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Carabinieri di Montella, si congeda il Capitano Mario Vietri: il saluto dell’Arma

Montella (Av) – Al termine di una carriera durata oltre 41 anni nelle file dell’Arma dei Carabinieri, il Capitano Mario Vietri, Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Montella, lascia il servizio attivo per transitare nella grande famiglia dei Carabinieri in congedo, silenziosi custodi dei valori secolari della Benemerita Istituzione.

Di origini montoresi, è sposato e padre di tre figli. Ha intrapreso la carriera nell’Arma nel 1980: Vicebrigadiere nel 1985 e successivamente Maresciallo Ordinario e Maresciallo Maggiore Aiutante. Nel 2018 inizia il suo percorso professionale da Ufficiale.

Approdato a Montella nel 2019, proveniente dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Mercato San Severino, per lui si è trattato di un ritorno in Irpinia avendo comandato, da Maresciallo, prima la Stazione di Quindici e successivamente quella di Monteforte Irpino.

Promosso nel 2019 al grado di Tenente, da pochi giorni l’Ufficiale sulle spalline ha aggiunto una nuova stelletta, la terza, quella che contraddistingue il grado di Capitano dei Carabinieri.

Nel lungo periodo di servizio ha partecipato e condotto importanti operazioni di polizia giudiziaria, ricevendo numerosi elogi e riconoscimenti. In particolare, ricordiamo la “Medaglia d’Oro al Valor Civile”, onorifica ricompensa per l’opera e l’impegno prestati in Quindici (AV) a seguito del noto movimento franoso del 5.5.1998, conferitagli dal Presidente della Repubblica il 2 giugno 1998 con la seguente motivazione:

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ASA prende atto, con soddisfazione, che già nella giornata di lunedì, risultano avviati i lavori di sgombro

ASA prende atto, con soddisfazione, che già nella giornata di lunedì, risultano avviati i lavori di sgombro, con l’utilizzo di motopala, cassoni e automezzi, lavori che sono proseguiti nella giornata di ieri, nonostante la pioggia e sono ancora in corso tutt'oggi.
ASA auspica non solo che l’intervento venga eseguito nel rispetto della normativa sulla sicurezza, ma prosegua rapidamente, per poter vedere:
adempiuti gli obblighi e i doveri dell’amministrazione; e portato finalmente a compimento il “progetto di bonifica radicale” di due anni fa, approvato dalla giunta comunale, con deliberazione n. 118 del 18 giugno 2020, costato alla collettività, solo esso, almeno 40.000 euro.
ASA auspica anche che, finalmente, cali il sipario su questa vicenda di malamministrazione ultradecennale, e che le aree vengano restituite integre e funzionali alla comunità montellese.

Montella, 16 febbraio 2022

 

 

 

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ASA replica alle accuse dell’amministrazione sulla vicenda prefabbricati

Ecco la documentazione che la smentisce: 1 – «…per eliminare definitivamente il problema degli alloggi precari, si rende necessario procedere alla sistemazione delle dette aree, utilizzando le somme disponibili con la delibera della Giunta Regionale della Campania n. 4856/2001».
Tale delibera «…prevede la possibilità di poter assegnare il finanziamento pari al 25% di quello concesso per il programma di edilizia residenziale pubblica di € 4.216870,00…». (Così decideva il Capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Montella, Ing. Arnaldo Chiaradonna, in data 26 febbraio 2020 – DETERMINAZIONE N.23, del 26 febbraio 2020, ad oggetto: Incarico progettazione lavori di sistemazione aree ex prefabbricati Campo dei Preti e Schito.)

2 – «…i lavori a farsi riguardano: la totale rimozione dei residui dei prefabbricati e dei relativi basamenti e sottoservizi, il trasporto a rifiuto del detto materiale…» nonché la riqualificazione degli spazi per «…rendere le medesime aree fruibili per molteplici usi». (DETERMINAZIONE N.23, del 26 febbraio 2020, a firma dell’Ing. Arnaldo Chiaradonna)

3 – Un passo indietro: con nota n. 962, del 23 gennaio 2019, un autorevole membro dell’UTC del Comune di Montella, Arch. Bruno Di Nardo, disponeva che «…occorre procedere all’affidamento di professionalità esterne (diventate poi interne!) per la progettazione dei lavori di che trattasi».
Pertanto, il predetto incarico veniva affidato all’Ing. Carmine Bozzacco, da Montella, per ragioni… di opportunità e ragionevolezza. (DETERMINAZIONE N.23, del 26 febbraio 2020, dell’Ing. Arnaldo Chiaradonna)
4 – «…le somme massime utilizzabili per detti fini ammontano ad € 1.054.217,00».
In relazione all’importo di spesa dei lavori «…è stato quantificato un compenso professionale spettante per la sola progettazione esecutiva e per il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione per un importo di € 38.588,01 (oltre IVA)». (DETERMINAZIONE N.23, del 26 febbraio 2020, dell’Ing. Arnaldo Chiaradonna)
5 – Ancora a seguire: la Giunta Comunale (Sindaco-Presidente, Buonopane Rizieri; Vicesindaco, Dello Buono Anna; Assessori, Gramaglia Egidio, Volpe Giuseppina, Gambone Emiliano) «…rilevato che il progetto riqualifica ed urbanizza le ex aree dei prefabbricati Campo dei Preti e Schito…» e che l’intervento «…persegue una valorizzazione e recupero del tessuto urbano attualmente molto degradato, privilegia ampie aree di verde, la tutela ambientale ed il recupero energetico… DELIBERA di approvare il progetto esecutivo dei “Lavori di sistemazione ex aree prefabbricati Campo dei Preti e Schito”, così come redatto dall’incaricato Ing. Carmine Bozzacco, per l’importo di € 1.054.217,00» e di «…dare atto che il finanziamento dell’opera è assicurato dalle disponibilità di cui alla delibera della G.R.C. n. 4856/2001 (vedi punto 1) – DELIBERAZIONE N.118, della Giunta Comunale, del 18 giugno 2020 (immediatamente eseguibile) –
Ebbene, dai suoi stessi atti – puntualmente citati – emerge che l’amministrazione comunale aveva impegnato risorse ed energie nell’anno 2020 per eliminare definitivamente il problema degli alloggi precari!!
Se non bastasse, personalmente, il sindaco Buonopane, in occasione del programma televisivo nazionale Storie italiane, nella puntata dell’11 settembre 2020, ha orgogliosamente ribadito che «…per la data del 23 novembre 2020, in occasione dei quaranta anni dal sisma del 1980, l’obbiettivo è quello di sbaraccare, eliminare questi ambienti insalubri assolutamente e ripristinare questi luoghi che sono stati predisposti per ospitare i prefabbricati»!!
Invece, nel mese di gennaio del 2022, due anni dopo e paradossalmente dopo i famosi lavori di demolizione, rimozione e riqualificazione, le aree Campo dei Preti e Schito risultano trasformante da ghetto (che già erano), anche in discarica di rifiuti nocivi e pericolosi.
Questo ha segnalato l’ASA, ripetutamente, nel mese di gennaio scorso, sia al Sindaco, sia al Capo dell’Ufficio Tecnico e sia al Comandante della Polizia Municipale del Comune di Montella, e sia all’ASL di Avellino!!
Per tutta risposta, l’ASL non è intervenuta (pur avendo il dovere di farlo), lo stesso dicasi per l’Ufficio Tecnico, per la Polizia Municipale e per lo stesso Sindaco!
Costoro, benché interpellati da ASA, non hanno fornito risposta alcuna né pare abbiano effettuato il sopralluogo che era stato sollecitato!
L’unico modesto e risibile intervento che è stato eseguito consiste in una sommaria “ripulita” delle aree, per gettare fumo negli occhi all’opinione pubblica e alla stampa. (DETERMINA N.24, del 25 gennaio 2022, a firma del nuovo Capo dell’Ufficio Tecnico di Montella, Ing. Salvatore Chiaradonna)
Solo dopo tale modesto intervento, l’amministrazione comunale ha avvertito la necessità di fare “chiarezza”, partorendo il comunicato stampa del 9 febbraio 2022, col quale ha:
1. NEGATO il problema, precisando che «non vi è presenza di alcun rifiuto nocivo, ma soltanto spazzatura, lì depositata ciclicamente da parte di cittadini incivili»;
2. ACCUSATO ASA di diffondere notizie «del tutto imprecise, volutamente false ed allarmistiche sia alla nostra comunità che all’intera provincia»;
3. NEGATO di avere a disposizione una consistente somma di denaro destinata a bonificare radicalmente le aree;
4. AFFERMATO, vantandosene, di avere risolto l’incresciosa situazione «con coraggio ed assunzione di responsabilità» (sic!);
5. SCARICATO finanche le proprie colpe (responsabilità) sui cittadini, impudentemente definiti in modo offensivo come “incivili”, che vanno a depositare la spazzatura presente in tali aree.
L’Associazione ambientalista ASA, (che non è un partito politico, non persegue scopo di lucro, non è incline alla polemica, ma esercita esclusivamente in modo volontario e indipendente la propria attività di tutela e di salvaguardia dell’ambiente e della sua salubrità), ha soltanto portato all’attenzione dell’amministrazione e dell’opinione pubblica il grave problema delle ex aree prefabbricati, sollecitando una soluzione.
Purtroppo, è sotto gli occhi di tutti, che ad oggi le aree Schito e Campo dei Preti versano ancora in quello stato di vergognoso e pericoloso degrado, denunciato dall’ASA, che investe l’intera comunità e non solo le famiglie che vivono in quei luoghi, oramai letteralmente ricoperti di rifiuti nocivi e pericolosi (amianto, vetroresina, lane minerali, vetri, cavi elettrici), per giunta frammentati e in cattivo stato di conservazione, come si evince inequivocabilmente dalle numerose fotografie e riprese pubblicate.
Inoltre, l’area Schito, ghettizzata da un odioso muro, che evoca altri scenari, è pur sempre inserita nel contesto urbano ed essendo aperta ad accessibile a chiunque, è di fatto un “normale” quartiere. Tant’è vero che è raggiunta dagli ordinari servizi pubblici. Persino dal trasporto scolastico che, date le circostanze, letteralmente “scarica” i bambini nella spazzatura. Restituendo così un’immagine fortemente lesiva della dignità dell’infanzia, vergognosa e indegna di un paese che si ritiene civile.
Come se non bastasse, chi ancora ha la sciagura di abitarvi lamenta che quotidianamente viene interrotto il servizio di illuminazione pubblica a completare il quadro già di per sé desolante.
ASA, a fronte della richiesta di immediato intervento del 15 gennaio scorso e dei ripetuti solleciti, si sarebbe aspettata che il Comune e l’ASL ponessero rimedio alla grave situazione.
Sennonché, all’appello dell’ASA, ha fatto seguito solo un indifferente silenzio!
Nel suo comunicato “salva faccia”, l’amministrazione, incredibilmente definisce la denuncia dell’ASA «deliberatamente diffamatoria, non fondata su atti e fatti e, pertanto, inaccettabile», dove di inaccettabile c’è solo lo stato di vergognoso degrado oramai noto a tutta la provincia e oltre e soprattutto la colpevole indifferenza delle istituzioni e la mancata volontà di risolvere definitivamente il problema.
Poiché l’accusa di diffamazione da parte dell’amministrazione è molto grave, ASA pretende di dimostrare pubblicamente la fondatezza di quanto affermato non solo attraverso i documenti citati e messi a disposizione di chiunque, ma anche attraverso un sopralluogo che richiede urgentemente al Sindaco e ai suoi assessori, nonché alla cittadinanza e agli organi di informazione.
Inoltre, visto la perdurante condizione di insalubrità e di pericolo delle aree, considerata l’inerzia e l’indifferenza del Comune di Montella e dell’ASL, ASA ritiene necessario sollecitare l’immediato intervento del Ministero dell’Ambiente, della Regione Campania e della Prefettura di Avellino perché esercitino il loro potere-dovere sostitutivo nonché della Procura della Repubblica per quanto di propria eventuale competenza.

Montella, 13 febbraio 2022

ASA – Associazione Intercomunale per la Salvaguardia dell’Ambiente

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L’associazione ricorda il venerabile Giovanni Palatucci

Oggi 10 febbraio 2022, alcuni rappresentati del “Circolo Giovanni Palatucci”, dell’Associazione Nazionale Bersaglieri “E. Caldarone” e del Circolo Anziani “SS. Salvatore” hanno voluto ricordare il 77° Anniversario del sacrificio del Venerabile Giovanni Palatucci M.O.V.C. con una deposizione di una composizione floreale al monumento sito nell’omonima piazzetta. Ha partecipato il Presidente del Consiglio Comunale di Montella. I sodalizi che hanno preso l’iniziativa, realizzata in modo semplice ma significativo, in un periodo ancora contrassegnato da limitazioni del vivere sociale, aggregano persone accomunate dalla cultura della Memoria condivisa, nella considerazione di un passato che attraverso vicende e personaggi ha lasciato indelebili orme da seguire e testimonianze da imitare. Esemplare, da questo punto di vista, la figura sublime di Giovanni Palatucci: Dirigente di Pubblica Sicurezza, Patriota e Cristiano, che ha inverato i più alti valori umani e cristiani, di fratellanza, fino al sacrificio della propria giovane vita, per porre in salvo migliaia di fratelli in Cristo. Per la sua eroica disponibilità per l’altro, gli è stato conferito il titolo “Giusto fra e Nazioni” e la Chiesa Cattolica ha inviato, da tempo, la procedura per la sua beatificazione. Pietro Sica

 

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Comunicato Stampa Amministrazione comunale di Montella del 9 febbraio 2022

Comunicato Stampa Amministrazione comunale di Montella - L’ Amministrazione comunale di Montella intende fare chiarezza su una complessa situazione che, sebbene incancrenitasi nel corso degli ultimi decenni, ha, finalmente, affrontato a partire sin dal suo insediamento, adottando una serie di provvedimenti.
La chiarezza si rende necessaria a seguito della diffusione di informazioni del tutto imprecise, volutamente false e allarmistiche, di recente diramate sia alla nostra comunità che all’intera provincia.
Già nel corso dell’anno 2019, appena insediatasi, questa Amministrazione ha avvertito la necessità di intervenire rispetto all’assegnazione, ormai indifferibile, degli alloggi di edilizia residenziale pubblica in via Madonna delle Grazie, per poter poi procedere all’abbattimento dei prefabbricati di via Schito e Campo dei Preti ed alla riqualificazione delle dette aree.
Va evidenziato che, sebbene fossero state consegnate le chiavi dei richiamati alloggi, si è dovuto prima provvedere all’esecuzione di necessarie opere di completamento (allacci idrici, fognari, elettrici, di messa in sicurezza) per far sì che i cittadini destinatari degli alloggi potessero effettivamente abitarli ed averne il pieno possesso.
Tutta l’operazione è costata alle casse comunali oltre 40.000 euro!
Assegnati gli alloggi, si sono dovute reperire, ancora nel bilancio comunale, le necessarie risorse economiche per l’abbattimento dei prefabbricati vuoti, in quanto le somme destinate a tale scopo dalla precedente amministrazione erano rimaste “solo sulla carta” senza alcun atto di impegno effettivo.
L’operazione di sgombero delle aree è stata affidata a ditte locali che hanno fornito la loro operatività con costi orari ridotti. Le risorse, circa 70.000 euro, che pure l’amministrazione era riuscita a reperire, sono tuttavia terminate prima che si potessero completare tutti gli abbattimenti e ripulire definitivamente le due aree interessate. Aree nelle quali, è bene precisare non vi è presenza di alcun rifiuto nocivo, ma soltanto spazzatura, lì depositata ciclicamente da parte di cittadini incivili.
Contestualmente sono state adottate tutte le iniziative idonee a garantire un adeguato sostegno economico alle famiglie non beneficiarie di alloggi e occupanti senza titolo legittimo i prefabbricati, sia in termini di ricerca di nuovi alloggi, che in termini di contributi economici per facilitare il pagamento degli affitti delle nuove abitazioni.
Inoltre ci si è attivati per cogliere seriamente l’opportunità di candidare le stesse aree di Schito e Campo dei Preti, ad un nuovo finanziamento per un lungimirante e serio progetto di riqualificazione.
Il progetto non risulta al momento ancora finanziato, per cui la notizia secondo la quale si è in possesso di liquidità non utilizzata è del tutto falsa e tendenziosa, così come lo è la notizia che sarebbero state onorate SOLO le relative spese tecniche, per non parlare dei conti fatti “al ribasso” circa i costi sostenuti sino ad ora dall’amministrazione attuale per le dette aree, che ammonterebbero “solo” a 4.000 euro!
Alla luce della ricostruzione dei fatti è evidente ed oggettivamente riscontrabile con documenti come questa Amministrazione ha affrontato situazioni incresciose, incancrenitesi negli anni per inerzia amministrativa, risolvendole con coraggio ed assunzione di responsabilità. Pertanto risulta inaccettabile una denuncia non fondata su atti e fatti e, pertanto, deliberatamente diffamatoria.
Come amministratori abbiamo sempre considerato l’associazionismo fondamentale per l’azione amministrativa e favorito forme di partecipazione dal basso, per il contributo di confronto e di supporto che da esse può derivare, purché si traducano in una fattiva collaborazione e sollecitazione e non si limitino alla mera polemica, per scopi diversi.

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Centenario dell’assassinio di Ferdinando Cianciulli

Comunicato stampa del Comitato d’onore per il centenario dell’assassinio di Ferdinando Cianciulli (22 febbraio 1922-22 febbraio 2022)
“A cento anni dall’assassinio di Ferdinando Cianciulli riteniamo doveroso ricordarlo perché uomini come lui hanno segnato la nostra storia culturale e politica e diventati patrimonio collettivo di una Comunità, testimonianza fondamentale per i più giovani”
È la motivazione che, su sollecitazione di Mario Garofalo e Paolo Saggese, ha dato vita, nei primi mesi dello scorso anno, al Comitato d’onore per il centenario della morte di Ferdinando Cianciulli, a cui hanno aderito Francesco Barra, Giuseppe Iuliano, Generoso Picone, Cecilia Valentino e Anna, Adriana e Raffaele Dello Buono, nipoti di Ferdinando Cianciulli.
Per la celebrazione dell’evento il Comitato ha lavorato alla stesura di due volumi, un “corpus “di saggi e di documenti che consegnano un profilo “a tutto tondo” del politico e del pubblicista che ha segnato la vita sociale, culturale e politica di Montella e dell’Irpinia.
Le due pubblicazioni, la cui presentazione al pubblico avverrà in un Convegno previsto per il prossimo mese di aprile, hanno il considerevole merito di arricchire il patrimonio culturale irpino di elementi storico-sociali nuovi o ancora non del tutto esplorati
“Ferdinando Cianciulli. Passione e ideologia. Scritti scelti” è stato interamente curato da Mario Garofalo e propone una selezione completa degli scritti, con una Appendice sulla storia del Partito socialista irpino dal 1900-1922, di cui il Cianciulli è stato fondamentale protagonista
“Ferdinando Cianciulli Martire del socialismo A cento anni dal suo assassinio (22 febbraio 1922-22 febbraio 2022) – Con un omaggio a Giovannina Morrone” è stato curato da Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano con saggi di Francesco Barra, Generoso Picone e Cecilia Valentino
Il Comitato d’onore per il centenario dell’assassinio di Ferdinando Cianciulli (22 febbraio 2022)

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Mabel di Giuseppe Marano

MABEL (Il veleno rotola in pallottole di carne per via S. Michele-Variante-Toppo di Panno)  - Queste mie parole voglio dedicarle ad una mansueta cagnolona che chiamavano Mabel prima amica “affettuosa” di Pippo, in ricordo, impossibile risarcimento, della sua brutta fine.    Salivo ogni mattina presto per l’antica via del Montesorbo che porta a Panno ed appena sbucavamo sulla Variante la cagnolona dava un balzo da lontano per venirci incontro (se ne stava acquattata nei pressi delle case del Toppo di Panno).

Non vi dico la festa e la felicità con cui accoglieva Pippo che si sfrenava pure lui in frenetiche effusioni.

Non accettava crocchette, pur buone, le bastava e superava, volerci bene: ci accompagnava per lungo tratto della Variante fin giù nei pressi del professionale dove allora stavo, veniva fin sotto la porta ma non si permetteva di entrare educata discreta, per poi contenta riprendere la via del ritorno. Questo per molti anni tutte le mattine fino alla brutta telefonata di inizio dicembre ‘19.

  Un amico mi disse che l’avevano avvelenata al Tòppo di Pànno. Qualche giorno dopo mi diede una sua bella fotografia con lo sguardo pieno di felicità di vivere che consisteva in poco/tutto per lei: nel voler un bene semplice incondizionato, che non chiedeva alcun ricambio.

Ho fatto pure denunzia ai CC…ma a che serve? Devi pregare solo il Padreterno di farti trovare il soggetto mentre imbandisce la strada di succolenti bocconcini…

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Laurea Gabriella Capone

Congratulazioni a Gabriella Capone figlia di Maurizio e Silvana Soriano, laureata in Ingegneria Spaziale presso l'università Federico II di Napoli

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IL CANE DI EUPOLI di Giuseppe Marano

M’è capitato già due volte, spero non mi capiti più, di vedere questo spettacolo lacerante; per questo lo scrìvo se può servire a qualcosa -ma non ti nascondo che ne dubito forte-, ecco lo spettacolo: un povero cane che insegue disperatamente la macchina del padrone incurante di “farlo schiattare in còrpo”, come se fosse strascinato! Al di là della sensibilità che uno non si può inventare: se ce l’ha, ce l’ha, se non ce l’ha, non ce l’ha, ma qua si tratta di un reato che, sia pur timidamente, l’impianto làsco e permissivo della nostra legge, comprende!

Ed invito chiunque a segnalare a chi di dovere se si dovesse malauguratamente trovare ad assistere a tale strazio, perché la civiltà come rispetto per questi esseri non dev’essere appannaggio esclusivo di Svizzera, Danimarca, Regno Unito, per citarne alcuni…Ci sarà un perché se quelle scene mi evocano altre più terribili della mia infanzia quando vedevo con condivisione di sofferenza (chiamiamola in antico “simpatia”) quei poveri “ciucci” stracarichi di roba arrancare penosamente alla salita e di sera sprizzare dai ferri scintille viva espressione della loro sofferenza,,, guai se scivolavano sulle pietre lisce ed “attonnàte” da immemorabili corsi d’acqua, divenuti poi strade! Quelle belve innominabili dei “padroni” si accanivano con rabbia indicibile e furia bestiale a calci sui poveri animali stremati sconfitti massacrati dal peso dalla fatica! Veramente nzuòrri, gentaglia da fossa comune, anzi mi viene un’espressione sorevese di potenza dantesca più calzante: che “nonn’è bbòna manco pé ccòta.”
Non solo, ma corre voce credibile (da persone che ‘non dicono bugie’!) che da qualche parte non lontana impiccano i poveri cani tartufari colpevoli secondo i barbari “padroni” di non trovare adeguato bottino.
A questo punto vi voglio raccontare un episodio truce ma a miracoloso lieto fine di un amico degno di ogni credibilità. Correva l’anno 2013 e lui andava al suo solito a piedi alle Vitirala quando venne sorpreso da flebili guaiti, una immagine raccapricciante: un cane taglia media si dibatteva disperatamente ad una fune che lo teneva impiccato. Lo libera subito gli fa un massaggio per un tempo interminabile, l’animale si riprende e lo lascia libero quando lo vede sicuro sulle sue zampette. L’amico concluse il racconto dicendo: “Ma tu dove credi che andasse? Si ritirò sicuramente a casa dal “padrone assassino”. Ed io sperai (e spero) che quella “bestia dis-umana” non avesse ammazzato in un impulso di rabbia funesta, il povero animale colpevole di essere sfuggito per miracolo alla condanna a morte. Inutile dire che dovessi pescare un soggetto del genere (meglio degenere) in atto di compiere questo misfatto, potendo (=trovandomi fra mano un “osso di prisùtto” -caro Nàndo!-) lo ammazzerei (per questa dichiarazione frallàltro m’hanno “scancellàto” da Facebuk, senza sapere che piacere m’hanno fatto!).
A contrappunto ed antidoto vorrei ricordare un semplice ma profondo toccante brano di uno scrittore greco che insegnò a Roma, secondo-terzo sec. d. C., dal nome Eliano, che le antologie ricordano col titolo: “Il cane di Eupoli”: Al poeta di commedia Eupoli, Eugea di Eleusi dona un bel cucciolo di molosso ed Eupoli lo chiama Eugea proprio come chi glielo ha donato. E così il cane di Eugea coccolato con tanto amore ed attenzioni e viziato con i cibi più squisiti, si affezionava enormemente al padrone. Un giorno un suo compagno di servitù rubò un dramma di Eupoli, ma non passò inosservato al cane che, avventandosi al ladro del libro e mordendolo senza risparmio, lo uccideva. Qualche tempo dopo Eupoli concludeva la sua esistenza in Egina ove veniva sepolto: il cane ululando e lamentandosi continuamente si lasciò consumare dalla sofferenza e dalla fame fino alla morte odiando il resto della vita che gli rimaneva. E il luogo in ricordo di quel dolore viene chiamato “Il lamento del cane”>>.
<Per dire che già nel mondo antico si trova una grande sensibilità animalista che avrebbe tanto da insegnare pure oggi nel nostro mondo moderno. Un amico mi ha raccontato un episodio che ha una impressionante affinità col …Cane di Eupoli. Non meno toccante. Ad attestare l’universalità del sentimento che non conosce barriere di tempo. Se può interessare ve lo racconterò

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Claudio Sica

Serenamente è venuta a mancare in Norristown all'età di 94 anni , da poco compiuti, Claudio Sica , ne fdanno il trriste annuncio la moglie Camilla, i figli Alberto e Raffaele , le nuore gli adorati nipoti. - Si associano al dolotre della perdita del caro zio i nipoti in Italia.

Claudio Sica nato a Montella Provincia di Avellino il 9 gennaio del 1928 , già a due anni incomincia la sua avventura della vita, fu dimenticato in casa durante il terremoto del 1930, la madre se ne accorse solo dopo che erano fuggiti, perché ne mancava uno.
Già dalla prima elementare quando tornava dalla scuola il padre lo voleva nel suo negozio prima di fare le lezioni che il maestro gli assegnava, crescendo, un bel giorno il padre chiama a raccolta i suoi quattro figli é testualmente dice: siete in quattro ma uno di voi deve aiutarmi nel negozio (Sartoria e Tessuti) altrimenti non ce la faccio a sostenervi tutti agli studi, purtroppo la scelta cadde su Claudio, che poi a soli quindici anni il padre gli da la responsabilità di dirigere il negozio.
Passati gli anni della guerra, a venti anni trova l'anima gemella, una ragazza di Venezia, a venticinque si sposano, matrimonio con grande amore che dura ancora oggi.
Subito dopo la guerra incominciano ad arrivare i problemi, la gente del paese incominciò ad emigrare, iniziò l'esodo di oltre metà dei dodicimila abitanti, mai si nego' ai clienti di aiutarli facendo credito in modo che quando arrivavano in Svizzera- Francia ecc. potevano presentarsi ai datori di lavoro con una certa eleganza all'Italiana, anche se erano emigranti.
Tutto quello che possedeva era nelle mani dei fratelli emigrati che gli spedivano cento lire al mese.
Intanto arriva un figlio é gli arrivi delle cento lire si facevano sempre piu' rare in quanto i primi tempi per gli emigrati non erano proprio facili.
Approfittando di una legge degli Stati Uniti che facilitava l'ingresso per i profughi, decidemmo di emigrare anche noi (mogie profuga dall'Abissinia Africa Orientale) dove era emigrata col padre nel 1935.
Cristoforo Colombo 2011 02Arrivati in America il dodici marzo d 1956 , il 14 già era al lavoro in una azienda di oltre duecento dipendenti che confezionava uniforme di tutti i tipi. Gli anni passavano , siccome occorreva nuova manodopera portava gli ultimi arrivati dall’Italia, tanto che in breve tempo la maggioranza in fabbrica era Italiana.
Gli venne messo dai gelosi delle altre nazioni ,il nome di Ufficio di Collocamento ma lui era orgoglioso di vedere lavorare con lui tanti fratelli della stessa sua terra.
Nel 1960 ebbe il piacere di confezionare una divisa al generale Eisnewuer l’allora presidente degli Stat Uniti.
Intanto si scrisse all’Ordine dei Figli d’Italia, la più grande organizzazione Italiana negli Stati Uniti ed ebbe occasione di conoscere molta gente, che come lui aveva molta voglia di raggiungere il famoso American Dream (Sogno Americano) Si scrisse alla Mutua Beneficial Asociation del S.S, Salvatore dove ha fatto parte del Direttivo.
Ha fatto parte dell’organizzazione NASTRA per eleggere il direttivo delle scuole elementari e liceali.
Membro della Police Atletic Leg associazione per togliere ragazzi dalla strada.
Ha organizzato pranzi per aiutare I poveri nel convento delle suore di Santa Teresa di Calcutta.
Formò una squadra di calcio tutta Italiana iscrivendola al campionato dell’America Soccer Leg, vincendo tutte le partite per ben due anni.
Intanto faceva progressi con la lingua Inglese e con questo ha avuto opportunità di fare un gran passo assumendo la direzione del reparto

Alterazioni di uno dei più quotati grandi negozi degli Stati uniti (John Wanamaker)
Per anni continuò ad assumere I nuovi arrivati dall’Italia. Ha avuto sempre buoni rapporti con tutti. I Consoli Italiani di Philadelphia che si sono succeduti negli ultimi 52 anni, il giorno 6 dicembre del 2007 ha avuto l’onore di essere presente a Monangah West Virginia con la partecipazione dell’Ambasciatore Italiano negli Stati Uniti ed il Console Generale di Philadelphia Stefano Mistretta con altre personalità Italiane da tutti gli Stati Uniti per l’inaugurazione del monumento ai minatori periti cento anni prima.
Nel 1991 casa per casa da solo per far firmare una petizione per intitolare una strada centrale di Norristown al suo paese nativo
Che fù approvata all’unanimità dal consiglio comunale.
Anche nel 1991 assieme ad un suo grande amico riuscirono a far gemellare Norristown USA con Montella Italia, subito dopo si incominciò ad organizzare gruppi turistici tra America è

Napolitano C Sica 03

Italia portando anche molte personalità Americane.
Ha avuto molta soddisfazione quando ha organizzato arrivi di politici di tutte le tendenze, impegnandosi a far trovare moltissimi ad accoglierli, ha organizzato incontri culturali tra giovani Italiani ed Americani assegnando anche borse di studio.
Attualmente copre cariche da Presidente dell ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrate In Pa)
Presidente dell’Unione Regione Campagnia Pa USA
Vice Presidente Federazione Regione Campania USA
Alcune Onorificenze Ricevute :
1. John Wanamaker Achivement Award 1985
ANFE Attestato di Benemerenza conferito dal Senatore Saporito pdl Federazione Campani nel Mondo President Award
Filitalia International Humanitarian Award
Comune di Montella Av. Attestato Citta Gemelle
Prov. Avellino Attestato Benemerenza conferito dal Pres. F. Maselli Comunita Montana Attestato Root of Irpinia conferito dal Pres. Di Orio.
Onoificenza dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana nel grado di Cavaliere.

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ASA, Montella – Cambio della guardia per la difesa dei Picentini! #Guerrierout

Montella, 30 gennaio 2022 – La recente pandemia di Covid-19 ci ha mostrato lo stretto legame tra la nostra salute e la salute dell'ecosistema.  Il Parco Regionale dei Monti Picentini - la più grande riserva d'acqua del Meridione - non gode di un buon stato di conservazione e proseguendo così delle sue bellezze ne resterà un flebile ricordo. Allo scopo di proteggere e di ripristinare la natura è più che mai necessario il cambio della guardia per la difesa dei Monti Picentini poiché l'attuale "garante" si è rivelato del tutto inadeguato se non dannoso. È fondamentale e doveroso istituire un nuovo Ente, il Parco NAZIONALE, che sia idoneo alla salvaguardia del patrimonio ambientale dei Monti Picentini ma anche per preservare dall’inquinamento le acque, preziosa risorsa per l’assetato Meridione.

#Guerrierout
Vignetta, L’emigrante (M.C.)

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Avellino, Capone ceduto a titolo definitivo al Seregno

Il classe 2003, irpino doc di Montella, si trasferisce nel girone A di Serie C - DA OTTOPAGINE

L'Avellino ha raggiunto l'accordo con il Seregno per la cessione a titolo definitivo del classe 2003, Federico Capone. La scorsa estate, dopo essersi messo in mostra tanto da ritagliarsi un posto in prima squadra, nella stagione 2020/2021, ed essere convocato per il ritiro a Roccarasoil cursore di fascia era stato girato in prestito al Novara (Serie D) dove ha giocato nella prima parte di stagione collezionando 11 presenze tra campionato e Coppa di Categoria. Poi la scelta di fare rientro nella sua Montella e la chiamata del club lombardo, che milita nel girone A di Serie C (dodicesimo posto, quota 23 punti).

Il Seregno crede in Capone e ha deciso di investire sul ragazzo irpino che, così, saluta l'Irpinia per andare a cercare fortuna e fiducia nel nord Italia in maniera paradossale rispetto alla conclamata volontà della società di puntare sui talenti, specialmente se locali, come evidenziato dall'impegno per la crescita del settore giovanile.

In tarda mattinata l'Avellino ha girato i documenti al Seregno e in questi minuti, in compagnia del suo agente Mario La Cava, Capone ha firmato il contratto di addestramento tecnico con cui si è legato alla società della provincia di Monza e della Brianza. Il "nero su bianco", per uno strano scherzo del destino, arriva in sede, a poca distanza dallo stadio "Ferruccio": proprio come si chiama il nonno di Federico Capone, ex sindaco di Montella, noto uomo di calcio ed ex presidente del Campobasso.

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Consegnata Ottava Borsa di Studio Giovanni Palatucci

Consegnata Ottava Borsa di Studio  Giovanni Palatucci  Presso l’Istituto Comprensivo Alcmeone  Una giornata dedicata alla Shoah  Per non dimenticare   Dopo un anno di pandemia finalmente si è svolta l’ ottava edizione della Borsa di studio in memoria di Giovanni Palatucci, Questore reggente di Fiume Italiana che diede la vita per salvare alcuni israeliti dalla follia tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberano il campo di concentramento di Auschwit ed a tale proposito si istituisce in tale data con la legge n° 211 del 20 Luglio 2000, il “ Giorno della Memoria “ in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, inoltre per non dimenticare le vittime della furia nazista durante la seconda guerra mondiale. 

                   E’ stato ricordato tra le vittime dell’ Olocausto il “ Servo di Dio e Giusto Tra le Nazioni “ Giovanni Palatucci “ , nato a Montella (Avellino) il 31 maggio 1909, morto a Dachau il 10 Febbraio 1945, poliziotto italiano, vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza e Medaglia d’oro al merito civile.

                   Per l’occasione con tutte le ristrettezze a causa del Covid-19 erano presenti :

per la Prefettura la d.ssa Molè, Il Questore dott. Marco Giambra , il Sindaco Dott. Vincenzo Voce,

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Giardini che onorano Giovanni Palatucci

GIOVANNI PALATUCCI (1909 - 1945) il questore di Fiume che aiutò gli ebrei -Nasce a Montella, in provincia di Avellino, il 31 maggio 1909. Nel 1932, a ventitré anni, si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Torino e nel 1936 si arruola come volontario nel ruolo di Vice Commissario di Pubblica Sicurezza a Genova. Alla fine del 1937 viene trasferito alla Questura di Fiume come responsabile anni successivi avrà incarichi di Commissario e di Questore-reggente dell’ufficio stranieri, ruolo che lo mette a contatto diretto con la dura realtà della condizione degli ebrei. In seguito assume l’incarico di Commissario e di Questore reggente e non si allontana da Fiume neanche quando il Ministero ne dispone, nell’aprile del 1939, il trasferimento a Caserta.

Rodolfo Grani, ebreo fiumano che conobbe personalmente Palatucci, lo ricorda come “nobilissimo giovane cattolico” e cita un suo primo grande intervento di salvataggio del marzo 1939. Si trattava di 800 fuggiaschi che dovevano entro poche ore essere consegnati alla Gestapo. Palatucci avvisa tempestivamente Grani, il quale ottiene l’intervento del Vescovo Isidoro Sain che, a sua volta, nasconde temporaneamente i profughi nella vicina località di Abbazia sotto la protezione del Vescovado.

Il 13 settembre 1944 il funzionario di polizia viene arrestato dal tenente colonnello Kappler delle SS e tradotto nel carcere di Trieste, da cui, il 22 ottobre, è trasferito nel campo di sterminio di Dachau, dove muore il 10 febbraio 1945, pochi giorni prima della Liberazione, a soli 36 anni.

Nel 1990 lo Yad Vashem di Gerusalemme lo giudica “Giusto tra le Nazioni” e nel 1995 lo Stato italiano gli attribuisce la Medaglia d'Oro al Merito Civile.

Il 21 marzo 2000 il Vicariato di Roma emana un Editto per l'apertura del processo di beatificazione del “Servo di Dio Giovanni Palatucci”, avvenuta il 9 ottobre 2002. Inoltre, in occasione della cerimonia ecumenica Giubilare del 7 maggio 2000, papa Giovanni Paolo II lo annovera tra i martiri del XX Secolo.

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Trieste ricorda Giovanni Palatucci e Feliciano Ricciardelli

Trieste ricorda Giovanni Palatucci e Feliciano Ricciardelli, all’ingresso della Questura, collocate le Pietre d’Inciampo dedicate alla memoria dei due Commissari deportati nel 1944 nel campo di Dachau  . l’operazione è stata coordinata dal cav Sergio Schirinzi, membro dell’associazione Giovanni Palatucci e referente locale della stessa.

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Ettore Volpe è deceduto ieri sera al Moscati di Avellino

Ne danno il triste annunzio la moglie Maria Grazia Fico, i figli Antonio, Felice e Fernando, le nuore Maria,Marialaura, e Maria Rita, gli adorati nipoti Ettore, Francesco,Maria Grazia, Chiara, Michele , Luigi e Giovanna I fratelli Felice,Giuseppina, Gaetano Eleonora e Fernando, i cognati , le cognate, i cognati i nipoti ed i parenti tutti.
Il dottor Ettore Volpe è morto  a causa del Covid all’età di 85 anni: è stato uno tra i pionieri dell’ematologia ad Avellino. Era ricoverato all’Ospedale “Moscati” in terapia intensiva. Lutto presso la comunità montellese e medica Irpinia. Il noto medico avellinese era ricoverato all’Ospedale “Moscati” in terapia intensiva, dallo scorso 21 gennaio ed è
spirato questa mattina.

 

 

 

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L’ASL riattiva il Covid-residence di Montella

L’ASL riattiva il Covid-residence di Montella Nelle settimane scorse è pervenuta al Comune una nota con la quale l’Asl ha comunicato la sua intenzione di voler riattivare il Covid-residence di Montella , di cui, come è noto , la stessa Asl ha già l’uso , avendolo reso operativo e fruibile durante le precedenti ondate pandemiche .
La decisione di riattivare tutti i Covid-residence della provincia era stata anche resa nota, dall’Asl, agli organi di stampa, in considerazione dell’incremento esponenziale dei dati epidemiologici che vedono la provincia di Avellino fortemente colpita .
È una scelta che il Comune di Montella ritiene opportuna , considerato l’innegabile beneficio che tutto il territorio trae dalla presenza del Covid-residence a Montella
Il servizio offerto dall’Asl rimane , infatti , un aiuto fondamentale , anzi indispensabile per tutti quei cittadini colpiti dal Covid che non hanno la possibilità di isolarsi dal resto dei propri familiari durante la quarantena .
Il Covid residence di Montella può continuare ad offrire un servizio sanitario gratuito, efficiente ed efficace , nonché sicuro , ai pazienti Covid e le cure più adatte fino alla completa guarigione
Tanto premesso, anche al fine di evitare letture arbitrarie o in mala fede degli avvenimenti, diffuse strumentalmente al solo fine di creare nell’opinione pubblica “un caso “… non corrispondente alla realtà dei fatti , riteniamo che la decisione assunta dell’ASL sia quanto mai necessaria ai fini della tutela della salute pubblica in un momento in cui, di giorno in giorno, aumentano i contagi.
La tutela della salute pubblica rimane un obiettivo che tutti , ciascuno per la propria parte di competenza , dovremmo fare nostro e su cui responsabilmente convergere .
L’Amministrazione comunale di Montella

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ORDINANZA N. 08 DEL 16.01.2022 Comune di Montella

ORDINANZA N. 08 DEL 16.01.2022 ULTERIORI MISURE <<<<PER LA PREVENZIONE E GESTIONE DELL'EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19. RIPRESA ATTIVITÀ DIDATTICHE IN PRESENZA 

>>>SCARICA L'ORDINANZA<<<

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Ex Campo prefabbricati "Schito"' - situazione di degrado ambientale.

Nell'ambito della propria attività sociale finalizzata alla tutela non solo dell'ambiente, ma anche della salute, ASA ha constatato con profonda preoccupazione che nell'ex Campo prefabbricati, località "Schito'', a seguito dell'intervento di smantellamento dei prefabbricati leggeri, l'area si presenta oggi in una condizione di degrado inaccettabile e pericolosa.

A farla breve, vergognosa.

Tale area, anche per la sua notevole estensione, risulta ormai trasformata in vera e propria discarica abusiva:
i residui di demolizione, le lastre di eterni! degradate, i cumuli di luridi materassi e masserizie varie, le montagne di sacchi di plastica colmi di non si sa cosa, i rimasugli di lane minerali deteriorate e di vetri frantumati e dispersi per tutta l'area, offrono uno scenario di rara indecenza.
A completare il quadro desolante non poteva mancare sinanche un cesso abbandonato di ceramica bianca a fare bella mostra di sé!

Pertanto, considerato che l'area:

-è estesa per circa ventimila metri quadri, ricadenti essenzialmente nel perimetro urbano;

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1656, annus terribilis: la peste a Montella di Mario Garofalo

Nell'estate del 1656 il Principato Ultra venne investito dal “male contagioso” della peste, che fin dal mese di giugno infuriava nella capitale. La diffusione pestifera aveva invaso la provincia irpina passando per Terra di Lavoro e di qui nel confinante Beneventano, nei pressi di Montesarchio, per poi raggingere rapidamente, attraverso i paesi della Valle Caudina, le terre della Valle del Calore e quelle dell'Alta Irpina.
La peste, che più volte aveva visitato il Regno, era sinonimo di inesorabile morte. Si moriva in uno stato di delirio folle o di insensato ed allucinato torpore, in una solitudine cupa e sconsolata. Della peste, nel Seicento, era del tutto ignota l’eziologia (la catena trasmissiva topo-pulce-uomo), ma se ne riconosceva la orripilante sintomatologia e la irrefrenabile aggressività contagiosa. I sintomi erano inequivocabili: forti emicranie e deliquio, vomito e febbre improvvisa, sete inestinguibile, petecchie sul corpo, ingrossamento ghiandolare, bubboni inguinali e ascellari, pustole sugli arti inferiori. Si riteneva che la pestilenza, secondo i dettami della corrente fisiopatologia ippocratico-galenica, fosse dovuta allo squilibrio umorale, ad una alterazione della crasi dei quattro fondamentali umori del corpo (sangue, flemma, bile bianca e bile nera), alla corruzione putrida del sangue che invadeva l’intero organismo. Contro quel male invincibile i medici raccomandavano, pur consci della loro inanità, comportamenti esistenziali di prevenzione, basati su precetti di tipo igienico-dietetico, di continenza e di buone e sane abitudini. Per fuggire la peste si consigliavano di evitare le cinque cose indicate fin dalla metà del sec.XV dal medico padovano Michele Savonarola: fames, fatica, fructus, femina, flatus ( “ l'inedia, l'affaticamento, i frutti, l'attività sessuale, il vento ” ).

La terapia precritta, anch'essa di derivazione galenica, si risolveva in altrettanti cinque interventi curativi: flebotomia, focus, fricatio, fuga, fluxus ( “ salasso, cauterio, sfregamento, l'allontanamento, evacuazione corporale “ ). Veniva principalmente consigliata la fuga dalle zone infestate: cito, longe fugeas et tarde redeas ( “ fuggi subito lontano e torna più tardi che puoi! “ ). Inefficace si appalesava persino il costoso farmaco rappresentato dalla triaca maggiore, considerato «grande panacea, composta da oltre cinquanta ingredienti tra cui fondamentale e[ra] il tritato di vipera. Al veleno della peste si oppone[va] il contravveleno della vipera, con quel tanto di esoterico e di magico che fa[ceva] della triaca, a piacimento, un farmaco inutile, o un tossico, o un placebo». Altrettanto inutili e spesso maggiormente perniciosi si rivelano altri rimedi terapeutici di tipo chirurgico, praticati da cerusici e barbieri, personale paramedico addetto alla “manualità”, agli «impuri» interventi sui corpi malati, come salassi, purghe, incisioni, applicazioni di ventose su bubboni e antraci per estrarre il «veleno», sui quali si spalmavano impiastri e unguenti per portarli a suppurazione.


L’insorgenza della malattia pestifera, secondo credenze di ascendenza araba (Avicenna), veniva inoltre correlata alla infausta disposizione dei corpi celesti, che proiettavano sulla terra i loro mortiferi influssi, come castigo divino per la corruttela peccaminosa e dissoluzione morale degli uomini. Erano ancora vivi nella memoria dei montellesi, tramandati nei lucubri racconti dei padri, i sinistri presagi di catastrofi e distruzioni vaticinati nel secolo precedente dall'astrologo-mago bagnolese Giovan Battista Abiosi, che aveva previsto per il sec.XVII eventi apocalittici dovuti alla “cattiva” congiunzione di pianeti ed astri, come manifestazione di una Volontà soprannaturale, incattivita per la corruzione del mondo, sul quale veniva scagliata, in biblica sequenza, la distruttiva “triade” di carestie, guerre e peste. A Montella le prime vittime si ebbero nella metà di luglio, ma già in agosto e settembre il numero dei morti appestati raggiungeva cifre impressionanti. Del tutto impreparata, abbandonata al suo destino dalle autorità centrali, l’università non fu in grado di bloccare con immediatezza il contagio alle porte della città, consentendo così un’irruzione capillare del morbo, che non risparmiò alcun casale della municipalità.
Per altro le barriere sanitarie (rastelli) tardivamente istituite a salvaguardia del centro abitato, difese dai soldati e da cittadini armati, venivano necessariamente valicate per il transito commerciale, vitale per la comunità e spesso aggirate da persone in fuga che, economicamente agiate, riuscivano a corrompere membri della stessa guarnigione difensiva, presto assottigliatasi e vanificata per diserzione o decesso degli stessi componenti: sicché la via del «contagio dall’esterno» era del tutto spalancata. Disordine sociale e panico si acuirono in modo convulso ed incontrollato, presto sfuggiti alla vigilanza degli amministratori e dei gendarmi, tra l’altro essi stessi colpiti dal morbo.

Ogni tentativo per dominare l’epidemia da parte del feudatario e degli eletti si rivelò vano e talvolta controproducente. Fu istituito un lazzaretto nel largo di Piediserra. Il lazzaretto, improvvisato per l' occasione, costituito da tende e baracche, si rivelò presto insufficiente ad accogliere l’imponente afflusso dei malati. Le pessime condizioni igieniche lo resero presto impraticabile. Immediatamente fuori dall’abitato furono allestiti due piccoli cimiteri, dei quali uno a ridosso del casale Ferrari non lontano dalla chiesa della Madonna della Libera, ove già esisteva l’Ospizio per i forestieri. Esaurita la capienza dei sotterranei delle chiese, molti cadaveri vennero infossati sotto il pavimento della cappella detta Delle anime del Purgatorio, risalente al XVI secolo. Monatti e beccamorti presto si rifiutarono di trasportare e seppellire gli appestati. I mannesi, per timore di contagio, non riparavano i carri utilizzati per il trasporto dei cadaveri. I morti erano abbandonati nelle proprie abitazioni o insepolti per le campagne, rendendo l’aria ammorbata ed irrespirabile. Il timore dell’insepoltura ed il terrore raccapricciante che il proprio corpo potesse diventare macabro pasto per gli animali spingeva, talvolta, gli appestati a scavarsi la fossa e lì, ai bordi, attendere la propria fine nella speranza che mani pietose li avessero ricoverti di terra.
Le pessime condizioni igieniche e l’inosservanza anche delle più elementari precauzioni sanitarie favorivano la pervasione del contagio: incautamente si assistevano i congiunti morenti, alcuni cercavano di occultare i sintomi del male, altri rientravano nelle proprie dimore infettate per recuperare beni e oggetti, qualche sprovveduto si avvicinava, per mera curiosità, ai mucchi di cadaveri sulle carrette funebri. Gli assembramenti, che si formavano spontaneamente per scambi reciproci di informazioni e conforto, moltiplicavano i rischi di infezione; i montellesi che tornavano da altri paesi per assistere i propri parenti costituivano ulteriori occasioni di contagio.

Gli scenari apparivano tragicamente paradossali: i preti somministravano l’eucarestia ai morenti ponendo l’ostia consacrata sull’estremità di una canna; i notai redigevano gli atti testamentari ascoltando la volontà dei testatori dalle finestre raggiunte dall’esterno della casa per mezzo di scale di legno appoggiate sui muri. L’assistenza sanitaria, praticata presso l’Ospizio nelle vicinanze della parrocchia della Madonna della Libera, era, per le carenti ed errate conoscenze mediche di quel tempo, primitiva, empirica e del tutto inefficace per un morbo di cui era assolutamente ignota l’eziologia. I medici erano pochissimi; gli interventi sanitari erano più spesso affidati alla elementare manualità di cerusici e barbieri, che operavano in assenza di anestesia e con strumenti chirurgici di ferro, inadatti ed igienicamente pericolosi. Ma presto, con la crescente recrudescenza dell’epidemia, anche quest’ultimi diminuirono o abbandonarono l’ospedale, nonostante l’emanazione di un’ordinanza governativa che prevedeva la pena di morte per i medici ed i barbieri disertori. Fu lasciato campo libero ad abusivi e ciarlatani, a sedicenti medici empirici e fattucchiere, che propinavano a caro prezzo «miracolose» misture e intrugli o vendevano come «antidoti» ruta, pepe, noce, aglio, salvia, macerati nel vino o nell’aceto. I rimedi medicamentosi, a base di emetici, sedativi fitoterapici, unguenti, sciroppi di limone, indivia, acqua di ruta di capra, bacche di lauro, vescicanti ed altri fantasiosi impiastri erano del tutto impotenti o addirittura causa di ulteriori peggioramenti e danni fisici.
Agli inizi del 1657 la peste sembrava ormai inarrestabile a Montella, nonostante in alcune università confinanti con il Principato Citra (Atripalda, Aiello, Cesinali, Bellizzi, Tavernole S. Felice, Serino, Forino) paresse aver perso di intensità.
L’inutilità degli sforzi per combattere un morbo invincibile ed inesorabile, avvertito ormai come punizione divina della corruzione peccaminosa degli uomini, fece insorgere nella popolazione forme di devozionismo e di pietismo religioso ai limiti del parossismo: per le strade si vedevano cortei di persone oranti ed imprecanti, recitanti salmi penitenziali o battenti che percuotevano il petto con sassi o flagellavano il corpo con la frusta.
Il popolo in lunghe processioni affollava le chiese di Santa Maria del Piano e della Madonna della Libera per intonare preghiere e prostarsi in riti di penitenza (ma la stretta vicinanza dei fedeli e la ressa non facevano che accrescere il rischio di contagio). Fu in quel terribile anno che i montellesi elessero San Rocco, notoriamente santo protettore degli appestati, patrono dell’università, in sostituzione dei precedenti “protettori” San francesco, Sant’Antonio, San Domenico e Santa Rosa.
Finalmente nella metà di agosto 1657 l’epidemia era pressoché scomparsa. Aveva mietuto 1924 vittime, cifra corrispondente ai 2/3 circa della popolazione, calcolata sulla vecchia numerazione dei fuochi effettuata nel 1648.
Alla data del 27 ottobre a Montella era stata già effettuata la «spurga» (sanificazione) e l’università risultava ancora in attesa, (unitamente a Bagnoli Irpino, Caposele, Frigento, Paduli, Vitulano, Carife e San Nicola Baronia) da parte della Deputazione di Salute centrale, addetta all’esame delle «fedi di salute» (dichiarazioni documentate di attuata «spurga») del rilascio della «libera pratica», cioè la concessione della libertà di commercio e della ripresa dalle normali attività economiche e sociali.
La peste aveva provocato ingentissimi danni economici, demografici, sociali e fiscali. Soprattutto aveva modificato e sovvertito pregressi assetti sociali e posizioni economiche, politiche, religiose. Ascesero alla guida amministrativa parvenus e piccoli borghesi, prima ininfluenti o emarginati. Alcune famiglie e diversi «magnifici» cittadini aumentarono ancor più le proprie ricchezze. La restante massa del popolo si ritrovò in condizioni di miseria e fragilità sociale.
Nell’opera di soccorso agli appestati si prodigarono, oltre alcune persone di bassa condizione sociale, rimaste immuni dal contagio, che medicavano gli infettati sperando di ricavarne ricompense, sopratutto i numerosi preti locali ed i frati dei due monasteri dell’università, con la somministrazione dei sacramenti, l’assistenza e la sepoltura. Ma il loro comportamento, in alcuni casi, non fu sempre cristianamente disinteressato. Alcuni esponenti del clero, accogliendo in confessione le estreme volontà dell’appestato morente, convogliavano i legati testamentari a favore proprio o di parrocchie o di enti religiosi (ne beneficiò soprattutto il monastero di San Francesco a Folloni) per poi trasmetterli ad un notaio consenziente. Taluni cercarono di consolidare il proprio status economico, arrivando persino a vantare crediti dai familiari superstiti di defunti debitori.

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