Maria Carfagno

Un omaggio in versi al nostro paese di Maria Carfagno

1 ottobre
L’inverno per noi cominciava
il primo giorno di scuola.
C’era già aria di neve e i
giochi finivano d’un tratto
spazzati da un nembo scuro.
Bambini spinti dal vento,
cartelle con i sussidiari,
banchi di legno
e nuvole di vapore.
Fino all’attesa del Natale,
delle scintille per giocare,
delle bambole vicino al camino,
delle lacrime di questo giorno.
Per questo inverno che si
avvicina, privo di attese infantili.

28 agosto
Il colore del mio cielo
si fa opaco
mentre raggiungo
la terra dove non v’è
sentore di foglie e di radici.


Montella
Il mio paese è adagiato da secoli
tra i monti e il sole, d’inverno,
vi tramonta presto liberando
i sogni, le ombre e l’oblio.
Ma quella luce che cala,
quella luce che sorge
dietro un piccolo lontano presepe
è opera di un dio silvestre.
Niente avrà mai la bellezza
del suo cielo d’agosto
né del suono delle campane
che richiamano salite ardite nell’alba
per raggiungere il Monte e i Santuari.
Ovunque, se non nell’anima,
mai troverò il verbo laconico
né la stessa dignità.
E il mio sguardo rimarrà rivolto ad oriente
verso quel piccolo lontano presepe
come il primo giorno di vita.


Il nostro mattino
Sembrava che niente potesse fermare
il treno in corsa dei nostri vent’anni.
Poi il rumore assordante e il silenzio.
Il nostro destino deragliò
in una notte gelida, tra pietre e dolore.
Diventammo figure sfocate
aspettando il mattino che ci rese adulti.
E oggi che sento il respiro del tempo
rivedo i nostri volti bambini
nelle pagine di un racconto che
una mano benevola continua
lentamente a sfogliare.


Ti coprirò di fiori
Ti coprirò di fiori colti dal tuo roseto.
Tornavi dalla caccia sorridendo
ma c’era poco nel tuo carniere.
Un’anatra selvatica che
avresti risparmiato se non
avessi sentito altri cento fucili
tuonare e abbattere senza posa.
Forse avevi in mente gli spari
nel deserto che ti svegliavano
nel cuore della notte, quando
la guerra era ormai lontana.

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