Stefano Volpe

La lenta distruzione di Palazzo Virnicchi a Montella di Stefano Volpe

I rioni Serra e Torre sono quelli più ricchi di testimonianze dell'origine dell’insediamento montellese. Posti su un colle che domina l’accesso al paese da Est, nei secoli hanno costituito un naturale avamposto contro il nemico. Casa Carfagni, per esempio, sorge sulle mura di cinta alto medievali che proteggevano quell'area. Era infatti quella una zona ricca di fortilizi. Ci ricorda lo Scandone nel I volume della sua "L'Alta Valle del Calore - Montella antica e medievale e le sue costituzioni medievali" che "le vie provenienti da Cassano e Volturara erano sbarrate dalla Torre, ch'è sulla cima del colle, detto Serra". Questa torre insieme a tutto il sistema insediativo che sorgeva sulla Serra faceva parte di un sistema difensivo fatto di una serie di vestigia ancora oggi esistenti, più o meno tutelate e conservate: il Castello del Monte, il castello della Rotonda, la civita di Ogliara, il ponte della Lavandaia, il Ponte dello Chianiello, il Ponte di Stratola. La Torre saracena che si trovava sulla sommità del rione Serra venne poi inglobata in un palazzo gentilizio, abitato prima dai d'Aquino e poi dai Virnicchi. In quel palazzo legenda vuole abbia avuto i natali nel 1227 Rinaldo d'Aquino.

Palazzo Virnicchi e il sistema di mura ad esso collegato è sopravvissuto ai secoli e ai terremoti. A metà del secolo scorso risulta ancora abitato. Fortemente danneggiato dal terremoto, alla fine degli anni ’80 erano però ancora visibili le strutture principali e l'apparato decorativo interno, fatto di affreschi e stucchi.

Figura 2 - Gli affreschi all'interno del Palazzo Virnicchi alla metà deli anni ’80 (foto di Carlo Fierro)

Si sono ritenute forse non degne di conservazione quelle mura, pure ricche di storia, visto che negli ultimi 30 anni sono state lentamente distrutte nell’indifferenza generale (stessa sorte toccata, per esempio, al mulino aragonese sempre a Montella). Eppure qualcosa da salvaguardare rimane ancora, perché non è certo solo la consistenza materiale a determinare il valore di un bene culturale (Cesare Brandi, nella sua “Teoria del restauro”, si sofferma a lungo sul valore del rudere). E ad ogni modo mai nessuna ricognizione di quello che resta sotto le sterpaglie è stata fatta.Non sembra però ci sia ancora la consapevolezza di questo: poco tempo fa lo scempio finale è stato compiuto abbattendo su disposizione dell'amministrazione uscente una parte del muro esterno del palazzo che delimitava da secoli una delle strade più caratteristiche e con l'impianto più antico del paese, via Serra.

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