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Notizie su Montella

Montella orgogliosa di Francesca Ziviello: salva un giovane con una tecnica innovativa dopo un ictus emorragico

Vittorio Sica Attualità 15 Aprile 2026

Ziviello Francesca 01È ancora una volta motivo di orgoglio per tutta Montella la dottoressa Francesca Ziviello, che nella foto allegata vediamo al centro presso il nuovo Pronto Soccorso e UTIC dell’Ospedale Cardarelli, un reparto di Medicina d’Urgenza all’avanguardia. La nostra compaesana, insieme al team guidato da Ciro Mauro, ha contribuito a salvare un giovane paziente colpito da ictus emorragico con una pressione arteriosa fuori controllo.

Ziviello Francesca

Il paziente era giunto in Pronto Soccorso con valori pressori altissimi, non gestibili neppure con terapie farmacologiche intensive. Di fronte al rischio imminente, i medici della Cardiologia con UTIC ed Emodinamica dell’Ospedale Cardarelli hanno optato per una soluzione innovativa: la denervazione renale.

Si tratta di una tecnica mininvasiva che, tramite catetere e radiofrequenza, agisce sui nervi delle arterie renali responsabili dell’aumento della pressione. L’intervento ha consentito una progressiva riduzione dei valori pressori fino a livelli più sicuri, permettendo di stabilizzare il paziente.

Ziviello Francesca 02

Determinante è stata anche la collaborazione con il reparto NeuroStroke, in una situazione di elevata complessità clinica. Oggi il giovane è fuori pericolo di vita ed è stato trasferito in riabilitazione, mentre i prossimi controlli valuteranno l’evoluzione dell’emorragia.

Ziviello Francesca 03

Ziviello Francesca 04

Un caso che dimostra come competenza, innovazione e lavoro di squadra possano fare la differenza, e che riempie di orgoglio l’intera comunità montellese per il contributo della dottoressa Ziviello.

Vittorio Sica montella.eu

Leonarda Cianciulli

Redazione Attualità 06 Aprile 2026

18 03 2018 LEONARDA CIANCIULLI 02

 

 

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Killer Cafè ­ Biscotti all'uomo ­ Leonarda Cianciulli

Biscotti Uovo 01 Cianciulli 

Biscotti Uovo Cianciulli 02

 Biscotti Uovo Cianciulli

 

 

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        LP INCISO A MILANO NEL 1988 "Cianciulli sapone dance "

sangunari_saponificatrice_fumetto      Cianciulli-Libro-02

FUMETTO DELLA SERIE "              Libro di Salvio Sanvitali e V.M.Mastronardi

 I SANGUINARI " 1973

INTERVISTA A LEONARDA CIANCIULLI NEL MANICOMIO CRIMINALE DI AVERSA

 

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Nome Completo: Leonarda Cianciulli

Soprannome: La saponificatrice di Correggio

Nata il: 1893

Morta il: 15 Ottobre 1970

Vittime Accertate: 3

Modus operandi: omicidio per mezzo di scure; bollitura dei cadaveri per ricavarne sapone; utilizzo del sangue delle vittime nella preparazione di biscotti.
Infanzia e Famiglia.
Leonarda Cianciulli nacque a Montella, in provincia di Avellino nel 1892, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli. La sua fu un’infanzia difficile, da lei così descritta: “Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita. Ero una bambina infelice e desideravo morire. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiai due cocci di vetro: non accadde nulla”.
Nel 1914 sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano.
Nel 1930, in seguito al tragico terremoto dell’Irpinia, la loro casa venne distrutta e decisero di trasferirsi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Qui, grazie ai soldi del risarcimento statale concesso ai terremotati e al commercio degli abiti usati portato avanti da Leonarda, le condizioni dei coniugi Pansardi si risollevarono.
La Cianciulli ebbe 17 gravidanze, ma le sopravvissero solamente 4 figli. Probabilmente disperata da tante perdite, questi 4 bambini divennero per lei un’ossessione.
Nel 1939, Giuseppe, il figlio maggiore da lei prediletto, che studiava lettere all’Università di Milano e lavorava come istitutore al Collegio Nazionale di Correggio, fu chiamato a prestare il servizio militare e la minaccia dell’entrata dell’Italia in guerra era sempre più incombente. Bernardo e Biagio, invece, frequentavano il ginnasio, e Norma, l’ultima figlia, andava all’asilo. Nella Cianciulli cominciarono a farsi strada pensieri sempre più tormentati, tanto che decise che per salvare la vita dei suoi figli avrebbe dovuto fare dei sacrifici umani. Sembra che anni prima si fosse fatta leggere la mano da una zingara e che questa le avesse detto: “Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti i figli tuoi moriranno”. Quindi si era rivolta a un’altra zingara ancora, che le aveva detto: “Vedo nella tua mano destra il carcere e nella sinistra il manicomio”. Di quei momenti così tragici ricordava alcuni pensieri: “Non posso sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sogno le piccole bare bianche di quegli altri, inghiottiti uno dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture e spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli”.
Leonarda frequentava tre amiche, donne sole e non più giovani che avrebbero volentieri fatto qualsiasi cosa per cambiare le loro vite.

Primo omicidio.
La prima vittima si chiamava Faustina Setti. La Cianciulli le disse di averle trovato un marito a Pola, le consigliò di vendere tutto, ma si raccomandò con l’amica di non parlarne con nessuno perché avrebbe potuto scatenare delle invidie. Il giorno della partenza, Faustina si recò a casa sua per salutarla. Dato che Faustina era semi analfabeta, Leonarda le offrì il suo aiuto, invitandola a scrivere alcune lettere e cartoline per amici e parenti che avrebbe poi spedito da Pola, nelle quali diceva di stare bene e che tutto procedeva per il meglio. L’amica però non giunse mai a destinazione. Quel giorno stesso, la Cianciulli la finì a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino. Qui sezionò il cadavere e fece colare il sangue in un catino. A tal proposito, nel suo memoriale, scrisse: “Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comperato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, e mescolai il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io”.
Qualche giorno, dopo il suo primo omicidio, mandò il figlio Giuseppe fino a Pola affinché imbucasse le lettere della vittima per farle giungere ai destinatari con il timbro postale giusto e vendette i suoi indumenti.
Gli altri omicidi.
La seconda vittima si chiamava Francesca Soavi, sognava anche lei di andar via da Correggio, ma non sperava nel matrimonio e si sarebbe accontentata di trovare impiego in un altro luogo. Leonarda le disse di averle trovato un lavoro nel collegio femminile di Piacenza. Francesca accettò con gratitudine e la mattina del 5 settembre 1940 raggiunse l’amica per salutarla. La Cianciulli convinse la donna, senza fatica, a scrivere due cartoline che avrebbe dovuto spedire da Correggio per annunciare ai conoscenti la partenza evitando di far capire ai ficcanaso la destinazione. Posata la penna, Leonarda, come da copione, si avventò sulla donna e l’uccise. Da questo omicidio però guadagnò solo le 3000 lire che la vittima aveva con sé. Per ricavare maggiori guadagni, i giorni successivi Leonarda disse che era stata incaricata da Francesca a vendere tutti i suoi beni e i mobili. Giuseppe, su incarico della madre partì per Piacenza e spedì le cartoline.
La terza e ultima vittima fu un’ex-cantante lirica, cinquantatreenne, costretta a vivere in miseria. Si chiamava Virginia Cacioppo.
Con lo stesso metodo, Leonarda le propose un incarico a Firenze, come segretaria di un misterioso dirigente teatrale che, magari, avrebbe potuto reintrodurla nell’ambiente. Pregò anche questa di non farne parola con nessuno, dicendole che l’uomo era stato suo amante e che se si fosse sparsa la voce che lei lo vedeva ancora la sua famiglia l’avrebbe disprezzata. Virginia, entusiasta della proposta, mantenne la promessa e il 30 settembre 1940 si recò da Leonarda. Di lei la Cianciulli disse: “Finì nel pentolone, come le altre due… la sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce”.

leonardacianciulliLa cattura.
Fu la cognata dell’ultima vittima a insospettirsi dell’improvvisa sparizione di Virginia, che aveva visto entrare nella casa della Cianciulli prima di far perdere le sue tracce per sempre. La casa della stessa donna che poi aveva messo in vendita i vestiti della Cacioppo. Decise quindi di confidare al questore di Reggio Emilia i suoi sospetti, il quale seguì le tracce di un Buono del Tesoro di Virginia, presentato al Banco di San Prospero dal parroco di san Giorgio, a Correggio. Convocato dal questore, il prete disse di aver ricevuto il buono da Abelardo Spinarelli, amico della Cianciulli. Lo stesso Spinarelli dichiarò di averlo ricevuto dalla Cianciulli per il saldo di un debito. Le tracce condussero quindi le indagini fino a Leonarda che confessò senza fare molta resistenza i suoi tre omicidi. Gli inquirenti però non riuscivano a credere che una donna anziana, bassa e grossa avesse potuto fare tutto questo da sola e andarono alla ricerca di un complice che l’avesse aiutata a compiere i delitti. Il sospettato numero uno era il figlio Giuseppe che al processo (1946) dichiarò di aver spedito le lettere, senza però sapere la verità. La madre, intenzionata a difenderlo con tutte le sue forze, propose una dimostrazione atta a far capire che lei era l’unica artefice di quella mattanza. Davanti a magistrati e avvocati, in soli dodici minuti, sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione.

La condanna.
Cianciulli-TribunaleLeonarda Cianciulli fu riconosciuta come unica autrice dei tre omicidi, venne condannata a 30 anni di reclusione e a tre anni di manicomio giudiziario. In carcere scrisse, lavorò a uncinetto e cucinò biscotti che nessuno aveva voglia di assaggiare. Riceveva le visite dei figli. Il 15 ottobre del 1970, morì nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli, stroncata da apoplessia cerebrale.

Saponificatrice di Correggio – il killer sfornava dolci (con le vittime)Chantal Cresta

Leonarda Cianciulli

Reggio Emilia – Leonarda Cianciulli naque a Montella (Avellino) nel 1893 da famiglia modesta e poco incline all’affetto nei confronti della bambina. Fin da giovanissima ella presentò delle difficoltà caratteriali: molto introversa e depressa, tentò 2 volte il suicidio. Sopravvissuta e cresciuta, la ragazza sembrò trovare un equilibrio. Sempre in rotta con la famiglia, nel 1914, a 21 anni, si sposò contro il volere della madre che il giorno delle nozze la maledisse, un episodio che segnò profondamente la psiche della futura omicida.

{/source}Leonarda e il marito, Raffaele Pansardi, impiegato al catasto si trasferirono a Lauria (Potenza) dove la donna ebbe 17 gravidanze e 14 figli di cui 10 perirono in tenera età. La Cianciulli – come lei stessa ricorderà in seguito – era ossessionata dall’idea di perdere i bimbi rimasti tanto quanto era convinta che la causa della morte di tutti gli altri fosse dovuto al maleficio della madre.

Nel 1930, la famiglia Pansardi perse tutto nel terremoto di Vulture e fu costretta a trasferirsi a Correggio (Emilia Romagna). Il marito – mai ripresosi dallo shock della catastrofe – diventò presto un alcolizzato violento al punto da costringere la moglie a cacciarlo di casa. Rimasta sola, la donna fece quello che potè: racimolò denaro come lavandaia, lavoratrice di sapone e cuoca. Si appassionò allo spiritismo e all’occulto improvvisandosi, poi, fattucchiera e maga. Tutte queste attività consentirono a Leonarda di risollevarsi economicamente ed aprire un piccolo negozio di abiti usati nonché di assicurarsi la stima e l’amicizia dei concittadini. E fu tra queste conoscenze che Leonarda individuò le sue vittime.

Gli omicidi – Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo erano 3 donne legate non solo dalla comune amicizia con la Cianciulli ma anche da alcune peculiarità: erano benestanti e tutte molto insoddisfatte della loro a vita Correggio.  Ognuna di loro era pronta a lasciare la cittadina per realizzarsi altrove e aspettava solo l’occasione o il pretesto per partire. Leonarda glielo fornì.

La prima a sparire fu Faustina, 70 anni, scarsa istruzione. Leonarda la convinse di averle trovato marito a Pola (Croazia) e le suggerì di non far menzione a nessuno della notizia fino alla celebrazione delle nozze. Intorno al 1940, Faustina si recò a casa dell’amica Cianciulli per le ultime indicazioni prima della partenza, nonché per delegare a quest’ultima l’amministrazione dei suoi beni finchè  – così pensava l’anziana – non si fosse stabilita definitivamente. Leonarda uccide la donna con un colpo di accetta e con i suoi resti fabbricò sapone e dolci. La descrizione della “lavorazione” del corpo la si può recupare dal memoriale che la stessa l’omicida redasse in carcere, Le confessioni di un’anima amareggiata (la cui autoralità, tuttavia, è dubbia):

“Dopo aver fatto a pezzi il cadavere mettevo la caldaia a bollire sul fuoco […]. Il calderone conteneva 5 kg di soda caustica in ebollizione. I pezzi non adatti alla saponificazione li versavo un po’ nel gabinetto e un po’ nel canale vicino a casa mia. […] Il sangue (raccolto in un catino) di solito lo riunivo a marmellata e cioccolato, aromi di anice e vaniglia […]. Qualche volta in queste torte, che offrivo alle mie visitatrici, ci mettevo un pizzico della polvere ricavata dalle ossa delle morte”.

Francesca Soavi, insegnante d’asilo, e Virginia Cacioppo, ex soprano, finirono nel pentolone della Cianciulli nello stesso anno.

L’arresto – Malgrado le precauzioni dell’assassina, i parenti delle donne si proccuparono subito della scomparsa delle congiunte. La polizia si mise in moto e presto scoprì il transito di forti somme sul conto bancario di Leonarda. Da qui alla perquisizione della casa della donna il passo fu breve e ciò che gli inquirenti trovarono – il calderone, la polvere d’ossa, il sangue essiccato, il seghetto, il martello, le scuri e la mannaia – sono ancora oggi materia di analisi psicopatologica della criminologia occidentale.

La Cianciulli a processo

Leonarda Cianciulli, durante il processo, fece una dettagliata confessione affermando che la ragione dei suoi crimini era una visione. Anni prima le era apparsa in sogno la Madonna la quale l’aveva esortata a commettere sacrifici di sangue per salvare la vita dei propri figli. Quattro vite per quattro vite. I magistrati non credettero mai all’ipotesi della nevrosi psicotica. Malgrado ritenessero la donna pazza, la sua era una follia lucida e nutrita da fredda avidità. A ciò si aggiungeva la componente sadica: disporre dei cadaveri accanendosi su di essi per farne torte e sapone da regalare ad amici ed conoscenti. Così, mentre i giornali già la ribattezzavano, la Saponificatrice di Correggio, Leonarda Cianciulli venne condannata a 30 anni di carcere e 3 di manicominio criminale per aver ucciso, smembrato e disciolto nell’acido le sue vittime. Nel 1970 morì nel manicomio di Pozzuoli all’età di 77 anni. Una delle addette della strutture ricordava che spesso Leonarda si lamentava delle altre detenute: nessuna di loro voleva mangiare i suoi dolci.

FOTO || http://it.wikipedia.org/wiki/File:Leonarda_Cianciulli.jpg

FOTO || http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3g010-0020706/

 

 

 

leonarda cianciulli.630x360Il caso Cianciulli
Negli Anni '40 divenne nota come "saponificatrice di Correggio". Un team di criminologi ne ha ricostruito oggi i delitti: movente, dinamica e profilo psichiatrico.
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Leonarda Cianciulli

“Tagliai qui, qui e qui: in meno di 20 minuti tutto era finito, compresa la pulizia. Potrei anche dimostrarlo ora”. Così nel 1946 la “saponificatrice di Correggio”, al secolo Leonarda Cianciulli, dichiarò in tribunale di essere disposta a far vedere come si fa a pezzi un cadavere in poche mosse. I tre delitti di cui era accusata li aveva confessati senza battere ciglio e con la stessa freddezza aveva dichiarato di aver sezionato le sue vittime e di averne fatto sapone e dolcetti.
Quella dimostrazione non fu mai autorizzata, anche se la leggenda vuole che all’imputata fosse stato fornito dal giudice il corpo senza vita di un vagabondo da smembrare. E che lei l’avrebbe fatto senza scomporsi. «In realtà è solo un mito nato attorno alla figura della Cianciulli, di cui non si trova conferma nella documentazione ufficiale» spiega Augusto Balloni, neuropsichiatra e docente di Criminologia all’Università di Bologna, che ha coordinato la più recente e approfondita ricerca sulla prima serial killer italiana del Novecento, presentata in un libro di prossima pubblicazione intitolato Soda caustica, allume di rocca e pece greca (Minerva) dagli ingredienti con cui la donna bolliva le sue vittime per ottenerne saponette.

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POLITICO O SERIAL KILLER?
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Il team di esperti è tornato sulla scena del crimine a 70 anni da quei delitti, per sfatare i falsi miti nati attorno a questa vicenda e riaprire un caso che continua a fare scalpore. «Per scavare nella mente della Cianciulli siamo partiti dal suo lungo memoriale, 800 pagine scritte di suo pugno durante la permanenza all’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Ce). Ma abbiamo analizzato anche la sentenza di condanna, la trascrizione degli interrogatori e le tante lettere della donna. Questo materiale ci ha consentito di tracciare un profilo criminologico completo» spiega Balloni.
Prima di tutto, però, i fatti. Leonarda Cianciulli era originaria di Montella (Av), in Irpinia. Ma nel 1930, a 37 anni, era stata costretta a salire al Nord, marito e quattro figli al seguito, dopo che un disastroso terremoto aveva raso al suolo la loro casa. Avevano messo radici a Correggio, un paesotto in provincia di Reggio Emilia dove Leonarda si era subito rimboccata le maniche. Si era così rifatta una vita, conquistandosi da sola (il marito a un certo punto aveva alzato i tacchi per sempre) una certa fama e una discreta posizione sociale grazie al commercio casalingo di abiti usati e all’attività di maga che leggeva il futuro e toglieva il malocchio.
«La Cianciulli era una leader nata» spiega Roberta Bisi, docente di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale all’Università di Bologna, che ha tracciato un profilo psicanalitico della criminale. «E una donna accattivante, che col suo fascino puntava a esercitare un controllo assoluto su chi la circondava, ridotto a mero “oggetto” da sfruttare. Le uniche soddisfazione le derivavano dalle sue manie di grandezza e dalla deferenza che le riservavano gli altri».
Dietro quella facciata di donna a modo, tra il 1939 e il 1940 Leonarda maturò il suo spietato piano criminale. Una dopo l’altra, attirò in casa sua tre donne, sole e anziane, lusingandole con la promessa di una nuova vita lontano da lì, si fece firmare una procura con cui poteva vendere tutti i loro beni (e intascare i soldi ricavati) e le fece fuori a colpi di accetta per poi saponificarne i corpi. Nessuno avrebbe cercato quelle povere donne: la Cianciulli le aveva convinte a scrivere cartoline rassicuranti ai parenti, in cui annunciavano una partenza senza ritorno. Ma quale fu il movente? Il denaro? Pura follia omicida? Per capirlo conviene cominciare dalla fine, ovvero dal processo.

 

Il paese della Cianciulli
La Cianciulli salì sul banco degli imputati solo nel 1946. Era già stata arrestata qualche mese dopo l’ultimo delitto, avvenuto nel novembre del 1940, quando una parente dell’ultima vittima, nient’affatto convinta dalla cartolina d’addio, aveva insistito perché fosse fatta luce su quella sparizione. Ma il processo era stato ritardato a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Dopo l’arresto Leonarda fu sottoposta a perizia psichiatrica da un importante medico dell’epoca, Filippo Saporito, docente all’Università di Roma e direttore del manicomio criminale di Aversa. «Saporito giudicò la donna affetta da psicosi isterica e totalmente inferma di mente. La sezione istruttoria della Corte di appello di Bologna accusò invece lo psichiatra di essersi fatto “stregare” e ritenne la criminale pienamente imputabile» precisa Balloni «Alla fine la donna fu dichiarata “solo” seminferma di mente e colpevole di triplice omicidio. Fu condannata a 30 anni di reclusione preceduti da tre anni di ricovero in una casa di cura: si trattò di una sentenza innovativa, anche rispetto a oggi. Prima della galera la Cianciulli fu infatti affidata alle cure mediche: di fatto entrò in manicomio e non ne uscì più. Vi morì nel 1970, alla soglia dei 78 anni».

Un momento del processo alla Cianciulli
Che cosa c’era, dunque, nella mente di Leonarda? «Il suo delirio criminale scattò poco prima della guerra, quando i suoi due figli maschi più grandi, tra cui il prediletto Giuseppe, furono dichiarati idonei alla leva. Il terrore di vederseli strappar via, per rischiare la vita sul fronte, causò il black-out mentale» risponde Balloni.
La Cianciulli aveva un rapporto ossessivo coi 4 figli, gli unici sopravvissuti dei 14 che aveva dato alla luce, dopo aver iniziato ben 17 gravidanze. «A quel punto scattò in lei l’idea del salvataggio dei figli in cambio del sacrificio umano di altre anime innocenti» spiega Raffaella Sette, sociologa criminale all’Università di Bologna e grafologa, che ha esaminato il carteggio tra la Cianciulli e il figlio maggiore Giuseppe, anche lui coinvolto nella vicenda per concorso in omicidio con la madre ma scagionato per insufficienza di prove. «La Cianciulli era stata fin da piccola estremamente suggestionabile: era cresciuta circondata da maghe e chiromanti che, a suo dire, le avevano predetto un futuro pieno di sciagure». Una maledizione su tutte l’avrebbe segnata: quella di una zingara (o forse della stessa madre, da cui si era sempre sentita rifiutata) secondo cui avrebbe avuto sì dei figli, ma li avrebbe visti morire tutti.

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Giuseppe, il figlio della Cianciulli
A suggerirle una via di uscita sarebbe stata, a suo dire, una Madonna nera che le era apparsa in sogno chiedendole vite umane di “innocenti” in cambio di quelle dei suoi figli. «La superstizione di cui era intrisa la sua mentalità aveva deformato la sua visione della realtà tanto da renderla una donna amorale, incapace di distinguere il bene dal male» continua Sette. Uccidere, nell’ordine, Faustina Setti (73 anni), Francesca Soavi (55) e Virginia Cacioppo (59) non le sembrò poi così aberrante, se sull’altro piatto della bilancia c’era il sangue del suo sangue.
«Il suo memoriale rivela anche che Leonarda aveva una doppia personalità» aggiunge Roberta Bisi. «Parlava di sé alternativamente come di Nardina (la chiamava così la madre) o di Norina (soprannome datole dal padre). La prima era la madre che soffriva, la seconda la donna che agiva». Nardina-Norina non temette di sporcarsi le mani per difendere i suoi figli, e non se ne fece mai un cruccio: “Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre” disse nelle sue memorie, che intitolò Confessioni di un’anima amareggiata.

ciancillu da giovane.570La Cianciulli da giovane
Davvero Leonarda Cianciulli trasformò le sue vittime in saponette? Alcuni periti al processo del 1946 dubitarono che fosse riuscita da sola a squartare corpi pesanti almeno 70 kg e che fosse riuscita a saponificarli con la soda caustica. «La descrizione circostanziata che si legge nel memoriale lascia in realtà pochissimo spazio ai dubbi» spiega Augusto Balloni. «Le perizie scientifiche, poi, accertarono la presenza, nel pozzo nero che la criminale aveva in casa, di frammenti ossei umani modificati da un processo chimico compatibile con quello della saponificazione» aggiunge Cecilia Monti, che nel team di Balloni ha analizzato gli aspetti scientifico-forensi del caso.
«Le perplessità riguardano piuttosto il fatto che la saponificazione fosse avvenuta all’insaputa di tutti e che poi quelle saponette fossero state usate davvero, come si dice spesso» spiega Monti.
A quel tempo in campagna il sapone si otteneva facendo bollire nella soda caustica gli scarti del maiale (ossa e cartilagini): un procedimento che si svolgeva all’aperto a causa del fetore che produceva. «Possibile che il figlio Giuseppe, come dichiarò, avesse confuso l’odore nauseabondo del pentolone materno con quello della fogna? Quanto alle saponette, forse se ne sbarazzò un po’ per volta, senza doverle usare».

Per saperne di più: Soda caustica, allume di rocca e pece greca. Il caso Cianciulli (Minerva edizioni) A cura di: Augusto Balloni, Roberta Bisi, Cecilia Monti.

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Museo del Crimine di Roma

 

 

A Pasqua mangiare o non mangiare l’agnello ? di Nino Tiretta

Redazione Attualità 04 Aprile 2026

Pasqua Montella 01BPuntuale, come nei decorsi anni, anche quest’anno è ritorna la solita polemica: mangiare o no l’agnello durante il pranzo di Pasqua?

Pasqua Montella 01

Dunque, con il sotteso intento di “compromettere” i piaceri culinari pasquali, puntualmente, anche quest’anno, gli animalisti protestano e gridano alla mattanza intraprendendo mobilitazioni varie, anche via web

Quest’anno poi, l’Ente protezione animali puntualizza che nel 2025 sono stati macellati – tra agnelli e agnelloni – circa 2,2 milioni di animali ed ha aperto una raccolta firme per chiedere la fine della macellazione e del maltrattamento degli agnelli. Si dice che finora le firme raccolte sono quasi 18mila.

La petizione, con obiettiva fantasia, è affiancata da altre numerose iniziative e quest’anno, l’Ente protezione animali ha riproposto un testimonial d’eccezione: un agnellino nato qualche settimana fa da una mamma randagia e soccorsa dalla Protezione Animali.

Lo si può adottare, ovviamente a pagamento, a distanza o assicurarsene il peluche presso i banchetti allestiti dai volontari già dalla domenica delle Palme, nel corso dei flash-mob degli animalisti davanti alle chiese

Pasqua Montella 02

In questi giorni siamo dunque  nel pieno e solito “scontro pasquale”, tra chi rispetta la tradizione e chi la considera una barbarie.

A di là delle tante polemiche io penso che “mangiare l’agnello a Pasqua” è una tradizione “secolare” che, diffusa in Italia e in molti altri paesi del mondo merita rispetto e considerazione.

Dunque sono più che mai convinto che anche i valori e convinzioni di un  vegetariano o vegano meritano altrettanto rispetto, ma vegetariani e vegani non possono e non hanno alcun diritto a  condizionare e a strumentalizzare una scelta personale ande cui essendo l’agnello  il simbolo della Pasqua occorre che questa sacrosanta e libera tradizione debba essere assolutamente rispettata da tutti, anche da coloro che, per  loro personale convinzione, non vogliono mangiarlo né a pasqua né in altra circostanza.

L’agnello è da secoli un simbolo importate nella tradizione cristiana: esso rappresenta la Pasqua e la resurrezione di Gesù Cristo; inoltre l’agnello, secondo la tradizione, è il simbolo dell’innocenza e della purezza e la sua immolazione rappresenta il sacrificio di Gesù per la salvezza dell’umanità.

In Italia l’agnello è un piatto tradizionale che, secondo le varie tradizioni paesane viene spesso servito in forme varie: al forno, alla cacciatore, con patate e carote nonché alla griglia.

Pasqua Montella 03

È in questo periodo dunque, che in Italia, specificatamente in Sardegna, viene macellato il 25% della produzione totale di agnelli e la quasi totalità è consumata in Italia: la carne d’agnello – infatti – sarà servita quest’anno in una tavola su due (52%) nelle case, nei ristoranti e agriturismi.

Come s’è già detto la tradizione di mangiare l’agnello a Pasqua deriva dalla cosiddetta Pesach che, tradotta in italiano, significa Pasqua ebraica. Risale ai tempi antichi, quando gli ebrei sacrificavano un agnello per celebrare per l’appunto la Pasqua ebraica; una tradizione dunque che si è estesa anche ad altre confessioni come ad esempio quella cattolica e, addirittura, nel corso del tempo è diventata una pratica decisamente usuale anche per i non credenti.

Mangiare dunque l’agnello durante il pranzo di Pasqua è una tradizione alimentare “sacra” che (pur rispettando le scelte e le convinzioni “sacrosante” della celebre Maria Vittoria Brambilla e di tanti altri moderni animalisti e vegani vari) va onorata e “rispettata” senza recriminazioni e senza forzature “ideologiche”.

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Insomma smettiamola con queste “puntuali”, ipocrite e discutibili prese di posizioni dell’ultima ora: Ognuno scelga per sé e si astenga dal dire agli altri ciò che, secondo le sue idee, va bene!

Per principio, sono di molto contrario all’abbandono degli animali, alla caccia, alla sperimentazione animale, al loro allevamento intensivo, alla loro uccisione per ricavarne pellicce, al loro impiego nei circhi, alle corride, alle “mattanze”, alla loro totale reclusione ma non sono, comunque un fanatico sostenitore della “liberalizzazione animale” né mi sento votato ad un “vegetarismo generalizzato” tanto da rinunciare a una bistecca e, soprattutto in correlazione della Santa Pasqua, a desistere dal “gustare” ….. un tenero agnellino al forno!!!

In sostanza non condivido assolutamente le “crociate di umanizzazione” e di spirito “animalista ad oltranza” né condivido le ultime proposte della “rossa” Michela Vittoria Brambilla che, tra le altre scemenze, chiederebbe di inserire nella Costituzione Italiana articoli vari per la liberalizzazione animale, una proposta questa, a mio avviso, assurda, patetica, fuori luogo.

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Per me Pasqua senza agnello e senza “la pastiera napoletana” non è Pasqua e dunque mangio l’agnello e mangio tutto ciò che mi piace e che ritengo non danneggi la mia salute, sia di origine animale, sia di origine vegetale!!!

L’agnello è per me un piatto festivo, che viene servito soprattutto nel cerimoniale pranzo pasquale vale a dire in un importato momento di riunione familiare e dunque, amici tutti di Montella.eu: buon agnello a voi tutti nonché, anche agli animalisti e ai vegani, l’augurio per una “Buona Santa Pasqua 2026” serena ed allegra.

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Presentazione del libro: “Tradizioni e vita paesana nella prima metà del XX secolo a Montella ovvero Montella di una volta nei ricordi di Nino Tiretta”

A Savona la mostra “Il pane nell’800º anniversario della morte di San Francesco d’Assisi”

Redazione Attualità 01 Aprile 2026

Savona  esposizioneL’esposizione è nata da un’idea di Silvia Bottaro, storica dell'arte e presidente dell'associazione culturale “Aiolfi” Appuntamento al Palazzo Vescovile per la mostra d’arte pittorica e ceramica “Il pane nell’800º anniversario della morte di San Francesco d’Assisi”, aperta sino al 12 aprile. L’esposizione è nata da un’idea di Silvia Bottaro, storica dell’arte e presidente dell’associazione culturale “Aiolfi”, che oggi, alle 16 guiderà gli spettatori alla scoperta di storia e curiosità legate al pane nell’arte. «In questa rassegna si ricorda anche il “miracolo del pane” del santo – spiega Bottaro –. Inoltre, risale al 1224 la reliquia della tela del sacco, conservata nel convento francescano di Folloni, a Montella (Avellino), che avrebbe contenuto il pane miracoloso di San Francesco, spedito al convento con gli angeli dalla Francia». La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 16 alle 18 (chiuso 5 e 6 aprile) .

Il Miracolo Il Sacco di San Francesco 18

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Vittorio Sica montella.eu

VEDI ANCHE 

Il Miracolo del Sacco: Quando il Pane di San Francesco Sfidò le Nevi di Montella

 https://www.montella.eu/articoli-vostri-blog/cultura-tradizioni/3627-il-miracolo-del-sacco-quando-il-pane-di-san-francesco-sfido-le-nevi-di-montella

FILMATO ORIGINALE DELL'INTERVISTA DELLA SAPONIFICATRICE NEL MANICOMIO CRIMINALE DI AVERSA NEL 1950

Redazione Attualità 01 Aprile 2026

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Intervista a Leonarda Cianciulli nel Manicomio Criminale di Aversa

 

 

Montella festeggia i suoi piccoli campioni: Sofia Delli Gatti e Andrea De Simone sul podio nazionale

Redazione Attualità 01 Aprile 2026

Nuoto Regionali  AAA GaraGrande orgoglio per Montella e per tutta la comunità montellese: tre giovanissimi talenti del nuoto hanno rappresentato al meglio il nostro paese alle gare nazionali delle regioni, portando in alto il nome di Montella.

Nuoto Regionali  CCC Gara

Sofia Delli Gatti e Andrea De Simone hanno conquistato un prestigioso terzo posto nella categoria della staffetta, contribuendo in maniera decisiva al brillante risultato della rappresentativa campana.

Nuoto Regionali  BBB Gara

Da sottolineare anche la bella prestazione di Andrea Salvatore che, pur non salendo sul podio, ha ottenuto un ottimo quarto posto sempre nella staffetta, dimostrando grande impegno, determinazione e spirito di squadra.

Nuoto Regionali DDD Gara

La competizione, che ha visto la partecipazione di 12 regioni provenienti da tutta Italia, si è conclusa con un significativo quinto posto per la Campania. Un risultato importante, reso ancora più prezioso dalla presenza di ben 24 atleti selezionati, tra cui spiccano proprio i giovani montellesi.

Nuoto Regionali  CCC Gara

Questi risultati premiano non solo il talento dei ragazzi, ma anche i sacrifici quotidiani, la passione e il lavoro svolto insieme agli allenatori e alle famiglie.

L’intera comunità di Montella si stringe con orgoglio attorno a questi giovani atleti, esempi positivi per tutti i coetanei e simbolo di un futuro sportivo ricco di soddisfazioni.

A Sofia, Andrea De Simone e Andrea Salvatore vanno le più sincere congratulazioni da parte della nostra redazione e di tutti i montellesi: continuate così, siete il nostro orgoglio!

Nuoto Regionali  AAA Gara

Vittorio Sica montella.eu

VEDI ANCHE https://www.montella.eu/articoli-vostri-blog/annunci-cittadini/3651-tre-piccoli-campioni-di-montella-conquistano-la-finale-nazionale-di-nuoto-sacrifici-talento-e-orgoglio-irpino

Giovanni Corso, orgoglio dell’Irpinia: Premio “Eccellenze Meridionali 2026”

Redazione Attualità 27 Marzo 2026

Giovanni Corso 03Anche l’Alta Irpinia festeggia un importante riconoscimento: lo scienziato e oncologo Giovanni Corso, originario di Bagnoli Irpino, riceverà il prestigioso Premio “Eccellenze Meridionali 2026” per la cultura scientifica.

Il premio, promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”, sarà consegnato il 1° aprile presso la Camera dei Deputati, alla presenza di rappresentanti istituzionali tra cui il ministro Alessandra Locatelli. La cerimonia sarà presieduta dal deputato Alessandro Caramiello.

Da oltre vent’anni impegnato nella ricerca e nella cura dei tumori, in particolare nello studio dei tumori ereditari e nella prevenzione oncologica, Corso è oggi considerato tra gli scienziati più influenti nel campo del tumore al seno, distinguendosi per competenza, rigore scientifico e dedizione ai pazienti.

Un riconoscimento che non premia solo il suo percorso professionale, ma anche l’impegno di un intero territorio che continua a esprimere eccellenze nel mondo.

Dalla redazione di Montella.eu esprimiamo grande soddisfazione e orgoglio per questo importante traguardo: un successo che rende felice non solo la comunità di Bagnoli Irpino, ma tutta l’Irpinia. Congratulazioni al professor Corso per questo meritato premio, simbolo di una terra che continua a distinguersi per talento e passione.

Vittorio Sica montella.eu

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Redazione Attualità 19 Marzo 2026

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Avellino celebra la Giornata dei Giusti dell’Umanità: presente anche uno studente di Montella

Redazione Attualità 07 Marzo 2026

Desiderato Karol Montella 06La Prefettura di Avellino ha celebrato la Giornata dei Giusti dell’Umanità con un momento di memoria e cultura nel suggestivo Salone degli Specchi del Palazzo di Governo.

Protagonista dell’evento il concerto de “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, eseguito dall’orchestra I Filarmonici di Napoli con il violinista Fabrizio Falasca, primo violino dell’orchestra del Teatro di San Carlo.

Durante la cerimonia si è ricordata la figura di Giovanni Palatucci, funzionario di polizia originario di Montella, riconosciuto tra i Giusti per aver salvato numerosi ebrei dalle persecuzioni durante la Seconda guerra mondiale, pagando con la propria vita il coraggio delle sue scelte.

Alla manifestazione ha preso parte anche Pasquale Karol Desiderato, studente che ha rappresentato la scuola media di Montella, presenza che ha suscitato orgoglio nella comunità montellese.

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La giornata, promossa dalla Prefettura e dalla Questura, ha voluto ricordare il valore di chi, nei momenti più difficili della storia, ha difeso la dignità umana e i diritti fondamentali, affidando alla musica un forte messaggio di memoria, pace e solidarietà.

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Il Piccolo Guerriero di Peppino Volpe

Giuseppe volpe Attualità 04 Marzo 2026

Il Piccolo Guerriero 03La morte del piccolo Domenico "il guerriero" dovuta ad un errore medico (gli è stato trapiantato un cuore "bruciato" dal ghiaccio secco) ha suscitato tanta tristezza , tanta rabbia ed indignazione in tutti gli italiani. Per i genitori l'attesa di un trapianto è un momento contrassegnato da emozioni contrastanti tra il desiderio di ricevere la chiamata prima che sia troppo tardi e il timore della cattiva riuscita dell'intervento . I minuti trascorrono lenti , le notti insonni e la speranza si alterna alla disperazione. Il solo pensiero di perdere un figlio è devastante ma perderlo per un banale errore medico è innaturale e non accettabile .
Lasciatemi ,però, disapprovare la gogna mediatica che devono subire ,non si sa per quanto tempo ancora, i medici indagati. Sono sicuro che il rimorso per l'errore che hanno commesso gli sta provocando un enorme tormento interiore . Ogni sera i talk show televisivi sono una vera vergogna , i processi li fanno in televisione dove tutti gli opinionisti sembra che non hanno fatto altro nella vita se non espiantare , trasportare e trapiantare organi. Tutti esperti di sale operatorie e di ghiaccio secco ! ! !

Il Piccolo Guerriero 02
Diventare cardiochirurgo pediatrico richiede enormi sacrifici ma soprattutto è necessaria tanta passione per fare interventi di lunghissima durata che non consentono neanche una minima distrazione . E' una professione, però, che regala anche tante soddisfazioni professionali, "riparare" un piccolo cuoricino affetto da difetti congeniti o vedere un cuore battere dopo un trapianto non è paragonabile a qualsiasi altra emozione.
Nella loro vita professionale le loro mani esperte hanno salvato centinaia di vite ed adesso per un errore, seppur grave, vengono additati come dei carnefici ed accusati di omicidio, considerati peggio di uno spacciatore o di un delinquente qualsiasi. Di solito negli altri paesi civili o presunti tali, gli errori medici vengono trattati nell'ambito delle cause civili mentre in Italia, purtroppo, si rischia una condanna penale, addirittura l'avvocato della famiglia del piccolo Domenico chiede che si proceda per omicidio volontario e.non per omicidio colposo.
Molti giovani medici, dopo la laurea rinunciano a partecipare alle scuole di specializzazione nelle branche chirurgiche proprio per questi motivi. Basta un solo errore in sala operatoria per essere additato come un assassino. Purtroppo in medicina non esiste il "VAR" come in ambito sportivo dove una "svista" dell'arbitro può essere corretta andando a rivedere un episodio dubbio.
Come genitore mi associo al dolore dei familiari del piccolo "guerriero", come medico esprimo la massima solidarietà a tutti i medici coinvolti in questa triste e drammatica vicenda che ha commosso tutta l'Italia .
Peppino Volpe

  1. Solidarietà e associazionismo protagonisti a Montella: donazione dell’Avellino Club alla Pro-Disabili Autilia Volpe
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