Mario Buttiglio

La storia del Banco di Napoli nella Famiglia Buttiglio

Che cosa rappresentò il Banco di Napoli in Italia e nel mondo…, ”ai posteri l’ardua sentenza”! Che cosa rappresentò il Banco di Napoli nella Famiglia Buttiglio…, se avete la pazienza, di seguito ve lo racconterò! di Mario Buttiglio

La storia ha inizio in Montella nell’anno 1942.Montella è un comune della provincia di Avellino situato a ridosso dei monti Pi-centini ad un’altezza di 580 m./s.l. con 7.677 abitanti e dista 39 km dal capoluo-go di provincia e 93 km da Napoli. Il suo territorio è prevalentemente montuoso e in conseguenza di tale configurazione geografica, nel corso dei secoli si sono an-date sviluppando tutte quelle attività connesse alla montagna, quali la pastorizia, le attività boschive e la coltivazione del castagno. Il castagno non è importante solo per il frutto in se stesso, ma anche per il legno e, soprattutto, è importante per la raccolta, la lavorazione e la conservazione delle castagne, operazioni queste in cui vengono impegnate tantissime persone e, si può dire che risolve, almeno in parte e per alcuni mesi dell’anno, il problema della disoccupazione venendo così a rappresentare una notevole fonte di reddito capace di creare molte opportunità di lavoro. La castanicoltura, infatti, rappresenta, ancora oggi, per molte aree in-terne della Campania, un'attività produttiva essenziale per le aziende agricole montane, che, nonostante le profonde modifiche, che le zone interne hanno subito negli ultimi decenni, viene a costituire una importante fonte di reddito, sia per co-loro che si dedicano a tempo pieno alla coltura ed alla successiva lavorazione del-le castagne, sia per coloro che si dedicano solo parzialmente o stagionalmente alla produzione, alla loro raccolta e lavorazione, integrando in modo significativo il reddito annuo; del resto, confrontando il reddito di questa cultura con i redditi che forniscono altre culture, la castanicoltura ne esce vincente. Un ruolo assai si-gnificativo, in questo specifico discorso, viene ad assumere la nostra cittadina che, per motivi morfologici e per le particolari proprietà organolettiche del terre-no, unitamente a fattori climatici, ha fatto sì che la coltivazione del castagno pre-senti delle caratteristiche pressoché uniche, fatto questo che ha determinato le condizioni affinché la"Castagna di Montella", unica nel suo genere, ha potuto ottenere il marchio DOC (D.M. 5.12.1987). Grazie all’ abbondanza di pascoli fiorisce l’allevamento del bestiame, in partico-lare bovino, e sul posto sono presenti diversi caseifici, i cui prodotti ormai vanno ben oltre i confini campani e nazionali, esportati fino negli Stati Uniti ed in Ca-nada.Montella ha dato i natali ad illustri personaggi: il Casato degli “d’Aquino” con il poeta Rinaldo ed il fratello San Tommaso; Sebastiano Bartoli, professore di anatomia all’Università di Napoli e per primo ebbe l’idea di utilizzare il termometro in medicina. L’elenco è incredibilmente lungo e desidero, solamente, ricordare il Dott. Giovanni Palatucci, "Soppresso a Dachau nel 1945. Medaglia d'oro ebraica. Una via di Tel Aviv e un bosco nei pressi di Gerusalemme portano il suo nome. Nel 1990 lo Yad Vashem lo giudica “Giusto tra le nazioni”.Il 15 maggio 1995 lo Stato italiano gli ha conferito la Medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione:Medaglia d'oro al merito civile«Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l'arresto e la deportazione. Fedele all'impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l'occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all'arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, ove sacrificava la giovane vita.»— Dachau – 10 febbraio 1945.Dopo questa doverosa descrizione del mio paese natio e luogo dove si snoda tut-ta la narrazione, senza altro indugio, mi accingo alla descrizione dell’originale vi-cenda.

Nei primi mesi del 1940, la Direzione del Banco di Napoli, presente in Avellino, dovendo effettuare in Montella alcune operazioni di incasso-cambiali, ritenne opportuno servirsi dello Studio Notarile del Dott. Ciociola Alfredo. Nello studio spesso era presente il genero del Notaio, il dott. Federico Buttiglio, nativo di Perugia e Medico Veterinario per la Condotta di Montella-Cassano Irpino. Nel ’42, la Direzione del Banco di Napoli decise di aprire una Corrispondenza per poter effettuare, oltre gli incassi delle cambiali, alcuni pagamenti di piccoli contributi statali agli agricoltori locali. L’incarico fu conferito al Buttiglio, che assunse con piacere anche perché non si trattava di un impiego vero e proprio. La sede era ubicata in Piazza Bartoli. Dopo gli eventi bellici, la vita in paese pian piano si riprese dando vita a nuove attività. Negli anni 50 iniziò il flusso migratorio verso le nazioni limitrofe, rientrando da esse nel periodo natalizio o durante quello del ferragosto. Mensilmente, quindi, arrivarono in paese rimesse di denaro per sostenere le proprie famiglie. Seguirono anni di benessere e si aprirono negozi di oggettistica, di vendita di mobili e ferramenta ,di generi alimentari e macellerie ed anche l’industria del legname era fiorente con la presenza di due segherie a pieno ritmo. Anche un’industria triestina fece la sua parte, smistando il legname sia in Italia sia all’estero. Fu aperta anche un’amplia stazione di servizio AGIP. La Direzione del nostro Istituto, vista la nuova e crescente economia del paese decise di inaugurare una vera e propria “Rappresentanza”, ottenendo dalla Banca d’Italia la concessione di esclusività sulla piazza per 25 anni. Nel frattempo anche la professione del Buttiglio richiedeva un impegno maggiore e, quindi, si rese necessario, nel gennaio del ’52, l’assunzione del giovane, G.M., diplomato in Ragioneria. In questo modo, il Buttiglio riuscì a gestire entrambi gli impegni in maniera egregia. Dopo tre anni, però, la Direzione conferì al giovane ragioniere l’incarico di reggere la Rappresentanza di Roccaraso e, nel contempo, suggerì al Buttiglio di valersi della collaborazione della propria figliola primogenita. La famiglia era composta di quattro figli, di cui tre femmine ed un maschio. Fu proprio così che iniziò l’alternarsi dei propri figlioli nella conduzione della Rappresentanza, nella funzione di Sostituti del Titolare. Luisa fu la prima ad essere assunta. Conseguita la Maturità Classica, si era iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Napoli e nel ’60, laureatasi a pieni voti, partecipò al primo Bando di concorso di gruppo A, per l’assunzione di 20 Ispettrici di Polizia Femminile. Avendo superato brillantemente le prove, fu destinata alla Questura di Venezia. Il 10 Ottobre 1961, Luisa raggiunse la sua destinazione. La seconda figliola, Angelina, occupò il posto vacante. Anche lei, iscritta alla facoltà di Lettere Moderne, giornalmente dette la sua collaborazione nel lavoro bancario.Nel febbraio 1962 Federico subì una rapina a mano armata ed in quell’occasione dimostrò il suo coraggio. Quando, infatti, nei giorni successivi fu catturato uno dei due banditi, non esitò al riconoscimento dello stesso ed a presentarsi in Tribunale per il giudizio.Nel gennaio del ‘64 Angelina, dovendosi dedicare pienamente, all’insegnamento presso le Scuole Medie, lasciò l’incarico e, quindi, subentrò la sorella Giuseppina, anch’ella iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. Il lavoro in banca si era sviluppato enormemente, in quanto i commercianti avevano adottato la vendita a rate con il pagamento tramite cambiali di piccolo importo. La raccolta di denaro in depositi fruttiferi era rilevante, nonostante la presenza di ben tre Uffici Postali. Gli stessi commercianti erano orgogliosi di essere correntisti del Banco di Napoli, perché, quando si recavano presso i grossisti per integrare le scorte, presentando il carnet degli assegni del Banco, non veniva loro richiesto nemmeno un documento d’identità. Era un biglietto di presentazione! Nel frattempo anch’io avevo conseguito la Maturità Classica nel ’63 e potevo all’occorrenza collaborare. Mi fu data la qualifica di “Coadiutore del Rappresentante”, in quanto avevo solo 18 anni ed a quei tempi la maggiore età era fissata a 21. Il 20 Febbraio 1967 fui nominato Speciale Mandatario e mia sorella, Giuseppina, laureatasi in Giurisprudenza, si sposò ed andò a vivere a Napoli. Nell’ Aprile del 1969 il dott. Buttiglio raggiunse il pensionamento per il servizio di Veterinario Condotto, svolto col massimo impegno e, sacrificando, a volte. anche le esigenze della famiglia. I Funzionari della Direzione Generale, incaricati di effettuare periodicamente verifiche a sorpresa, quando venivano a conoscenza della professione del Buttiglio e dell’alternarsi della propria figliolanza nel ruolo di Rappresentante, ne rimanevano meravigliati e nel contempo ne apprezzavano il lavoro svolto con scrupolosità ed impegno costante. A Napoli fu denominato: ” Il Veterinario Bancario o Il Bancario Veterinario”. Figura unica nella storia del Banco di Napoli! Lavorai duramente, trattenendomi ogni giorno fino a tarda ora per poter svolgere tutti gli adempimenti. Erano quelli gli anni, in cui il tasso di interesse sui depositi vincolati divenne variabile, per cui ogni giorno si potevano acquisire nuovi clienti. Il mio carattere molto aperto e perché appartenente ad una famiglia molto stimata in paese per la serietà, faceva si che le persone più modeste entravano in Banca senza vergogna alcuna in quanto vi trovavano un compaesano loro disponibile, che usava il loro stesso linguaggio, non per ipocrisia, ma per rispetto del loro ceto. Alla fine degli anni ’60 ed inizio ’70 fu rinnovato l’Acquedotto Pugliese dell’Alto Calore che da Cassano Irpino raggiunge Foggia. I lavori colossali furono portati avanti dalla DALMINE Spa e per i pagamenti settimanali dei numerosi operai occorrevano compilare centinaia e centinaia di vaglia. Dopo la chiusura dell’esercizio, dovevo precompilare i vari moduli per poterli emettere l’indomani. Anche in quella occasione la Rappresentanza fu all’altezza della situazione, ricevendo i complimenti dall’Amministrazione della Ditta appaltatrice. Nel giro di pochi anni, la raccolta in depositi raggiunse livelli enormi, per cui, per il Regolamento del Banco, la figura del Rappresentante non poteva più gestire l’ingente giro di affari e, quindi, si rese necessario la trasformazione della stessa in Agenzia. Il 21 Giugno 1972, infatti, fu inaugurata la nuova sede e la nuova Agenzia. Fui assunto in qualità di Cassiere e la mattina del 4 ottobre dello stesso anno presi servizio presso la Filiale di Avellino. Tre anni dopo fui trasferito in Atripalda, dove subii due rapine a mano armata. Dopo la prima rapina dell’aprile del ‘75 la Direzione dispose di dotare l’Agenzia della cabina con il Metal detector. Nel novembre dell’’88, i malviventi, non potendo entrare in banca con le armi in pugno, pensarono bene di parcheggiare, la sera precedente, un “Maggiolino” della Wolkswagen dinanzi all’ufficio del Direttore. L’indomani verso le h. 11,00 entrarono in azione! Due rapinatori erano entrati regolarmente in banca ed appena la macchina ebbe sfondata la vetrata, si impossessarono delle armi, bloccarono la guardia e subito intimarono di mettere le mani in alto e rivolgersi verso il muro. Dare le spalle a dei malviventi armati non è cosa semplice! In quei frangenti pensai ai miei familiari e mi assalì un’ agghiacciante paura! Pensai subito di pregare ed, ad alta voce, incominciai a recitare le “Ave, o Maria”! Sentendo quella preghiera, sia i colleghi che i clienti si unirono anche loro a pregare in silenzio! Dopo alcuni momenti, alquanto concitati, i rapinatori fuggirono con un congruo bottino! A questo punto occorre fare una precisazione. Da quando ho preso servizio in questa Agenzia di Atripalda, per il mio carattere “molto alla mano”, i clienti, non potendomi chiamare confidenzialmente per nome, si rivolgevano a me con il saluto di “Don Mario”. Non potete immaginare quante battute partivano dai miei diletti colleghi! Ritorniamo ora all’episodio della rapina. Quando, ormai, era ritornata la calma e, già erano sopraggiunte le Forze dell’Ordine per iniziare le relative indagini, alla richiesta da parte di giornalista circa lo stato d’animo durante lo svolgersi dell’evento, un collega sentenziò tra l’altro: ”Paura? Don Mario celebrava Messa!”. Il giugno del ’90 ritornai in Filiale e mi congedai il 1° luglio del ’97, concludendo così la mia storia. Ritornando indietro nel tempo, quando la Famiglia Buttiglio era ancora al completo, ricordo le serate di fine d’anno trascorse a trascrivere con matita copiativa ed a tre copie tutti i saldi dei vari depositi( le dita dopo qualche ora rimanevano anchilosate!). Il lavoro si protraeva fino a notte inoltrata ed il brindisi del nuovo anno, a volte era anche rimandato. Ricordo anche che, un pomeriggio d’inverno, l’Ufficio Contabilità della Filiale richiese con urgenza un adempimento, che richiedeva del tempo per portarlo a termine e che l’indomani avrei dovuto spedire. Feci presente delle pessime condizioni del tempo e che di tanto in tanto veniva meno l’erogazione dell’energia elettrica. Erano giorni che nevicava ininterrottamente! Vana fu la mia precisazione! La Funzionaria, C.M., non volle sentire ragioni! A chiusura dell’esercizio del giorno, senza indugiare iniziai a compilare l’elaborato. Verso le 19,00 circa venne meno l’energia elettrica! Il freddo era pungente: senza riscaldamento ed al lume di una flebile candela! Nonostante tutto portai a termine l’adempimento e quando lasciai i locali del banco era verso le h. 22,30 e per la strada c’erano solo i lupi. Si, solo i lupi! In montagna, infatti, la neve era scesa in abbondanza già da diversi giorni, per cui, gli animali selvatici, non riuscendo più a procurarsi il cibo, furono costretti a scendere in paese. Mi armai di un bastone e con una indescrivibile paura riuscii a raggiungere la mia abitazione, che era alquanto distante e, fortunatamente, nella parte opposta rispetto al branco. Potrei raccontare tanti altri episodi, ma…, se vi ho annoiato, beh, pazienza…! Non era nelle mie intenzioni!

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Mario Buttiglio

Mario Buttiglio : Dal "libro dei ricordi"

…Venendo al mondo, la mia indimenticabile Mamma, mi ha trasmesso tutti i suoi caratteri: buoni e cattivi! I cattivi riguardano i problemi fisici (articolazioni ecc.), i buoni , proprio perché tali, riguardano una sfera infinita, che si possono raggruppare nel

“L’essere gioioso della vita, che il Signore ha predestinato per noi qui sulla terra”!

Il Vocabolario Treccani così lo definisce: gioioso /dʒo'joso/ agg. [dal fr. ant. joieus, provenz. ant. joios]. - 1. [che rivela o manifesta gioia: un aspetto g.] ≈ allegro, contento, felice, festante, (lett.) festevole, festoso, gaio, (lett.) giocondo, gioviale, giulivo, ilare, lieto, raggiante, ridente. ↑ entusiasta, esultante, euforico, giubilante, tripudiante

Caratterialmente, i miei difetti sono, senza falsa umiltà, infiniti, ma le fondamenta del mio essere sono un Inno alla gioia e alla pace! Ho un bel timbro di voce, che fin dall’infanzia mi ha dato la possibilità di cantare. Il ricordo più lontano, relativo al canto, mi riporta agli anni ‘53/ ’54 (avevo 8/9 anni), quando imparai una canzone del tempo dal titolo: “Lu Passariello”, cantata da Carla Boni, una valente cantante che era in coppia, anche nella vita, con Gino Latilla. Per l’attuale generazione, nomi questi risalenti alla Preistoria! Si può affermare, senza ombra di dubbio, che era proprio, come si suole dire, il mio “cavallo di battaglia”, in quanto spesso mi veniva richiesto di cantarla. Su YouTube potete ascoltarla!

Cari amici, non ridete, perché quelli erano gli anni del dopo-guerra; gli anni, in cui il benessere economico, timidamente, faceva i primi passi! Mia madre suonava il pianoforte e aveva ricevuto le prime nozioni in Avellino durante i tre anni in cui, con i genitori e la sorella, si era trasferita da Montella, in quanto il suo papà (nella vita era Notaio) il 1917 era stato nominato Capitano Aiutante Maggiore in 1^ al Comando del Distretto Militare. Ricordo che mi faceva venire la pelle d’oca, quando suonava, in particolare, questi intramontabili brani musicali: “La Leggenda del Piave” di E. A. Mario e “La Marcia Turca” di Mozart. Anche la mia prima sorella imparò a suonare e con lei mi piaceva fare i duetti e cantare le classiche romanze e le canzoni delle prime edizioni del Festival di San Remo. La musica ha infiniti poteri su di me! Negli anni ‘65/’71 formammo con gli amici un complesso musicale, di cui ero il batterista. Suonavo ad orecchio! Gli anni di gioventù sono volati come un soffio e la vita mi ha portato su altri lidi. Nel nov. ’76 conobbi la mia compagna di vita, che ho sposato nel sett.’77. Abbiamo vissuto il nostro amore per 40 anni! Durante gli anni felici del nostro matrimonio, quante volte le ho dedicato le classiche romanze d’amore come: “Tu, che m’hai preso il cor…”; “Non ti scordar di me…” o “Come potrei…”, di questa canzone, inedita, le parole sono mie e la musica dell’organista del complesso e termina con la seguente frase: “Come potrei vivere… senza di te!

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Mario Buttiglio

Quanti ricordi legati a questa Lambretta! Dal Libro dei ricordi di Mario Buttiglio

LAMBRETTA ButtiglioLa mitica LAMBRETTA- Modello 125 d-del 1952, fabbricata dalla INNOCENTI SPA. - Quando mio padre comprò la Lambretta, io avevo 7 anni ed ero abbastanza alto, per cui con le punte riuscivo a toccare il suolo. Durante le mattinate estive, quando lui era impegnato, di nascosto mi divertivo spingendola a motore spento e saltandovi sopra a mo’ di bicicletta. Così facendo, ne acquistai la padronanza e, quando mi trovavo vicino ad un pendio, davo sfogo a tutta la mia esuberanza e ne combinavo di tutti i colori! Essendo Medico Veterinario in Montella, mio

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Mario Buttiglio

Mario Buttiglio in ricordo del nonno materno Alfredo Ciociola . 6 luglio 1919 -6 luglio 2019 centenario dello scoprimento della lapide commemorativa.

Ciociola A Lapide 05 smollCarissimi amici, sono felice di sottoporre alla vostra lettura quanto declamava il mio Nonno Materno, Alfredo Ciociola, nelle vesti di Maggiore di Fanteria, in occasione dello scoprimento della Lapide ai Caduti in guerra, il 6 luglio 1919. Non sto qui, certo, ad encomiare la personalità di mio Nonno, il cui merito è stato quello di credere nell’Ideale della Patria e nella gratitudine incondizionata verso la propria terra natìa. Avvocato prima e Notaio poi, ha speso tutto se stesso per il bene della nostra Montella, portando a termine con successo diverse controversie. Nacque in Montella nel 1874 dai coniugi Giuseppe e Giuseppina Lo Schiavo e fu il 7° di nove figli. Dopo aver

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