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Rimasto orfano di entrambi i genitori quando era ancora bambino, imparò il mestiere di sarto e, partendo da una piccola bottega sul corso di Montella, costruì con coraggio e sacrificio un futuro negli Stati Uniti. Oggi, a 85 anni, la sua storia continua attraverso i figli e la loro attività nel mondo della moda.
Dalla piccola sartoria sul corso di Montella agli Stati Uniti. La straordinaria storia di Antonio Conte, per tutti Nino, un uomo che ha saputo trasformare le difficoltà della vita in una storia di riscatto, lavoro e amore per la famiglia.
Ci sono persone che attraversano la nostra vita lasciando un ricordo che il tempo non riesce a cancellare. Persone semplici, oneste, generose, che magari non fanno rumore, ma che con un piccolo gesto riescono a conquistare per sempre un posto nel nostro cuore.
Una di queste persone è Antonio Conte, conosciuto da tutti a Montella come Nino, il sarto.
Non avrei mai immaginato, dopo tanti anni, di ritrovare le sue tracce attraverso Facebook.
Qualche giorno fa, mentre curiosavo tra le pagine dei miei amici, mi sono soffermato sul profilo di Danilo Fierro. Con mia grande sorpresa ho visto alcune fotografie scattate a Montella, durante una festa di compleanno in famiglia. Tra i presenti ho riconosciuto proprio lui: Nino Conte, il sarto che ricordavo da ragazzo e del quale avevo perso ogni notizia.
È stata una grande emozione.
Quelle fotografie hanno riaperto improvvisamente una finestra sulla Montella degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, quando il corso era il cuore pulsante della vita commerciale e sociale del paese.
Nino figlio di Salvatore Conte
Salvatore grande lavoratore era il responsabile del cantiere per la costruzione della strada del San Salvatore nel 1938
Qui lo vediamo il primo a destra durante una sosta dei lavori
Quando il corso di Montella era una grande famiglia
Ricordo ancora i tanti negozi che animavano quella strada: Amedeo Fierro, Aldo Fierro, Granese Latticini, il macellaio, gli alimentari di Giuseppina Dragonetti, la farmacia Ciociola, Il Forno del pane,conosciuta anche come “Puldina”, il negozio di abbigliamento Sica Italo, la gioielleria di Federico Cincotti e tante altre attività.
Anche mio padre aveva il suo negozio lungo il corso. Aveva una agenzia di viaggi , e quasi tutti che andavano negli USA mio padre preparava il viaggio , aveva anche la libreria scolastica e tante cose da vendere.

Erano tempi in cui i commercianti si conoscevano tutti, ci si salutava ogni mattina e spesso tra una bottega e l'altra nascevano amicizie destinate a durare una vita.
Sotto il palazzo della famiglia Capone, dove si trovava anche un ufficio della Esattoria Comunale , c'era la sartoria di Nino Conte, proprio nei pressi degli alimentari Dragonetti.
Nino era un giovane sarto serio, educato, laborioso e soprattutto molto bravo nel suo mestiere.
E a lui è legato uno dei ricordi più belli della mia adolescenza.
Quel pantalone alla Celentano che non ho mai dimenticato
Negli anni Sessanta impazzava la moda di Adriano Celentano. Le sue canzoni accompagnavano le giornate dei giovani e tutti volevano vestirsi come lui.
In particolare andavano di moda i famosi pantaloni alla Celentano, stretti all'altezza delle ginocchia e larghi in fondo, sopra le scarpe.
Quasi tutti i miei amici li indossavano. Io, invece, ero uno dei pochi a non averli.
Li chiedevo continuamente ai miei genitori, ma per un motivo o per un altro non arrivavano mai.
Un giorno Nino venne a sapere di questo mio desiderio e, rivolgendosi a mio padre, gli disse più o meno così:
«Compragli la stoffa, che il pantalone glielo faccio io!»
E così fu.
Nino prese le misure, tagliò la stoffa e confezionò proprio quel pantalone che tanto desideravo.
Quando finalmente lo indossai, mi sembrò di essere il ragazzo più elegante e felice di Montella.
Per Nino sarà stato un gesto semplice. Per me, invece, fu qualcosa di straordinario spesso lo indossavo anche per il corso davanti al negozio di mio padre.
Ancora oggi, dopo tanti decenni, ricordo con gratitudine quel giovane sarto che aveva voluto regalarmi un momento di felicità. Ricordo che aveva un ragazzo con lui di Montella “RISCIBOLO”, Gelsomino Grosso
Ricordo che aveva un ragazzo con lui di Montella
“RISCIBOLO” per 3 anni , Gelsomino Del Grosso

Poi, un giorno, passando davanti alla sua bottega, la trovai chiusa. Non sapevo dove fosse andato. Gli anni passarono e di Nino non ebbi più notizie.
Fino a quelle fotografie su Facebook.
Un'infanzia segnata dal dolore: orfano di padre a quattro anni e di madre a sei
La curiosità e l'emozione mi hanno spinto a cercare i suoi familiari, sia a Montella sia negli Stati Uniti, per conoscere finalmente la sua storia.
A raccontarmela è stata soprattutto sua moglie, Angela Conte, che ringrazio per la disponibilità e per aver condiviso ricordi tanto preziosi. Con un Italiano molto corretto e una voce giovanile.
Nino nacque a Montella il 28 luglio 1941, da Salvatore Conte e Carmela Basile.
La sua infanzia fu segnata da due tragedie terribili: a soli quattro anni perse il padre e appena due anni dopo rimase orfano anche della madre.
A sei anni Nino si ritrovò senza entrambi i genitori.
Una prova durissima per qualsiasi bambino, tanto più in un'epoca in cui la vita era già difficile per tante famiglie.
Ma Nino non rimase solo.
A crescerlo con amore e dedizione furono le sorelle Alba, Roma ed Elettra e i fratelli Aldo e Aurelio.
Fu proprio l'affetto dei fratelli e delle sorelle a dargli quella forza che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
A undici anni nella bottega di un sarto
Nino frequentò le scuole elementari che si trovavano di fronte alla chiesa di Sant'Anna.
Ma, come racconta affettuosamente la moglie Angela, la scuola non era la sua grande passione.
Già all'età di undici o dodici anni preferiva imparare un mestiere.
Cominciò così a frequentare la sartoria di Ernesto Palatucci, dove iniziò ad apprendere i segreti dell'ago, del filo, del taglio e della confezione degli abiti.
Erano tempi in cui un ragazzo imparava osservando il maestro, facendo piccoli lavori e ripetendo pazientemente ogni gesto.
Nino dimostrò subito una grande predisposizione per quel mestiere.
Con il passare degli anni diventò un sarto capace, preciso e apprezzato.
Ma il destino gli riservava un incontro che avrebbe cambiato la sua vita.
Angela, l'amore e il viaggio a Milano per perfezionarsi
Un giorno entrò nella sartoria una ragazza di San Giovanni.
Era Angela.
Per Nino fu un vero colpo di fulmine.
Da quel momento cominciò a pensare seriamente al futuro. Voleva sposarsi, costruire una famiglia e offrire alla donna che amava una vita dignitosa.
Ma i guadagni erano pochi.
Angela ricorda che, a volte, per la consegna di un vestito si ricevevano appena cinquanta lire.
Nino comprese che per migliorare la propria condizione doveva perfezionarsi.
Decise allora di partire per Milano e frequentare una scuola di taglio.
Avrebbe voluto affrontare il viaggio in treno, ma il fratello Aldo lo accompagnò personalmente con la sua automobile.
A Milano trovò un punto di riferimento in un altro montellese, Ciccio Palatucci, che aveva una sartoria nella città lombarda.
Dopo essersi sistemato in una pensione, frequentò il corso e approfondì le tecniche del taglio e della confezione, entrando in contatto con un ambiente professionale molto più vasto.
Terminata la formazione, avrebbe potuto rimanere a Milano e lavorare, almeno inizialmente, con Ciccio Palatucci.
Ma a Montella lo aspettava Angela.
E l'amore ebbe la meglio.
Nino tornò nel suo paese e decise di aprire una sartoria tutta sua.
Tra i primi locali che ospitarono la sua attività ci fu quello nel palazzo Scandone, lungo il corso, di fronte alla villa Elena e Celestino De Marco .
Successivamente trasferì la sartoria in un locale più piccolo, appartenente alla signora Capone, di fronte agli alimentari Dragonetti.
Qui continuò a lavorare con passione, confezionando pantaloni, giacche e abiti su misura per i montellesi.
Il 3 agosto 1967 Nino e Angela si sposarono.
L'anno successivo, nel 1968, nacque il primo figlio, Salvatore. Nel 1970 arrivò il secondo, Walter.
La famiglia cresceva, ma con essa aumentavano anche le responsabilità economiche.
Nonostante la bravura di Nino, la sartoria non garantiva entrate sufficienti.
Molti clienti pagavano in ritardo, altri non pagavano affatto.
E per una famiglia con due bambini piccoli andare avanti diventava sempre più difficile.
Fu allora che Nino e Angela presero una decisione coraggiosa: lasciare Montella e cercare lavoro all'estero.
La Svizzera, due bambini piccoli e il sogno americano
La prima destinazione fu la Svizzera.
Nino e Angela partirono con i loro due figli ancora piccoli, portando con sé poche cose ma una grande speranza: costruire un futuro migliore.
Comunque il dispiacere grande fù che dovette lasciare il suo più grandi amici la famiglia Marinari.
Lavorarono per circa un anno, affrontando le difficoltà di una vita lontana dal paese e dagli affetti.
La mancanza di un regolare permesso di soggiorno rendeva però incerta la loro permanenza.
Fu allora che arrivò un aiuto decisivo.
Il fratello di Nino, Aurelio, e la cognata Elena offrirono alla famiglia la possibilità di trasferirsi negli Stati Uniti.
Il 15 gennaio 1973 Nino, Angela e i loro due bambini arrivarono in America.
Ad accoglierli furono i familiari, che li ospitarono nella propria casa.
Per Nino cominciava una nuova vita.
Non conosceva ancora quale sarebbe stato il suo futuro, ma aveva qualcosa che nessuno avrebbe potuto portargli via: un mestiere imparato da ragazzo, una grande volontà di lavorare e un profondo senso di responsabilità verso la famiglia.
Dodici ore di lavoro al giorno per costruire un futuro
In America Nino non si risparmiò.
Lavorava anche dodici ore al giorno, con la stessa precisione e serietà che lo avevano contraddistinto nella piccola sartoria di Montella.
Ogni sacrificio aveva uno scopo: assicurare ad Angela e ai figli quella stabilità economica che in Italia non era riuscito a raggiungere.
Con il tempo, grazie al lavoro e ai risparmi, riuscì ad acquistare una casa tutta sua.
E proprio in una stanza di quella casa riprese a svolgere la sua attività di sartoria.
Era un nuovo inizio.
Da quella stanza, con pazienza, professionalità e determinazione, Nino riuscì a farsi apprezzare e a costruire la propria clientela.
Il suo lavoro ebbe successo.
Ma la soddisfazione più grande non fu soltanto quella di aver raggiunto una sicurezza economica.
Fu vedere i propri figli crescere e portare avanti, nel mondo della moda maschile e femminile, quella passione per l'abbigliamento e per il lavoro che lui aveva coltivato fin da bambino.
Un mestiere nato nella bottega di Ernesto Palatucci, a Montella, aveva attraversato Milano, la Svizzera e l'oceano, diventando un patrimonio di esperienza trasmesso alla generazione successiva.
Il ritorno a Montella e la de vozione al Santissimo Salvatore
Nonostante i tanti anni trascorsi in America, Nino non ha mai dimenticato Montella.
Il suo paese è rimasto nel cuore, insieme ai ricordi dell'infanzia, dei fratelli e delle sorelle, della sartoria e delle persone conosciute lungo il corso.
Particolarmente forte è rimasta anche la devozione della famiglia al Santissimo Salvatore, tanto caro ai montellesi.
In occasione del ritorno in Italia, uno dei figli, Tony, ha accompagnato il padre e i familiari anche per esprimere il proprio ringraziamento al S Santissimo Salvatore e ai vecchi amici .
Un gesto di fede e riconoscenza che testimonia quanto siano ancora profonde le radici di questa famiglia.
Nino Conte, un esempio per le nuove generazioni
Ritrovare Nino dopo tanti anni è stato per me molto più che riscoprire un vecchio conoscente.
È stato conoscere finalmente la storia di un uomo che la vita aveva messo duramente alla prova fin dalla più tenera età.
Un bambino rimasto orfano a sei anni, cresciuto grazie all'amore dei fratelli e delle sorelle.
Un ragazzo che a undici anni aveva cominciato a imparare un mestiere.
Un giovane che aveva cercato di migliorarsi studiando a Milano.
Un marito e un padre che, quando il lavoro non bastava più a mantenere la famiglia, aveva trovato il coraggio di lasciare il proprio paese e ricominciare da zero.
Un emigrante che, senza dimenticare le proprie origini, aveva saputo costruire in America una vita dignitosa e un futuro per i figli.
La storia di Nino Conte è una storia di sacrifici, ma soprattutto di dignità, onestà, generosità e amore per la famiglia.
È anche la storia di tanti montellesi che, partiti con una valigia e un mestiere nelle mani, hanno portato nel mondo il nome di Montella.
A Nino voglio rivolgere un pensiero personale.
Caro Nino, forse tu non ricorderai più quel ragazzo che desiderava tanto un pantalone alla Celentano. Ma quel ragazzo non ha mai dimenticato il tuo gesto.
Oggi, dopo tanti anni, sono felice di averti ritrovato e di poter raccontare ai lettori di montella.eu la tua bellissima storia.
Ti auguro ancora tanta salute, serenità e felicità insieme ad Angela, ai tuoi figli e a tutta la tua famiglia.
Perché il successo più grande di Nino Conte non è stato soltanto quello di affermarsi nel lavoro in America, ma quello di essere rimasto, nonostante tutte le difficoltà, un uomo semplice, generoso e profondamente legato alla propria famiglia e alla sua Montella.
Vittorio Sica montella.eu


































