Ci sono storie custodite per decenni negli album di famiglia che, quando tornano alla luce, diventano patrimonio di un’intera comunità. Quella che ci ha fatto conoscere Annamaria Molinari ci riporta alla Montella dei primi anni Sessanta, negli anni della grande emigrazione, quando migliaia di italiani lasciavano i propri paesi per cercare lavoro e costruirsi un futuro lontano da casa.
È la storia di Elena Molinari, che nel 1961 sposò per procura un giovane romagnolo emigrato in Belgio, dove lavorava nelle miniere.
A fare da tramite tra i due fu un montellese, Carmine Montorio, anch’egli emigrato in Belgio e lavoratore in miniera. Conoscendo il giovane e ricordandosi della sua parente Elena, della zona del Sorbo a Montella, pensò che i due potessero conoscersi.
Ma allora non esistevano cellulari, videochiamate o social network. Le distanze si accorciavano con ciò che si aveva a disposizione: una fotografia, una lettera e tanta attesa.
Fu proprio attraverso fotografie e corrispondenza che Elena eil giovane romagnolo cominciarono a conoscersi. Da quello scambio nacque un legame che li portò alla decisione di sposarsi.
Lo sposo, però, si trovava in Belgio e tornare in Italia significava affrontare un viaggio lungo e costoso, oltre ad assentarsi dal lavoro. Si ricorse così a una pratica allora non rara tra le famiglie degli emigranti: il matrimonio per procura.
A Montella venne nominato un procuratore che avrebbe rappresentato lo sposo durante la celebrazione. A ricoprire questo particolare ruolo fu il fratello di Elena. Una fotografia dell'epoca conserva quel momento: Elena accanto al fratello che rappresentava lo sposo e, insieme a loro, anche il fedele cane di famiglia. Un'immagine che oggi può apparire curiosa, ma che racconta perfettamente un'altra epoca.
Dopo il matrimonio Elena raggiunse il marito in Belgio, condividendo la vita di tante famiglie italiane che in quegli anni avevano lasciato il proprio paese per cercare lavoro nel cuore dell'Europa. Successivamente la coppia tornò in Italia e si trasferì in provincia di Rimini, dove Elena Molinari vive ancora oggi.
Quella di Elena, però, non fu una vicenda isolata.
Negli anni della grande emigrazione i matrimoni per procura erano una realtà conosciuta anche a Montella. Molti nostri concittadini erano partiti per il Belgio, l'Argentina e gli Stati Uniti e non sempre potevano permettersi di tornare in paese per sposarsi. Il costo del viaggio, le distanze e soprattutto la necessità di non perdere giornate di lavoro rendevano spesso difficile il ritorno.
Anche mio padre, Giuseppe Sica, fu testimone di quel periodo e ricordava come matrimoni di questo tipo non fossero affatto eccezionali. Dietro quelle cerimonie c'erano storie di sacrificio, lontananza e speranza: uomini e donne che cercavano di costruire una famiglia mentre si trovavano separati da centinaia, a volte migliaia, di chilometri.
Per le nuove generazioni può sembrare quasi impossibile pensare che due persone potessero conoscersi attraverso poche fotografie e lettere che impiegavano giorni o settimane ad arrivare, fino a decidere persino di sposarsi senza trovarsi insieme davanti all'altare.
Eppure era anche questa la Montella dell'emigrazione.
Una Montella fatta di valigie di cartone, partenze, lettere attese con ansia, fotografie conservate gelosamente nei cassetti e famiglie divise tra il paese d'origine e le miniere del Belgio, le città americane o la lontanissima Argentina.
Per questo raccontare oggi la storia di Elena Molinari significa salvare un piccolo ma prezioso frammento della nostra memoria collettiva.
Ringraziamo Annamaria Molinari per aver voluto condividere con montella.eu questa testimonianza familiare. Sono proprio questi ricordi, apparentemente privati, che messi insieme permettono alle nuove generazioni di conoscere come vivevano, amavano, lavoravano e affrontavano le distanze i montellesi che ci hanno preceduto.
Perché una fotografia del 1961 non racconta soltanto un matrimonio: racconta un'epoca, l'emigrazione e un pezzo della storia di Montella
Vittorio Sica montella.eu
