Il punto sull'economica di Montella legata alla produzione, lavorazione e traspofrmazione della Castagna (di Graziano Casalini)

Casalini 10 11 2016Spett.le Redazione, ho trascorso alcuni giorni a Montella, al mio ritorno a casa, mi sono sentito di scrivere qualcosa che riguarda da vicino tutta la Vostra comunità. L'importanza della castagna nell'economia paesana è sempre stata elevatissima. La situazione della produzione castanicola, negli ultimi anni è stata a dir poco catastrofica, con una flessione che quest'anno ha sfiorato il 90 per cento, tutto questo, si è trasformato in un mancato reddito per la maggioranza delle famiglie montellesi, che persistendo nel tempo potrebbe creare una serie di

gravi poroblemi a tutta la comunità. Un paese, che ha solo poche altre risorse, non si può permettere di trascurare, o peggio abbandonare, questo settore agricolo di eccellenza di cui ha sempre goduto. Ho potuto constatare personalmente, nei castagneti di Montella, che molte piante, a causa del cinipide non hanno prodotto alcun frutto. Che cosa è successo? non sono state prese tempestivamente iniziative adeguate? le condizioni atmosferiche sono state troppo avverse? o cos'altro è stato così determinante e negativo? rispondere a queste domande, e agire da subito di conseguenza, potrebbe dare inizio a un'inversione di tendenza e al recupero progressivo delle migliori e ottime produzioni precedenti. Il confronto della situazione montellese con analoghe situazioni di altre zone dell'Italia settentrionale e centrale, rispetto ai risultati della lotta al cinipide evidenzia una grandissima differenza. Mentre altrove, il cinipide è quasi stato del tutto eliminato, con massicce immissioni dell'insetto antagonista e forse anche con qualche altro espediente, le produzioni hanno sùbito soltanto un calo di circa il 30 per cento rispetto ai dati dell'annate migliori, calo, per lo più dovuto alle condizioni climatiche avverse e al repentino aumento della fauna ungulata, composta in prevalenza da cinghiali. La castagna di Montella, per la qualità delle cultivar particolari, e dei terreni dove insistono i castagneti si fregia del marchio IGP, e questo dovrebbe essere un punto a favore da far valere in eventuali rivendicazioni, richieste di aiuti e impegni alle istituzioni ( Stato - Regione - Comune - Coldiretti e/ o altre eventualmente coinvolgibili ). Poi ci sono alcuni punti negativi: l'eccessivo frazionamento di vecchi grandi castagneti, per divisioni ereditarie , ora condotti da numerosi piccoli proprietari: il concentrarsi di ottimi e grandi castagneti sotto l'egida della Chiesa Cattolica, per le numerose donazioni e lasciti avvenuti nel tempo. Io penso che questa concentrazione non abbia avuto nulla di positivo in quanto la Chiesa è vocata alla cura delle anime e non dei castagneti. Un'altra cosa negativa, che si può definire, ora pregio, ma in questo caso difetto è il carattere individualista dei montellesi in genere, carattere venuto a crearsi nel tempo a causa di un sistema basato su un'agricoltura in terre espropriate ai latifondisti ma purtroppo molto lontane dal centro del paese, e anche per la pratica della pastorizia e dell'allevamento del bestiame. Oggi le circostanze impongono di lasciare da una parte gli individualismi per organizzare e affrontare una discussione seria fra tutte le imprese, piccole e grandi, le autorità ecclesiastiche e le istituzioni, che porti alla saluzione del problema che è un grave problema per l'economia dell'intero paese. Tutti insieme si può fare di più, nelle zone dove la mentalità delle persone è più aperta all'associazionismo e alla cooperazione, il tentativo di superare queste avversità, al momento sembra aver dato dei buoni risultati.

Un cordialissimo saluto, Graziano Casalini

Sul fiume Calore. Un ricordo d'infazia
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