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Complesso Monumentale De Lo Monte

Montella (AV) - Il Complesso Monumentale De Lo Monte

Complesso de lo monteL'abitato di Montella, in provincia di Avellino, è sovrastato dai resti del Castello del Monte, eretto sulla cima dell'omonimo colle. Lo spettacolo che si presenta al visitatore del Monte è unico: il castello ed il convento sono completamente immersi in castagneti. La frequentazione di questo splendido luogo, stando agli esiti delle campagne di scavo archeologico è datata ai secoli VI-VIII.

Il complesso de lo Monte. I Restauri.

Gli interventi di restauro del complesso de lo Monte furono avviati già all'indomani del sisma del 23.11.1980. Gli eventi tellurici avevano provocato seri danni strutturali soprattutto alla Chiesa e al Convento: è dal  quel momento che questo importante sito, per la quasi totalità, risulta negato alla pubblica fruizione.
La splendida chiesa, che oggi si presenta in forme barocche, è stata riaperta al pubblico già alla fine degli anni '80 del XX sec.; il restauro fu curato e finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La chiesa, il cui primo impianto si può far risalire al XVI sec., conserva opere d'arte di grande valore artistico quali ad esempio le ancone lignee (XVI sec.) arricchite da bassorilievi policromi in legno (XVII sec.). All'interno della Chiesa si conserva una tavola in legno dipinta ad olio datata agli inizi del XVI sec.; ciò confermerebbe l'esistenza della Chiesa di Santa Maria de lo Monte, detta anche Santa Maria de la Neve, già in un periodo precedente. Il pavimento maiolicato, così come gli stalli lignei del coro e l'organo sono tutte opere datate al XVIII sec.facciata de lo monte

I successivi interventi di restauro hanno interessato il Convento sul quale si è intervenuti in prima istanza con fondi del Ministero dei lavori Pubblici (Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania) che ha curato gli aspetti strutturali ed una parte delle rifiniture del convento, mentre il restauro delle superfici architettoniche decorate, degli arredi sopravvissuti alle distruzioni (infissi, porte e arredi lignei) così come il restauro degli elementi lapidei e delle decorazioni architettoniche in genere, sono stati oggetto di finanziamento della Regione Campania affidati alla Soprintendenza per i BAPPSAE (oggi BAP - Beni Architettonici e Paesaggistici) per le Province di Salerno e Avellino.

Il restauro del convento è costituito, tra l'altro, nel restauro del chiostro. Questo conserva un ciclo di affreschi recanti storie francescane; ma importante, nel chiostro, è stato il restauro degli elementi lapidei. Questi conferiscono al complesso architettonico una elegante spazialità determinata dalla composizione verticale costituita da sottili archi che sorreggono i matronei e che scaricano su esili colonne. Il riferimento formale al chiostro di San francesco a Folloni è più evidente.

Il restauro architettonico ha interessato tutti gli spazi vitali del convento: dai locali adibiti ai servizi (forno, cucine, refettorio, dispense, lavanderia, essiccatoio di castagne e depositi vari) e quelli adibiti alla vita giornaliera dei monaci (celle, matronei, archivio, passeggiate all'aperto, orti e cisterne). Anche gli arredi sopravvissuti alle distruzioni del sisma del 1980 sono stati restaurati come le porte di accesso alle celle, che conservano ancora sull'architrave i cartigli (anche essi restaurati) recanti i numeri delle celle stesse. Gli infissi esterni e gli altri arredi (mensole, armadi, scaffali, ecc.) presenti all'interno del convento sono stati restaurati ed oggi costituiscono una innegabile attrattiva del complesso monumentale.

I restauri più recenti hanno interessato il Castello ed il Parco archeologico medievale. L'intervento è costituito sopratutto nella messa in sicurezza dei ruderi al fine di rendere fruibile l'intero parco. Il restauro è stato finanziato con i fondi del Piano Operativo Regionale della Campania 2000-2006; il Castello de lo Monte è stato inserito nell' Itinerario Turistico Culturale Valle dell'Ofanto. L'intero restauro è stato finalizzato, come si è detto, alla fruizione complessiva dell'intero complesso monumentale comprendente la Chiesa, il Convento ed il Castello con il parco archeologico.
Questo costituisce un innegabile valore aggiunto per il territorio irpino e soprattutto un elemento di attrazione di un'area interna della Campania aspetto non trascurabile sotto il profilo culturale, ma anche economico ed occupazionale di questi territori. Oltre alla messa in sicurezza dei ruderi si è operata anche la protezione dei percorsi e dei salti di quota determinatisi per effetto degli scavi archeologici che sono stati condotti durante le operazioni di restauro.
La copertura della torre centrale assicura da una parte la protezione dei resti delle antiche pavimentazioni venute alla luce durante i lavori di restauro e dall'altra l'utilizzazione degli spazi interni della torre stessa che oggi si presenta, almeno dal punto di vista formale, con la stessa spazialità originaria. La nevera e i terrazzamenti (rasole) sono elementi fondamentali di questo spettacolare sito.


Cenni Storici

internoIl complesso del monte di Montella è stato oggetto di ricerche archeologiche e di complessi interventi di restauro volti anche a recupero della Chiesa e del Convento di Santa Maria del Monte ( o della Neve) e degli impianti strutturati entro l'area murata che dal  XIII-XIV sec. configurò il sito diversamente dal passato: fra questi il cosiddetto Cisternone e gli acquedotti costruiti per l'alimentazione idrica e l'ornamento del parco voluto da Carlo II d' Angiò, quindi frequentato dai principi della casa di Taranto fino al 1373.

Nel dicembre 1293 il sovrano angioino aveva requisito l'area del Monte per farne un luogo di delizie e svaghi, fra i quali, secondo il costume dell'epoca, va annoverata la caccia che veniva praticata nelle foreste del massiccio del Terminio. Così, le strutture del villaggio fortificato del IX secolo, danneggiate dal terremoto del 989 e individuate nel corso dei lunghi scavi diretti dall' Università di Napoli Federico II (1980-92) e dalla Seconda Università di Napoli (2005-08), vennero coperte da imponenti terrazzamenti (detti rasole) sostruiti da muri di conci calcarei e attraversati da due acquedotti con vasche utili anche ai fini della diramazione delle condotte; l'intervento comportò anche la sistemazione della strada d'accesso al castello e la costruzione del muro di recinzione che gli scavi hanno mostrato insistere sui resti della struttura fortificata del IX secolo.

Fra il XIII e XIV secolo vennero rinnovate la magnas turris del XII secolo e l'edificio coevo, a ridosso del muro di cinta settentrionale, che aveva assunto dignità di residenza già a seguito di una ristrutturazione duecentesca. Migliorato nell'assetto per iniziativa dei d'Aquino, feudatari di Montella, succeduti ai de Tivilla, questo palatium costituì da allora, con il torrione, uno dei poli di residenza signorile.
La costruzione della magna turris e, nel Duecento, la rinnovazione del palatinum si resero necessarie perchè, in seguito alla conquista normanna, il sito aveva assunto un'importante funzione di guardia lungo l'itinerario che, attraverso l'Alta Irpinia, metteva in collegamento la Puglia con il Salento.
La magna turris, nonostante la preminenza assunta dal palatium nelle funzioni residenziali nel corso del XIV secolo, venne utilizzata con continuità fino alle soglie del XVI secolo, comunque non oltre il periodo d'impiego dell'edificio palaziale, risultato inadatto alla residenza dei Cavaniglia alla metà del XV secolo, tanto che essi si spostarono nel centro abitato di Montella. L'ultimo ospite illustre del castello potrebbe essere stato Alfonso il Magnanimo, per il quale il conte Garçia Cavaniglia organizzò nel 1445 una memorabile caccia nell'area del Terminio.

Nella seconda metà del Quattrocento il casale del Monte, cresciuto nel corso del medioevo intorno alla fortificazione, subì un graduale processo di spopolamento. Nel 1469 i suoi abitanti erano diminuiti rispetto ai tempi di Alfonso d'Aragona e agli inizi del XVI secolo il castello fu definitivamente abbandonato in seguito alla spedizione di Lautrec del 1528. Nell'Inventario dei Censi di San Francesco, redatto nel 1532, il castello o rocchetta, che era sempre comparso al primo posto nell'elenco dei casali montellesi, non è riportato a testimonianza del suo definitivo abbandono; mentre nel 1544 viene descritto come diruto in un atto del notaio Paolo Gargano, parzialmente trascritto in uno strumento rogato il 2 marzo 1604 da Salvatore Prudente.vista aerea - complesso de lo monte

Alla fine del XVI secolo nella parte bassa dell'area murata venne costruito il convento di Santa Maria del Monte, che ospitò prima i frati minori, poi i riformati. Le fasi dal XVI secolo in avanti riguardano l'impego del sito da parte dei religiosi (durato fino al primo quarto del Novecento), degli sfollati durante la Seconda guerra mondiale e di individui isolati fino all'inizio delle ricerche e ai restauri condotti in conseguenza di queste.
Le ricerche archeologiche hanno evidenziato le più antiche fasi d'impiego a partire dal VI-VII secolo, allorchè, in rapporto al più generale fenomeno di destrutturazione dell'assetto organizzativo del territorio, con progressivo abbandono del fondovalle, si sviluppò il primo insediamento montellese sulle pendici del Monte, ove la popolazione aveva trovato riparo nei frangenti della guerra greco-gotica e dell'occupazione longobarda del territorio meridionale. A questa fase, caratterizzata dall'uso agricolo dell'area, si riferisce qualche capanna in legno su basamento in muratura a secco.

 

 



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