Abitavo proprio lì, in una delle traverse che sfociano nella piazza principale, il cuore pulsante di Montella il Vico Ferri. Per noi ragazzi di quegli anni, il Primo Maggio non era solo una data sul calendario, ma l'evento che aspettavamo per mesi.
Non eravamo solo spettatori. Io, insieme ai miei amici della piazza e del Vico Ferri, eravamo i veri protagonisti di quelle giornate. Vedo ancora le facce di allora: Peppo e Gerardo , Raffaele e Patrizio , Salvatore, Ernesto, Cesare, Franco, Antonio, Flavio, Rocco , Giacomo Angelo Gianni e tanti altri. Eravamo una banda affiatata; ci dividevamo tra il tifo scatenato e la partecipazione attiva alle gare, pronti a sfidare la sorte e la gravità per un pugno di caramelle o la gloria di un prosciutto.
Quella piazza, che oggi rivedo nelle foto d’epoca, era il nostro stadio, il nostro teatro, il nostro mondo. Ecco come si svolgeva la magia di quella festa che ancora oggi porto nel cuore.
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La Rottura delle Pignate: La Corsa all'Oro di Terracotta

Mentre la folla si accalcava intorno ai due grandi pali di castagno, noi ragazzi stavamo con il fiato sospeso. Al centro, tra le pignate dondolanti, il concorrente bendato cercava di colpire il vuoto. Noi di Vico Ferri eravamo sempre in prima linea, pronti a scattare. Non appena si sentiva il secco CRACH della terracotta che andava in frantumi, era il caos più gioioso: ci tuffavamo a terra tra polvere e risate per accaparrarci i dolciumi e le monete che piovevano dal cielo.

L'Albero della Cuccagna: La Scalata verso il Cielo

Finito il gioco delle pignate, l'attenzione si spostava sul palo della cuccagna, unto di grasso e sapone. Guardavamo i più grandi tentare la scalata impossibile verso quei provoloni e quei prosciutti che sembrano irragiungibili. Era una prova di forza e tenacia che incarnava lo spirito della nostra terra. Ognuno di noi, guardando gli scalatori scivolare e riprovare, sognava di avere un giorno la forza necessaria per arrivare in cima e toccare la ruota dei premi.
Il Tiro alla Fune: L'Unione di una Comunità

Infine, arrivava il momento del Tiro alla Fune. Qui non contava solo la forza del singolo, ma quanto fossimo capaci di restare uniti. Le squadre si formavano tra i quartieri, e noi ragazzi ci univamo agli adulti, puntando i piedi nel terreno e tirando con tutta la foga dei nostri anni. Tra le grida di incitamento e il sudore, quel segno bianco di calce a terra diventava il confine tra la vittoria e una caduta collettiva che finiva sempre in una risata generale.
La serata si concludeva con il complesso THE NEW BAND
