Redazione Montella.eu

Avviso alla cittadinanza dal Comune di Montella

Vista l'ordinanza del Preidente della Regione Campania n° 15 del 13 marzo 

 

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Robibrù

La lettera aperta di Cianciulli a don Andrea Ciriello - dal "Il Quotidiano del Sud " di Roberta Bruno

Montella – Nei giorni scorsi una richiesta particolare ha fatto discutere il paese, togliendo per un po' i riflettori dal virus. Riccardo Cianciulli, consulente del lavoro e devoto del SS. Salvatore, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Don Andrea Ciriello, Rettore del Santuario del SS. Salvatore di Montella, chiedendo di portare in paese la statua del Santissimo.
La statua, così come il santuario che la ospita, racchiude in sé un valore simbolico particolare per tutti i montellesi.
Nel maggio del 1979 una forte siccità mise in difficoltà tutta l’Italia, a Montella la pioggia mancava dalla fine del precedente autunno. Così, i montellesi decisero di prelevare la statua del Santo, posta al santuario. La statua venne portata a spalla da 4 sacerdoti fino alla Chiesa Madre, e lì esposta per la venerazione. Il miracolo della pioggia avvenne il terzo giorno, da allora nacque la tradizione di portare la statua in paese, in processione dal santuario, in occasione di eventi di una certa importanza o di calamità. Venne riportata in paese alla fine di entrambe le guerre mondiali, durante i giubilei della chiesa e durante le commemorazioni celebrative importanti, come il centenario e il bicentenario dei “fatti miracolosi”.
«Ogni volta che si sono verificati eventi eccezionali o emergenze, come carestia, siccità e pestilenza, è stata portata in processione la statua lignea del Santissimo. Conservandola nel paese tutta la popolazione ne ha giovato, sentendone la vicinanza» queste le parole di Riccardo Cianciulli, promotore dell’iniziativa, che definisce “provocatoria”.
E difatti, sia sui social che in paese l’impatto è stato forte. Ma oltre al grande seguito, ha dato origine anche a molte polemiche, soprattutto tra i più giovani; forse quelli che guardano alla consuetudine e alle tradizioni con occhio più critico e distaccato.
Sarebbe infatti, in questo momento così particolare per tutta l’Italia, contrario alle direttive ministeriali, che si rifanno a loro volta a quelle del mondo scientifico-sanitario, riunirsi per trasportare e adorare la sacra effigie.
«La mia era una provocazione. Se il Vescovo blocca le messe non potrebbe mai autorizzare un’azione contraria. Ma la mia proposta non riguarda processioni o assembramenti, ma chiede semplicemente di spostare la statua, anche di notte, e di farla trovare in piazza, regolandone poi l’ingresso in chiesa» continua Riccardo, e aggiunge:
«È stato fatto ogni volta che se ne è sentita l’esigenza. Il montellese è fervente devoto, crede nell’immagine e prega per il miracolo come ha sempre fatto, toccando la statua e portandola in processione. Di questi tempi basterebbe incrociare lo sguardo del Santo per dare conforto e fiducia ad ognuno di noi».
Certamente questo episodio significa qualcosa di importante e dimostra quanto la pratica della devozione sia radicata nella cultura italiana, e in quella del Meridione in particolar modo.
La paura, l’inquietudine e l’insicurezza spingono da sempre l’uomo a cercare nel divino e nel soprannaturale, se non la via della salvezza, almeno un motivo di conforto. La storia e la tradizione ci insegnano come, nei momenti di afflizione, si sia sempre presentata l’esigenza di rassicurazione, preghiera e supplica. Ma saper tracciare i confini tra quella che è un’esigenza interiore e l’impellente necessità esterna è oggi necessario. Altrettanto, tolleranza e rispetto sono doverose verso tutte le manifestazioni interiori, anche se contrarie alle convinzioni personali.

Roberta Bruno

 

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Robibrù

La lettera di Domenico Roberto dell'omonimo bar " Dal quotidiano del sud "

MONTELLA – È di Montella l’uomo che ha scritto il messaggio di solidarietà e sostegno a Chico Forti, mandato in onda nella puntata di Le Iene dello scorso febbraio. Chico Forti, pseudonimo di Enrico Forti, è stato un grande velista e produttore televisivo italiano che ha fatto fortuna in negli Stati Uniti.
Nel febbraio 1998, proprio nel pieno del successo professionale, la sua vita e la sua carriera vengono interrotte da un grave episodio, l’omicidio, negli Usa, di Dale Pike, figlio del proprietario del Pikes Hotel di Ibiza, con il quale Chico era in trattative per acquistare la struttura mondana.
Chico oggi è recluso in un carcere di massima sicurezza in Florida con l’accusa di omicidio, ed è condannato all’ergastolo. Eppure, nonostante la lunghissima e durissima detenzione, non ha mai smesso di gridare al mondo la sua innocenza. Nel tempo hanno parlato di lui negli anni diverse trasmissioni televisive, da Maurizio Costanzo Show a Quarto Grado, presumibilmente con l’intenzione di smuovere le acque e sensibilizzare l’opinione pubblica. Recentemente è stato Gaston Zama di Le Iene che ha riproposto la triste vicenda di Enrico Forti.
Il messaggio selezionato e letto durante la trasmissione è stato quello di Domenico Roberto, il pasticciere di uno dei caffè storici di Montella, Il Bar Roberto.
Roberto ha 46 anni, da dieci anni è sposato con Francesca, con la quale ha avuto tre figlie e gestisce l’attività familiare, che ha una tradizione di circa 150 anni.
A dispetto della sua quotidianità semplice e felice, fatta di famiglia e lavoro, la storia della sua infanzia è travagliata, a 17 anni perde il padre, e dopo dieci anni anche la madre, episodi che lo segnano e che lo rendono ancora oggi molto sensibile al tema della famiglia.
È l’amore per i suoi cari lo fa empatizzare con Chico.
Quali pensieri, altrimenti, possono tenere un uomo sveglio fino a tarda notte, spingendolo a scrivere una lettera ad un individuo che nemmeno si conosce?
Domenico, intervistato da Il Quotidiano del Sud, cerca di dare risposta a questa interrogativo non facile.
«Ho scritto questo messaggio facendo mia la sofferenza dei figli, perché so cosa significa perdere un genitore, ma anche da padre. Non riesco nemmeno a contemplare l’idea di essere portato via dalle mie figlie. La storia di quell’uomo che, strappato alla famiglia, continua a gridare al mondo la propria innocenza, ha sollevato in me un sentimento di compassione e solidarietà molto forte, che non sono riuscito a trattenere. Ho pensato a quell’uomo, ho pensato ai suoi figli e alla famiglia distrutta, e ho provato a manifestargli la mia vicinanza nel modo più umano che conosco e che spesso noi uomini dimentichiamo, il conforto delle parole.
«Sono molto legato alla mia famiglia, per me è linfa vitale. Quella sera avevo tanti pensieri ed ero particolarmente emotivo, provavo rabbia e non riuscivo a dormire. Mi tormentava l’immagine di quella famiglia distrutta per sempre.
E intanto pensavo ai miei figli: piangono se non mi vedono per 5 minuti, che cosa può significare mancare per venti anni…» e mentre Roberto racconta, una bambina, determinata nel reggersi in piedi, raggiunge il nostro tavolo, stringendo nei piccoli pugni una manciata di farina che, all’improvviso, lancia in aria come farebbe un mago con la preziosa polvere magica.
E la magia funziona davvero!
Anziché facce scocciate e arrabbiate, il pasticcio ha portato sul viso di tutti solo un gran sorriso.
«Speravo che il mio messaggio arrivasse a Chico, ma non pensavo assolutamente che lo rendessero pubblico» continua Domenico.
«Il mio era solo un pensiero, ma è stato bello sentire l’effetto che ha scaturito in lui.
È stato emozionante, come se ci fosse stato uno scambio di emozioni.
Un pensiero non costa nulla, e dimostrarlo da un effetto che ti ripaga del gesto. Comunicare i propri sentimenti può essere solo un bene, non c’è niente di cui vergognarsi.
Forse, se non mi fossero capitati determinati eventi nella vita non avrei mai scritto quelle parole, ed avrei solo commiserato in me stesso quell’uomo. È stata mia moglie Francesca ad insegnarmi il valore dei sentimenti e l’importanza di comunicarli. È stata lei a farmi ragionare sul significato degli affetti e farmi uscire fuori quello che sono.
Così, in tutto quello che faccio mia moglie è sempre presente, tutto è frutto della sua presenza nella mia vita. Nel mio agire e nel mio vivere, lei è presente».
Quando chiedo a Domenico a quale ingrediente Francesca equivale nel suo lavoro, risponde senza esitare: «È la passione, è l’amore che ci vuole per fare ogni cosa, senza cui nulla potrebbe essere davvero quello che è».
L’amore, in ogni sua declinazione, porta all’espressione della parte migliore di noi stessi, e una volta seminato questo processo continua a portare il bene, incessantemente.
La solidarietà, pietas per i latini, non è altro che una delle forme di amore che partecipa a questo processo del bene. Questa storia dovrebbe farci riflettere sui nostri gesti e sulle nostre azioni, soprattutto in momenti come questo, in cui pare che ognuno non riesca a pensare ad altro se non che a se stesso.

La lettera
“Ciao Chico Forti, mi chiamo Domenico Roberto e vivo a Montella, un piccolo paese in alta Irpinia in provincia di Avellino, ho 46 anni e sono sposato con Francesca da 10 anni ed abbiamo 3 figlie.
Dal giorno in cui abbiamo conosciuto la tua storia, grazie ai sevizi delle Iene, ho continuamente avuto un pensiero per te.
Un pensiero di rabbia ragionando da papà che, solo al pensiero di dover forzatamente stare lontano dai figli, mi logora.
Un pensiero di ripugnanza avverso tutti i responsabili che hanno contribuito e contribuiscono vilmente a tenerti recluso e prigioniero.
Un pensiero di solidarietà per tutti i tuoi familiari e amici più stretti.
Un pensiero di dolore e di affetto per la tua grandissima Mamma che aspetta il tuo ritorno.
Un pensiero di malinconia e nostalgia per la vita splendida che ti hanno strappata, per i sogni che ti hanno rapiti, per tutto il successo che un ragazzo brillante come te avrebbe avuto e che ti hanno negato.
Un pensiero per i tuoi stupendi e meravigliosi figli che, nonostante abbiano subito con" violenza" il tuo distacco, ti adorano e sono fieri di te.
Un pensiero di stima profonda per la madre dei tuoi figli che con ammirabile amore e senso del dovere ha preservato la vostra famiglia e ha accompagnato in questo difficilissimo ed arduo sentiero i vostri gioielli.
Un pensiero di delusione e rabbia allo stesso tempo nei confronti delle nostre alte cariche istituzionali che avrebbero dovuto agire in modo diverso e tempestivo per proteggerti e tutelarti. Mi vergogno e ti chiedo scusa se non siamo stati all'altezza della situazione!
Un pensiero di speranza e di fiducia perché sono fermamente convinto della tua innocenza e, per quel poco che ho visto e conosco di te, sei una persona speciale e molto forte e decisa, praticamente un osso duro, come tutti gli sportivi da temperamento e dalla mente adamantina, stimato e amato da tutti coloro ti hanno conosciuto.
Ci auguriamo con tutto il cuore di riaverti al più presto Libero e Candido a casa!
Saremo onorati di poterti incontrare e con sincero affetto ti porgiamo i nostri più cari e cordiali saluti. A presto Domenico, Francesca, Anika Concetta, Ingrid Laura ed Elena Alma.”

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Redazione Montella.eu

Ordinanza del Sindaco di Montella n° 19 del 10 marzo 2020

Misure urgenti per il contenimento dell diffusione del contagio COVID-19 . Il Sindaco  ordina:

 

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Redazione Montella.eu

Un plauso al Comune di montella dai nostri visitatori del sito

La redazione montella.eu vuole complimentarsi ed esprimere il proprio plauso all'amministrazione comunale e a tutto l'organigramma comunale per il lavoro di prevenzione ed informazione finora svolto.  Ci stiamo rendendo conto, in questi giorni, della difficoltà di reperire informazioni corrette, certe e affidabili e di postare, pubblicare o aggiornare i siti web e canali social con velocità, serietà e completezza di informazioni. Cosa che riconosciamo essere, fortunatamente, riservata ai cittadini di Montella.

La redazione vuole, ancora una volta, ricordarvi di attenervi alle regole, alle leggi ed alle raccomandazioni.
Quindi RESTATE A CASA.

Noi continueremo a fare del nostro meglio per tenervi sempre aggiornato ed informati su sviluppi e provvedimenti riguardanti la nostra comunità. E, nel limite del possibile, tenteremo anche di intrattenervi

MODELLO DI AUTODICHIARAZIONE da compilare ed esibire da parte di chi ( per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute e rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza) abbia necessità di spostarsi. Il modello è scaricabile sulla home page del sito istituzionale del Comune si Montella.
𝗦𝗖𝗔𝗥𝗜𝗖𝗔 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗗𝗨𝗟𝗢: http://appmontella.boscom.it/…/03/Nuova-autocertificazione.…

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Robibrù

Villa Elena - De Marco : Storia di solidarietà . dal " Il quotidiano del sud - di Roberta Bruno

Mentre si va alla conclusione del secondo mandato del consiglio di amministrazione dell’Ente di Montella - 
Il fatto
In vista della conclusione del secondo mandato del consiglio di amministrazione dell’Ente “Elena e Celestino De Marco”. Il consiglio, il cui mandato dura quattro anni, consta di cinque membri, di cui due vengono scelti dall’amministrazione comunale, due dalla regione e uno dagli ospiti della struttura. La presidente uscente, Annamaria Mele, rilascia un’intervista al Il Quotidiano del Sud, illustrando il lavoro svolto negli 8 anni della sua presidenza.
«Mi ritengo soddisfatta per tutti i lavori realizzati in questi anni» afferma la presidente.
«Sin dall'inizio del mio mandato mi ero posta l'obiettivo di dare splendore al parco. Ed infatti, con la pavimentazione del piazzale ed il restauro delle statue in bronzo, ho voluto lasciare un segno tangibile dell'amministrazione da me presieduta. Intendo ringraziare i consiglieri Michelina Pennucci, Giovanni Delli Bovi e Diego Romaniello che hanno condiviso i miei obiettivi, e in particolare il vice-presidente Tonino Cianciulli, che con discrezione ha seguito e vegliato su tutti i lavori di rimessa a nuovo».

La storia
Villa Elena, splendido edificio in stile liberty, venne costruito tra la fine del ‘800 e i primi anni del ‘900 su progetto dell’architetto del luogo Antonio Moscariello, per volere del facoltoso Celestino De Marco, un montellese che nel 1866 si era imbarcato per gli Stati Uniti, seguendo l’ondata migratoria dell’epoca, dove fece fortuna grazie alla sua collaborazione – qualcuno insinua - con la nascente criminalità organizzata della Little Italy.
Una volta rientrato a Montella volle costruire una villa che potesse competere in magnificenza con le dimore signorili del tempo, che titolò Elena, in omaggio alla giovane moglie Elena O’ Connor, conosciuta in America.
Fu proprio quest’ultima, dopo la morte di Celestino, a disporre per testamento che i suoi beni «…servissero a creare un’opera di beneficienza, intitolata a nome di essa Signora Elena O’ Connor ed al nome del marito Celestino De Marco, a favore delle persone povere di Montella incapaci al lavoro per vecchiaia e malattia, da alloggiare nella villa di proprietà di essa Signora O’ Connor sita in detto Comune», nominando suo esecutore testamentario l’amico montellese prof. Michele Cianciulli.
(Così testualmente si legge nell’atto costitutivo della fondazione “Casa di riposo Elena e Celestino De Marco”, redatto il 29 luglio 1966 in Roma).
La fondazione, con Decreto della Giunta Regione Campania N. 839 dell’11.09.2014, venne poi trasformata in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Casa di Riposo Elena e Celestino De Marco”, ente senza scopo di lucro che opera nel campo dell’assistenza, occupandosi del soddisfacimento delle esigenze degli ospiti della casa, dei servizi e della tutela del patrimonio ad esso annesso.

Lavori svolti
Negli ultimi anni sono stati svolti importanti lavori sia di mantenimento del parco, della Villa e della casa di riposo, sia di recupero e salvaguardia dei beni a lungo trascurati.
Dall’insediamento del consiglio, anno 2012, sono stati infatti avviati importanti lavori di adeguamento di tipo strutturale e igienico-sanitario della casa di riposo per gli anziani. Inoltre, per quanto riguarda il parco, sono stati asfaltati i viali, costituiti vialetti e muretti, ed è stata adeguata l’illuminazione nel parco.
Nel 2016 è stato rifatto il manto del campetto polivalente con erbetta sintetica.
Nel 2017, dopo le indagini visive, è stato fatto un intervento di messa in sicurezza degli alberi ad alto fusto.
Nel 2018 è stato eliminato l’asfalto e ripavimentato il piazzale principale, con un risultato estetico notevole che ha valorizzato l’ingresso della villa.
Nel 2019 è stato avviato il primo restauro delle statue in bronzo, sia quelle dei leoni, un tempo appartenenti a Villa Trevisani e che poste a guardia dell’ingresso di Villa Elena e sia quella del SS. Salvatore, fatta erigere da Celestino De Marco poiché molto devoto, posta oggi nel viale principale. In particolare, le statue, risalenti alla fine dell’800, che versavano in stato di degrado poiché usurate dal tempo e dagli agenti atmosferici, rischiavano di perdersi completamente.
Proprio la settimana scorsa si è conclusa finalmente la vicenda degli alberi ad alto fusto pericolanti. Sono stati potati i 12 alberi a rischio, individuati dale indagini visive e strumentali avviate in seguito alla caduta di una cima di un albero nello scorso novembre.
Le indagini strumentali, così come il restauro e il recupero delle statue o il taglio e la cura del patrimonio boschivo, sono tutte opere realizzate per la prima volta. Trascurarle ancora avrebbe significato compromettere un bene di non solo valore estetico, ma umano, poiché, come si intuisce dalle parole della presidente Mele, la villa con il suo parco
rimane il punto di ritrovo centrale e di svago sportivo per bambini, giovani, famiglie ed anziani. Svolge in sostanza la funzione tipica di “villa comunale” di cui il paese è sprovvisto.

La polemica
Il 13 luglio del 2019 sul mattino veniva pubblicato un articolo di Giulio D’Andrea, che rilanciava la polemica aperta da Raffaele Cianciulli, nipote di quel Michele Cianciulli che aveva istituito la casa di riposo secondo il volere di Elena O’ Connor, che oggi vive ad Avellino.
«l’identità di Villa De Marco è stata tradita negli anni» affermava Cianciulli «Da casa di riposo per anziani è diventata un parco pubblico». Sarebbe, dal punto di vista del Cianciulli, proprio il brulichio di bambini e ragazzi a disturbare la quiete dei residenti, non rispettando in questo modo «né le volontà testamentarie né gli anziani».
L’articolo concludeva con la richiesta di intervento dell’amministrazione Buonopane, affinché si ripristinasse la «vocazione originaria di quell’edificio e lo spirito della fondazione», limitandone probabilmente la fruizione ai soli ospiti della Casa.
Pronta è stata la riposta della presidente Mele, che ha replicato mettendo in luce gli obbiettivi dell’Ente e l’operato dell’amministrazione, ossia la crescita del benessere personale, relazionale e sociale degli individui di entrambi i sessi, attraverso il prevalente svolgimento di servizi di tipo residenziale a favore di anziani autosufficienti.
«L'obiettivo è quello di puntare al soddisfacimento delle esigenze di ogni ospite anche attraverso il coinvolgimento e l’integrazione con la comunità» rispondeva Mele.
«Ecco perché, tra l’altro, l’intero parco verde è aperto al pubblico in forza di una convenzione con il comune di Montella che assicura il giusto equilibrio tra le esigenze di entrambe le parti.
Con l’apertura del parco, gli ospiti della Casa di Riposo hanno la possibilità di interagire con persone di ogni età e ciò non crea disturbo, anzi li motiva ad uscire nonché ad assistere alle attività sportive e ludiche che vengono praticate, e ad oggi non risultano lamentele da parte degli ospiti».

conclusione
Una nota di merito va al lavoro diligente dell’amministrazione uscente, la quale ha saputo tenere gli interessi personali e politici lontano dall’ambiente della Villa De Marco.
«Non abbiamo mai richiesto finanziamenti pubblici, tutti i lavori, anche i più onerosi, sono stati sbloccati e messi in atto gestendo e mettendo a frutto, in maniera avveduta e responsabile, le risorse dell’Ente. Ogni membro ha portato il proprio contributo con professionalità e utilizzando la propria competenza. Il taglio boschivo delle proprietà dell’ente, per cui abbiamo avviato un iter burocraticamente lungo e complesso, è un esempio calzante».
In quei boschi, infatti, venivano perpetrati continui furti di legname, certamente favoriti dalla mancata cura delle proprietà. Ottenere le autorizzazioni necessarie per tagliare e vendere il legname non è stato semplice, ma, infine, l’amministrazione è riuscita a trasformare il ricavato in risorse da reinvestire all’interno della Villa.
«L’appello che rivolgo a chi verrà dopo di noi è di proseguire nella gestione attenta ed oculata del patrimonio e delle risorse, affinché ogni risparmio si trasformi in guadagno».
«Oggi la Villa Elena, il Parco e la residenza per gli anziani rappresentano un fiore all'occhiello non solo di Montella ma di tutta la provincia, mi auguro che si continuerà in questa direzione, nell'interesse degli anziani ospiti e della comunità montellese» conclude la presidente.

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Anna Dello Buono

Per un 8 marzo di riflessione e di memoria di Anna Dello Buono

In questo strano 8marzo 2020 che giustamente limita aggregazioni e scambi di mimose, voglio contribuire alla Giornata internazionale della Donna recuperando una memoria.  E’, infatti, la memoria che sovente ci sfugge :il cammino dell’emancipazione femminile di cui oggi godiamo i frutti ha avuto coraggiose combattenti ,alle quali noi donne del ventunesimo secolo dovremmo un riconoscente pensiero.Voglio oggi ricordare una nostra concittadina che puo’ essere annoverata tra le antesignane del pensiero di genere:
Giovannina Morrone (Avellino 1876 – Montella 1939) Insegnante elementare nelle scuole comunali di Cassano e Montella, è stata una pioniera del femminismo su almeno due fronti: il lavoro e la politica.
La sua azione si colloca alla fine dell’800 quando poche erano le donne impegnate in un lavoro fuori di casa che non fosse quello manuale. Essere maestra, vivere del proprio lavoro ed essere economicamente autonoma, seppur consentito, era considerato una sfida alle regole sociali piccolo borghesi , che preferivano donne relegate al ruolo di madri e di spose.
Furono invece proprio le maestre elementari le protagoniste di un cambiamento culturale che negli anni successivi all’Unita’ d’Italia e nei primi anni del 900 portarono “nei piccoli paesi , nelle contrade piu’ sperdute la rivoluzione dell’istruzione ai figli del popolo”
E non a caso furono alcune di loro le maggiori protagoniste della lotta per i diritti delle donne e per l’emancipazione femminile .
La maestra Giovannina (com’era comunemente chiamata) fu in prima persona interprete di una storia locale che si ispirava a quella nazionale ed europea delle “suffragette “e che ebbe come alleato il Partito Socialista .
La Morrone si era probabilmente avvicinata gia’ nel 1904 alle idee socialiste, che sentiva congeniali alla sua visione dei diritti fondamentali delle donne, come lavoratrici e come cittadine.
L’incontro con Ferdinando Cianciulli, dotato di una forte personalità politica e umana, il “compagno “ che poi sposò nel 1910, contribuì a fortificare i suoi ideali e a rafforzare la sua sensibilità umana verso le classi piu’ deboli che gia’ possedeva.
Del marito sostenne e condivise concretamente le lotte e gli ideali, con un ruolo non secondario.
Mentre Ferdinando lo visse sempre con un impegno politico di prima linea, come si direbbe oggi, coraggioso, totalizzante, appassionato che pagò poi con la vita, Giovannina lo visse non solo dedicandosi all’istruzione del popolo, come insegnante elementare, ma partecipando a comizi, scioperi . conferenze
Scrivendo articoli sul periodico socialista "Il grido degli umili", fondato e diretto dal marito
Mario Garofalo ricorda nel suo lavoro “ Alle origini del socialismo in Irpinia : Ferdinando Cianciulli “ed. Dorso , pag . 99 che nella sede della Federazione internazionale del Libero pensiero tenne una conferenza su La donna di fronte al clericalismo
Alcuni articoli sulla condizione femminile, firmati G.M., sono richiamati nel volume “Delitti incrociati “ di Cecilia Valentino ed. Mephite Riporto alcuni passaggi che conservano, ancora oggi, valore e forza ideale straordinari.Nel primo , apparso in prima pagina con il titolo “La nostra redenzione “affronta il tema dello sfruttamento del lavoro delle donne “ … A voi malpagate , lacere e pallide , che passate nella vita figlie , spose, madri, come le martiri del dolore , a voi tutte corre il mio pensiero , saremo redente dal Socialismo” Nel secondo “La donna e il Socialismo” del 24 aprile 1920, parla del Diritto al voto delle donne , che purtroppo si realizzerà solo 26 anni dopo nel 1946 !”….Nonostante gli sforzi del Partito socialista, la donna è ancora priva del diritto di voto alla donna è negata ogni influenza diretta sulla politica del Paese, benché ne paghi le tasse e subisca le leggi, come ogni altro cittadino …. Non vi è forza piu’ conservatrice dell’Ignoranza. Questo lo sanno le classi dirigenti e per questo tanto si adoperano per far crescere la donna all’ombra della sagrestia, affinché le visioni paurose della superstizione la tengano sottomessa … Spesso si sente dire alla donna: « che cosa importa a te della politica ?Pensa a marito, pensa ai tuoi figli”»
Oggi la condizione della donna è, per fortuna mutata, la consapevolezza dei diritti è diffusa e il loro godimento assicurato dalle leggi, ma se si scava a fondo, molti diritti sono ancora formali, non sostanziali
Non abbassiamo la guardia pertanto. Mai!
Buon 8marzo a tutte !

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Redazione Montella.eu

Ordinanza N° 15 del Comune di Montella - Misure urgenti di contenimento e diffusione del contagio COVID-19

A tutta la popolazione al fine di prevenire la diffusione del contagio da COVID-19 sul territorio comunale

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Redazione Montella.eu

AVVISO IMPORTANTE DEL SINDACO DI MONTELLA RIZIERI RINO BUONOPANE PREVENZIONE DIFFUSIONE COVID-19

Preso atto delle misure contenute nel DPCM dell’8 marzo e in attesa di disposizioni ufficiali si fa ESPRESSO INVITO a chiunque abbia raggiunto o stia raggiungendo in queste ore il Comune di Montella dalle regioni o province ricomprese nella “zona rossa”,
a restare in casa per qualche giorno e a non aver contatti ravvicinati con altre persone.
Per qualsiasi comunicazione sono attivi i numeri telefonici già messi a disposizione nei giorni scorsi.( 3299090807 - 3281283089 )

Confido nella collaborazione di tutti a tutela della salute pubblica!!!

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Redazione Montella.eu

Santa Messa in diretta su questo sito e facebook domenica 8 marzo

Preghiamo insieme contro il Corona Virus - Santa Messa ⛪ Presso Chiesa S. Lucia Montella Parroco : Don Eugenio D'Agostino Montaggio : Carmine Dello Buono Riprese : Daniele Marano Regia : Vittorio Sica / Riccardo Cianciulli

A

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Redazione Montella.eu

In moto nel weekend: si viaggia tra Siracusa, Montella e Candelara

Ad attendere i visitatori nelle cittadine della Sicilia, della Campania e delle Marche, tante proposte che spaziano dall’arte alla storI. Il viaggio settimanale fra le perle d’Italia parte dalla Sicilia Orientale e, attraversando l’Irpinia, arriva in un antico castello marchigiano.

CAMPANIA
Risalendo lungo lo fino alla provincia di Avellino, il paese noto in tutta la Campania per le sue prelibate castagne, è anche il borgo delle cascate. La più conosciuta di Montella è quella della Lavandaia, che deve il nome ad un antica leggenda che racconta di una bella lavandaia, sedotta da un nobile locale e poi, rimasta incinta, annegata nelle vicinanze del ponte dal seduttore stesso. La cascata sorge proprio ai piedi del Santissimo Salvatore, monte sacro sulla cui cima sorge l’omonimo Santuario. Il paesaggio è da fiaba, caratterizzato da una folta vegetazione e dall’omonimo ponte, risalente addirittura al I secolo a.C. Negli anni, è stata sottoposta a lavoro di rifacimento fino ad arrivare nel XV secolo quando la sua funzione principale divenne quella di alimentare il vecchio mulino fortemente voluto dai montellesi e che è rimasto attivo fino agli anni cinquanta del secolo scorso.

SICILIA
A Siracusa, una delle città siciliane più note, merita una visita un piccolo gioiello poco conosciuto al grande pubblico: il Museo dei Pupi Siciliani, che sorge in via della Giudecca non distante dal più famoso Teatro dei Pupi. Questo luogo suggestivo ripercorre - attraverso l’esposizione di pupi, marionette, oggetti di scena e materiale scenografico - i punti salienti della storia dei fratelli Vaccaro, famosi pupari della città isolana. Varcata la soglia dello spazio museale, si viene letteralmente trascinati all’interno di un mondo fantastico, dove trovano posto cavalieri cristiani e saraceni, maghi, streghe e creature mostruose. Un percorso arricchito da schede storiche che ripercorrono i punti salienti della loro storia: il laboratorio di vicolo dell’Ulivo, l’esordio nel 1978, la nascita del loro teatro, i progetti incompiuti e la loro fine. Da diversi anni lo spazio organizza visite guidate per singoli, famiglie, tour operator e singoli gruppi, mentre nel teatro situato nelle vicinanze è possibile vedere i pupi in azione.

PESARO E URBINO
Il viaggio termina in un castello antichissimo, nominato in alcuni documenti sin dal 1209: è Candelara, grazioso borgo in provincia di Pesaro e Urbino il cui nome significa “candida aria”, cioè aria fulgente. Qui merita una visita la Pieve di Santo Stefano, da sempre al centro della vita religiosa del centro marchigiano. La struttura ha origini molto antiche, risalenti al VI-VII Secolo; l’attuale costruzione presenta una struttura muraria gotica con un’insolita pianta che richiama la croce greca. La facciata è caratterizzata da quattro lesene verticali e da due finestroni con arco a sesto acuto negli scomparti laterali, che affiancano la meridiana. Entrando è possibile ammirare sulla a sinistra un Santo vescovo, forse identificabile in Sant’Emidio protettore dei terremoti o San Apollinare, primo Vescovo di Ravenna, data la presenza di tre piccole croci greche-bizantine. A destra, invece, ecco un altro frammento di affresco: la Crocefissione con la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni, del 1504; accanto il Matrimonio mistico di Santa Caterina e San Giovanni Battista, opera eseguita nel 1555 da Ottaviano Zuccari (padre dei più famosi Taddeo e Federico).

A cura di www.fuoriporta.org

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Coronavirus, De Luca: "La situazione è seria siate responsabili"

Un appello alla responsabilità rivolto a tutti i cittadini campani per contrastare con "comportamenti responsabili" il contagio da Coronavirus. Lo ha rivolto il governatore campano Vincenzo De Luca con un video pubblicato sul suo profilo Facebook.

"Credo sia arrivato il momento di dire con grande chiarezza - ha detto - che siamo di fronte a un problema serio. Ho la sensazione che non tutti abbiano capito questa novità elementare, che richiede comportamenti responsabili da parte di tutti, un cambiamento radicale delle abitudini di vita. Dobbiamo evitare al massimo - è l'invito di De Luca - i contatti sociali di rimanere di più a casa, quando si fa la spesa andare una persona per famiglia in un supermercato, o in centro commerciale, molti nostri concittadini non hanno capito che bisogna evitare luoghi con assembramenti. Ho fatto un'ordinanza di chiusura delle discoteche, ma poi apprendo che ci sono bar che accolgono nei centri storici centinaia di ragazzi senza che sia rispettata la distanza di un metro tra un ragazzo e l'altro.

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Redazione Montella.eu

Montella, viabilità e sicurezza stradale

Sicurezza Stradale: Dopo il Viale di San Francesco si interverrà su Via Scipione Capone, Viale Europa, Via Ing. Cianciulli, Via Del Corso, Via Don Minzoni, Via Variante Verteglia e altre arterie minori del centro abitato. Il progetto messo in campo dalla Amministrazione prevede anche il rifacimento/completamento della segnaletica orizzontale e verticale soprattutto in prossimità di incroci particolarmente pericolosi.

 

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Redazione Montella.eu

Comune di Montella - Misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19

Comune di Montella - Misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19

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Redazione Montella.eu

Montella, Capone ringrazia Biancardi a nome della comunità

Riceviamo e pubblichiamo - Incontro di lavoro, di analisi e ringraziamenti da parte dell'ex sindaco di Montella Ferruccio Capone e a nome degli ex amministratori e della comunità montellese. "Si ringrazia l’amico Presidente della Provincia Biancardi per la coerenza della promessa fatta nella visita ufficiale del Presidente Biancardi all’amministrazione Capone nella primavera scorsa del rifacimento di asfalti alla via G. Cianciulli e sulla SS 164 fino al prolungamento di via M. Cianciulli come di fatto si stanno completando in questi giorni. I lavori dovevano essere realizzati già prima delle elezioni amministrative di fine Maggio 2019, solo per problematiche di affidamento dei lavori furono sospesi ed oggi ripresi ed in completamento. Infatti la pavimentazione in corso dalla caserma CC, proseguirà fino alla seconda rotonda incrocio Villa De Marco, e non più fino al parcheggio M. Cianciulli, sulla quale strada l’ex amministrazione Capone ha lasciato due progetti esecutivi finanziati di riqualificazione che stranamente non vengono appaltati.

Va dato atto al Presidente Biancardi e al suo staff tecnico Ing. capo Antonio Marro, all’Ing. Raffaele della Fera e al geom. Antonio Aufiero responsabile della manutenzione dell’ex 164. Con il Presidente ed il suo staff si è discusso anche della inopportunità di demolire la rotonda di via Piedi Serra, approvata dagli stessi organi sovracomunali Provincia e Anas nel rispetto del CDS/92 non più di due anni fa, per la quale si confida nel sindaco preservare l’attuale sicurezza con la rotonda.

In merito è stato assicurato dal Presidente e dai tecnici della provincia che non ci sarà nessuna autorizzazione per la demolizione della rotonda, per ovvi motivi, soprattutto perché negli incroci dove esistono intersecazioni come quella di Piedi Serra con intersecazioni dei sensi di marcia vengono costruite le rotonde per dare sicurezza e funzionalità alla circolazione, tutt’al più si potrebbe ampliare e abbellire.

Sarebbe uno sconcio spendere soldi pubblici per ricreare le condizioni di un incrocio pericoloso con invasione delle direzioni di marcia, il Presidente suggerisce di spendere le somme per migliorie la stessa rotonda, migliorare la segnaletica urbana, sistemare i marciapiedi e la pavimentazione in generale.

Ci siamo confrontati sul ruolo strategico istituzionale della Provincia di coordinamento rispetto alla riforma dell’art. V della Costituzione, di maggiori poteri sulla concertazione di ogni proposta di sviluppo provinciale, nel rispetto del PTR e PTCP provinciale, per la quale la nostra alta valle del Calore è classificata A12, con destinazione e interesse territoriale prioritaria ambientale e naturalistica. Priorità appunto per l’ambiente, sorgenti, boschi, prodotti tipici: Castagna IGP, formaggi e carni podolici, porcini, tartufi, turismo naturalistico, enogastronomico ecc...

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Redazione Montella.eu

Avviso Comune di Montella

Si avvisa la cittadinanza che il raccoglitore di olii esausti sito in "Piazzetta Palatucci" è stato posizionato in via Don Minzoni ( parcheggio adiacente la sede della Comunità Montana "

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Robibrù

Biodigestore, parla Giovanni Delli Bovi , da Il quotidiano del Sud - di Roberta Bruno

MONTELLA – Giovanni Delli Bovi, geologo tecnico e ambientale locale, che si è occupato di microzonazione sismica, piani di protezione civile e recentemente anche della bonifica di siti inquinati e di piani di caratterizzazione, rilascia un’intervista al Il Quotidiano del Sud sul tema del biodigestore, argomento di interesse per l’opinione pubblica di quei paesi che si sono candidati per ospitare l’impianto.
Il primo dubbio da sciogliere riguarda proprio l’impatto che ha un impianto di biodigestione.
«Il concetto di rischio zero non esiste» afferma l’esperto «Il rischio è il prodotto tra la pericolosità e la vulnerabilità di una classe di elementi a rischio, che possono essere: popolazione, immagine territoriale, falda acquifera etc. L’impatto nullo, dunque, si può avere solo non facendo alcun impianto».
Suolo, acqua e aria sono le matrici che presentano vulnerabilità a riguardo.
«L’area in cui si pensa di inserire questo impianto è l’area PIP di Baruso, luogo già vituperato nel tempo. L’ex bosco di Folloni, ossia la riserva di caccia dei Cavaniglia, aveva un pregio naturalistico e artistico senza uguali. Tuttavia, si decise di fare proprio lì l’area Pip, asportando il suolo per consentire l’urbanizzazione primaria per gli impianti di produzione che oggi sono completamente deserti. La cicatrice è visibile tutt’oggi, basta salire sul santuario del SS. Salvatore per rendersene conto».
«Un centimetro di quel suolo» continua Delli Bovi «per svilupparsi impiega dai 200 ai 400 anni, il suolo asportato uquivaleva a centomila anni di “azione sapiente” della natura che, tra erosioni, alluvioni del fiume Calore, materiale piroclastico delle eruzioni etc, aveva creato un terreno fertilissimo. Al di sotto di quel materasso alluvionale si trova una falda che alimenta la sorgente del Bagno della Regina, la quale ha una portata di quasi 1500 litri al secondo, e che dà da bere all’ambito territoriale dell’alta Irpinia e della Puglia» spiega il geologo.
«Già questo lascia intendere quanto il nostro contesto attuale goda di un equilibrio idrogeologico precario, e i cambiamenti climatici così repentini in atto impediscono la possibilità di fare programmi a lungo termine. Localizzare un impianto di biodigestione in un luogo così vulnerabile, consapevoli che a trenta metri scorre un mare d’acqua, non valutando o escludendo la possibilità di incidenti che possono derivare dalle zone di smistamento e stoccaggio del percolato o dalle vasche a tenuta stagna dove si fa il biogas è, quanto meno, azzardato» afferma.
«Non sono per un “no” preventivo, ma sostengo che sia errato parlare di “rischio zero”, quando ci sono interferenze chiare e una grande incompatibilità tra la vocazione del territorio e un impianto che produce fumi, miasmi e odori» continua il geologo.


«Solo il 50/60% del metano prodotto può essere utilizzato, mentre l’altra metà viene bruciata e il processo di combustione dipende dalla qualità del Forsu (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani) che viene introdotto, e se questi rifiuti non seguono una filiera certificata io non so cosa immetto nell’atmosfera né se sia dannoso, e se sia opportuno localizzarlo in un luogo così vicino alle abitazioni».
Quello che preoccupa però l’esperto è il silenzio della comunità scientifica locale: «Le rassicurazioni – afferma – dovrebbero provenire da coloro che conoscono il territorio perché ci lavorano da anni, non solo dall’amministrazione comunale che non ha competenze tecniche» e incalza «Lo sappiamo tutti che lì sotto ci sono le falde e scorre l’acqua che interessa la rete idrica, lo sappiamo tutti che ci passano 1500 litri al secondo che si dirigono al Bagno della Regina e che abbiamo emergenze naturalistiche più impellenti».
«Vorrei fare appello alla collettività: bisogna ristabilire uno spirito di comunità scevro da pregiudizi e libero di confrontarsi secondo coscienza e fiducia. Prima ancora delle risposte da avere è importante conoscere le domande da porre» conclude.

Roberta Bruno

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Redazione Montella.eu

Scuole chiuse fino al 15 marzo

Scuole e atenei chiusi in tutta Italia fino al 15 marzo. E' la decisione presa dal governo annunciata nel corso della riunione coi ministri a palazzo Chigi. La misura sarà presa con un decreto in vigore da oggi e sarà a valere da domani, giovedì 5 marzo.

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Redazione Montella.eu

Il nostro “Caciocavallo Podolico” nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali

Il Caciocavallo Podolico ottiene il riconoscimento del Ministero. Nell’elenco nazionale, è stato pubblicato sulla  Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio , finalmente  anche il caciocavallo podolico" „Il Sindaco Rino Rizieri Buonopane aveva fatto richiesta alla Regione Campania per iniziare un percorso a tutela di uno dei prodotti più rappresentativi dell'alta Irpinia. Un primo passo necessario per il riconoscimento teso a valorizzare e caratterizzare una produzione di eccellenza che appartiene alla storia del nostro territorio.“ Il 20 febbraio 2020 l'esito: il caciocavallo Podolico ha il suo marchio Pat, un'opportunità in più per le aziende locali che possono vantare una produzione di eccellenza. “

Formaggio tra i più nobili d’Italia, tanto da esser considerato il Grana Padano del Sud, il Caciocavallo Podolico raramente finisce in preparazioni culinarie, ma viene consumato da solo e a fine pasto. Ha forma panciuta di anfora sormontata da una pallina. Il suo nome deriva dal fatto che matura appeso e legato a coppie da una fune a cavallo di un asse o di un trave.

Cos'è il Caciocavallo Podolico?

Il podolico è la manifestazione più alta del caciocavallo. La pasta è di colore giallo paglierino, semidura e omogenea al tatto può avere un peso da 500 g a 8,10 chili. Il profumo di latte e di fieno è intenso, mentre la texture è leggermente granuloso e talvolta piccante. Si chiama podolico perché prodotto esclusivamente con il latte delle vacche della preziosa razza bovina chiamata "podolica", dal manto grigio e larghe corna. 

La razza podolica

Si alleva sugli Appennini, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise Puglia. In quelle aree del centro Italia, il pascolo è povero per la mancanza di acqua, ma diversi allevatori con l'aiuto di Slow Food cercano di preservare questi animali. È considerata la più rustica tra le razze italiane, proviene dalla Podolia, una regione dell’Ucraina poi introdotta Italia dove, sull’Appennino Meridionale, ha trovato un habitat a lei congeniale diventando razza dominante nel nostro Paese.

Purtroppo oggi si è ridotta a circa 25.000 esemplari allevati allo stato brado o semibrada e va assolutamente salvaguardata, perché è un presidio del territorio. Gli animali vivono tutto l’anno all’aria aperta secondo i ritmi della transumanza: d’estate a 1200 metri tra le montagne, mentre d’inverno scendono a 400. La produzione di latte di questi animali è scarsa ma molto ricca di proteine e grassi.

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