Le cascate montane di Montella di Tullio Barbone

001 Le cascate di Montagma di MontellaÈ già da qualche anno che mi capita, durante la bella stagione, di essere avvicinato da forestieri che mi chiedono di indicare loro il luogo delle “Cascate di Montella”.

Io per un po' di tempo li ho sempre indirizzati verso la cascata situata a monte del “Ponte della Lavandaia”, la più vicina e facile da raggiungere, senza rendermi conto di cosa avesse di tanto bello e straordinario questa cascata da attirare visitatori forestieri.

Conoscevo altre due cascate, quella della Madonnella e quella presso il “Ponte del Fascio” delle quali i forestieri non mostravano di essere interessati.

 Tutte e tre queste cascate del fiume Calore non sono salti naturali dell'acqua, ma sono opera dell'uomo, costruite per ragioni simili: sollevare di quota il letto del fiume; la prima costruita già nel '500 per portare acqua al vicino mulino comunale e poi più volte ricostruita, la seconda costruita fine '800 per portare l'acqua, attraverso un condotto in ferro, al fontanone della stazione ferroviaria, che riempiva la caldaia dei treni a vapore, la terza, sempre a fine '800, per portare, mediante un canale a caduta naturale, acqua in paese per uso potabile e irriguo.

Nessuna delle tre ha mai attratto la mia attenzione.

01 Cascate naturali lungo Fiumicello

  Quando da giovane cominciai a frequentare le nostre zone montane, fui attratto invece dalle tante cascate e cascatelle dei vari rami fluviali che contribuiscono a formare il fiume Calore: Fiumicello, la Tufara, il Troncone, il Tronconcello, la Scorzella, le basse pendici dell'Acellica. Ogni sorgente che pullulava dalla terra, o sgorgava alla base di una roccia, o dalle pareti di una dolina e cominciava la sua discesa a valle saltellando sulle pietre, mi affascinava e mi dava il senso della vita che nasce.

  È in queste zone che voglio condurre il lettore che abbia voglia di conoscere gli angoli più reconditi dei nostri monti dove l'acqua affiora, salta, s'acqueta, e poi si tuffa e si rituffa ancora in un caleidoscopio di luci, di suoni e di colori.

02 Cascata e marmitta di Fiumicello

Partiamo dal “Ponte del Fascio” lasciandoci alle spalle le tre cascate antropiche andando alla scoperta di quelle naturali, semisconosciute ai più, ma più attraenti. Andremo per sentieri di montagna che fiancheggiano torrenti d'acqua chiara, impetuosi e limpidi allo stesso tempo, mormoranti un linguaggio che vale la pena ascoltare ed imparare in quanto appagante e consolatorio.

Percorriamo un viottolo ombreggiato da carpini, lecci e querce e dopo mezzora di cammino arriviamo ad un incrocio; prendiamo il sentiero a destra che risale il torrente Fiumicello, primo affluente del ramo fluviale della Scorzella.

Saliamo a fatica e vediamo che la pendenza del torrente è irregolare: tratti scoscesi sono intervallati da brevi tratti pianeggianti, seguiti di nuovo da tratti di forte pendenza che creano una serie di cascate e cascatelle: dei veri e propri presepi d'acqua.

03 Serie di cascate di Fiumicello

Nel corso dei millenni le acque hanno eroso in maniera diversa le rocce composte da minerali diversi e quindi variamente resistenti alla forza erosiva delle acque correnti. È questa una delle ragioni della formazione di questi salti naturali delle acque. Tralasciamo le altre cause perché non è questa la sede per discuterne. E mentre ammiriamo stupefatti questo turbinìo di rumori, di luci e di colori, uno stridìo forte che viene dall'alto ci fa alzare gli occhi al cielo: è un'aquila che volteggia alta dirigendosi verso il nido situato alla nostra destra fra le pareti rocciose del versante Sud-Ovest di Sassosano. Il suo volo è un vai e vieni dal nido alle ripe opposte di Cercetàno dove forse ha fatto precipitare le sue prede.

04 Aquila reale presso Li Ripuni

Alla nostra sinistra iniziano inveceLi Ripùni re Cercetàno”, delle vere e proprie pareti verticali alte diverse decine di metri. Il sentiero ci passa sotto, ai loro piedi, e noi ci sentiamo piccoli piccoli, quasi stretti in una morsa a destra e a sinistra.

Saliamo ancora uscendo finalmente da questa strettoia e dopo circa un'ora di cammino ci appare all'improvviso qualcosa di meraviglioso: la cascata dello Scannolaro, un salto d'acqua di una ventina di metri. Non è solo il salto a sorprenderci, ma l'intera depressione della zona sottostante che precipita vertiginosamente. Immaginiamone il fragore nei periodi di piena. Uno spettacolo! L'aggiriamo e ci troviamo sulla parte superiore di essa e ci sembra di trovarci su un balcone senza ringhiera da cui l'acqua precipita nel vuoto. La guardiamo ballerina sulle rocce e pensiamo che noi, in fin dei conti, il Paradiso lo abbiamo in casa! 

05 Cascata dello Scannolaro Fiumicello

A monte di questa cascata confluiscono tutte le acque di risorgenza dei diversi versanti montuosi che circondano Lo fuósso re la cambana e che sostanzialmente danno origine al torrente Fiumicello. Siamo arrivati a Verteglia dopo alcune ore di risalita, e qui termina la nostra prima faticosa arrampicata. Siamo stanchi, ma ne è valsa la pena.

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La seconda arrampicata ci porta a risalire un altro affluente del ramo fluviale della Scorzella, cioè il torrente della Tufara che in linea di massima è pressoché parallelo a Fiumicello, ma si trova più a monte a circa mezzora di cammino.

I due torrenti sono separati dal massiccio montuoso di Cercetàno.

Cominciamo la risalita lungo un sentiero che serpeggia alla sinistra del torrente; ci accorgiamo subito che la sua pendenza è meno difficile da affrontare ed è più regolare: le acque scendono a valle senza grossi salti, ma attraverso un continuo saltellare sulle pietre formando innumerevoli cascatelle. Di salto in salto troviamo la cascata più imponente nel senso che ha un'altezza di una ventina di metri; il rumore dell'acqua che si infrange sulla roccia è forte, il sentiero è insicuro perciò procediamo col cuore in gola. Arrivati sotto la cascata siamo stupiti dall'eccezionale portata d'acqua. Di fronte a quel salto imponente ci sentiamo minuscoli.

06 Cascata della Tufara Pelatone

Quasi tutte queste cascate, come quella del precedente torrente, nel punto di caduta dell'acqua, hanno formato la loro marmitta del gigante, una sorta di pozzo più o meno profondo che l'acqua, cadendo sulla roccia sottostante, ha scavato attraverso un lavorìo di erosione millenaria.

Di questo fenomeno erosivo abbiamo un esempio poco lontano dal centro abitato di Montella lungo la strada che porta alle Mezzane. Nei pressi della località Macèra, il fiumiciattolo Lacìnolo prima ha eroso le pareti rocciose delle sue rive creando una sorta di canyon in miniatura, e poi più a valle,  dopo un salto di pochi metri, ha scavato sulla roccia sottostante una marmitta del gigante molto profonda che noi chiamiamoLo puzzo re li priéuti”. 

07 Altra cascata con marmitta

Torniamo alla Tufara. Alla fine di questa serie numerosa di cascate, cascatelle e di conche, troviamo l'unica risorgenza che alimenta questo torrente, chiamata “La fondàna re la manga re l'agènde” (dove manga sta per luogo esposto a Nord e agènde sta per guardia boschiva del signore feudatario di quelle zone). Confluiscono a formare il torrente della Tufara le acque superficiali e sotterranee del bacino idrografico delle Acque Nere, del Fosso dei Campanari, di Ischitella e del versante Sud del monte Cercetàno.

Siamo a questo punto giunti alla fine della seconda ascesa.

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La terza, dopo qualche giorno, ci porta alla scoperta del più importante corso d'acqua, quello della Scorzella alimentato dalle acque di esubero della sorgente omonima e di quelle del Tronconcello e del Troncone.

Il nostro viaggio inizia dove il precedente torrente della Tufara si tuffa nelle acque della Scorzella. Dal ponte che attraversa il torrente, formato dall'acquedotto dell'Alto Calore, guardiamo verso il basso e scorgiamo una serie di salti d'acqua e di conche (marmitte) con cui il torrente Tufara termina la sua discesa nell' Ùrio Cùpito”.

08 Cascata alta della Scorzella

  Dopo lungo cammino arriviamo ad una biforcazione dove ci arriva alle orecchie lo scrosciare di acque saltellanti che scendono impetuose a valle. Le sentiamo senza vederle perché scorrono nascoste in una forra stretta, profonda e quasi inaccessibile.

Sono quelle del Tronconcello, che, dopo una tortuosa e precipitosa discesa di un centinaio di metri, confluiscono dalla sinistra nel fiume della Scorzella.

Noi però proseguiamo verso destra in quanto il nostro obiettivo è arrivare alla risorgenza di tale fiume per scoprire nuove meraviglie montane. Il sentiero si fa più stretto e ripido e dopo una mezz'oretta troviamo la più importante cascata di questo ramo alta una decina di metri.

09 Cascata della Scorzella

  Ma siccome la maggiore quantità dell'acqua che, in quel punto, scorre nel fiume Scorzella non proviene dagli esuberi delle risorgenze captate, proseguiamo oltre lungo il fiume e dopo pochi minuti scopriamo davanti a noi una bocca d'acqua con una copiosa portata: è la vendàra della Scorzella. Il fragore dell'acqua ci trasmette tanta euforia superata forse solo dalla bellezza di un alto faggio che sta a fianco alla vendàra e che con la sua imponenza sembra quasi proteggerla.

 Lasciamo le risorgenze della Scorzella salutando un tasso secolare protetto dal WWF che troneggia poco distante dalla sua cascata. Il nostro viaggio alla scoperta delle cascate montane termina qui, ma non prima di averne visitata un'altra alquanto nascosta, in quanto si trova isolata in una zona lontana dalle precedenti. La troviamo infatti in fondo al pianoro delle Acque Nere a poche centinaia di metri dietro il casone occupato nei mesi estivi dai pastori della famiglia Addesso. La cascata è alimentata dalle acque provenienti dal Fuósso re li Campànari e scorre solamente nei periodi autunnali/invernali. L'acqua non fa un salto unico; infatti, a causa della natura fortemente carsica del luogo, diversi rivoletti fuoriescono dalle pareti laterali, a varie altezze, facendo da corona alla massa d'acqua principale. 

10 Cascata a valle del Fosso dei Campanari

  Prima delle diverse captazioni dell'acquedotto Alto Calore questi luoghi dovettero essere ancora più paradisiaci di adesso. È indiscutibile però che la necessità di acqua potabile è di gran lunga prioritaria rispetto agli aspetti estetici. Discutibile invece è il fatto che le captazioni siano diventate quasi totali nel periodo estivo a scapito della flora e della fauna fluviali con evidente rottura del relativo ecosistema.

L'articolo è stato già  pubblicato dalla rivista" Il Monte " anno XXI n° 1 del 2024.dal titolo " Montella e le sue cascate montane".