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Carbone e carbonai di una volta a Montella

Carbone e carbonai di una volta a Montella .  Il carbone a legna esiste da quando esiste il fuoco tant'è che lontanissime incisioni rupestre ne testimoniano l’uso antico così come tracce di carbone si trovano in reperti antropologici risalenti all'età del rame, vale adire a un'epoca compresa tra il 3.300 e il 3.100 a.C. .
La sua produzione ordinariamente avviene attraverso un procedimento che sfrutta una combustione imperfetta del legno, in condizioni di scarsa ossigenazione.
Più dettagliatamente il carbone a legna viene generato attraverso la tecnica della “carbonaia” che, in tempi lontani, consentiva di trasformare la legna utilizzando, preferibilmente, quella di faggio nonché quella di abete, larice, frassino, castagno, cerro e di pino.



La sua produzione fu praticata - per numerosi secoli - in gran parte del territorio montagnoso italiano, in quello alpinico, subappenninico ed appenninico per cui, nella generalità, i boschi italiani furono luoghi di lavoro per molti “carbonai”.
Il mestiere del carbonaio era molto diffuso – soprattutto nella prima metà del secolo scorso - tant'è che esso, tra i lavori della montagna, era quello che ne testimoniava meglio la durezza e la complessità.
Quello del carbonaio era infatti un mestiere antico, alquanto difficile da praticare, fatto di sapienza e di molta fatica, impegnativo; un mestiere in cui erano fondamentali sia l’esperienza e sia i legami con la montagna.
Per fare il carbonaio occorreva avere pratica e competenza e soprattutto era richiesto amore per la montagna, avere con lei un rapporto corretto, cioè possedere la consapevolezza che essa è vita e dunque esercitare, con naturalezza, un confronto corretto tra uomo e territorio tale da salvaguardarne ogni possibile equilibrio.
Era un mestiere complesso, in cui l’abilità manuale giocava un ruolo essenziale, un’attività che richiedeva zelo ed implicava abilità e procedure, decisamente complesse, che l’uomo tecnologico del duemila non riesce a immaginare. Per praticarlo occorrevano pochi strumenti che il carbonaio utilizzava con perizia e che, spesso, produceva con il legno che trovava nel bosco, ad eccezione della zappa e della pala.
Era un mestiere che non si apprendeva dai manuali, si apprendeva direttamente sul campo, in una palestra naturale, attraverso un lavoro che esigeva un lungo, paziente e defaticante tirocinio; un’attività appresa da giovanissimi e tramandata nel tempo dai propri genitori, praticata per numerosi secoli fino ai primi del '900.
I boschi italiani furono luogo di lavoro per molti di questi "artisti del fuoco" e Il carbone da loro prodotto (prima dell’arrivo del gas e dell’elettricità in tutte le case) era, molto richiesto soprattutto per il riscaldamento e per cucinare, per cui veniva trasportato verso le città, anche per altri usi, i più vari e disparati.
Come in altre realtà locali d'Italia, anche a Montella la produzione del carbone vegetale è stata, accanto a quella boschiva, una attività economica importante per parecchie generazioni nei secoli passati, fino agli anni '50 e '60 del secolo scorso.


Questa attività era per lo più di “appannaggio” di alcune famiglie che l’hanno a lungo esercitata, in esclusiva, soprattutto per tradizione e per competenza.
In previsione della stesura di questo articolo, come al solito, mi sono confrontato con alcuni mie amici, essenzialmente quasi miei coetanei ed insieme abbiamo, senz’altro con qualche imprecisione ed omissione, ricordato i “caraoniéri” presenti una volta a Montella.
Prevalentemente la maggior parte dei “caraoniéri” montellesi appartenevano alle famiglie Recupido, Sabatino e Gambone; erano queste le tre famiglie che per anni e anni sono stati i più esperti nella produzione del carbone, nei boschi delle nostre montagne .
Alla famiglia Recupido apparteneva Alessandro, il papà del mio amico e coetaneo “Totonno”, il quale, la scorsa estate, mi ha a dettagliatamente descritto, con passione e competenza, la fatica e il mestiere praticato, dai suoi progenitori.
“Totonno” mi ha detto che suo nonno Antonio Recupido era un abilissimo carbonaio in attività già alla fine dell’ ‘800.
Egli fu il capostipite di vari “caraoniéri” montellesi; abitava a San Silvestro, di fronte al palazzo Boccuti; tenne le sue “caraonere” a Verteglia, ai “Candraloni” e alla Celica.
La sua attività fu portata avanti dal figlio Alessandro (vale a dire il papà del mio amico) e in parallelo, lavorando in proprio, anche dai suoi fratelli Amato (che abitava in Via Piedipastini), Domenico (che abitava ai Ferrari), Salvatore (che abitava al Casaliello) e Vincenzo (il quale abitava sulla prima rampa della Libera).
Alessandro Recupido lavorò fino agli anni ’50 e l’ultimo “catuòzzo” l’allestì ai Candraloni.
Un altro mitico “caraoniére” montellese correlato alla famiglia Sabatino fu Rocco Sabatino il quale con la sua attività, all’epoca fece fortuna e divenne benestante tanto da acquistare, tra l’altro, un vasto terreno, quello attualmente circoscritto dalla via del Corso, via dietro Corte, Viale Europa e via Principe di Piemonte.
Alla sua persona era, tra l’altro, riferita la voce (rice ca….) secondo cui la svolta della sua fortuna economica fosse da attribuire al ritrovamento di un tesoro di monete d’oro, nascosto, nel cavo di un albero, da alcuni briganti.
Io l’ho conosciuto quando era ormai anziano perché era il papà di zia Peppa, la moglie di mio zio Matteo e ricordo di avergli chiesto conferma di quel “ritrovamento” e ricordo anche il suo “tiepido” diniego, ironico e alquanto sornioso.
Resta comunque il fatto che una volta zia Peppa, casualmente, mi mostrò alcuni “marenghi d’oro !
Nell’attuale Piazza Matteotti abitava Sabatino Salvatore, cioè il papà di Domenico, Virginio, Italo e di “Iuccia”.
Alla famiglia Sabatino apparteneva Carmine, che in vece abitava ai Ferrai e nella sua attività era aiutato dai figli Lorenzo, Salvatore, Amedeo e dalle varie sue figlie. Un suo cugino, Rocco Sabatino (omonimo del Rocco già citato) era anch’esso “caraoniére” e abitava in via San Silvestro.
A Fontana, in via Gambone, abitava Felice Gambone, detto “Boccaccio” anch’egli aiutato dal fratello Alfonso (che abitava in via Gamboni) e dai figli Salvatore (che abitava in via Fontana), Gerardo e Felice il quale abitava in via San Silvestro, sotto al “catafalco”.
Nello stesso rione abitava poi Salvatore Maio, detto anche “Turillo re Faone”; invece in via Gamboni abitava Albino Moscariello che, figlio” di Rosario, svolse l’attività di “caraoniére” oltre che a Montella anche a Capaccio, in provincia di Salerno
A Piazzavano abitava il caraoniére” Delli Gatti Giuseppe papà di Rinaldo, Virgilio e Giovanni.
La prima fase del lavoro dei carbonai consisteva nella preparazione della legna.
I carbonai tagliavano gli alberi, generalmente nel periodo di luna calante, in una parte di bosco loro assegnato, rispettando alcune disposizioni di legge che prevedevano un diradamento delle piante e non un esbosco.
Mio padre – Gualtiero Tiretta - era maresciallo forestale e, a proposito dei carbonai, mi diceva che per legge, dalla fine dell’800, la legna di faggio per fare carbone doveva provenire dai tagli di diradamento eseguiti nelle giovani faggete. Mi ricordava le cosiddette “martellate”.
Mio padre ed alcune sue vecchie foto relative alla "martellata"

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Spettacolo profondo di notturni fluviali di Totoruccio Fierro

Spettacolo profondo di notturni fluviali di Totoruccio Fierro - Un gentiluomo immerso in una notte fonda e stellata! Guarda rapito uno imprevisto spettacolo della  Natura : " È un asteroide o un missile di Putin ? "

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Laurea Maria Pico

Congratulazioni a Maria Pico figlia di Lucio e Maria Nigro laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche Università Federici II di Napoli

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Irpinia in Azione, a Montella il 27 marzo banchetto in piazza

Irpinia in Azione, a Montella il 27 marzo banchetto in piazza per la campagna "L’Italia sul serio"  mIrpinia in Azione aderisce alla campagna nazionale “L’Italia sul serio”, che prevede a partire dal 27 marzo e per le successive settimane iniziative che vedranno impegnato il partito di Carlo Calenda in tutte le piazze d’Italia.
Il gruppo Montella in Azione allestirà un banchetto informativo in Piazza Bartoli a Montella domenica 27 Marzo 2022 a partire dalle ore 10:30 alle 13:00.

Sarà l’occasione per avvicinare cittadini ed iscritti alle proposte politiche del partito di Azione e consentire anche il tesseramento al partito per l’anno 2022. “La politica deve ritornare ad essere momento di incontro e confronto tra le persone – dichiara Rosalia Passaro, consigliere comunale e responsabile del gruppo Montella in Azione – soprattutto nei piccoli centri dove si vivono ancor più gli effetti drammatici dello spopolamento e della carenza di servizi.
Noi di Azione, anche a Montella, vogliamo qualificarci quali cittadini ed amministratori responsabili, in grado con le loro proposte concrete di orientare le scelte di chi è chiamato a governare le comunità locali; per costruire una alternativa credibile ad un certo modo di gestire la cosa pubblica, che scava sempre più una distanza siderale tra la politica nei palazzi e la società civile, occorre uno sforzo e la capacità di ritornare a respirare il gusto dell’incontro con la gente. Solo così possiamo restituire serietà alla politica in questa nazione e nelle nostre realtà territoriali”.
All’iniziativa prenderanno parte i vertici provinciali del partito di Calenda che si avvia, anche in questa terra, ad essere alternativo al populismo ed al clientelismo che attanaglia ogni aspetto della vita politica del paese.
Il Direttivo provinciale
Irpinia in Azione

DA  ARTICALAB

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Laurea Di Nolfi

Congratulazioni a Carlo Di Nolfi per il conseguimento della laurea di II livello strumenti e percussione ( classiche ) Auguri alla madre Maria Immacolata Ciociola , al fratello Vincenzo e alla sorella Filomena.

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Laurea Maria Caterina Bruno

Oggi, per la gioia di mamma Maria Grazia Cianciulli, ha conseguito la laurea Magistrale in Analisysis of Political Language (Classe LM-62) la dottoressa Maria Caterina Bruno. Sei l’ orgoglio della famiglia, la prima laureata di una nuova generazione di professionisti, tuo nonno Rosario sarebbe stato orgoglioso di festeggiare questo splendido traguardo raggiunto e superato brillantemente con 110 e lode.
Università di Bologna ALMA MATER STUDIORUM

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Laurea Di Giacomo

Il 21 marzo, si è laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Salerno, Emilia Di Giacomo, discutendo una tesi in Antropologia culturale, dal titolo "Sulle orme di Basile, Perrault, i Fratelli Grimm, Calvino e Disney. Analisi comparativa de La Bella Addormentata nel bosco".

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Comunicato stampa dell'amministrazione Comunale di Montella

Il Comune di Montella ha risposto all’ avviso pubblico “Proposte di intervento per il restauro e la valorizzazione di parchi e giardini storici da finanziare nell'ambito del PNRR M1C3 Misura 2 – investimento 2.3 - programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici” candidando due Progetti
· Progetto di "Riuso del Giardino annesso al Palazzo Bruni-Roccia in Via San Nicola del Rione Garzano".
· Progetto di Recupero e Rinaturalizzazione dell’ Habitat naturale del Giardino Monumentale Complesso S. Francesco a Folloni
L'idea dell’Amministrazione comunale è quella di valorizzare le identità dei luoghi, parchi e giardini di particolare valore storico e consegnare alla città nuovi luoghi di aggregazione per tutta la popolazione, fruibili non solo nel tempo libero, ma che siano in grado di accogliere manifestazioni di vario genere: ludiche, culturali, religiose, artistiche.
Il Progetto di” Riuso del Giardino Bruni-Roccia “ prevede infatti un nuovo ingresso da via Cristoforo Colombo nella parte nuova del paese, che crea un asse di collegamento, tra il nucleo antico e quello di recente costruzione del nostro paese , con un accesso nuovo e distintivo che apre il giardino -parco alla città e che esprime il passaggio da bene privato, e quindi non accessibile, a bene pubblico usufruibile da tutta la comunità
Il Progetto Recupero e Rinaturalizzazione dell’Habitat naturale del Giardino Monumentale Complesso "S. Francesco a Folloni“ è volto ad accrescere le bellezze paesaggistiche e storiche di un luogo iconico della nostra comunità e dell’intero territorio, attraverso mirati interventi di recupero e rinaturalizzazione del Giardino Monumentale
I due progetti sono un ulteriore tassello di una visione amministrativa che si sta adoperando per attivare tutte le possibilità di sviluppo offerte dal PNRR , in particolar modo per progetti in funzione della “vivibilità”, intesa anche come tutela del paesaggio di cui parchi e giardini sono un fattore determinante e in funzione della promozione di un turismo sostenibile e diffuso, con ricadute positive sulle attività economiche e produttive .
L’Amministrazione Comunale

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No alla guerra - no war di Graziano Casalini

Spett.le Redazione Montella.eu, La situazione è grave, mi permetto di esprimere alcuni miei giudizi, spero condivisi, Vi prego di giudicare se pubblicarli sul sito, grazie e un caro saluto a tutti Voi.  Dopo due anni di pandemia, il mondo rimane ancora in appresione per una guerra iniziata dalla Russia con l'invasione di uno stato sovrano confinante, l'Ucraina. Le ragioni di questo intervento non giustificano in alcun modo l'accanimento con bombardamenti e lancio di missili sulle principali città del paese, dove vengono distrutte zone risidenziali, infrastrutture, ospedali, con numerosissime vittime fra le popolazioni inermi e danni incalcolabili che a fine guerra lascieranno l'Ucraina all'ultimo posto per la povertà in Europa, con l'economia distrutta ed una grande ricostruzione da affrontare con pesanti sacrifici da parte della popolazione. I motivi dell'invasione russa, sono diversi. Primo, forse, il più importante, secondo me consiste nel paventato ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea e nella Nato. Il secondo, la difesa e loro annessione da parte russa degli stati secessionisti del Donbass, e il completo accesso al mare attraverso la Crimea, già invasa a suo tempo, e altre zone limitrofe ucraine. Secondo notizie certe il governo ucraino, dal 2014 ad oggi ha attuato nel Donbass una politica di repressione su le popolazioni di quelle regioni in maggior parte di origini russe e russofone, che rivendicavano il loro distacco dallo stato ucraino. Queste le ragioni più importanti per cui la Russia di Putin ha scatenato questa invasione di una pericolosità inaudita. E' come se su un ring si facessero combattere un pugile peso massimo contro un pugile peso mosca, combattimento dall'esito scontato, lo stesso si può dire su come finirà la guerra Russia - Ucraina. Un guerra da far cessare prima possibile con tutti i mezzi possibili, prima di tutto per le popolazioni innocenti, per i bambini, per le donne, per le persone anziane e per tutti gli uomini di buona volontà. Aiutare l'Ucraina nel conflitto da parte dei paesi Nato vorrebbe dire allargare la guerra in tutta Europa e forse anche in tutto il mondo. Serve l'apertura di trattative ad oltranza e dirette fra stati belligeranti, con l'aiuto, questo si, di altre nazioni e potenze che fino ad oggi, anche in sede Onu, non si sono schierate apertamente nè da una parte nè dall'altra. Una guerra a livello di quella in atto, ha insiti dei rischi di peso elevatissimo, perché si sta combattendo fra numerosi siti di centrali nucleari, che se colpite anche involontariamente, potrebbero provocare fuoriuscite di radiazioni letali anche nel raggio di migliaia di chilometri. In tutte le trattative, si prevede sempre, dico sempre, un accordo su posizioni di concessioni al ribasso da ambo le parti. Questo, chi va a trattare lo sa benissimo, non si va a trattare se non siamo disponibili ad un compromesso. I paesi occidentali hanno comminato alla Russia gravose sanzioni di carattere economico, che possono rilevarsi anche un'arma a doppio taglio, per far cessare immediatamente questa ingiusta guerra, invece di inasprirle, andrebbero ritirate in cambio del ritiro altrettanto immediato delle truppe russe dall'Ucraina, con il passaggio delle regioni secessioniste alla confederazione russa e la trasformazione dello stato ucraino in stato neutrale, a garanzia della Russia, dell'Europa e della Nato. Forse questo potrebbe essere un buon accordo, per evitare i rischi di una terza guerra mondiale mai vista per l'esistenza non precisata di un numero elevatissimo di armi nucleari. Alla richiesta di negoziati ad oltranza, ora è impellente l'aiuto alle popolazioni che hanno perso tutto e che sono riuscite a fuggire in quasi tutti i paesi europei.
NO ALLA GUERRA - NO WAR
Graziano Casalini

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Avviso pubblico per la disponibilità all'accoglienza di cittadini ucraini

Avviso pubblico per la disponibilità all'accoglienza di cittadini ucraini - VISTO il decreto legge 25 febbraio 2022, n. 15, recante “Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina”;
VISTA la delibera del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2022 con cui è stato dichiarato, fino al 31dicembre 2022, lo stato di emergenza in relazione all’esigenza di assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto;
VISTO il decreto legge 28 febbraio 2022, n. 16, recante “Ulteriori misure urgenti per la crisi in Ucraina” che ha previsto, tra l’altro, all’art. 3 specifiche disposizioni per fare fronte alle eccezionali esigenze connesse all'accoglienza dei cittadini ucraini che arrivano sul territorio nazionale in conseguenza del conflitto bellico in atto in quel Paese;
VISTA l’OCDPC n. 872 del 4 marzo 2022 recante “Disposizioni urgenti di Protezione Civile per assicurare, sul territorio nazionale, l’accoglienza il soccorso e l’assistenza alla popolazione in conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina”;
VISTA l’OCDPC n. 873 del 6 marzo 2022 recante “Ulteriori disposizioni urgenti di Protezione Civile per assicurare, sul territorio nazionale, l’accoglienza, il soccorso e l’assistenza alla popolazione in conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina”;
CONSIDERATO CHE l’aggravarsi della crisi internazionale in atto in Ucraina ha determinato il repentino incremento delle esigenze volte ad assicurare il soccorso e l’assistenza alla popolazione interessata attraverso forme di collaborazione trai vari stati dell’Unione Europea nell’intento della graduale realizzazione di uno spazio di libertà, sicurezza e protezione verso legittime richieste di asilo;
VISTO il decreto legislativo 7 aprile 2003, n. 85, recante ‘Attuazione della direttiva 2001/55/CE relativa alla concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati ed alla cooperazione in ambito comunitario’;
ACQUISITA la nota della Prefettura di Avellino prot. 21497 del 10.03.2022 acclarata al prot. n. 3377 dell’11.03.2022 recante disposizioni in materia di “Accoglienza di cittadini ucraini - OCDPC n. 872 e 873 del 6 marzo 2022”;
CONSIDERATA l’esigenza di garantire con tempestività, nell’ambito del coordinamento dell’Unione europea, ogni forma necessaria di soccorso ed assistenza sul territorio nazionale alla popolazione ucraina colpita dagli accadimenti in rassegna;
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SI RENDE NOTA
La volontà dell'Amministrazione Comunale di procedere a una ricognizione su tutto il territorio comunale della disponibilità di privati cittadini, di operatori economici del settore ricettivo alberghiero, del volontariato sociale, delle Onlus ed in generale del terzo settore presenti sul territorio, all'accoglienza a carattere temporaneo di persone e/o nuclei familiari provenienti dall'Ucraina.
MODALITA' DI ADESIONE
La disponibilità all'accoglienza abitativa è da intendersi temporanea per motivi di emergenza umanitaria in un presumibile arco temporale di una annualità presso:
• alloggi privati (in abitazioni non condivise con il nucleo familiare proponente);
• strutture alberghiere;
• strutture extra alberghiere (quali casa vacanze, b&b, agriturismi o affittacamere);
• strutture religiose.
Coloro che vorranno mettere a disposizione i citati immobili dovranno chiarire in sede di adesione al
presente avviso pubblico se offrono accoglienza in modalità gratuita o a titolo oneroso, fermo restando la necessità di garantire autonomamente gli standard igienico – sanitari, abitativi e di sicurezza fissati con decreto interministeriale Interno – Salute del 22 luglio 2021 (in G.U. n. 214 del 7 settembre 2021).
Nell'istanza di adesione occorrerà altresì indicare:
• Comune presso il quale è collocato l'alloggio;
• Indirizzo dell'alloggio;
• Superficie dell'abitazione in metri quadri;
• Numero vani;
• Numero massimo di persone ospitabili contemporaneamente;
• Alloggio con autonoma gestione da parte degli ospiti (presenza di spazi per preparazione di pasti,
di lavanderia, di pulizia e igiene dei locali);
• Alloggio accessibile a disabili;
• Disponibilità all'accoglienza di nuclei familiari anche con figli minori;
• Durata massima dell'accoglienza.
PRESENTAZIONE DI ISTANZE DI ADESIONE
L'istanza di adesione per la disponibilità dovrà essere manifestata con compilazione di un apposito modulo disponibile nella sezione “Avvisi” del sito istituzionale del Comune di Montella, da presentare all’Ufficio Protocollo dell’Ente o trasmessa a mezzo PEC all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Le istanze dovranno pervenire entro le ore 12.00 del giorno 31 marzo 2022 ed in considerazione dell'evoluzione del conflitto in essere tale disponibilità rimarrà aperta anche dopo tale termine.
L'adesione al presente Avviso non comporta l'instaurarsi di obblighi da parte del Comune nei confronti di chi esprime la propria disponibilità. Il Comune raccoglierà le adesioni e successivamente coloro che hanno manifestato la propria disponibilità potranno essere contattati dagli Enti e dalle Autorità preposte per l’attivazione dell’accoglienza.
Il trattamento dei dati personali contenuti nelle adesioni è autorizzato ai soli fini della presente procedura ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e ss.mm. e del Regolamento Europeo n. 679/2016.

>>>>>SCARICA Allegato schema di dichiarazione di disponibilità

>>>>>SCARICA Avviso - accoglienza cittadini ucraini Montella
                                                                                                                    Il Sindaco
                                                                                                          Dott. Rizieri Buonopane

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Laurea Marianna De Nardo

Congratulazioni a Marianna De Nardo figlia di Franco e Gloria Delli Gatti, al fratello Vittorio e agli zii Giuliana e Romeo per il conseguimento della Laurea Magistrale " Management , Finanza e Sviluppo" Università degli Studi di Pescara G. D'Annunzio.

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Neve a Montella 4 e 5 marzo 2022 in un minuto

Neve a Montella 4 e 5 marzo 2022 in un minuto

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Una cascata di gioia di Totoruccio Fierro

La cascata del fiume Calore a 80 metri a nord dal Ponte Romano e dal Mulino ad acqua di proprietà della Municipalità montellese!    Migliaia di turisti vengono a visitarlo e durante i caldi mesi estivi si godono seduti la fresca brezza che si alza a bollicine quando l'acqua, cadendo, si tuffa nel letto del fiume sottostante!
RAFAELE lo pesciaiuolo, che aveva in fitto la tratta del fiume stesso, mi confidava che sotto il gorgo della cascata si muovevano trote grosse fino a 5 kilogrammi!
Un giorno d'estate, io che ho paura della mia stessa ombra, preso da un inspiegabile delirio giovanile, ebbi un atto di bieca e sordida
incoscienza e mi...tuffai
Per grazia divina, tra l'altro non invocata, per poco non ci lasciai le...penne!
Per il freddo intenso impattato, guizzai fuori come un missile sparato da Cape Canaveral...
Ma, domanda alquanto retorica, mi ritufferei nello stesso gorgo alla mia età? Potrei anche rispondere con un dubbio atrocemente amletico!
Sarei però anche pronto a fare un sondaggio tra i miei amici e familiari!

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Pineta Sessa: Basta motoseghe

COMUNICATO STAMPA PINETA SESSA: BASTA MOTOSEGHE   Le associazioni firmatarie esprimono ferma condanna per i massicci tagli nel parco pubblico di San Gregorio - Pineta Sessa di Atripalda.
In un momento di crisi climatica come questo eliminare d'un colpo centinaia di pini significa essere totalmente fuori dalla realtà. Gli alberi sacrificati non potranno più sequestrare carbonio, con un danno ambientale che eccede i confini della città di Atripalda. Gravi ripercussioni potranno esserci anche sulla fauna selvatica, che ha perso gran parte delle possibilità di rifugio. Allo stesso tempo, si profila una difficoltà di fruizione del bene pubblico per i prossimi decenni, visto il grave pregiudizio arrecato al paesaggio e la drastica riduzione dell'ombreggiamento.
Le associazioni si chiedono, ad esempio, come sia possibile conciliare lo sconvolgimento estetico frutto delle operazioni di taglio con il vincolo paesaggistico che sussiste sull'area (D.Lgs. 42/2004). Obiezione non dissimile per il vincolo idrogeologico, dal momento che la scopertura dei suoli potrebbe favorire l'azione erosiva da parte delle acque meteoriche.
Al di là di questi aspetti che si auspica possano essere accertati dalle autorità competenti, le associazioni stigmatizzano il comportamento dell'amministrazione comunale, che si trincera dietro la regolarità dell'iter burocratico. È questa innanzitutto una questione di opportunità, di etica e di scelte politiche: il comune avrebbe potuto scegliere strade diverse, di gran lunga meno impattanti e in linea con il cambio di paradigma imposto dalla crisi climatica.

Associazioni firmatarie:
Amici della Terra - Club dell’Irpinia
Animerranti APS
ARDEA onlus
ASA - Associazione Intercomunale per la Salvaguardia dell’Ambiente
ASOIM onlus - Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale
Associazione Culturale VII Circoscrizione - Avellino
Associazione Italiana Wilderness - Sezione Hirpus
Associazione Naturalistica Monti Picentini
Associazione Salviamo la Valle del Sabato
Fototrappolaggio Naturalistico Partenio
GUFI - Gruppo Unitario per le Foreste Italiane
ISDE - Associazione Medici per l'Ambiente - Sezione Avellino
LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli - Coordinamento Regionale Campania
MoVimento Verde Irpinia
SOS Natura

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Carnevale a Montella

Carnevale a Montella

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Comune di Montella : Dopo giorni di intenso lavoro, stamattina la bella sorpresa

Dopo giorni di intenso lavoro , ieri pomeriggio è terminata la pulizia dei rifiuti in zona Schito e Campo dei Preti Stamattina la bella sorpresa , alla cui rimozione stiamo già provvedendo   Invitiamo a comportamenti di maggior collaborazione e senso civico  Altrimenti la lotta diventa davvero impari !!!

 

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Laurea Grazia Figliuolo

Congratulazioni a Grazia Figliuolo figlia di Fabio eTolino Lina  laureata in filosofia e scienze e tecniche psicologiche con una tesi su : La donna e la malattia mentale, l'evoluzione nel corso dei secoli.  Università degli studi di Perugia,

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Magica Irpinia: Montella di Massimiliano Carullo

Esiste un luogo, in Irpinia, ove è possibile respirare l’aura mistica dell’Eterno e avvertire la presenza del Divino. Ove è possibile fare esperienza del superamento dei limiti umani e entrare in contatto con il Trascendente. Ove è possibile percepire la propria mano in quella del Cristo, che sceglie e conduce te, proprio te, nel suo cammino di luce. È il miracolo che si verifica nel monastero di San Francesco a Folloni, un luogo che parla di semplicità francescana e di ideali mistici, un luogo che sembra risuonare dell’antico canto lento dei frati, rischiarato dalla discreta luce ambrata delle lampade ad olio.

 

Dichiarato monumento nazionale, il convento deve il suo nome al bosco di Folloni, dove nel 1222 il monastero venne fondato, a quanto sembra, dallo stesso San Francesco, di passaggio verso il santuario di San Michele sul Gargano. La leggenda vuole che San Francesco, giunto a Montella, avesse chiesto ospitalità al feudatario presso il Castello del paese. In assenza del signore, il castellano, ignaro della fama del poverello di Assisi, lo scacciò. Francesco, insieme ai suoi confratelli, si rifugiò allora nel bosco di Folloni, all'epoca infestato dai briganti, e passò la notte sotto un leccio. Quella notte la neve cadde abbondante, ma non là dove i frati dormivano. Alla notizia del miracolo, il castellano chiese a San Francesco di lasciare nel luogo due frati affinché realizzassero un convento, sotto il cui altare il leccio del miracolo verrà conservato come reliquia per lungo tempo. Francesco tornò a Folloni l’anno seguente, mentre il convento si stava costruendo. Poiché le acque del Calore erano torbide, il Santo, per dissetare gli operai, fece sgorgare ai piedi di un cerro secco, a nord del convento, una sorgente, designata ancora oggi col nome di Fontana del Miracolo (di cui non restano che due lati delle mura e la pavimentazione). La santità di Francesco quale alter Christus rifulse ancora nell'inverno del 1224: i frati, rimasti bloccati dalla neve nel convento circondato dal bosco infestato da lupi e orsi, chiesero aiuto al Signore. Ed ecco che, senza che alcuna impronta d’uomo si scorgesse sulla neve, dinanzi alla porta del convento, i frati trovarono un sacco di pane fragrante di freschezza e, sul sacco, il contrassegno dei gigli di Francia. Francesco, che era alla corte di Luigi VIII, aveva affidato agli angeli il pane per i suoi frati, chiesto per carità al re. La tela del sacco fu conservata per tre secoli come tovaglia di altare. Un giorno, un pezzo di quella tela fu rubato da un brigante per rattoppare il proprio mantello. La tela prodigiosa, qualche tempo dopo, protesse il brigante dai proiettili che delle guardie gli avevano sparato contro. La protezione miracolosa convertì quell'uomo di delitti e lo condusse sulla via del pentimento e del perdono di Dio. Di quel sacco portentoso si conservano gli ultimi frammenti nella Cappella del Crocifisso.



 

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Ferdinando Cianciulli di Mario Garofalo

Ricordare la figura di Ferdinando Cianciulli, ad un secolo dalla sua scomparsa, è un poco “ritornare alle origini”, riscoprire del socialismo italiano l’anima passionale, messianica; ma anche contribuire ad un’opera doverosa di rivalutazione dell’azione, molte volte eroica, di tanti “pionieri”, non abbastanza conosciuti o a torto relegati nel dimenticatoio (è unanimemente riconosciuto quanto ancora lacunosa sia la storiografia del movimento operaio e socialista nel campo delle ricerche locali: un filone storiografico assai importante “dato lo scarso grado di centralizzazione dei poteri negli organi di direzione nazionale e l’alto grado di autonomia delle organizzazioni locali”), i quali, autentici “intellettuali all’opposizione”, operando in luoghi e ambienti particolarmente ostili, per primi additarono le piaghe e le ingiustizie del Meridione d’Italia e che pagarono spesso con la vita il loro coraggio.
Ferdinando Cianciulli ebbe i natali a Montella, importante centro della provincia avellinese nell’Alta Irpinia nel 1881. Avviato dal padre sulla strada onorifica della carriera ecclesiastica, ben presto avvertì la incompatibilità del suo temperamento attivistico con la contemplatività della vita religiosa, di cui non mancò di stigmatizzare il bigottismo e l’atteggiamento farisaico quali subdoli mezzi di sfruttamento del popolo indifeso e superstizioso. Sebbene proveniente da famiglia agiata, non portò a termine il corso normale degli studi; la sua formazione culturale fu di appassionato autodidatta: di qui il carattere disorganico, approssimativo, a volte persino incongruente dei suoi lavori pure ricchi di spunti, difermenti, di accennati bagliori intellettuali. Ancora in giovanissima età la sua indole schietta ed estroversa, l’osservazione continua della dolorosa realtà sociale, in cui viveva a contatto con contadini ed operai proni ad ataviche rassegnazioni, lo spinsero a staccarsi dalla classe medio-borghese di appartenenza e a dare un senso nuovo alla propria vita nella lotta per l’avvento del Socialismo nell’Irpinia “negletta e miserabile”. Ventitreenne fondò un giornale, che a proprie spese e con rudimentali mezzi tipografici egli stesso stampava inizialmente a Montella, il cui programma volle racchiudere tutto nella testata, “Il grido degli umili”, divenuto poi semplicemente “Il Grido”, organo infine della Federazione Socialista Irpina di cui il Cianciulli sarebbe diventato il primo Segretario. Dal 1904 fino a pochi giorni dalla scomparsa tragica (fatta eccezione della parentesi della I guerra mondiale cui il Cianciulli partecipò dapprima come militare di truppa e poi con il grado di caporale) quel suo pezzo di carta – come ebbe egli stesso a scrivere – bandiera del libero pensiero portò dovunque l’eco dei bisogni del popolo lavoratore e paziente, e dove non giunse mai il gemito degli oppressi, il lamento dei perseguitati giunse repentino ed entusiastico il suo Grido, dando l’assalto a tutto ciò che vi era di putrido e ingiusto. Ma soprattutto quel giornale ebbe di mira il chiamare a raccolta i diseredati e gli oppressi della aspra Irpinia, di infondere in essi una coscienza di classe, di organizzarli nel partito dei poveri per prepararli alla rivoluzione sociale.
In un ambiente retrivo e misoneista, duramente opposto ad ogni sforzo, ove non essere analfabeta era privilegio di pochi, ove l’intellettuale quasi sempre di estrazione borghese, assolveva ad una funzione di dominio e di paternalismo culturale, esercitando anche in questa maniera il suo potere sulle classi subalterne, la testimonianza di Ferdinando Cianciulli, “traditore della classe”, postasi in termini di contrapposizione frontale e di rottura, fu avvertita come una continua provocazione, un attentato all’imperante “comodo” quietismo delle campagne e dei paesi della provincia, una sfida alle potenti dimore dei ricchi. Per questo al coraggioso direttore de “Il Grido” non furono risparmiate calunnie, denunzie, processi, boicottaggi, aggressioni, fino al barbaro assassinio: egli era un pericolo onnipresente, era l’uomo che bisognava tacitare. Così, in un clima di torbide passioni, di ancestrali odi di parte, di oscuri rancori personali maturò l’idea del delitto. Nella tarda sera del 22 febbraio dell’anno 1922, protetto dalle tenebre, ascoso dietro un muro che costeggiava la strada, un ignoto assassino sparò su Ferdinando Cianciulli, che ferito al capo si spense, dopo una notte di rantoli agonici e di intermittenti sprazzi di lucidità, la mattina del giorno seguente. Aveva soltanto quarant’anni. Spariva con lui l’antesignano del socialismo irpino, il più fiero, il più battagliero. La sua morte, avvenuta in clima di fascismo avanzante significò per la classe lavoratrice irpina, che egli era riuscito a stringere sotto la bandiera del Partito Socialista Italiano dandole una coscienza sociale, sindacale e politica con un’opera quotidiana, quasi frenetica di convincimento e di propaganda, lo smarrimento la paura il vuoto politico. Molti dei compagni, in quel momento cruciale della nostra storia, che erano stati al suo fianco nelle battaglie contro le camorre e le baronie dell’avellinese, continuarono la lotta nell’antifascismo e nella Resistenza; tanti altri impauriti e fragili preferirono isolarsi ed essere calpestati; altri, e furono i meno numerosi, si gettarono nel marasma fascista.

Le caratteristiche della sua opera, da un punto di vista contenutistico ma anche nella sua “letterarietà” (sul piano, cioè, della resa di linguaggio e di stile), se da una parte sono espressione dei limiti provincialistici del socialismo meridionale, essenzialmente di tipo protestatario (di qui il suo carattere di improvvisazione, di avventura, di dilettantismo), dall’altra ci danno conto dell’enorme ritardo con cui fenomeni ideologici e cultura- li prendevano piede nel Mezzogiorno rispetto alle regioni centrali e settentrionali della penisola. Per questo il pensiero e l’opera di Ferdinando Cianciulli sono per molta parte di stampo ottocentesco. Indubbiamente ebbe conoscenza dei testi classici del marxismo, ma superficiale; da essi tuttavia trasse ed assimilò, direi rivisse in uno spirito di ardente apostolato, i principi e le idee fondamentali. Fece il suo tirocinio culturale, invece, sui testi più impegnati del positivismo letterario e filosofico; ma anche subì la suggestione del pensiero anarchico e radicale, con la sua enfasi ideologica, con la sua verbosa carica passionale.
Per lui come per quasi tutti i socialisti di fine secolo la cultura positivista e le correnti di pensiero anarchico e radicale, saldamente radicate nel Mezzogiorno, furono i veicoli di apprendimento della dottrina marxista. Questo ci spiega certi suoi fraintendimenti del marxismo ortodosso, certe ingenue confusioni ideologiche. Vero è che al fondo della sua formazione politica e culturale è una genesi di tipo romantico, per cui egli stesso sentì la propria esistenza come azione, come lotta titanica, che nel suo aspetto intimistico conosceva momenti di cupa amarezza in cui riscopriva la sua misera umanità impotente a mutare i destini. La sua educazione positivista, innestata su un temperamento romantico, gli ispirava la fede nella sicura vittoria finale del Socialismo: la Scienza e il Progresso ne preparavano l’ingresso nella storia. Era una fede sentita in modo entusiastico, profetico, ed era cosa ben diversa dal fatalismo massimalista: (“ … sarà il gran giorno dell’uguaglianza umana: la rivoluzione sociale spazzerà via come il soffio potente di una tempesta tutti i privilegi e tutte le ingiustizie del presente, tutte le barriere e tutti i confini tra popolo e popolo”); una fede prorompente da sentimenti e risentimenti profondi che, anche quando si paludava di riferimenti dotti ed eruditi, riusciva in qualche modo a toccare e a scuotere.
Con lo stesso fervore, in scritti di vario genere (fu saggista, poeta, autore di teatro), egli additava i mali del suo tempo concentrando il discorso critico su alcuni temi fondamentali: il “risorgimento tradito”; la polemica contro la corruzione dell’Italietta giolittiana, ruinante verso l’immane catastrofe; l’antimilitarismo, inteso come orrore della guerra, apportatrice di flagelli su di un popolo inerme, già oppresso sotto il peso del servaggio feudale, degli stenti diuturni, umiliato abbrutito reso goffo nella sua povertà e nella sua ignoranza; l’internazionalismo, che coincide più spesso con l’idea generica di una Umanità affratellata in nome della uguaglianza e della giustizia; la tremenda satira contro i preti, falsi ministri di un dio che la storia incarnò in un uomo giusto (“il primo rivoluzionario, il primo socialista”), essere involti nel fango della depravazione (“iene”), sfruttatori dei poveri, ottenebratori delle menti: ma è il suo anticlericalismo acceso e a volte blasfemo non solo l’espressione di ateismo del protervo materiali- sta, bensì l’arma d’urto contro un nemico che sbarrava la via, nell’Irpinia “tenebrosa e feudale”, all’avanzamento civile e sociale dei deboli, della grande massa popolare.


Sono questi i temi che si ritrovano come fili rossi lungo tutta l’opera del Cianciulli; temi nella cui impostazione non è forse difficile scorgere dei limiti, ma che pure, riscattati nell’ardore di chi senza posa li professò, riuscirono a gettare le basi del movimento operaio e socialista irpino, a unire folle sbandate di lavoratori sotto il simbolo di un partito politico che faceva delle loro umane rivendicazioni il motivo della sua presenza nella storia. E certo è questo il grande merito storico del suo apostolato, mai dimenticato se al nome e all’esempio di Ferdinando Cianciulli sempre si è ispirato il proletariato irpino nella lenta riorganizzazione delle sue disperse ma sane energie politiche, mirando, sia pure faticosamente, alla conquista dell’‘unità’ delle proprie forze operaie e contadine.

Quell’ ‘unità’ che fu per il Cianciulli il grande mito-guida della sua azione rivoluzionaria e che lo portò (lui come tanti compagni della “base”) a non comprendere, o comunque a sottovalutare l’importanza che la drammatica scissione di Livorno avrebbe avuto sul destino del socialismo nazionale: “… la piccola e momentanea divisione – commentava il Cianciulli all’indomani del congresso di Livorno – non ci preoccupa affatto … Per vie diverse giungeremo al giorno solenne ed ineluttabile della riscossa, e quel giorno indubbiamente ci troveremo tutti uniti nell’azione e nella volontà di intenti … Il socialismo trionferà malgrado tut- to; noi tendiamo allo stesso scopo, formiamo uno stesso esercito, con una sola disciplina, una sola fede, una sola volontà”.
Oggi, come non mai, dopo un periodo in cui la storia del socialismo italiano ha registrato le sue più profonde lacerazioni, le aberranti distorsioni ideologiche, talvolta i falsi miraggi inseguiti da errati tatticismi, la Sua modesta opera di militante e di scrittore al servizio dell’Idea può essere per noi un luogo di raccoglimento e di riflessione: un incontro con la nostra coscienza.

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Il sottotenente Antonio Aurillo è il nuovo comandante del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Montella.

Il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Montella ha un nuovo Comandante: è il Sottotenente Antonio Aurillo, proveniente dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Benevento, che subentra al Capitano Mario Vietri.

50enne, di origini irpine, sposato e padre di due figlie, laureato in Giurisprudenza, è stato nominato Sottotenente dopo aver vinto il concorso bandito nel 2021 per Luogotenenti dell’Arma dei Carabinieri, frequentando il 5° corso per Ufficiali del Ruolo Straordinario presso la Scuola Ufficiali di Roma.

Arruolato nell’Arma nel 1990, ha frequentato il ciclo di istruzione presso la Scuola Sottufficiali di Velletri e Firenze conclusosi nel 1992.

Impiegato sin dal 1992 in Sicilia dapprima a Palermo e successivamente a Messina, dal 1997 ha prestato servizio presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Dal 2000 al 2010 ha ricoperto il ruolo di Ispettore Sanitario alle dipendenze del NAS di Salerno ove ha conseguito anche il master quale “Ispettore Investigativo Antidoping”. Successivamente è stato impiegato alle dipendenze del Gruppo Tutela Salute Carabinieri di Napoli collaborando con la Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Napoli in importanti attività di Polizia Giudiziaria nella lotta alla criminalità organizzata partenopea nonché al contrasto del traffico di sostanze dopanti, ricevendo vari riconoscimenti per i brillanti risultati ottenuti.

Dal mese di ottobre 2015 è stato trasferito alle dipendenze del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Benevento.

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