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Marco De Stefano1Il manager montellese analizza il potenziale delle eccellenze della provincia di Avellino e italiane, dall'agroalimentare alla manifattura all'artigianato: "Il made in Italy vincente nei paesi del centro Europa, ma occorre internazionalizzarsi" - 

Originario di Montella, Marco De Stefano è il responsabile dei servizi della Comunicazione presso la

Camera di Commercio italiana per la Svizzera. Emigrato dall’Alta Irpinia per raggiungere il cuore pulsante dell’Europa e i principali centri economici, oggi tiene il polso sull’appetibilità dei prodotti italiani e delle esportazioni all’estero, in particolare in Svizzera, Francia e Liechtenstein. Dal suo privilegiato osservatorio, Marco De Stefano individua una buona performance commerciale da parte dell’Italia, che attrae moda, prodotti farmaceutici, meccanica, mezzi di trasporto e agroalimentare. Critico nei confronti dell’Irpinia, che considera lontana dalla meritocrazia e quindi dalla crescita autonoma, conferma la grande capacità della comunicazione per rendere appetibile un territorio e amplificarne il valore a tutti i livelli.

Lei è responsabile dei servizi della comunicazione presso la Camera di Commercio italiana per la Svizzera. Da quanto tempo svolge questo lavoro?
«Svolgo questo lavoro dal Dicembre 2017 ufficialmente, ma seguivo la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, e non solo, ad esempio anche quella di Londra, del Lussemburgo, della Germania e della Francia, fin dal 2005 come libero professionista».
Lei è un irpino che si è fatto strada all’estero. Il suo è un caso di cervello in fuga?
«Piuttosto che di cervello in fuga, parlerei di dare la possibilità di un futuro migliore ai propri figli, in un posto dove esistono le opportunità, la meritocrazia, la dignità, la possibilità di imparare le lingue, i servizi, le infrastrutture ed altre: tutte cose che purtroppo in questo momento non esistono nella nostra amata Irpinia».

Marco De Stefano
La camera di commercio italiana per la Svizzera si occupa di sostenere l’imprenditorialità e lo sviluppo delle relazioni economiche a vari livelli. A che punto siamo?
«La Camera di Commercio Italiana in Svizzera si occupa prevalentemente di rafforzamento della presenza economica italiana nella Confederazione Elvetica, sia in termini di export che d’investimenti e siamo ad un punto molto avanzato perchè la Svizzera è tra i partner più antichi e tradizionali economico-commerciali dell’Italia. Il valore dell’export italiano in Svizzera supera i 20 miliardi e fa registrare un avanzo di bilancio commerciale di oltre 5 miliardi a nostro favore. Le maggiori voci dell’export sono legate alla moda, alla farmaceutica, alla meccanica ed alle macchine industriali, ai mezzi di trasporto e poi all’agroalimentare».
La Camera collega tutti i soggetti pubblici e privati che intendono espandersi dall’Italia sul mercato svizzero e viceversa. Quali flussi registra? Quali sono gli orientamenti: l’espansione è maggiore in Svizzera o in Italia? Perchè?
«La Camera è specializzata soprattutto nel sostegno di soggetti pubblici e privati italiani interessati alla Svizzera anche se qualche volta veniamo anche contattati da svizzeri interessati al mercato italiano, ma il rapporto è di 9 a 1. La ragione è che la Camera fa parte della rete delle 79 Camere di Commercio Italiane all’Estero riconosciute dal Governo Italiano per fare internazionalizzazione e tra queste si classifica anche al primo posto nel ranking che ne misura la performance. I flussi sono relativi soprattutto a soggetti esportatori oppure aziende interessate ad aprire filiali o rappresentanze in Svizzera».

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Un evento della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera a Genova nel 2011
Quanto sono appetibili i prodotti italiani sul mercato elvetico, in Francia o nel Liechtenstein?
«Il Made in Italy soprattutto nella moda viene sostanzialmente associato al lusso ed al buon gusto e quindi si colloca in una fascia alta di mercato. Più inflazionato invece il mercato agroalimentare pieno di prodotti non autentici ma simili ai nostri che in qualche modo costituiscono un freno all’ingresso sul mercato dei nostri prodotti artigianali. L’Italia è un marchio che ha un valore inestimabile e che se abbinato alla qualità anche del servizio post vendita diventa invincibile per i nostri concorrenti. I rischi vengono dalla scarsa cultura internazionale di molti nostri piccoli imprenditori, da un loro sottodimensionamento e dal fenomeno delle imitazioni».
Quanto vale il made in Italy? E il made by Italians?
«Il Made in Italy inteso come export italiano supera i 20 miliardi di Euro di valore collocando la piccola Svizzera al sesto posto tra i maggiori mercati target del made in Italy alle spalle di giganti come Germania, Francia, USA, Regno Unito e Spagna. Il Made by Italians è anche rilevante, come rilevante è il fenomeno dell’Italian sounding che danneggia le produzioni italiane autentiche. Tuttavia non esistono statistiche ufficiali relative solo alla Svizzera ed a questo fenomeno in particolare. Del resto la comunità di emigrati italiani di seconda e terza generazioni è molto importante e molti di loro hanno avviato qui delle attività imprenditoriali anche manifatturiere».
Oggi si tende ad attribuire alla comunicazione strategica, all’immagine del prodotto, molto del successo di una iniziativa commerciale. Quanto incide un piano di comunicazione efficace nelle strategie di marketing secondo do l’esperienza che ha maturato?
«Molto. Un Piano di Comunicazione definisce e descrive il contesto in cui lavori e comunichi (settore, mercato, competitors), il tuo target di riferimento, gli obiettivi che vuoi raggiungere, i mezzi di comunicazione che impiegherai, la programmazione delle attività, i tempi e le tempistiche delle singole azioni, il budget a disposizione e il modo in cui sarà ripartito, il monitoraggio delle attività e delle statistiche. L’obiettivo è avere una pianificazione del messaggio e della modalità di trasmissione del messaggio, che sia in ogni suo aspetto integrata, coerente e coordinata».
Dal suo privilegiato osservatorio come considera l’Irpinia?
«Il luogo dove vivono i miei genitori e dove torno volentieri durante le festività per rivedere gli amici, assaporare buon cibo, buon vino e godere della natura».
Ha mai immaginato di ritornare e spendere qui le sue conoscenze e il suo know how?
«Ho vissuto a Montella per oltre 10 anni ma la maggior parte dei miei clienti erano in Europa. Purtroppo non era facile far capire il valore della comunicazione al tessuto industriale irpino. Per cui la risposta è no, non tornerei».
Se dovesse occuparsi di comunicazioni per vendere il pacchetto Irpinia all’estero, cosa promuoverebbe e a chi?
«Ci sono i politici che si occupano di questo… giusto?».

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