Ciro ed Ernesto Pascale avevano 28 e 23 anni. Una provocazione contro il loro cane, la reazione, gli spari e poi una terribile rappresaglia. Una pagina dolorosa della storia di Montella che merita di essere raccontata alle nuove generazioni.
Era il 18 settembre 1943. La guerra, quella vera, fatta di paura, fame e morte, era arrivata anche tra le strade e le case di Montella.
Erano trascorsi pochi giorni dall'armistizio dell'8 settembre e dallo sbarco alleato a Salerno. Le truppe tedesche, costrette progressivamente a ripiegare verso nord, attraversavano l'Irpinia. Durante la ritirata requisivano viveri e quanto poteva essere utile, lasciando dietro di loro una popolazione impaurita e un territorio sconvolto dalla guerra.
È in quei giorni drammatici che si consumò a Montella una tragedia destinata a rimanere nella memoria del paese: l'uccisione dei fratelli Ciro ed Ernesto Pascale.
Ciro era nato il 3 gennaio 1915, aveva 28 anni ed era teleferista. Ernesto, nato il 1° gennaio 1920, aveva appena 23 anni ed era contadino.
Due giovani montellesi, due fratelli che probabilmente quella mattina non potevano immaginare che di lì a poco i loro nomi sarebbero rimasti per sempre legati a una delle pagine più dolorose della storia del paese.
Secondo la ricostruzione conservata nell'Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, tutto ebbe origine da un episodio che, in circostanze normali, sarebbe potuto apparire banale.
Un militare tedesco avrebbe lanciato un sasso contro il cane di Ernesto.
Ernesto reagì.
Il soldato lo attirò vicino e lo schiaffeggiò. Il giovane montellese non accettò quell'umiliazione e rispose alla violenza. Ne nacque una colluttazione.
A quel punto la situazione precipitò.
Un altro militare tedesco intervenne e sparò contro Ernesto, ferendolo a una gamba. Ma non finì lì. Il giovane venne successivamente ucciso.
Di fronte al fratello colpito, Ciro non rimase a guardare.
Accorse in suo aiuto e reagì contro i militari. Secondo le testimonianze raccolte nelle ricostruzioni storiche, avrebbe lanciato delle pietre contro i tedeschi e, secondo una delle versioni tramandate, avrebbe anche ferito uno di loro con un coltello.
I soldati aprirono il fuoco.
Ciro tentò allora di salvarsi rifugiandosi nella propria abitazione. Ma i militari lo raggiunsero.
Quello che accadde dopo trasformò un episodio di violenza in una vera e propria esecuzione.
Ciro Pascale venne catturato e impiccato al balcone dell'abitazione.
Un'immagine terribile, rimasta impressa nella memoria di chi visse quei giorni e tramandata negli anni attraverso le testimonianze dei montellesi.
Ma neppure la morte di Ernesto mise fine alla ferocia.
la documentazione storica, il suo corpo venne legato a un palo della luce ed esposto pubblicamente. Sul cadavere sarebbe stato collocato anche un cartello scritto in tedesco che lo indicava come responsabile di avere aggredito dei soldati germanici.
Era un messaggio rivolto a tutta la popolazione: nessuno avrebbe dovuto ribellarsi.
Alcune testimonianze raccolte successivamente raccontano anche di ulteriori sevizie. Sulla successione precisa di alcuni momenti esistono versioni non perfettamente coincidenti ed è quindi giusto, nel rispetto della storia, distinguere ciò che è documentato dai particolari tramandati attraverso la memoria orale.
Su un fatto, però, le fonti convergono: Ciro ed Ernesto Pascale furono vittime della violenza delle truppe tedesche presenti a Montella durante la ritirata del settembre 1943.
Dopo l'uccisione dei due fratelli, tra gli abitanti si diffuse il terrore.
Si temeva che quanto era appena accaduto potesse essere soltanto l'inizio di una rappresaglia molto più grande contro il paese. Numerosi montellesi abbandonarono le proprie abitazioni e cercarono rifugio verso le montagne, nel timore che i tedeschi potessero vendicarsi sulla popolazione.
Fortunatamente la temuta strage non avvenne.
Ma Ciro ed Ernesto non tornarono più a casa.
Avevano soltanto 28 e 23 anni.
Oggi sono trascorsi più di ottant'anni da quel 18 settembre 1943. Sono scomparsi quasi tutti coloro che videro con i propri occhi quei giorni e, con il passare delle generazioni, anche i racconti ascoltati un tempo nelle case rischiano inevitabilmente di perdersi.
Montella, però, non ha cancellato completamente quella memoria.
Una strada del paese porta ancora oggi il loro nome:
Via Fratelli Pascale.
Quante volte siamo passati davanti a quella targa senza domandarci chi fossero quei due fratelli?
Dietro quel nome ci sono due giovani montellesi. Ci sono una famiglia distrutta, una comunità terrorizzata e una delle tante tragedie che la Seconda guerra mondiale lasciò anche nei nostri piccoli paesi.
Raccontare oggi la storia di Ciro ed Ernesto Pascale non significa soltanto ricordare due vittime.
Significa spiegare soprattutto ai giovani perché a Montella esiste una strada che porta il loro nome.
Significa impedire che, quando saranno scomparse anche le ultime testimonianze familiari, rimanga soltanto una targa su un muro senza che nessuno sappia più cosa rappresenti.
Ciro ed Ernesto Pascale erano due figli di Montella.
Quel 18 settembre 1943 incontrarono sulla loro strada la brutalità della guerra e pagarono con la vita la loro reazione alla violenza e all'umiliazione.
A distanza di oltre ottant'anni, il minimo che la nostra comunità possa fare è continuare a pronunciare i loro nomi.
Perché una comunità che conserva la memoria dei propri morti conserva anche una parte della propria identità.
Ciro Pascale, 28 anni.
Ernesto Pascale, 23 anni.
Montella, 18 settembre 1943. 18 settembre 2026
Due fratelli che Montella non deve dimenticare.
Vittorio Sica montella.eu