Da Bagnoli a Milano col sogno di fare il medico - di Roberta Bruno

Roberta Bruno Vincenzo e Martina orizzMartina Di Capua  e Vincenzo  Nicastro, specializzandi in medicina, si raccontano , sono due giovani di Bagnoli Irpino, entrambi hanno fatto il liceo a Montella, entrambi si sono appassionati agli studi scientifici,
ed entrambi perseguono il sogno di diventare medico.  Martina è una ragazza molto dolce e sveglia, ed è specializzanda in medicina generale all’ospedale di Niguarda. Vincenzo, invece, preciso e brillante, è specializzando in chirurgia generale all’ospedale San Carlo di Milano. Ad uno piace formarsi, all’altra piace darsi da fare per gli altri. Questi ragazzi sono a Milano relativamente da poco tempo e sono qui per

darsi da fare, per mettersi in gioco, perché sanno che stanno facendo il più grande investimento della loro vita, quello su se stessi.
A Martina spettano ancora tre anni di specializzazione, metà in ospedale e metà sul territorio; a Vincenzo, invece, ne spettano altri cinque.  «Mi sono appassionata giù al Sud alla figura del medico di base - racconta Martina - non perché avessi qualche parente medico, ma perché mi è sempre piaciuto il contatto con le persone e conosco l’importanza del ruolo di un buon medico di famiglia, cosa che qui al Nord è un po' trascurata  perché non c’è la stessa cultura e rapporto di fiducia con il medico, che abbiamo noi. In fondo i medici di base fungono da filtro tra il pubblico e le infrastrutture ospedaliere, fare un buon lavoro in questo campo significa offrire un vero vantaggio al paziente che si traduce in informazione, aggiornamento, risparmio di tempo e denaro; e un gran beneficio per gli ospedali ».
Vincenzo ha scelto Milano per la formazione, gli ospedali sul territorio della Lombardia investono molto sugli specializzandi della branca che interessa a lui, prediligendo gli ospedali con vocazione pronto soccorso rispetto agli ospedali strettamente universitari poiché, a suo dire, la gestione dell’impreve - dibilità dell’emergenza insegna più di qualsiasi protocollo stabilito. La scelta che ha preso non lo spaventa affatto, anzi: «L’ap - proccio chirurgico -raccontanasce dalla sensazione di poter fare qualcosa con le proprie mani, qualcosa che cambia la prognosi.
Roberta Bruno A Vincenzo e Martina È vero che non si è onnipotenti e l’insuccesso è possibile, ma credo che dare il cento per cento e riuscire ad ottenere i risultati sperati ripaghi degli insuccessi ».
Dalle parole di Vincenzo e Martina si percepisce una gran voglia di fare, con la loro laurea avrebbero trovato lavoro anche al Sud, ma hanno voluto ampliare le loro vedute.
«Potevamo scegliere di rimanere a casa con tutte le comodità – continua Vincenzo- per avere, in fondo, lo stesso stipendio di ora (e una vita meno dispendiosa!), ma semplicemente abbiamo preferito guardare in prospettiva  ». «Milano ci piace - afferma Martina - non è come ce la si aspetta: è una città molto stimolante, è vero, non vanta di grandi bellezze, ma sa come compensare  con una fervente attività culturale, e credo che la particolarità e l’attrattiva tutta milanese sia anche questo. Questa è l’età migliore per sfruttare Milano, sia per il mercato del lavoro, sia per lo svago».
«Ho trovato questa città molto accogliente – concorda Vincenzo – ed è vero che non è come te la aspetti; nell’immaginario comune è una città ostile, chiusa, fredda, nordica insomma, e invece è una città aperta, multicentrica, e non ha una identità definita, e questo non è per forza un male: se sei a Londra chiudi gli occhi e li riapri, riconosci di essere a Londra, lo stesso per tante città, ma a Milano non funziona così, non ti sembra neanche di stare al Nord. Non mi piace che manchi un punto di riferimento per il ritrovo, cosa che dalle nostre
parti non manca mai. Per fare qualcosa bisogna sempre organizzarsi, perché sono sempre tutti impegnati: per vedere i nostri vicini per un aperitivo ci siamo dovuti accordare per fine giugno, perché prima erano sempre impegnati!
Al Sud la mattina quando vai a lavoro, non sai se la sera ti vedrai con qualcuno, probabilmente si; al Nord la mattina quando esci, se non sai se la sera ti vedrai con qualcuno, puoi stare certo che tornerai a casa». Nonostante  l’accoglienza di Milano, dispiace sentire la propria casa così lontana, anche se, come racconta Martina, ormai sono in molti i ragazzi giovani come loro che stanno lasciando il proprio paese, il quale non offre loro la possibilità di costruire un futuro: «Milano è piena di persone dell’Irpinia, ogni mese arriva qualcuno, in quel momento sei contento perché ti fa piacere se qualche amico o conoscente ti raggiunge, ti fa sentire meno solo, ma poi quando ci ragioni vengono i brividi, mi rendo conto che c’è qualcosa che non va e mi dispiace per il paese. 
È vero che ci sono dei lavori che si sono sviluppati negli ultimi anni e che non possono essere fatti altrove che fuori, ma io credo che tanti altri sarebbero rimasti eccome! Una grande responsabilità va attribuita alle scelte politiche sbagliate del passato che hanno lasciato la nostra terra senza risorse. Negli anni ’80 Laceno era un’attivi - tà che attirava molti turisti: massima resa con il minimo sforzo! Ma se a quei tempi era una novità, oggi è superato, è rimasto fermo senza rinnovarsi e il turismo giustamente si è spostato.
La cosa peggiore è che queste “politiche sbagliate”, sono state compiute dalle stesse persone della nostra terra, e questo è molto grave». 
Nonostante le tante difficoltà di sviluppo e di prospettive che l’Irpinia sta attraversando, entrambi, sia Martina che Vincenzo, sono partiti dalla loro terra con nel cuore l’intenzione di tornare, per mettere a frutto le loro conoscenze e loro competenze per la propria terra e la propria gente, ma la domanda aperta è: «Ci sarà ancora qualcuno?».

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Lunedì, 22 Luglio 2019
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