Convegno sulla castagna: un allarme per i produttori.

CastanicolturaAd attirare la mia attenzione è stato il Prof. De Cristofaro che ha esposto con enfasi la sua tesi, riassumibile come segue: la castanicoltura è un’attività economica che può riprendersi solo con l’incremento della produzione, la quale è possibile se la politica si spiccia a riconoscere i castagneti come frutteti, così da estendere ad essi tutti i trattamenti chimici consentiti per i frutteti (tra cui il piretro). In disparte ho avvicinato il professore complimentandomi per la chiarezza del suo intervento, manifestando però nel contempo la mia contrarietà alla sua tesi in quanto fondata sul presupposto errato che la crisi è risolvibile solo aumentando la produzione, osservando anche che

è necessario pure differenziarsi sul mercato, sviluppando quindi una propria strategia di marketing di prodotto. E non, come qualche locale sta già facendo, puntando su un nuovo innesto giapponese (mi pare si chiami Bouche de Betizac), snaturando così l’IGP della Castagna di Montella.

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Il suo intervento, a mio avviso interessato, rappresenta nei fatti una minaccia seria per noi produttori, tutt’altro da sottovalutare. Tralascio volutamente la diatriba chimica si, chimica no, avendo già preso una netta posizione lo scorso anno su questo tema (vedi anche Rivista il Monte nr. 4/2015) e dico subito che è necessario procedere velocemente verso la costituzione del Consorzio di Tutela della Castagna Biologica di Montella IGP.
I grandi volumi di castagne sono utili ai commercianti per tenere basso il prezzo alla fonte del prodotto (ovvero per noi che produciamo), ecco perché a loro non interessa se il prodotto è locale o estero. Infatti noi tutti produttori sappiamo come le nostre castagne, bio o non bio, montellesi o melfitane, appena conferite sono raccolte e ammassate fra loro. Non sono sottoposte a selezione. Siccome il mercato oramai si è già attestato su prezzi alti oltre i quali è difficilissimo andare, non hanno scelta: per aumentare i profitti devono intervenire sui costi mantenendoli bassi, facendo quindi anche incetta di prodotto di qualsiasi origine, meglio ancora se locale ma al prezzo che dicono loro e scontato anche del trasporto.
Al convegno era presente anche il vicepresidente della Regione Campania, montellese che ha dimenticato la vera natura della castanicoltura locale. Infatti avrebbe dovuto spiegare al professore che da una vita i castagneti rappresentano per tutti noi una fonte integrativa del reddito. Siamo quindi tanti piccoli produttori (e non commercianti) da tutelare e non da consegnare mani e piedi legati al commercio.
Onore e merito al solo e unico piccolo produttore locale che all’ingresso della sagra in Via Don Minzoni ha esposto nel suo stand il cartello “Castagne di Montella - località Costare-Iannuoi”. Questa è la strada da seguire!
Per questo motivo, caro Sindaco Capone, come posso non rimproverarti di aver solo minacciato controlli sui prodotti che sarebbero stati venduti alla sagra, senza che poi ciò avvenisse. Siccome condivido tale approccio come forma di tutela della Castagna di Montella, per la prossima volta suggerisco di richiedere a tutti di esporre in chiaro la provenienza del prodotto. Il controllo è semplice ed immediato: richiedere l’attestato IGP di provenienza del prodotto a coloro che dichiarano di vendere “Castagne di Montella”, o regolare fattura di acquisto con l’indicazione IGP. Chi né è privo deve essere denunciato per truffa, il prodotto va sequestrato e l’avventore allontanato immediatamente dalla sagra.
Anche a noi piccoli produttori interessa produrre volumi maggiori di castagne, vogliamo però che ciò che produciamo rappresenti ancora il suo luogo di origine. Sia valorizzato sul mercato per questo, e per questo anche riconosciuto qualitativamente ed economicamente. Solo distinguendoci riusciremo a contrastare la concorrenza globale di spagnoli, greci, turchi, portoghesi, albanesi, romeni, ecc. E a compensare economicamente i cali produttivi dovuti anche ai cambiamenti stagionali. In poche parole vogliamo anche noi la parte che ci spetta, frutto del lavoro di generazioni.
Per ottenere ciò è importante che siamo noi i primi ad autotutelarci iniziando ad iscrivere i nostri castagneti all’IGP (il costo annuo è irrisorio). Sostenere con forza la linea già adottata dappertutto con successo in Italia della lotta biologica al cinipide attraverso il suo antagonista naturale (NB: la stessa mattina del convegno su linea verde andava in onda l’esperienza positiva di tale sperimentazione nel Mugello). Nel frattempo mandare avanti la costituzione del consorzio dei produttori (allego una prima bozza di statuto, tutta da discutere), quindi costituire il Consorzio di Tutela della Castagna Biologica di Montella IGP. Consorzio che dovrà essere un patto sinergico fra chi produce, chi confeziona e trasforma, cosi che al primo cenno di ripresa del mercato la nostra potenzialità si trasformerà in sviluppo economico per tutti.
Alle istituzioni spetta il compito di aderire, promuovere e sostenere l’iniziativa, piuttosto che parlarne solo una volta all’anno.
Felice Molinari

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LA VEGNA A NORRISTOWN DICEMBRE 2016
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Giovedì, 24 Giugno 2021
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