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Kit rapidi per lo screening e geolocalizzazione. La soluzione italiana contro il coronavirus

“Questo test è come il primo livello di una partita più grande: se risultato positivo si passa alla seconda fase che è quella del tampone”. Conversazione con Salvatore Cincotti, amministratore delegato di Technogenetics, azienda produttrice di kit rapidi per la rilevazione del coronavirus 

Se il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’utilizzo immediato di oltre 5 milioni di kit rapidi per la rilevazione del coronavirus, anche l’Italia ha un serbatoio di 4 milioni di test che rappresentano una prima forma di screening per capire anche tra .......CONTINUA SU https://formiche.net/2020/03/kit-rapidi-per-lo-screening-coronavirus/

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MONTELLA: QUANDO L’EMERGENZA SANITARIA DIVENTA ANCHE SOCIALE

L’amministrazione di Montella, insieme alla locale Protezione Civile ha organizzato una raccolta di beni di prima necessità per le famiglie in difficoltà Anticipando i provvedimenti del Governo, l’amministrazione comunale di Montella (Av), in.......CONTINUA SU AVELLINOZON

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Domenica 29 Marzo Alle ore 11 Dalla Chiesa Colleggiata di Santa Maria del Piano in diretta la Santa Messa

Domenica 29 Marzo  Alle ore 11 ⛪ Dalla Chiesa Colleggiata di Santa Maria del Piano 🙏  in diretta la Santa Messa ✝ Celebrata da Don Franco Di Netta La celebrazione è a porte chiuse! 🔐 Non recatevi in Chiesa Madre! 🚫

la particolarità della situazione pregheremo il nostro patrono San Rocco, con il suo Inno della "cittadina di Montella".

Il patronato di San Rocco si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è un grande esempio di solidarietà umana e di carità cristiana, nel segno del volontariato.

*Oppure:* Fin dal Medioevo si invocava l'intercessione di san Rocco, presso Dio, contro la peste,[84] autentico flagello che a più riprese si diffuse per contagio nel vecchio continente mietendo milioni di vittime. Questo in virtù della dedizione che Rocco ebbe in vita nella cura e risanamento di quanti furono colpiti da questa malattia. I recenti aggiornamenti liturgici gli riconoscono pure il patronato contro altre malattie (lebbra, colera, osteoporosi, AIDS, tumore, leucemia, tifo e influenza) e, in generale, contro le epidemie e tutte le malattie contagiose.
È patrono dei volontari, dei pellegrini e dei viandanti (essendo stato lui stesso un pellegrino), degli automobilisti, degli assicurativi, dei farmacisti, dei chirurghi, degli infermieri (e degli operatori sanitari in generale), dei becchini, dei cavapietre, dei servitori, dei giovani e degli animali (in special modo dei cani e nelle invocazioni delle campagne contro le malattie del bestiame). Inoltre è patrono degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati, per aver provato le stesse condizioni durante la sua vita.

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Salvatore Cincotti a UNOMATTINA (27/03/2020)

Il dott. Salvatore Cincotti, amministratore delegato di Altergon Italia di Morra De Santis Italia, Montellese DOC , questa mattina 27 marzo in diretta da Ginevra a UNOMATTINA

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Nuovo modello di autodichiarazione 26 marzo 2020

NUOVO MODELLO DI AUTODICHIARAZIONE DA UTILIZZARE IN CASO DI SPOSTAMENTI PER : 1) COMPROVATE ESIGENZE LAVORATIVE; 2) ASSOLUTA URGENZA; 3) SITUAZIONI DI NECESSITÀ; 4) MOTIVI DI SALUTE.

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Sta 'siuccanne"... Noooo! di Padre Paolo

Sta 'siuccanne"... Noooo! Fa sul' a bbere'... Pecche' quanno 'sciocca' è belle... Te da pace., silenzio, penziere 'nfunno, te fa' senti sulo int'o munno, sulo tu e 'o "Pateterno e cu isso te siente una cosa.... Mo no...fa sulo friddo, e ste brenzele' e stelle ianke c'è mmanna DDio pe nce fa capisce ca pure senza sole putimme trova 'o bello d' o campa'... Comme quanno 'sciocca' o vero, e te 'mbiache 'e luce e te siente una cosa tu, e o sole ca suspire. Comma stu tiempe' nfame ca ce fa chiagnere e cunta' chi se ne vva'...sempe 'e meglie e i puverielli...ce fa' " capi' ca ce vo' poco, pe nnuie ggent'e niente, truva' 'o bello a ciente e ciente, dint' a neve che ce suffonna o di t'o sole che c'iaonna... Pecche' , chi sa pecche',... A nuie 'nce da' ancora tiempe...

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Questo ragazzo corre per arrivare presto a Montella

PORTERA' TANTO VERDE E GIOIA, CLICCA IL LINK QUI' SOTTO E VEDI IL FILMATO FINO ALLA FINE ARRIVERA' A MONTELLA? >>> http://www.thewildernessdowntown.com/#Piazza+Sebastiano+Bartoli,+Montella,+AV,+Italia  POI CLICCA SU "PLAY FILM"

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Daniele Marano

Arti Grafiche 2000: le nostre mascherine per e da Montella, un aiuto per combattere il virus - Intervista a Umberto Moscariello

Il CoronaVirus arrivato prepotentemente ha cambiato le nostre giornate e probabilmente le cambierà per sempre. Come ribadito più volte, non esiste altra cura della Quarantena, ma, quelle sporadiche volte in cui si esce per fare la spesa o per ragioni strettamente necessarie, è FONDAMENTALE, indossare la mascherina.

Umberto Moscariello, giovane imprenditore montellese nonchè VicePresidente della Scandone ha così risposto a qualche nostra breve domanda.

 Ciao Umberto. Spiegaci questa lodevole iniziativa.

E’ un progetto di cui ne vado molto fiero, una grande soddisfazione. L’azienda di famiglia che gestisco con mio padre Baldovino, Arti Grafiche 2000, insieme alla casa di reclusione di S.Angelo dei Lombardi diretta in maniera impeccabile dalla dottoressa Adanti, importanti Universìtà,
associazioni del posto e con il contributo di importanti politici locali che ringraziamo, è riuscita a
dare vita ad una importante produzione di mascherine di TIPO OSPEDALIERO in TNT CERTIFICATO.

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Cororavirus, dalla Altergon un milione di test rapidi

Arriveranno giovedì in Campania i primi 250mila kit per il test rapido sul coronavirus. La fornitura di circa un milione di pezzi è stata ottenuta direttamente in Cina, dal colosso della farmaceutica e diagnostica Technogenetics, azienda del gruppo Khb di cui fa parte anche la Altergon di Morra De Sanctis. Proprio il legame con il territorio campano ha favorito un accordo, a un prezzo agevolato, per l’acquisto dei kit. La notizia è riportata oggi sull’edizione nazionale del Mattino, che ricorda le origini campane dell’ad dell’azienda morrese (Salvatore Cincotti, di Montella) e del direttore commerciale di Technogenetics, Salvatore De Rosa.

I kit sono interamente prodotti in Cina e sono stati utilizzati già per l’emergenza cinese e in Corea del Sud. In grado di dare una risposta in circa 15 minuti con un piccolo prelievo ematico (una puntura sul dito), il test non richiede la presenza di personale specializzato e ha un margine di sicurezza del 90%. I pazienti negativi devono ripeterlo per un periodo di almeno sette giorni per essere certi di non avere il Covid-19. In questo modo sarà possibile scovare anche gli asintomatici. Lo screening è particolarmente consigliato per gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, gli addetti alla logistica, ai trasporti pubblici e privati, alle produzioni e vendita di beni primari), così come a una mappatura della popolazione nei focolai.

DA IRPINIAPOST

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Felice amico buono! di Vincenzo Di Benedetto ’69

Felice Basile 02Una telefonata nella tarda serata di domenica.  Una telefonata di quelle che mai vorresti ricevere o fare. Così mi è stata annunciata la dipartita da questa terra dell’amico Felice. Da amico avevo da tempo raccolto le sue confidenze e le sue preoccupazioni sul suo stato di salute.   Con parche e semplici parole capivo che giorno dopo giorno quella malattia inesorabile toglieva, contro la sua volontà e oltre le sue forze, linfa alla sua voglia di vivere, alla sua speranza di potere con la sua vita contribuire a realizzare qualcosa di tangibile e al contempo di crescita per la nostra Comunità.

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Domenica 22 marzo ore 11 la Santa messa in diretta

Domenica 22 Marzo  Alle ore 11   dal Santuario del Santissimo Salvatore   in diretta la Santa Messa  Celebrata da Don Andrea Ciriello La celebrazione è a porte chiuse! Non recatevi sul Santuario! 🚫

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Redazione Montella.eu

Coronavirus, a Montella il Comune è tutto online - da "Il Ciriaco"

Il comune altirpino è il primo ad utilizzare la piattaforma Asmel: attività di consiglio e giunta sono via web. In municipio solo il sindaco - Nel difficile periodo che l’Italia intera sta attraversando, resta fondamentale mandare avanti le attività delle amministrazioni comunali, soprattutto per garantire ai cittadini misure idonee ad evitare la diffusione del contagio del nuovo coronavirus e gestire nel migliore dei modi l’emergenza in corso.

Il Comune di Montella (AV) ha così trasferito online tutte le attività riguardanti consiglio comunale, giunta, ma anche riunioni istituzionali, grazie alla piattaforma di videoconferenze messa gratuitamente a disposizione di tutti gli enti locali italiani da ASMEL (Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali).

Nel pomeriggio di ieri 19 marzo la Giunta comunale di Montella, prima nell’avellinese a utilizzare la piattaforma ASMEL, è stata così convocata online con il sindaco Rizieri Buonopane unico presente all’interno del Municipio e gli altri membri in collegamento video dalle proprie abitazioni. Questa modalità di lavoro istituzionale a distanza consente anche di rendere pubbliche le sedute, come quelle del Consiglio comunale, continuando dunque a garantire la trasparenza.

La rete degli oltre 3mila Comuni associati ASMEL si è adoperata in questa fase d’emergenza per affiancare e supportare gli enti locali non solo con il servizio di videoconferenze, ma anche fornendo la possibilità di usufruire di guide operative per completare le procedure di attivazione dello smart-working, svolgere le gare d’appalto attraverso lo strumento del seggio telematico e consultare un ampio archivio di ordinanze sindacali in fac-simile per velocizzare il lavoro degli amministratori locali.

Da Il Ciriaco

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Robibrù

Montella, dramma della solitudine Salvata un'anziana dal "Il Quotidiano del sud " di Roberta Bruno

MONTELLA – Ancora un dramma della solitudine colpisce la Campania e in particolare l?Alta irpinia  Nel quartiere Santa Lucia, un’anziana signora è stata rinvenuta priva di sensi tra perdite di gas e fumi di combustione. Provvidenziale l’intervento della Polizia Municipale, capitanato dal comandante Gerardo Iannella.
All’arrivo del comando, spalancata la porta si è palesata agli occhi dei soccorritori una scena di  assoluta desolazione.
Il fuoco acceso nel camino continuava ad emanare fumo intenso all’interno dell’appartamento, probabilmente per via della cappa ostruita da tempo, mentre un forte odore di gas proveniva dai fornelli. E quindi si correva anche il rischiodi un tragico incidente.Tutto intorno disordine e sporcizia lasciavano intendere la routine di una persona sola che non riesce più a provvedere a se stessa
L’anziana da molto tempo viveva in uno stato di completo abbandono: «nessuno vorrebbe vedere un proprio parente in uno stato così indecoroso» commenta il comandante Iannella, evidentemente provato.
«La signora era in stato confusionario, il suo stato di salute già non era dei migliori. Io stesso le ho sentito il polso e mi sono reso conto che aveva dei parametri vitali non lineari».
Al di là delle condizioni fisiche, il comandante pone anche l’importante questione del decoro e della dignità: «Non è possibile vivere in quel modo. È per questo che insieme al sindaco abbiamo chiamato i servizi sociali».
Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco e i soccorritori della Misericordia. Al momento, rassicura il comandante, la signora si trova ricoverata presso il presidio di Sant’Angelo de Lombardi e sta ricevendo le prime cure. E si spera  possa tornare alla normalità.

R.B.

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Robibrù

Vinciamo i pensieri negativi, un sostegno via telefono. Dal "Il Quotidiano del sud " di Roberta Bruno

Montella – È iniziato lunedì il supporto psicologico telefonico, per chiunque abbia necessità in questi giorni in cui l’emergenza sta cambiando radicalmente le abitudini e le percezioni di sicurezza e di relazioni sociali. La Dottoressa Alessia Capone, psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale e la Dottoressa Daniela Storti, psicologa del Consorzio dei Servizi Sociali A3, hanno messo le proprie competenze a disposizione della comunità.
«Siamo bombardati da ininterrotte informazioni sul numero dei contagi e sulle regole da seguire per limitare il pericolo di contrarre il virus, ma dal punto di vista psicologico non ci sono contromisure adeguate e le persone sono in balìa delle proprie paure» spiega la dottoressa Capone, e aggiunge «il problema oggettivo del Coronavirus diventa così un problema soggettivo in relazione al vissuto psicologico, alle emozioni e alle paure che il tema suscita nelle diverse persone. Di conseguenza, la “percezione del rischio” può essere distorta e amplificata, fino al raggiungimento di stati di panico, spesso ingiustificati e controproducenti, in quanto conducono a comportamenti meno razionali e ad un abbassamento delle difese, anche biologiche, dell’organismo».
Parola d’ordine?
«Normalizziamo! focalizziamoci sulla positività, e distraiamoci!
La paura è l'emozione che ci consente di sopravvivere come specie, grazie ad essa ci siamo sempre protetti dai pericoli. Avere paura è, quindi, assolutamente normale e protettivo in questo momento perché ci consente di essere prudenti e di seguire le direttive dello Stato. Allo stesso tempo però è utile spostare la propria attenzione dalle informazioni negative a quelle positive, a quello che di buono stiamo imparando da questa esperienza».
Il servizio, chiaramente gratuito, è attivo nelle seguenti fasce orarie:
martedì, mercoledì e giovedì dalle 9-18 (dottoressa Capone), e lunedì 15-18 e venerdì 8.30-14 (dottoressa Storti).

Robibrù

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Redazione Montella.eu

NUOVO MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE DA UTILIZZARE IN CASO DI SPOSTAMENTI NECESSITATI

NUOVO MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE DA UTILIZZARE IN CASO DI SPOSTAMENTI NECESSITATI . SCARICA IL MODULO SOTTO

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Redazione Montella.eu

Avviso pubblico del Sindaco di Montella

È a disposizione un servizio di supporto TELEFONICO gratuito rivolto a tutti i cittadini del Comune di Montella.La Dottoressa Daniela Storti, psicologa del Consorzio dei Servizi Sociali A3, e la Dott.ssa Alessia Capone , psicologa psicoterapeuta comportamentale , volontaria, sono a disposizione della comunità montellese. Si tratta di un servizio gratuito di supporto psicologico TELEFONICO . Il servizio è attivo nelle seguenti fasce orarie:

Dott.ssa ALESSIA CAPONE
MARTEDI 9-18
MERCOLEDI 9-18
GIOVEDI 9-18
cell. 3282441953

Dott.ssa DANIELA STORTI
LUNEDI 15-18
VENERDI 8:30-14.
cell 3493191836

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Robibrù

Rientri, nuovo allarme a Montella, mobilitati Comune e Polizia locale. Stretta sui controlli - da "Il quotidiano del sud " di Roberta Bruno

MONTELLA – Non ci sono casi conclamati al momento, ma si alza a mille il livello di allerta e di tensione per chi ha il compito di controllare e tutelare la cittadinanza.
La giornata di ieri è iniziata con qualche preoccupazione in più per via di ulteriori soggetti rientrati in paese e che sono stati prontamente posti in quarantena fiduciaria, per ora nel paese se ne contano una trentina.
«Molti hanno avvisato autonomamente il loro arrivo, mentre altri ci sono stati segnalati o li abbiamo fermati noi ai controlli» afferma il comandante della Polizia Municipale Gerardo Iannella.
«La situazione in paese è migliorata, ormai tutta la popolazione è stata adeguatamente informata e si è allineata alle norme, riducendo uscite in bicicletta e passeggiate. Le persone escono per motivi di lavoro o per andare a fare la spesa o in farmacia. Ormai quasi tutti con l’autodichiarazione necessaria».
Sulle autocertificazioni c’è stata un po' di confusione, e il comandante chiarisce: «L’autocertificazione, che è scaricabile da internet ma è possibile chiederla anche al comune, viene compilata dal cittadino e deve essere rilasciata a chi controlla quando viene richiesta. Anche le persone che escono a piedi, attenzione, devono esserne provviste».
Il comando svolge attività lavorativa straordinaria volontariamente e pattuglia costantemente le strade, si superano le 10 ore di lavoro e, come nella serata di ieri, ci sono pattugliamenti notturni.
Difficoltà operativa principale, sottolinea Iannella, è l’attrezzatura «disinfettanti, guanti e soprattutto mascherine. Non usciamo senza, ma procurarle è una lotta. Oggi, per esempio, due imprenditori locali, che hanno preferito mantenere l’anonimato, ci hanno donato le mascherine, mentre il sindaco si è attivato per la disinfettazione delle strade e degli uffici, prossimamente verranno sanificate anche le vetture di servizio, mentre le mascherine sono state richieste da tempo a chi di dovere».
«Amiamo il nostro lavoro e non ci tiriamo indietro» continua il capitano «ma corriamo un rischio non indifferente: sempre esposti al pubblico, con attrezzatura di fortuna e spesso non adeguata. Il timore c’è sempre».
La mancanza di mascherine diventa dunque un problema accusato da più fronti, inoltre ancora molta confusione viene fatta sull’utilità delle mascherine e sul corretto utilizzo.
Raccomandazioni, infine, per chi in queste ore sta rientrando nei propri paesi:
«Per ora non abbiamo avuto grossi problemi, stiamo facendo i controlli e dando le informazioni adeguate. Monitoriamo, inoltre, anche i mezzi pubblici. Fondamentale però è la responsabilità in questi casi e il senso civico, bisogna che chi rientri segnali il proprio arrivo sul territorio in modo tale da permetterci di poter tutelare meglio sia loro che gli altri.
Ce la stiamo mettendo tutta. L’amministrazione è molto attiva e la ringrazio, perché attenta ai bisogni del comando, e da comandante possi dire di essere fiero del mio paese e dei miei concittadini, stanno dimostrando tutti la massima collaborazione».

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Il decreto per l’emergenza Coronavirus ha strozzato l’Italia in un silenzio grave. da "Il quotidiano del sud di Roberta Bruno"

Ognuno, timoroso dietro la propria finestra, tende l’orecchio alla finta calma che proviene dalle strade, e di cui ne fa da padrona. Ma è una pace che non dà quiete, forse perché si attende tempesta. Il nervosismo di questi ultimi giorni è stato però interrotto da un inconsueto vocio, una musica che trasmette energia e che, incalzante, bussa ai vetri e batte agli scuri, e diventa un canto che non si può più lasciare fuori.
Ci affacciamo come non lo abbiamo mai fatto, sorridiamo curiosi mentre, uscendo sui balconi, ci troviamo coinvolti in un emozionante abbraccio, che ci avvolge nel calore di un canto.
I flashmob che uniscono l’Italia in questo momento così delicato, nascono a Benevento, dall’energia di quattro ragazzi che hanno deciso infrangere il silenzio con una tammuriata.
La vitalità è contagiosa e il web aiuta, presto l’idea raggiunge anche Napoli, dove, nel quartiere Sanità, una donna esce in strada stringendo a sé uno stereo e intonando un classico della canzone napoletana, ‘O surdato ‘nnamurato.
Il risultato? Tutto il rione si è affacciato in strada ed ha cantato insieme sulle note di quella vecchia canzone. Dopo Napoli è stato il turno dell’Irpinia, nella mattinata di ieri, prima Avellino e Mercogliano e poi anche Atripalda, sono state contagiate dall’impulso musicale, ed hanno organizzato veri e propri flashmob musicali dai balconi, le persone hanno rotto il proprio isolamento e si sono regalate un momento di gioia e condivisione.
Ormai l’iniziativa ha preso piede in tutta Italia e, da che sembrassero cancellati tutti gli impegni, le agende degli italiani si sono riempite di appuntamenti “a mezz’aria”: nella serata di ieri, infatti, un flashmob sonoro è stato organizzato da Nord a Sud, in modo da riunire tutta la nazione e fare del Belpaese un unico grande concerto.
Facebook e Whatsapp, anche in questo caso, sono stati i mezzi preferiti per diffondere le iniziative contro l’isolamento da Coronavirus. Tantissimi i messaggi e i gruppi che condividono e diffondono le diverse iniziative, che come margherite, sbocciano al sole di questa precoce primavera.
L’idea degli “arcobaleni contro il Coronavirus”, infatti, parte proprio dal piccolo comune di Teora e fa breccia rapidamente in tutta l’Irpinia, fino a diventare anch’esso un flashmob virtuale “virale” che attraversa la nazione.
Finalmente, ai faccioni seri e preoccupati di politici e medici, o alle tristi scene dei supermercati svuotati e della poca solidarietà che ha diviso in questi giorni il Nord e il Sud, guardiamo un’Italia che si rialza e si abbraccia, nel canto unita e padrona della paura.
Infine, per oggi alle 12 un altro flashmob è previsto sui nostri balconi e dalle nostre finestre, affinché, insieme, si alleggerisca un’altra giornata.
Insomma, cosa c’è di meglio che cantare in una bella giornata di sole, fuori alla propria finestra, e sentire che un altro, e poi un altro ancora, si unisce al nostro canto?
La vicinanza si sente anche così, un sorriso, un saluto, da una finestra all’altra.

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Redazione Montella.eu

Domenica 15 marzo in diretta dal Santuario del S.S.Salvatore

DIRETTA 15 MARZO  ORE 11.00 SU facebook montella.eu e su www.montella.eu DIRETTA DAL SANTUARIO DEL S.S.SALVATORE DON ANDREA CIRIELLO CELEBRA A PORTE CHIUSE LA SANTA MESSA

 

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Mario Garofalo

1656, annus terribilis: la peste a Montella di Mario Garofalo

Nell'estate del 1656 il Principato Ultra venne investito dal “male contagioso” della peste, che fin dal mese di giugno infuriava nella capitale. La diffusione pestifera aveva invaso la provincia irpina passando per Terra di Lavoro e di qui nel confinante Beneventano, nei pressi di Montesarchio, per poi raggingere rapidamente, attraverso i paesi della Valle Caudina, le terre della Valle del Calore e quelle dell'Alta Irpina.
La peste, che più volte aveva visitato il Regno, era sinonimo di inesorabile morte. Si moriva in uno stato di delirio folle o di insensato ed allucinato torpore, in una solitudine cupa e sconsolata. Della peste, nel Seicento, era del tutto ignota l’eziologia (la catena trasmissiva topo-pulce-uomo), ma se ne riconosceva la orripilante sintomatologia e la irrefrenabile aggressività contagiosa. I sintomi erano inequivocabili: forti emicranie e deliquio, vomito e febbre improvvisa, sete inestinguibile, petecchie sul corpo, ingrossamento ghiandolare, bubboni inguinali e ascellari, pustole sugli arti inferiori. Si riteneva che la pestilenza, secondo i dettami della corrente fisiopatologia ippocratico-galenica, fosse dovuta allo squilibrio umorale, ad una alterazione della crasi dei quattro fondamentali umori del corpo (sangue, flemma, bile bianca e bile nera), alla corruzione putrida del sangue che invadeva l’intero organismo. Contro quel male invincibile i medici raccomandavano, pur consci della loro inanità, comportamenti esistenziali di prevenzione, basati su precetti di tipo igienico-dietetico, di continenza e di buone e sane abitudini. Per fuggire la peste si consigliavano di evitare le cinque cose indicate fin dalla metà del sec.XV dal medico padovano Michele Savonarola: fames, fatica, fructus, femina, flatus ( “ l'inedia, l'affaticamento, i frutti, l'attività sessuale, il vento ” ).

La terapia precritta, anch'essa di derivazione galenica, si risolveva in altrettanti cinque interventi curativi: flebotomia, focus, fricatio, fuga, fluxus ( “ salasso, cauterio, sfregamento, l'allontanamento, evacuazione corporale “ ). Veniva principalmente consigliata la fuga dalle zone infestate: cito, longe fugeas et tarde redeas ( “ fuggi subito lontano e torna più tardi che puoi! “ ). Inefficace si appalesava persino il costoso farmaco rappresentato dalla triaca maggiore, considerato «grande panacea, composta da oltre cinquanta ingredienti tra cui fondamentale e[ra] il tritato di vipera. Al veleno della peste si oppone[va] il contravveleno della vipera, con quel tanto di esoterico e di magico che fa[ceva] della triaca, a piacimento, un farmaco inutile, o un tossico, o un placebo». Altrettanto inutili e spesso maggiormente perniciosi si rivelano altri rimedi terapeutici di tipo chirurgico, praticati da cerusici e barbieri, personale paramedico addetto alla “manualità”, agli «impuri» interventi sui corpi malati, come salassi, purghe, incisioni, applicazioni di ventose su bubboni e antraci per estrarre il «veleno», sui quali si spalmavano impiastri e unguenti per portarli a suppurazione.


L’insorgenza della malattia pestifera, secondo credenze di ascendenza araba (Avicenna), veniva inoltre correlata alla infausta disposizione dei corpi celesti, che proiettavano sulla terra i loro mortiferi influssi, come castigo divino per la corruttela peccaminosa e dissoluzione morale degli uomini. Erano ancora vivi nella memoria dei montellesi, tramandati nei lucubri racconti dei padri, i sinistri presagi di catastrofi e distruzioni vaticinati nel secolo precedente dall'astrologo-mago bagnolese Giovan Battista Abiosi, che aveva previsto per il sec.XVII eventi apocalittici dovuti alla “cattiva” congiunzione di pianeti ed astri, come manifestazione di una Volontà soprannaturale, incattivita per la corruzione del mondo, sul quale veniva scagliata, in biblica sequenza, la distruttiva “triade” di carestie, guerre e peste. A Montella le prime vittime si ebbero nella metà di luglio, ma già in agosto e settembre il numero dei morti appestati raggiungeva cifre impressionanti. Del tutto impreparata, abbandonata al suo destino dalle autorità centrali, l’università non fu in grado di bloccare con immediatezza il contagio alle porte della città, consentendo così un’irruzione capillare del morbo, che non risparmiò alcun casale della municipalità.
Per altro le barriere sanitarie (rastelli) tardivamente istituite a salvaguardia del centro abitato, difese dai soldati e da cittadini armati, venivano necessariamente valicate per il transito commerciale, vitale per la comunità e spesso aggirate da persone in fuga che, economicamente agiate, riuscivano a corrompere membri della stessa guarnigione difensiva, presto assottigliatasi e vanificata per diserzione o decesso degli stessi componenti: sicché la via del «contagio dall’esterno» era del tutto spalancata. Disordine sociale e panico si acuirono in modo convulso ed incontrollato, presto sfuggiti alla vigilanza degli amministratori e dei gendarmi, tra l’altro essi stessi colpiti dal morbo.

Ogni tentativo per dominare l’epidemia da parte del feudatario e degli eletti si rivelò vano e talvolta controproducente. Fu istituito un lazzaretto nel largo di Piediserra. Il lazzaretto, improvvisato per l' occasione, costituito da tende e baracche, si rivelò presto insufficiente ad accogliere l’imponente afflusso dei malati. Le pessime condizioni igieniche lo resero presto impraticabile. Immediatamente fuori dall’abitato furono allestiti due piccoli cimiteri, dei quali uno a ridosso del casale Ferrari non lontano dalla chiesa della Madonna della Libera, ove già esisteva l’Ospizio per i forestieri. Esaurita la capienza dei sotterranei delle chiese, molti cadaveri vennero infossati sotto il pavimento della cappella detta Delle anime del Purgatorio, risalente al XVI secolo. Monatti e beccamorti presto si rifiutarono di trasportare e seppellire gli appestati. I mannesi, per timore di contagio, non riparavano i carri utilizzati per il trasporto dei cadaveri. I morti erano abbandonati nelle proprie abitazioni o insepolti per le campagne, rendendo l’aria ammorbata ed irrespirabile. Il timore dell’insepoltura ed il terrore raccapricciante che il proprio corpo potesse diventare macabro pasto per gli animali spingeva, talvolta, gli appestati a scavarsi la fossa e lì, ai bordi, attendere la propria fine nella speranza che mani pietose li avessero ricoverti di terra.
Le pessime condizioni igieniche e l’inosservanza anche delle più elementari precauzioni sanitarie favorivano la pervasione del contagio: incautamente si assistevano i congiunti morenti, alcuni cercavano di occultare i sintomi del male, altri rientravano nelle proprie dimore infettate per recuperare beni e oggetti, qualche sprovveduto si avvicinava, per mera curiosità, ai mucchi di cadaveri sulle carrette funebri. Gli assembramenti, che si formavano spontaneamente per scambi reciproci di informazioni e conforto, moltiplicavano i rischi di infezione; i montellesi che tornavano da altri paesi per assistere i propri parenti costituivano ulteriori occasioni di contagio.

Gli scenari apparivano tragicamente paradossali: i preti somministravano l’eucarestia ai morenti ponendo l’ostia consacrata sull’estremità di una canna; i notai redigevano gli atti testamentari ascoltando la volontà dei testatori dalle finestre raggiunte dall’esterno della casa per mezzo di scale di legno appoggiate sui muri. L’assistenza sanitaria, praticata presso l’Ospizio nelle vicinanze della parrocchia della Madonna della Libera, era, per le carenti ed errate conoscenze mediche di quel tempo, primitiva, empirica e del tutto inefficace per un morbo di cui era assolutamente ignota l’eziologia. I medici erano pochissimi; gli interventi sanitari erano più spesso affidati alla elementare manualità di cerusici e barbieri, che operavano in assenza di anestesia e con strumenti chirurgici di ferro, inadatti ed igienicamente pericolosi. Ma presto, con la crescente recrudescenza dell’epidemia, anche quest’ultimi diminuirono o abbandonarono l’ospedale, nonostante l’emanazione di un’ordinanza governativa che prevedeva la pena di morte per i medici ed i barbieri disertori. Fu lasciato campo libero ad abusivi e ciarlatani, a sedicenti medici empirici e fattucchiere, che propinavano a caro prezzo «miracolose» misture e intrugli o vendevano come «antidoti» ruta, pepe, noce, aglio, salvia, macerati nel vino o nell’aceto. I rimedi medicamentosi, a base di emetici, sedativi fitoterapici, unguenti, sciroppi di limone, indivia, acqua di ruta di capra, bacche di lauro, vescicanti ed altri fantasiosi impiastri erano del tutto impotenti o addirittura causa di ulteriori peggioramenti e danni fisici.
Agli inizi del 1657 la peste sembrava ormai inarrestabile a Montella, nonostante in alcune università confinanti con il Principato Citra (Atripalda, Aiello, Cesinali, Bellizzi, Tavernole S. Felice, Serino, Forino) paresse aver perso di intensità.
L’inutilità degli sforzi per combattere un morbo invincibile ed inesorabile, avvertito ormai come punizione divina della corruzione peccaminosa degli uomini, fece insorgere nella popolazione forme di devozionismo e di pietismo religioso ai limiti del parossismo: per le strade si vedevano cortei di persone oranti ed imprecanti, recitanti salmi penitenziali o battenti che percuotevano il petto con sassi o flagellavano il corpo con la frusta.
Il popolo in lunghe processioni affollava le chiese di Santa Maria del Piano e della Madonna della Libera per intonare preghiere e prostarsi in riti di penitenza (ma la stretta vicinanza dei fedeli e la ressa non facevano che accrescere il rischio di contagio). Fu in quel terribile anno che i montellesi elessero San Rocco, notoriamente santo protettore degli appestati, patrono dell’università, in sostituzione dei precedenti “protettori” San francesco, Sant’Antonio, San Domenico e Santa Rosa.
Finalmente nella metà di agosto 1657 l’epidemia era pressoché scomparsa. Aveva mietuto 1924 vittime, cifra corrispondente ai 2/3 circa della popolazione, calcolata sulla vecchia numerazione dei fuochi effettuata nel 1648.
Alla data del 27 ottobre a Montella era stata già effettuata la «spurga» (sanificazione) e l’università risultava ancora in attesa, (unitamente a Bagnoli Irpino, Caposele, Frigento, Paduli, Vitulano, Carife e San Nicola Baronia) da parte della Deputazione di Salute centrale, addetta all’esame delle «fedi di salute» (dichiarazioni documentate di attuata «spurga») del rilascio della «libera pratica», cioè la concessione della libertà di commercio e della ripresa dalle normali attività economiche e sociali.
La peste aveva provocato ingentissimi danni economici, demografici, sociali e fiscali. Soprattutto aveva modificato e sovvertito pregressi assetti sociali e posizioni economiche, politiche, religiose. Ascesero alla guida amministrativa parvenus e piccoli borghesi, prima ininfluenti o emarginati. Alcune famiglie e diversi «magnifici» cittadini aumentarono ancor più le proprie ricchezze. La restante massa del popolo si ritrovò in condizioni di miseria e fragilità sociale.
Nell’opera di soccorso agli appestati si prodigarono, oltre alcune persone di bassa condizione sociale, rimaste immuni dal contagio, che medicavano gli infettati sperando di ricavarne ricompense, sopratutto i numerosi preti locali ed i frati dei due monasteri dell’università, con la somministrazione dei sacramenti, l’assistenza e la sepoltura. Ma il loro comportamento, in alcuni casi, non fu sempre cristianamente disinteressato. Alcuni esponenti del clero, accogliendo in confessione le estreme volontà dell’appestato morente, convogliavano i legati testamentari a favore proprio o di parrocchie o di enti religiosi (ne beneficiò soprattutto il monastero di San Francesco a Folloni) per poi trasmetterli ad un notaio consenziente. Taluni cercarono di consolidare il proprio status economico, arrivando persino a vantare crediti dai familiari superstiti di defunti debitori.

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