano fatte a mano, di solito centrini realizzati a ferri o uncinetto per contenere i confetti per la cui distribuzione quasi al termine della cerimonia gli sposi passavano tra gli invitati con il vassoio “buono” di famiglia, sul quale venivano messi i cosiddetti “dolci mandorlati” e con un cucchiaio ne dispensavano un certo numero agli astanti.
Solitamente per chiudere i festeggiamenti c’era poi la solita torta e lo spumante (molto spesso era vino spumante) che dunque raffiguravano la conclusione della festa nuziale.
Quello che non mancava mai era la musica: fisarmonica, organetto, clarinetto, chitarra e tamburello, allietavano sino al tardo pomeriggio gli invitati con balli, tarantelle e quadriglie.
Il bello di queste feste era che si mangiava, si beveva, venivano scattate fotografie, si ballavano danze tradizionali e si cantavano canzoni composte per il matrimonio, insomma ci si divertiva molto e tutti si stringevano agli sposi i quali erano sempre al centro della festa e, come si direbbe oggi, parafrasando una nota pubblicità: “tutto ruotava intorno a loro”.
011 Il Matrimonio e la famigliaQuando i festeggiamenti erano conclusi, gli invitati tornavano a casa portando il “cartoccio” di paste, pastarelle e confetti che erano riservati per i loro familiari assenti alla festa che comunque non era ancora finita perché, durante la notte, gli amici andavano a suonare e cantare sotto il portone degli sposi.
Rispetto alle essenzialità del tempo passato, le cerimonie e i festeggiamenti matrimoniali di oggi sono decisamente molto più impegnativi, assai costosi, consumisticamente “faraonici”, inglobando feste di addio al celibato e al nubilato, serenata di matrimonio, fedi e bouquet per la sposa, acquisto di bomboniere, addobbi floreali in casa ed in chiesa, palloncini e ghirlande, abiti da ricevimento, paggetti e damigelle; per non parlare dei pranzi interminabili, con portate infinite, confettate, “passerelle” di torte, di dolci e gelati, servizi fotografici e televisivi (eseguiti prima, durante e dopo), spettacolo pirotecnico, viaggio di nozze e tantissimo altro il tutto adeguatamente pianificato da agenzie a ciò finalizzate.
“Za Rosina”, un’anziana conoscente montellese, in relazione alle usanze nuziali tipiche della sua lontana infanzia di allora, mi ha raccontato che, quando lei era bambina, il giorno successivo alle nozze c’era la consuetudine del cosiddetto "pranzo del giorno dopo", vale a dire un pranzo interamente organizzato dalle suocere, a casa degli sposi e al quale partecipavano esclusivamente i familiari dello sposo e della sposa..

La tradizione imponeva che questa particolare convivialità in casa degli sposi andasse avanti per otto giorni in quanto che, nella prima settimana successiva alle nozze, agli sposi era, per tradizione, drasticamente vietato uscire dalla loro dimora.

Solo nell'ottavo giorno marito e moglie potevano “uscire di casa” ragion per cui gli sposi, per quella circostanza, indossavano vestiti eleganti, facevano la loro prima uscita in pubblico, si recavano in Chiesa per partecipare alla "funzione" e, dopo aver ascoltato la Messa, si recavano a casa dei genitori dello sposo per presenziare ad un ulteriore “pranzo familiare”, quello per l’appunto allora denominato: “il pranzo degli otto giorni” ! !

In quella occasione la suocera, con fare solenne, regalava alla nuora un fuso, una conocchia e una scopa, per ricordarle che, da quel momento, avrebbe dovuto “lei” occuparsi delle faccende domestiche.
Quel “pranzo”, concludeva i festeggiamenti nuziali allora in uso dopodiché, mi ha sottolineato “za Rosina”, la vita degli sposi iniziava il suo corso ordinario in cui l'uomo si dedicava al suo lavoro tradizionale e la donna si dedicava alla cura della casa e a tutte le incombenze ad essa correlate.
012 Il Matrimonio e la famigliaDopo questa lunga argomentazione (certamente fatta con qualche omissione e comprensibile imprecisione) è quanto mai scontato che, al giorno d’oggi, molte delle tradizioni e dei rituali prima descritti appaiono assurdi, arcaici, ridicoli e finanche imbarazzanti ma, a mio avviso, è altresì vero che molti degli usi odierni riferiti al matrimonio trovano le loro radici proprio nelle antiche civiltà del passato e sono altresì convinto che molti attuali rituali sussistano anche se con pochi riadattamenti.
Anche se molto mutato e statisticamente in netta diminuzione, penso che il matrimonio, pur con molta varietà valoriale, risulti ancor oggi un evento e uno stile di vita importante.
In altri termini sono convinto che esso, al di là di ogni sua variazione, sia - sempre e comunque - il “seguito all’amore reciproco” di due persone. Ed è innegabile la sua valenza preziosa e rispettabile, in quanto esso dà origine alla famiglia.
Ciononostante al giorno d’oggi si sente sempre più spesso parlare di divorzi e di separazioni
ed è per questo motivo che, rispetto al passato di cui ho a lungo argomentato, il matrimonio ha, in modo particolare, perso il senso dignitosamente mistico che aveva un tempo lontano.
Ne è riprova che oggi, secondo una recente indagine statistica, solo il 40-50% delle persone si sposa per vero amore, ci si sposa per interesse, per obbligo, assai raramente per designazione di nascita e, dulcis in fundo, risulta anche che il matrimonio (ormai interamente e largamente “consumato” in anticipo) sussiste per cause secondarie e che in non pochi casi è realizzato unicamente come una cerimonia mondana, consumistica e d’apparenza.
013 Il Matrimonio e la famigliaMa……nonostante le suddette “riflessioni” io penso che il matrimonio - a differenza dell’assai diffusa e praticata “convivenza” (in cui il “marito” si chiama “compagno” e la “moglie” si chiama “compagna”) - “segna”, come già detto, il legame affettivo di due persone, per sempre (o almeno così dovrebbe essere): In altri termini è un evento che “ufficializza” una unione consacrata e contornata da riti civili e religiosi, insomma un evento delle quale bisognerebbe rispettare ogni sua forma e legge.

In un libro di mia recente lettura di Ken Follett, l’autore accenna al matrimonio e sostiene che esso è una delle pietre miliari dell’esistenza e sostiene, giustamente, che esso non è assolutamente un momento come un altro della vita di un uomo; esso è invece una tappa fondamentale ed obbligatoria, il momento di unione del corpo e dell’anima di due persone che si amano e che desiderano una loro casa, una loro famiglia, che vogliono condividere problemi, soluzioni, momenti di gioia, momenti difficili, un futuro, una vita, lunga o breve che sia, ma tutta insieme in altre parole è la promessa “ di essere fedeli sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarsi e onorarsi, tutti i giorni della propria vita insomma” ……………. essere due cuori e una capanna, per sempre”.
(marzo 2021)
014 Il Matrimonio e la famiglia


Festa matrimoniale del secolo scorso


015 Il Matrimonio e la famiglia
Questo articolo è già stato pubblicato sul periodico "Il Monte"- Sezione "Cara Montella" - Anno XVIII - n. 1 gennaio-aprile 2021

La storia dell'acquedotto di Empoli e delle sue frazioni di Graziano Casalini

Graziano Casalini 20 Agosto 2025

La  storia dellacquedotto di Empoli 001Il 18 luglio 2025, ho avuto il grandissimo piacere di presentare alla Biblioteca Comunale di Empoli, il mio secondo libro “LA STORIA  DELL’ACQUEDOTTO DI EMPOLI E DELLE SUE FRAZIONI”. Dopo il successo de la “RACCOLTA DI SCRITTI SU MONTELLA.EU, ho voluto scrivere un spaccato della storia del mio paese, cioè tutto quello che è stato fatto dalle varie gestioni succedutesi, in tantissimi anni, (più di due secoli), nella mia cittadina, per dotare la comunità dell’approvvigionamento idrico necessario al fabbisogno della sempre crescente popolazione e di tutti gli insediamenti industriali. Per la realizzazione del libro, ho dovuto, con tanta pazienza e con l’aiuto e la collaborazione degli archivisti dell’ASCE (Archivio Storico Comunale di Empoli), consultare centinaia di faldoni-filze ed estrarre da questi una gran mole di dati riguardanti le gestioni dell’acquedotto fino all’anno 2002. I dati successivi, invece, li ho potuti rilevare dagli Archivi di Acque S.p.A. disponibili su internet. Ho descritto la costruzione della prima fognatura costruita ad Empoli nel 1567, che serviva a convogliare nel fiume Arno le acque reflue di alcune tintorie e concerie esistenti allora entro le mura del castello. E poi la captazione di acque potabili da alcune sorgenti nel Comune di Montelupo Fiorentino, lungo il rio Tomba di Berto, con la costruzione di gallerie filtranti e delle condutture necessarie per portare le acque nel centro abitato distante circa 6 Km. La  storia dellacquedotto di Empoli 007Questo primo acquedotto servì ad alimentare le prime 4 fontane cittadine, sotto forma di leoni in marmo, facenti parte di un grande monumento detto fontana delle Naiadi, sito nella Piazza Farinata degli Uberti di fronte alla Collegiata di S, Andrea. Era l’anno 1824 e le quattro fontane servivano ad approvvigionare di acqua potabile tutta la popolazione del centro di Empoli. In precedenza l’acqua necessaria veniva attinta dai pozzi, dalle cisterne con la raccolta dai tetti e anche dal fiume Arno e dai suoi affluenti. Successivamente, con l’aumento della popolazione l’acqua delle sorgenti non fu più sufficiente, pertanto iniziò il periodo, che possiamo dire attuale, quello della trivellazione continua di pozzi artesiani, la cui acqua diversamente da quella di sorgente, presentava caratteristiche di non potabilità, da qui la necessità di costruire diverse centrali con impianti per i trattamenti necessari a renderla potabile e utilizzabile per tutti gli usi civili. Queste centrali sono sei, la  più importante e grande, è quella, cosiddetta della Zona Sportiva, che serve l’intero centro cittadino di circa trentamila abitanti. Ogni centrale ha caratteristiche diverse, adeguate al contenuto dell’acqua attinta dai pozzi in loco. A partire dalla posa delle prime condutture dell’acquedotto, e agli allacciamenti nelle  abitazioni, si iniziò anche la costruzione di una capillare rete di fognature, che attraverso un collettore convogliavano i reflui nel fiume Arno. Nel 1986 fu costruito nella frazione Pagnana, un grande e moderno depuratore, dove veniva e vengono tuttora depurate le acque reflue della città e di alcuni paesi del comprensorio, per essere reimmesse pulite in natura. Nel libro, ho descritto le deliberazioni delle varie Amministrazioni Comunali succedutesi nel tempo, gli investimenti, i progetti, le perizie, i bandi, le aste, le ditte assegnatarie dei lavori, i costi totali dei lavori eseguiti, come detto avanti questi dati li ho tratti dai vari archivi. In seguito ad alcune mie visite agli impianti, guidato dai responsabili, ho capito e descritto minuziosamente le dette strutture tecnico scientifiche, sempre aggiornate e attualmente all’avanguardia.

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Posso dire che nella mia zona la gestione del fabbisogno idrico in passato è sempre stata pubblica, come stabilito anche da un referendum e ritenuta di importanza prioritaria dalle varie Amministrazioni, quindi gestita egregiamente per tanti anni. Oggi, disattendendo il risultato del suddetto referendum, assistiamo a un tentativo di inserimento privatistico, in parte già avvenuto, nelle grandi società gestionali del settore. A mio avviso la gestione di settori così importanti dovrebbe rimanere sempre pubblica. La  storia dellacquedotto di Empoli 003Queste ultime riflessioni non le ho scritte nel libro. Sono arrivato alla conclusione del mio lungo lavoro di ricerca, descrivendo tutti gli ultimi investimenti di Acque S.p.A. uno dei più importanti è quello della costruzione in città e nelle varie frazioni di diversi fontanelli di acqua ad ALTA QUALITA’ fornita alla cittadinanza gratuitamente, con un risparmio economico da parte dei cittadini stessi e la diminuzione del consumo di acqua in bottiglie di plastica a tutto vantaggio del sistema ecologico, già gravemente compromesso. Un’altra bella iniziativa è quella, di organizzare visite periodiche guidate delle scolaresche ai vari impianti, per fa conoscere ai giovani il ciclo a cui le acque vengono sottoposte prima e dopo la loro utilizzazione e infondere negli stessi l’idea di un uso parsimonioso della risorsa idrica. Nel comune di Empoli è in funzione un grande laboratorio di analisi dove giorno dopo giorno, annualmente vengono controllati decine di migliaia di campioni di acqua provenienti da una vasta zona di cui fanno parte i comuni del comprensorio. Tutti gli impianti sono interconnessi e tenLa  storia dellacquedotto di Empoli 004uti sotto controllo h 24. Ma torniamo al libro, prima della presentazione, è stato preso in visione e accolto molto favorevolmente dall’Amministrazione Comunale, per cui il Sindaco Dott. Alessio Mantellassi mi ha predisposto una bella prefazione. Mi è stata concessa una delle sale più belle della Biblioteca Comunale per la presentazione al pubblico, che posso dire è stata molto partecipata. Anche la Presidenza e i componenti il Consiglio di Amministrazione di Acque S.p.A. hanno gradito molto il mio lavoro, arrivando ad elargire un sostanzioso contributo per la pubblicazione. Per me una emozione indescrivibile, per le congratulazioni e i complimenti ricevuti a coronamento di una lunga ricerca e di un impegno non indifferente nella realizzazione di un’opera così importante.Carissimi visitatori del sito Montella.eu, e tecnici interessati al settore, il mio libro da oggi sarà presente anche nella vostra Biblioteca Comunale, per chi di voi, vorrà prenderne visione, anche per un confronto fra il nostro e il vostro sistema acquedottistico, che ripetutamente ha grandi problemi a Montella e negli altri comuni Irpini.Grazie per l’attenzione e l’interessamento alla lettura di questo mio breve articolo, alla Redazione di Montella.eu del Sig.  Vittorio Sica e al suo Staff.

Graziano Casalini

12 Agosto 2025

PS il libro non è in vendita a Montella, chi lo volesse può richiedermelo in privato.

Il Calcio e la scuola di Basket di Totoruccio Fierro

Totoruccio Fierro 25 Giugno 2025

Il Calcio e la scuola di calcioCome è ben noto a tutti, il Mondo del Calcio ha oramai raggiunto dimensioni planetarie : non esiste nazione che non abbia per sua rappresentanza una aquadra di calcio! Gli assi i meno assi, le mezze calzette, i ronzini da macello, della " pelota " si vendono e/o si acquistano con un giro vorticoso di centinaia di miliardi delle vecchie lire!
Ma, a mio modesto avviso, il calcio balbetta asmatico ed è boccheggiante sul letto ammalato, mentre sta per esalare gli ultimi singulti, i rimanenti, irrefrenabili e dolorosi gemiti! Al suo capezzale, come per Pinocchio, ricordo, che arrivarono veloci, chiamati dalla buona fata Turchina, tre medici per vedere se era vivo o morto!
Credo, allora, che il calcio, così com'è, è più morto che vivo, a differenza del burattino!

Occorrono poche, sostanziali e rivoluzionarie riforme, mutuandole dal gioco del Basket :
1) - i tempi di gioco ( 40/45 minuti per il primo tempo e tanti per la ripresa ), devono essere effettivi!
L' orologio si deve fermare ogni volta che si ferma il gioco!
2)- i rigori devono essere calciati da chi ha subito il fallo!
3)- le azioni che i giudici (?) dei Var osservano alla TV, tirando linee e lineette, deve poter essere visto anche dagli spettatori!
Credo che qualcosa cambierebbe!

Cinque lunghi anni di prigionia sopportati grazie all’ atavica fede nel Santissimo

Redazione 12 Luglio 2025

Mario Fortunato  01

Quello che pubblichiamo oggi sembra un racconto partorito dalla fertile penna di uno scrittore di romanzi ma è purtroppo una dura realtà che i nostri avi hanno vissuto in prima persona.
La storia è apparsa sul profilo Facebook dell’ amico Salvatore Fierro.
Cinque lunghi anni di prigionia sopportati grazie all’ atavica fede nel Santissimo.
“La foto che pubblico questa sera rappresenta l'effige del nostro SS. Salvatore, che mio cognato Mario Fortunato portò al rientro dalla prigionia al termine della 2*Guerra mondiale. Arruolato nell'Artiglieria Contraerea nei primi anni "40, fu fatto prigioniero in Cirenaica (Libia) con altri italiani. Peregrinò per cinque anni nei vari campi di concentramento inglesi: in Africa, India ed Australia.
Tornò a casa nel 1946 e portò questa effige del nostro Salvatore, ricavata da un immaginetta che teneva nel portafoglio, ricamata con mezzi fortuna su di un fazzoletto, utilizzando cotone e lana sfilato da calzini o altri indumenti, nel tempo che fu in India.
Come cornice fu usata la canna di bambù.
In questa operazione fu aiutato pure da altri amici prigionieri come lui, pur se non montellesi.
Tale episodio dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che il montellese ovunque si trovi ha sempre vivo nel suo cuore il ricordo del SS. Salvatore e presente nella sua memoria il Suo Simulacro.”

Mario Fortunato 02

Spigolature di Totoruccio Fierro

Totoruccio Fierro 25 Giugno 2025

Spigolature Logo 03Sigolature di Totoruccio Fierro Le spigolature sono raccolte di notizie, fatti, episodi, argomenti che hanno il fascino della curiosità e della stranezza!

 

 

   
Mesaruli 03 "DAVANTI AI CASTAGNETI"
L AGGETTIVO BISEX   03 L' aggetivo Bisex
Il Calcio e la scuola di calcio   IL CALCIO A SCUOLA DI BASKET
Sic Transit  SIC TRANSIT GLORIA MUNDI
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Come si viveva una volta... di Nino Tiretta
  2. La Castagna: il pane dei poveri (di Salvatore Cianciulli)
  3. Storia ultracentenaria della campana del SS.Salvatore di Salvatore Fierro
  4. Le cantine di una volta a Montella di Nino Tiretta

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