La nostra comunità si trova oggi di fronte a un bivio importante riguardo al futuro di uno storico edificio dei Francescani.
Il sindaco ha espresso l’intenzione di trasformarlo in un Ospedale di Comunità, un progetto che mira a rafforzare i servizi sanitari locali e a garantire cure di prossimità ai cittadini. Si tratta di una proposta ambiziosa, sostenuta da fondi pubblici, che potrebbe rispondere alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria.

Dall’altra parte, però, i Francescani si oppongono fermamente a questa ipotesi: secondo una visione puramente spirituale, quell’edificio dovrebbe continuare a essere un luogo di accoglienza per i pellegrini. La loro posizione nasce dalla volontà di tutelare la storia del luogo e di “curare le anime”, preservando la vocazione spirituale e religiosa che ha caratterizzato il sito per secoli. I due conventi dei francescani presenti a Montella sono infatti di straordinaria importanza storica: tra il cinquecento e il settecento erano, dopo Assisi, tra i luoghi che generavano il maggior numero di vocazioni francescane al mondo. Il convento di San Francesco a Folloni ha un chiaro parallelismo con Santa Maria degli Angeli, ovvero la Porziuncola di Assisi, mentre il convento sul monte richiama la Basilica principale di Assisi. Sono motivi ben fondati, per cui tali luoghi non dovrebbero essere “inquinati” da attività diverse da quelle esclusivamente religiose.
“Think Different”: una prospettiva alternativa
E se provassimo a pensare in modo diverso?
La città dispone di altri edifici abbandonati o sottoutilizzati, sia pubblici sia privati, alcuni dei quali situati nel pieno centro urbano, come gli ex edifici scolastici di via Don Minzoni. Proprio qui si potrebbe realizzare un ospedale di prossimità moderno e all’avanguardia, senza interferire con il patrimonio storico e religioso dei Francescani.
I vantaggi di questa scelta innovativa:
● Posizione centrale, facilmente accessibile a tutti i cittadini, soprattutto alle persone più fragili e sofferenti;
● Riutilizzo di strutture esistenti, evitando conflitti con la comunità religiosa;
● Disponibilità di 6 milioni di euro già destinati al finanziamento del progetto;
● Opportunità per i professionisti del settore sanitario: farmacie, medici di base, oculisti, cardiologi, dermatologi, pediatri, ortopedici e fisioterapisti potrebbero affittare o, meglio ancora, acquistare spazi all’interno del nuovo centro, creando un ecosistema sanitario dinamico e contribuendo al capitale economico necessario per la realizzazione dell’opera;
● Strutture innovative: includere nel progetto palestre per la riabilitazione, sale convegni, parcheggi interrati e spazi interni ed esterni dedicati alla prima accoglienza;
● Possibilità di capitalizzare oltre 10 milioni di euro: grazie a strutture moderne e tecnologicamente avanzate, il progetto potrebbe attrarre investimenti privati significativi da parte di professionisti del settore, contribuendo in modo concreto allo sviluppo e alla sostenibilità dell’iniziativa.
Questa visione consentirebbe di preservare l’edificio storico dei Francescani e, allo stesso tempo, introdurre un approccio creativo, sostenibile e funzionale allo sviluppo dei servizi sanitari locali.
Conclusione
Il dibattito attuale mette in evidenza un conflitto tra la tutela della tradizione e le nuove necessità sanitarie del territorio. Tuttavia, adottando un approccio “Think Different”, è possibile individuare soluzioni capaci di conciliare innovazione, utilità sociale e rispetto per la storia e la spiritualità di Montella.
La vera sfida oggi non è scegliere tra due posizioni contrapposte, ma saper guardare oltre il semplice compromesso, immaginando progetti che siano funzionali, sostenibili, economicamente solidi e rispettosi del tessuto urbano e culturale del nostro paese.
Roberto Bosco
